Prima del matcha latte esisteva questa bibita verde: negli anni '90 era ovunque e ora può tornare di moda
Negli anni Novanta, prima che il matcha latte conquistasse le bacheche dei social, il verde nel bicchiere aveva un altro nome: latte e menta. Bastavano una bottiglia dal tappo blu in frigo, un cartone di latte e un cucchiaio da minestra per sentirsi già in estate.
Se siete nati tra gli anni ’80 e i primi Duemila, l’immagine è chiarissima: compiti delle vacanze sul tavolo, cartoni in sottofondo, ventilatore che gira lento e in cucina la nonna che mescola quella pozione verde fluorescente. Buonissima forse no, ma rassicurante sì, come solo le merende dell’infanzia sanno essere.
La bibita verde che c’era prima del matcha latte
Latte e menta è una bevanda fredda semplicissima: latte ben refrigerato e sciroppo di menta. Nessuna regione la rivendica, nessuna tradizione “ufficiale”, eppure per anni è stata un rito domestico condiviso da tutta Italia. Gambero Rosso l’ha definita una presenza fissa delle cucine, al pari dei ghiaccioli nel freezer e dei ventilatori a piantana.
Il boom arriva tra anni ’80 e ’90: gli sciroppi diventano protagonisti delle dispense e il gusto menta spicca su tutti. Pomeriggio afoso, “hai finito i compiti?”, e come premio arriva il bicchierone di latte e menta, spesso in quei bicchieri di vetro con i disegni ormai scoloriti.
Non servivano dosi, solo l’occhio della nonna: un po’ di latte, un po’ di sciroppo, una mescolata veloce. Il risultato era quella tinta verde evidenziatore che oggi farebbe sussultare qualsiasi nutrizionista, ma all’epoca sembrava quasi futuristica.
Dallo sciroppo Fabbri al mito pop anni ’90
Al centro di questa storia ci sono le bottiglie di sciroppo. Fabbri, azienda nata nel 1905, ha popolato per decenni le cucine italiane con i suoi vetri decorati bianco e blu. Prima ancora delle celebri amarene, sono proprio gli sciroppi a entrare nell’immaginario collettivo estivo, complici gli spot in tv.
Secondo Assolatte, l’associazione che rappresenta l’industria lattiero casearia italiana, negli anni Novanta il latte e menta diventa talmente popolare da trasformarsi in caramelle, budini e bevande pronte. Il gusto non resta più confinato al bicchiere di casa, ma si allarga a gelaterie, bar di paese, oratori.
La menta è fresca, il latte è nutriente, il colore è scenografico. E soprattutto è una bibita economica: lo sciroppo dura settimane, il latte si compra comunque. Nessuno si interroga troppo sulla combinazione un po’ azzardata, tra sensazione “dentifricio” e dolcezza da caramella. L’importante è l’effetto: rinfrescante, dissetante, molto anni ’90.
Dal latte e cacao al matcha latte: 40 anni nel bicchiere
La storia delle nostre merende al bicchiere si potrebbe riassumere in una piccola timeline. Negli anni ’80 regna il latte e cacao, spesso in versione già pronta. Negli anni ’90 arriva la fase sperimentale: sciroppi di ogni gusto, e il latte e menta diventa la bibita verde dell’estate.
Con i Duemila entrano in scena frullati e smoothie di frutta, magari con un po’ di latte o yogurt. Poi tocca a golden milk, latte macchiato di curcuma, e alle bevande alla soia e mandorla “funzionali”. Infine l’onda delle tazze fotogeniche: matcha latte, bubble tea, cappuccini colorati.
Latte e menta, in questo percorso, è l’antenato pop delle bevande “instagrammabili”. Stesso desiderio di colore e sorpresa, molta meno consapevolezza sugli zuccheri e zero storytelling benessere. Era semplicemente la bibita che si faceva a casa, senza hashtag e senza tutorial.
Latte e menta oggi: ricetta, varianti e perché può tornare cool
Se vi è venuta voglia di berlo di nuovo, la versione base è più semplice di qualunque matcha. Per un bicchiere: circa 200 ml di latte freddo e 30 ml di sciroppo di menta. Diverse ricette italiane, da Cookist a NonnaPaperina, convergono su un rapporto intorno a 1 parte di sciroppo per 6-7 di latte come equilibrio ideale. Il trucco è aggiungere lo sciroppo poco alla volta, assaggiare e fermarsi appena il verde e la freschezza vi convincono.
Per un risultato meno “evidenziatore” esiste la variante con menta fresca. Si scalda il latte senza farlo bollire, si aggiungono 15-20 foglie di menta, si lascia in infusione per un quarto d’ora, poi si filtra e si raffredda in frigo. Il colore resta chiaro, il profumo è più elegante. Volendo, si può dolcificare con poco zucchero o miele.
Chi è intollerante al lattosio può usare latte delattosato, mantenendo praticamente lo stesso gusto. In alternativa, bevande vegetali come mandorla o avena funzionano bene, perché hanno una texture abbastanza cremosa. Quelle troppo acquose rischiano di far sparire la parte golosa.
Una nota di realismo: secondo gli esperti di nutrizione, l’abbinamento tra latte intero e sciroppo zuccherato rende il latte e menta una bevanda piuttosto calorica. Meglio considerarla uno sfizio estivo, non il nuovo rituale quotidiano “healthy”.
Poi ci sono le varianti giocose. Con la base latte e menta si possono riempire stampini per ghiaccioli, perfetti per un dopo cena nostalgico. Oppure, per chi ama sperimentare, qualche bartender ha già provato a trasformarla in cocktail con un tocco di gin o vodka, tra dessert e aperitivo.
E la questione estetica, che oggi pesa quasi quanto il gusto. Per far tornare cool il latte e menta basta poco: bicchiere di vetro spesso, ghiaccio grande, foglioline di menta fresca, magari il vecchio cucchiaio con il manico in plastica colorata. La versione con infuso di menta, più naturale e meno fluorescente, parla a chi cerca colori soft e ingredienti puliti; quella con sciroppo è puro tuffo negli anni ’90.
In fondo, il fascino del latte e menta non sta nella perfezione del sapore. Sta in quel mix di ingenuità e conforto che oggi cerchiamo di ricostruire tra un matcha latte e l’altro. Un bicchiere verde, un po’ improbabile, che ci ricorda com’erano leggere certe estati.
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