Golden milk, il latte d'oro alla curcuma che spopola tra yoga e social
Tra le proposte dei bar, insieme a cappuccino e marocchino, trova spazio anche il golden milk, latte d’oro alla curcuma. Dal colore giallo intenso, viene spesso servito in tazze di ceramica fotografabilissime e promette comfort caldo senza traccia di caffè.
La sua ascesa non è così recente come sembra: se ne parla almeno dal 2015, con un vero boom nel 2016, in parallelo alla mania per la curcuma e per i cosiddetti superfood. Oggi è uno dei “latte” più richiesti nelle caffetterie internazionali, e sta entrando con decisione anche nei bar italiani più curiosi.
Dal haldi doodh indiano al golden milk delle caffetterie
Prima di diventare bevanda da bar, il latte d’oro è stato per secoli una faccenda domestica indiana. Il suo antenato si chiama haldi doodh: latte vaccino bollito con molta curcuma, un po’ di zenzero, a volte pepe nero. In molte famiglie si prepara la sera, come rimedio casalingo contro raffreddore, tosse o semplicemente per favorire il sonno.
La curcuma, in India e in tutto il subcontinente, è ovunque: nei curry, nei risi, nelle marinate. L’India è tra i maggiori produttori ed esportatori al mondo. Nella tradizione ayurvedica questo latte speziato è considerato un supporto per le difese e per la digestione, più che una “pozione magica”.
Quando la cultura wellness occidentale ha iniziato a guardare all’ayurveda, l’haldi doodh è stato ribattezzato golden milk, alleggerito, addolcito e servito in versioni sempre più scenografiche. Complici social e yoga studio, la sua immagine è passata dal bicchiere di cucina alla tazza ultra instagrammata.
Che cos’è davvero il golden milk (o latte d’oro)
Oggi, quando ordinate un golden milk al bar, di solito arriva una bevanda calda a base di latte, curcuma e altre spezie, senza caffè. Il latte può essere vaccino, ma molto spesso è vegetale: cocco, mandorla, soia, avena. Il cocco è il preferito perché è più grasso e rende il risultato cremoso.
Gli ingredienti di base sono:
- curcuma in polvere, che dà il colore oro;
- pepe nero, che aiuta l’assorbimento della curcumina;
- zenzero e cannella, per profumo e leggera piccantezza;
- un grasso (olio di cocco, ghee, talvolta semplice latte intero);
- un dolcificante: zucchero, miele, sciroppo d’agave o di acero.
Rispetto al haldi doodh tradizionale, le versioni occidentali sono quasi sempre più dolci, meno concentrate di spezie e spesso montate con schiuma, come un cappuccino. Esistono anche varianti fredde, servite in bicchiere con ghiaccio, che si allontanano parecchio dalla ricetta di partenza ma funzionano benissimo sui social.
Il vantaggio evidente: è una bevanda inclusiva. Va bene per chi non vuole caffeina, per chi è vegano o intollerante al lattosio, per chi semplicemente cerca qualcosa di caldo e diverso dal solito tè.
Tra moda, benefici reali e controindicazioni
Il cuore salutistico del latte d’oro è la curcuma, e in particolare la curcumina, la molecola a cui vengono attribuite proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Secondo diversi studi citati dalla Società Italiana di Gastroenterologia, curcuma e curcumina mostrano effetti interessanti su infiammazione e stress ossidativo, soprattutto in laboratorio o con integratori ad alto dosaggio.
Qui arriva il punto chiave: la biodisponibilità della curcumina è bassa. Tradotto, il nostro corpo ne assorbe poco, e le dosi usate negli studi sono di solito molto più alte rispetto a quella che finisce in una tazza di golden milk. Il pepe nero e la presenza di grassi migliorano l’assorbimento, ma non trasformano il latte d’oro in una terapia.
Quindi quali benefici ha senso aspettarsi? Con un consumo moderato, la bevanda può:
- offrire un piccolo contributo antiossidante;
- risultare piacevole dopo cena, grazie al calore e alle spezie digestive;
- aiutare alcune persone a ridurre caffè e zuccheri, se scelta al posto di altre bevande più ricche.
Cosa non promette seriamente: dimagrimento miracoloso, prevenzione di malattie importanti, “detox” istantaneo. Gli esperti di nutrizione ricordano che nessuna tazza, da sola, può sostituire farmaci, stile di vita o una dieta equilibrata.
Esistono anche controindicazioni. Un consumo occasionale, in dose culinaria, è generalmente ben tollerato da chi è sano. Ma:
- in gravidanza, allattamento e nei bambini piccoli è prudente non esagerare e parlarne con il pediatra o il ginecologo;
- chi assume anticoagulanti, antiaggreganti o farmaci per il diabete dovrebbe confrontarsi con il medico prima di assumere regolarmente curcuma o integratori;
- in presenza di calcoli biliari, ostruzioni delle vie biliari o patologie epatiche, l’uso frequente può non essere indicato.
Quantità molto elevate di curcuma o curcumina, soprattutto in integratori, possono dare nausea, crampi e altri disturbi gastrointestinali. Il latte d’oro del bar di solito non arriva a questi livelli, ma non è comunque una bevanda da bere a litri.
Come ordinarlo al bar (e prepararlo a casa senza complicarsi)
Quando lo trovate in carta, qualche domanda al barista aiuta. Che latte usano? Se scegliete una versione vegetale, latte di cocco e latte d’avena sono i più cremosi. Potete chiedere meno dolcificante o nessuno, perché spesso le versioni “di moda” sono molto zuccherate. Chiarite anche se è una bevanda totalmente senza caffeina o se fanno un “dirty” con una dose di espresso.
A casa, la versione base è più semplice di quanto sembri. Si prepara una piccola pasta di curcuma mescolando in padellino:
- 2 cucchiai di curcuma in polvere;
- circa 100 ml di acqua;
- un pizzico di pepe nero.
Si scalda a fuoco dolce, mescolando, fino a ottenere una cremina densa. Si conserva in frigorifero per qualche giorno. Per una tazza, scaldate 200 ml di latte (vaccino o vegetale), unite mezzo cucchiaino di pasta di curcuma, aggiungete zenzero o cannella a piacere, un filo di olio di cocco o un cucchiaino di miele, frullate o montate con il montalatte.
Risultato: la stessa tazza dorata che vedete nelle caffetterie, ma calibrata sui vostri gusti e sulle vostre esigenze, senza perdere di vista che resta soprattutto una coccola calda e profumata.
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