Sapete perché i giocatori di tennis guardano le palline, ne scelgono alcune e ne scartano altre?
Lo stiamo vedendo in questi giorni a Wimbledon, ma di certo non è una scena nuova. Prima della battuta il tennista si gira verso i raccattapalle che gli porgono una manciata di palline, l’atleta si prende qualche secondo, guarda le palline, le tocca, ne tiene due e rimanda indietro le altre. Non è tempo perso, e nemmeno solo mania da campione.
In quei pochi istanti si decide come inizierà il punto: quanto sarà veloce il servizio, quanto margine di errore ci sarà, come gestire la tensione del momento. Dietro la scelta della pallina c’è un mix preciso di fisica, tattica e psicologia.
Come cambia una pallina durante il match
Nei tornei internazionali di tennis, come Wimbledon e gli Slam, si parte con 6 palline nuove, poi vengono cambiate dopo i primi 7 game e successivamente ogni 9. In mezzo, quelle palline subiscono decine di colpi a velocità altissime, oltre al riscaldamento iniziale.
La prima cosa che cambia è il feltro. Una pallina nuova ha il pelo “pettinato”, molto aderente alla superficie. Oppone meno resistenza all’aria e quindi viaggia più veloce. Con il gioco, il pelo si solleva, si “spettina”, e la palla diventa più lenta ma anche più stabile in volo.
Il secondo elemento è la pressione interna. Una pallina molto “piena” rimbalza alta ed esplosiva, restituisce più energia al colpo. Quando si scarica leggermente, il rimbalzo si abbassa e la sensazione al braccio cambia. I professionisti queste differenze le sentono subito, con un semplice tocco o un rimbalzo di prova.
Prima e seconda di servizio: pallina liscia o pallina pelosa?
Qui entra in gioco la strategia pura. In generale, la pallina più liscia e meno pelosa viene scelta per la prima di servizio. Scivola meglio nell’aria, permette qualche chilometro orario in più e aumenta le possibilità di ace o di risposta debole.
Per la seconda, invece, molti preferiscono una pallina più usurata, con il feltro più “alto”. Fa un po’ più di attrito, viaggia meno veloce ma si controlla meglio e prende più rotazione. È perfetta per una seconda carica di spin, che passa alta sopra la rete ma atterra in campo con maggiore sicurezza.
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Cosa guardano davvero i campioni di tennis quando scelgono le palline
La routine è abbastanza codificata. Il giocatore chiede tre palline al raccattapalle. Con uno sguardo rapido controlla il feltro, cercando quella con meno pelo e quella più “fluffy”, come direbbero i telecronisti.
Poi c’è il controllo tattile: un attimo nel palmo, magari un rimbalzo sul terreno per sentire come reagisce. In pochi secondi il cervello registra velocità potenziale, rimbalzo, sensazioni di presa sulle corde. Alla fine ne tiene due e ne restituisce una.
Una di quelle due finisce subito sulla racchetta per la prima di servizio. L’altra entra in tasca o sotto la gonna, pronta per l’eventuale seconda. Così non si perde ritmo tra un colpo e l’altro e si mantiene il controllo sulle caratteristiche della palla usata nei momenti decisivi.
Il rituale mentale dietro la scelta
Oltre alla fisica, la scelta della pallina è anche un piccolo laboratorio di psicologia applicata. Gli psicologi dello sport parlano spesso di “routine pre-servizio”: una sequenza fissa di gesti che aiuta a ridurre l’ansia e a focalizzare l’attenzione su ciò che conta.
Guardare le palline, scartarne una, sistemare le corde, fare sempre lo stesso numero di rimbalzi con la palla sono tutte tappe di quella routine. Il cervello riconosce lo schema e si calma, la mente esce dal pensiero dell’errore appena commesso e rientra nel presente.
C’è anche un effetto sull’avversario. Prendersi qualche secondo in più per scegliere può spezzare leggermente il suo ritmo, costringerlo ad aspettare, a ricalibrare il timing sulla risposta. Ovviamente tutto entro i limiti di tempo previsti dal regolamento.
Un filo di scaramanzia rimane. Alcuni giocatori vogliono a tutti i costi la stessa pallina con cui hanno appena fatto un ace, quasi fosse magica. Ma il cuore del gesto resta razionale: controllo, concentrazione, gestione della pressione.
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