La casa più antica di Milano esiste ancora: in pochi notano questo edificio in Corso Venezia
In Corso Venezia 10, dietro una facciata color crema che molti scambiano per un palazzo qualsiasi, si nasconde la casa più antica di Milano. Più di otto secoli di storia compressi tra un negozio di lusso e l’ingresso di un condominio.
Qui c’è Casa Fontana-Silvestri, per i milanesi affezionati semplicemente la Ca’ del Guardian. Un edificio nato nel Medioevo, trasformato in pieno Rinascimento, scampato alle demolizioni ottocentesche e alle bombe del 1943. E che oggi, paradossalmente, rischia di essere invisibile proprio perché è ancora lì, perfettamente integrato nella città.
Dove si trova la Ca’ del Guardian e perché è la casa più antica di Milano
Siamo nel tratto più elegante di corso Venezia, a metà strada tra San Babila e Porta Venezia. Oggi vedete vetrine, uffici, portoni borghesi. All’epoca della costruzione, però, qui correvano le mura medievali e poco più in là la Porta Orientale, uno degli accessi principali alla città.
Quando si parla di “casa più antica di Milano” ci si riferisce proprio a questo: un’abitazione privata, non un palazzo pubblico o una chiesa, che conserva ancora l’impianto originario. Edifici come il Palazzo della Ragione sono anche più antichi, ma appartengono a un’altra categoria.
Angelo Fontana, il guardiano che le ha dato il nome
Il soprannome Ca’ del Guardian nasce nel Quattrocento. Nel 1476 Angelo Fontana ottiene l’incarico di custode della Porta Orientale, allora praticamente a ridosso della sua casa. Da qui la “casa del guardiano”, che la tradizione popolare ha trasformato in dialetto.
Dopo Angelo, nella dimora abita Francesco Fontana, senatore alla corte degli Sforza. Poi la proprietà passa alle famiglie Pirovano, Stampa, Castiglioni. Nell’Ottocento arriva il senatore Giovanni Silvestri, che le lascia il cognome con cui ormai è registrata: Casa Fontana-Silvestri.
Dal XII secolo al Rinascimento: otto secoli in una facciata
Le prime tracce della casa risalgono al XII secolo. Il nucleo trecentesco era probabilmente limitato al corpo affacciato sulla strada, semplice e funzionale, incastrato tra mura, fossati e il naviglio che correva poco distante.
Tra fine Trecento e fine Quattrocento la dimora cambia volto. In età sforzesca viene ampliata verso l’interno, organizzata attorno a un cortile a “C” e aggiornata al nuovo linguaggio rinascimentale. Le schede di Lombardia Beni Culturali, portale della Regione, la citano come uno degli esempi più raffinati di questo passaggio dal gotico al Rinascimento in Lombardia.
Affreschi perduti e possibile mano di Bramante
Fino a fine Ottocento la facciata era completamente affrescata. Oggi resta solo un fregio sotto il cornicione, leggibile solo se alzate bene lo sguardo: un baccanale di putti, sirene, tritoni, capre, agnelli, intervallati da tondi con busti maschili.
Gli storici discutono ancora sull’autore. Alcuni attribuiscono il ciclo a Donato Bramante e lo datano attorno al 1475. Altri parlano della sua cerchia, il cosiddetto Bramantino, e spostano l’intervento tra il 1480 e il 1485, quando a Milano compaiono le prime finestre a tutto sesto, come quelle che vedete qui al piano nobile.
Il cortile e le colonne “cugine” della Certosa di Pavia
All’interno, la Ca’ del Guardian si sviluppa attorno a un cortile porticato su tre lati. Il quarto lato è un semplice muro di confine, memoria del primo nucleo trecentesco più piccolo. I capitelli portano ancora gli stemmi della famiglia Fontana, scolpiti nella pietra.
Le colonnine che sorreggono il loggiato del primo piano sono il dettaglio più sorprendente. Hanno base classica, fusto a bulbo e capitello a foglie e volute. Chi conosce la Certosa di Pavia riconosce subito la parentela: stessi slanci, stessa eleganza minuziosa. Non a caso gli esperti considerano questo cortile uno dei vertici del Rinascimento lombardo.
Dai bombardamenti ai restauri del Novecento
Nel 1943 i bombardamenti colpiscono duramente la zona. La casa viene danneggiata, perde porzioni di copertura e decorazioni, ma l’impianto resiste. Negli anni Cinquanta l’architetto Ferdinando Reggiori guida un restauro che oggi definiremmo “intelligente”.
Reggiori decide di non cancellare il passato gotico. Durante i lavori emergono antiche aperture murate, soprattutto sul lato interno. Invece di richiuderle, le lascia visibili, come cicatrici nobili. Studi del Politecnico di Milano sul restauro della facciata, all’inizio degli anni Duemila, parlano proprio di un approccio conservativo: pulizia, consolidamento, niente rifacimenti aggressivi.
Cosa potete vedere oggi (e come farlo bene)
Oggi Casa Fontana-Silvestri è una proprietà privata, suddivisa in appartamenti. Non esistono visite guidate regolari e il cortile è quasi sempre chiuso. Ma dall’esterno si possono cogliere molti dettagli, se vi prendete qualche minuto.
Il punto migliore per osservare la facciata è il marciapiede opposto, leggermente spostati verso Porta Venezia. Da lì vedete il portale cinquecentesco con le colonne marmoree scolpite, il balconcino barocco e il gioco delle finestre rettangolari sotto e a tutto sesto sopra. Poi alzate lo sguardo ancora: il fregio affrescato corre appena sotto il tetto, sbiadito ma ancora leggibile nelle giornate di luce radente.
Quando il cortile si apre e le piccole leggende
In alcune occasioni speciali, però, la Ca’ del Guardian si lascia vedere da vicino. Le giornate di “Cortili Aperti”, organizzate dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, aprono periodicamente il portone e permettono di affacciarsi sul cortile. A volte succede anche durante la Design Week o eventi cittadini dedicati al patrimonio.
C’è poi la piccola leggenda letteraria. Una tradizione popolare vuole che sia stata proprio la vicina Porta Orientale, controllata da Angelo Fontana, l’ingresso di Renzo Tramaglino a Milano nei *Promessi sposi*. La filologia manzoniana resta prudente, ma l’immagine del protagonista che passa accanto alla Ca’ del Guardian aggiunge un fascino in più alla passeggiata. E rende ancora più concreta l’idea di trovarsi davanti, davvero, alla casa privata più antica rimasta in città.
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