Avete sempre lavato la moka nel modo sbagliato? Vi sveliamo quale errore rovina l’alluminio
Per l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) la dose settimanale tollerabile di alluminio è 1 mg per chilo di peso corporeo. Nel frattempo, in milioni di cucine italiane, la regola non scritta è un’altra: la moka non si tocca, soprattutto non con sapone e lavastoviglie. Tradizione contro scienza.
L’idea che la caffettiera sia quasi un oggetto sacro nasce anche da qui: paure di metalli che migrano nel caffè, timore di rovinare per sempre l’aroma “come quello della nonna”. La ricerca però racconta una storia più sfumata. E permette di stabilire, con un minimo di chimica e buon senso, come pulire la moka nel modo giusto.
Perché la moka è delicata: alluminio, ossido e contatto con il caffè
La maggior parte delle moka tradizionali è in alluminio. Questo metallo, a contatto con l’aria, si ricopre spontaneamente di un sottilissimo strato di ossido di alluminio (Al₂O₃): una specie di armatura invisibile che lo protegge dagli “attacchi” esterni.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’alluminio può entrare nella dieta anche da utensili e contenitori che toccano gli alimenti. Lo strato di ossido serve proprio a limitarne il passaggio. È stabile però solo in un certo intervallo di pH. Soluzioni molto acide o molto alcaline possono scioglierlo, esponendo il metallo nudo e rendendolo più incline a rilasciare ioni di alluminio in ciò che beviamo o mangiamo.
Moka in lavastoviglie: cosa mostrano davvero gli studi
I detersivi per lavastoviglie sono formulati apposta per sgrassare in condizioni difficili. Hanno un pH molto alcalino e lavorano ad alte temperature. È la combinazione perfetta per attaccare lo strato protettivo della moka: l’ossido si indebolisce, l’alluminio sottostante resta scoperto e può cedere piccole quantità di metallo alle preparazioni successive.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Sciences Europe ha analizzato proprio questo fenomeno. I ricercatori hanno preparato più caffè con diverse caffettiere, le hanno poi lavate in lavastoviglie e riutilizzate. Dopo il passaggio in macchina, la migrazione di alluminio nel caffè aumentava in modo significativo. Sembra allarmante, ma il dato chiave è un altro: anche nello scenario peggiore si arrivava circa al 4% della dose settimanale tollerabile fissata dall’EFSA.
Tradotto in pratica: la moka non è una “bomba tossica”. Il contributo di alluminio dal caffè resta ampiamente sotto i limiti considerati sicuri per la salute. Evitare la lavastoviglie resta comunque una scelta sensata, sia per ridurre al minimo la migrazione di metallo, sia perché molti produttori di caffettiere continuano a raccomandare il lavaggio a mano. Inoltre, i cicli aggressivi possono opacizzare la superficie, accorciare la vita della moka e, in alcuni casi, lasciare un retrogusto metallico.
Sapone sì o no? Il ruolo dei detersivi e delle profumazioni
Sul sapone, invece, la scienza è molto meno categorica. Non esistono grandi studi che vietino a priori il detersivo per piatti sulla moka. Il famoso “mai sapone” nasce più dall’esperienza pratica che da prove tossicologiche.
Il vero problema non è il tensioattivo in sé, ma le profumazioni. Molti detersivi piatti contengono fragranze agrumate (limone, bergamotto) o floreali, come il mughetto. Queste molecole aromatiche possono aderire alle superfici interne della caffettiera. Se il risciacquo è rapido e distratto, una parte di queste sostanze resta lì e viene trascinata nel caffè delle preparazioni successive, modificandone l’aroma.
Nella routine quotidiana la soluzione migliore resta quindi l’acqua calda, senza sapone. Un detersivo delicato, poco profumato e ben risciacquato può essere usato solo quando serve una pulizia più profonda, ad esempio in presenza di odori di rancido. La chiave è sempre la stessa: risciacquare con grande cura, finché non resta nessuna traccia di schiuma o odore.
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