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In caso di fulmini e temporali, ecco qual è il posto migliore dove ripararsi (e quello, invece, da evitare)

In caso di fulmini e temporali, ecco qual è il posto migliore dove ripararsi (e quello, invece, da evitare)

foto di Grazia.it Grazia.it — 5 Settembre 2026
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Quando il cielo si fa nero e iniziano i tuoni, l’istinto porta spesso nel posto sbagliato. Qui trovate, senza giri di parole, il rifugio migliore e quelli da evitare.

C’è chi corre sotto l’albero del parcheggio, chi resta in spiaggia pensando «tanto dura poco», chi si rifugia sotto il gazebo del chiosco. Sono proprio questi errori a fare la differenza. Sapere con precisione dove ripararsi in caso di temporali, in città, al mare o in montagna, è una piccola forma di autodifesa.

Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, un temporale con fulmini può essere pericoloso anche quando non piove ancora. I lampi si vedono in lontananza, il cielo è solo un po’ più scuro, eppure il rischio è già concreto. In quei minuti, però, quasi tutti scelgono il riparo istintivo e meno sicuro.

Perché il luogo fa la differenza con i fulmini

I fulmini colpiscono più facilmente ciò che sporge: alberi isolati, pali, tralicci, campanili, perfino una persona sola in mezzo a un prato. Una volta a terra, la corrente si può diffondere nel suolo e nell’acqua per decine di metri.

La Protezione Civile ricorda che, se vedete solo i lampi, la cella temporalesca è ancora lontana. Se iniziate a sentire i tuoni, il temporale è già a pochi chilometri. All’aperto non esiste un luogo davvero sicuro: l’obiettivo deve essere raggiungere il prima possibile un ambiente chiuso.

Un altro equivoco riguarda il metallo. Non “attira” il fulmine da solo, spiegano i vademecum ufficiali, ma resta un ottimo conduttore. Questo significa che avere in mano chiavi o orologio non cambia nulla, mentre appoggiarsi a recinzioni, ringhiere o scale metalliche può essere molto pericoloso se la struttura viene colpita.

Il posto migliore: un edificio in muratura (subito dopo, l’auto)

La priorità assoluta, indicata dalla Protezione Civile, è entrare in un edificio in muratura: casa, negozio, bar, struttura dello stabilimento balneare, rifugio di montagna. Le pareti continue e gli impianti collegati a terra disperdono la scarica verso il suolo.

Una volta dentro, conviene staccare gli apparecchi elettrici dalle prese e stare a distanza da porte, finestre, termosifoni, tubi e rubinetti. Meglio non fare la doccia o lavare i piatti durante il temporale. Il telefono fisso collegato alla rete può essere un problema, mentre lo smartphone non aumenta il rischio, a patto di non usarlo collegato al caricabatterie.

Se non c’è un edificio, il “secondo posto” dove ripararsi è l’automobile con carrozzeria chiusa. Epicentro, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità, ricorda che l’auto funziona come una gabbia di Faraday: la corrente scorre sulla carrozzeria e si scarica a terra. Ma solo se i finestrini sono chiusi, l’antenna è abbassata e non si toccano parti metalliche interne.

Moto, biciclette, scooter, quad, trattori o auto cabrio con tetto aperto non offrono la stessa protezione. In quel caso è meglio scendere e cercare un edificio o, se non c’è, allontanarsi rapidamente da alberi, pali e strutture metalliche.

 

fulmine-paesaggio

I posti peggiori dove ripararsi con fulmini e temporali

Il primo errore è cercare riparo sotto un albero isolato. È un bersaglio privilegiato, soprattutto se più alto di tutto ciò che lo circonda. Lo stesso vale per pali dell’illuminazione, tralicci, croci in vetta, campanili e antenne.

Altro scenario critico: il mare o il lago. L’acqua conduce la corrente e la scarica può propagarsi per decine di metri dal punto colpito. Spiagge larghe e pianeggianti espongono ancora di più. Le indicazioni sono chiare: uscire subito dall’acqua, allontanarsi dalla riva, eliminare ombrelli, ombrelloni e canne da pesca, non sdraiarsi sulla sabbia. È preferibile restare in piedi con i piedi uniti, per ridurre il contatto con il suolo, finché non si raggiunge un edificio o l’auto.

In montagna, le zone più pericolose sono vette, creste, crinali, vie ferrate e tutte le strutture metalliche come scale e cavi. Se il temporale vi sorprende, bisogna perdere quota, evitare le parti più esposte e, se si è in gruppo, procedere distanziati almeno dieci metri l’uno dall’altro.

Capitolo campeggio. La tenda non è un luogo sicuro, neppure se sembra “bassa”. Durante il temporale andrebbe raggiunta una struttura in muratura del campeggio, oppure l’auto. I documenti della Protezione Civile sconsigliano di usare roulotte e camper come rifugio principale: non offrono la stessa protezione di una casa. Se non potete spostarvi, cercate di non toccare i pali o le pareti della tenda e isolatevi dal terreno con materassini o zaini.

Da ultimi, i “falsi rifugi”: gazebo leggeri, tettoie aperte, pergole, chioschi in spiaggia. Riparano dalla pioggia, non dalla scarica. Se hanno strutture metalliche, il rischio aumenta. Anche portici molto aperti verso la strada e balconi sporgenti non sono la scelta migliore con un temporale sopra la testa.


Se non c’è nessun riparo: la posizione meno rischiosa

Può capitare di non avere edifici o auto a portata di mano. In questo caso, le linee guida della Protezione Civile suggeriscono di ridurre al minimo il contatto con il terreno. La posizione più consigliata è accovacciarsi, con i piedi uniti e le braccia raccolte vicino al corpo, evitando di sdraiarsi.

Allontanatevi da alberi isolati, pali, recinzioni, ringhiere e corsi d’acqua. Se si è in più persone, mantenete una distanza di circa dieci metri tra l’una e l’altra, così un eventuale fulmine non coinvolge tutti.

Un ultimo dettaglio utile: le attività all’aperto dovrebbero riprendere solo dopo almeno trenta minuti dall’ultimo tuono. Anche se sembra che il temporale sia passato, i fulmini possono colpire ancora a distanza dalla perturbazione principale. In quei minuti di attesa, restare dentro un edificio in muratura o in auto resta sempre la scelta più prudente.

© Riproduzione riservata

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