Incenso: il profumo più misterioso (e meno sensuale) secondo Bertrand Duchaufour

Misterioso e carico di sacralità, l'incenso è una delle note olfattive più affascinanti della profumeria — e una delle più difficili da interpretare. Protagonista di alcuni dei profumi all’incenso più intensi e riconoscibili, è ricco di sorprendenti sfaccettature. Questa nota brilla infatti come protagonista ed enfatizza al meglio creazioni profumate che, senza il suo supporto, perderebbero profondità e carattere.
Conosciuto anche come frankincense e olibano, l'incenso è una delle materie prime più antiche della profumeria, una resina naturale estratta da alberi del genere Boswellia, diffusi soprattutto in Oman, Somalia ed Etiopia.
Bruciato sin dall'antichità nei rituali religiosi, rappresenta da sempre un ponte simbolico tra divino e umano ed è naturalmente associato a spiritualità e purificazione. Proprio per questo motivo, l'odore dell'incenso rimanda a un immaginario immediato e ben distinto, intriso di sacralità e mistero.
A livello olfattivo però, l'incenso è molto più complesso di quanto si possa pensare. Al contempo resinoso e fumoso, assume talvolta sfumature minerali che rimandano alla pietra per oscillare in armonia tra sentori freddi - quasi metallici - e caldi, che richiamano l'ambra.
A proposito di Bertrand Duchaufour, The Master of Incense
Per conoscere meglio questa peculiare nota olfattiva ci siamo rivolte a Bertrand Duchaufour, conosciuto nel mondo della profumeria come "il Maestro dell'incenso". Duchaufour è uno dei nasi più influenti della profumeria contemporanea, che, nei suoi oltre 40 anni di esperienza, ha dato vita a innumerevoli creazioni, molte delle quali hanno ridefinito l’uso dell’incenso.
Figura chiave nella nascita e nello sviluppo della profumeria artistica di nicchia, Duchaufour ha firmato importanti creazioni per marchi emblematici, come Comme des Garçons, L’Artisan Parfumeur, Amouage, Penhaligon’s e Acqua di Parma.
Tra i suoi lavori più celebri - e amati - Avignon di Comme des Garçons, fragranza a base di incenso considerata uno dei simboli della profumeria contemporanea di ricerca.
Il suo stile? Profondo e ricco di contrasti e stratificazioni, in grado di elevare le materie prime con innata grazia. Ed è proprio questo approccio che lo ha reso "The Master of incense", spostando l'incenso oltre il suo tradizionale contesto religioso per trasformalo in qualcosa di moderno, artistico e sorprendente.
Oggi, con il suo progetto personale L’Entropiste, il profumiere libera la propria visione per portarla all'estremo con creazioni profumate provocatorie, in un perfetto equilibrio tra ordine e caos.
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Il profumo dell'incenso, secondo il Maestro Bertrand Duchaufour
In bilico tra sacro e profano, abbiamo chiesto a Bertrand Duchaufour di raccontarci i segreti dell’incenso — del suo incenso. Un racconto autentico e schietto su una nota "classica" più che mai audace e attuale.
Grazia: È spesso definito il “Maestro dell’Incenso”: ricorda il primo momento in cui questa materia l’ha colpita davvero?
Bertrand Duchaufour: Ho realmente incontrato l’incenso come soggetto in sé quando Christian Astuguevieille (storico direttore creativo di Comme des Garçons Parfums, recentemente scomparso n.d.r.) mi chiese di esplorare diverse espressioni dell’incenso per una collezione che desiderava sviluppare.
Quel momento fu allo stesso tempo una scoperta e una rivelazione. Mi riportò immediatamente alla mia infanzia. Essendo cresciuto in un ambiente cattolico, risvegliò ricordi molto vividi delle chiese, della messa, delle domeniche trascorse circondato da quel profumo. Devo esserne stato profondamente impregnato, quasi fisicamente, quasi nel sangue.
Così, quando mi è stato chiesto di lavorare su un accordo di incenso da chiesa, sono tornato istintivamente a quelle memorie olfattive. È stata davvero la prima volta in cui ho lavorato consapevolmente con l’incenso in quel modo.
E naturalmente l’incenso che conosciamo attraverso il rituale della chiesa è molto diverso da altri tipi di incenso che ho esplorato in seguito: incensi asiatici, interpretazioni africane, visioni mediorientali dell’incenso. Sono mondi molto diversi.
Cosa ha l’incenso che altre materie prime non hanno?
Ciò che rende l’incenso unico è la sua mineralità molto particolare. Ha qualcosa di pietroso, quasi roccioso, molto evidente nella sua texture e nella sua espressione.
Oltre al suo carattere di incenso in senso stretto, c’è in lui qualcosa di profondamente minerale. Si potrebbe quasi parlare di sinestesia, perché l’incenso appare visivamente come pietre, gemme, resina indurita, un po’ come l’ambra baltica nella sua forma fisica. E quell’aspetto pietroso esiste in qualche modo anche nel suo odore. È questo che lo rende così singolare.
Ancora più di altre resine come l’opoponax o la mirra, l’incenso possiede questa qualità intensamente minerale. Può anche suggerire qualcosa di leggermente sanguigno e talvolta perfino qualcosa di aldeidico. È per questo che mi piace particolarmente lavorare con le aldeidi e combinarle con l’incenso in modo molto specifico.
Dal punto di vista tecnico, è una nota difficile da lavorare o una compagna fedele in formula?
Sì, l’incenso è una materia molto singolare. È sottile, raffinato e tecnicamente piuttosto complesso. Si potrebbe immaginare come una nota potente e facilmente riconoscibile, ma in realtà all’interno di una composizione si comporta spesso in modo molto più sfumato ed elusivo.
È proprio questo che lo rende allo stesso tempo delicato e affascinante da lavorare. Può dare una profondità immensa, texture e atmosfera, pur rimanendo difficile da isolare in modo evidente.
A differenza del patchouli o del sandalo, che possono trasformare visibilmente una formula, l’incenso lavora con maggiore discrezione e sofisticazione. Richiede precisione, equilibrio e una certa sensibilità nella costruzione.
Esistono “tipi” di incenso che ama di più? Quanto cambia il risultato tra un’origine e l’altra?
Direi che quando parliamo di incenso in profumeria in realtà lavoriamo con effetti e impressioni di incenso in molti modi diversi.
C’è anche il copale, che è una resina naturale. Non è incenso in senso stretto, ma può avere sfaccettature resinose e minerali in qualche modo affini. È diverso, naturalmente, e non lo utilizziamo realmente in profumeria come tale, anche se possiamo ricomporre alcuni dei suoi effetti.
Allo stesso modo si possono ricostruire alcuni aspetti del palo santo, un legno mesoamericano o sudamericano con effetti che ricordano insieme il cedro, il sandalo e alcune sfumature terpeniche, quasi simili a certe facce dell’incenso.
Ma restano materiali diversi e non li utilizziamo nello stesso modo dell’incenso. Possono evocare territori simili, ma non sono intercambiabili.
Per lei l’incenso è più spirituale o più sensuale?
Per me l’incenso non è affatto sensuale. Anzi, direi che è l’opposto della sensualità.
È spirituale in un certo senso, proprio perché è così minerale. Non sono esattamente odori purificanti, eppure portano con sé una forte idea di purificazione. Da secoli, anzi millenni, l’incenso è stato utilizzato come intermediario attraverso il suo fumo tra il mondo divino e l’umanità, tra gli dei e la persona in preghiera.
Per me quindi appartiene molto più a quella dimensione spirituale che a quella sensuale.
Molti lo associano alla chiesa o al sacro. Come si libera l’incenso da questa immagine senza perderne la profondità?
In realtà è molto difficile, perché l’incenso di per sé non è una materia prima sensuale, seducente o immediatamente attraente. Non bisogna fraintenderlo.
Ciò che rende l’incenso riconoscibile e apprezzato spesso non è l’incenso da solo, ma gli accordi costruiti attorno a esso. Questi accordi possono essere orientali, legnosi, caldi o strutturati in modo da rendere l’insieme più attraente.
Ma l’incenso da solo è qualcosa di piuttosto austero. Se si vuole liberarlo dalla sua immagine sacra, è attraverso la composizione che questo può avvenire, non cambiando la sua natura fondamentale, come ho fatto in Ensang Noir per L’Entropiste, dove ho abbinato l’incenso a una rosa affumicata per spostarlo verso un territorio più oscuro e sensuale.
In un panorama dominato da note gourmand e comfort scent, scegliere l’incenso è un gesto controcorrente?
A prima vista note gourmand e incenso possono sembrare opposti. Ma in profumeria gli opposti possono creare contrasti molto belli.
Combinare una sfaccettatura gourmand con l’incenso può essere estremamente interessante. Proprio perché sono così diversi, possono arricchirsi a vicenda e creare qualcosa di inaspettato e affascinante.
Quindi sì, scegliere l’incenso può sembrare controcorrente in un panorama simile, ma è anche ciò che lo rende stimolante.
Quando costruisce una fragranza all’incenso, parte dalla materia o dall’emozione che vuole evocare?
È una domanda molto interessante. Naturalmente parto dalla nota di incenso, ma ciò che cerco davvero di fare è magnificarla e rivelare attraverso di essa una particolare emozione, forse qualcosa di poetico o artistico.
Non considero l’incenso solo nel suo senso olfattivo letterale. Cerco di esaltarlo, di elevarlo, attraverso accordi insoliti che gli permettano di esprimere qualcosa che va oltre la sua identità di materia prima.
Quindi la materia è il punto di partenza, ma l’intenzione è sempre emotiva.
Parliamo di L’Entropiste: quando ha sentito l'esigenza di creare un progetto personale?
A un certo punto si è presentata l’opportunità di dare piena espressione a questo linguaggio attraverso un’intera collezione. Ciò che mi interessava era la possibilità di creare con totale libertà, esplorando allo stesso tempo un filo conduttore tra le fragranze: il gusto per costruzioni contrastate e per l’incenso come presenza ricorrente, ogni volta però affrontata in modo diverso, modellata da intenzioni, tensioni e direzioni emotive differenti.
L’Entropiste mi ha dato quello spazio. Mi ha permesso di esplorare questi territori e di comporre una collezione profondamente coerente con il modo in cui comprendo il profumo: come contrasto, tensione, mistero e trasformazione.
In Altamura l’incenso viene accompagnato da un insolito sentore di Cointreau. Cosa voleva esprimere con questa composizione?
Con Altamura volevo catturare una sensazione di elevazione: qualcosa allo stesso tempo minerale, luminoso e vivo. Il luogo stesso, nel sud Italia, mi ha profondamente ispirato. È un paesaggio che evoca un dialogo molto particolare tra la terra e il cosmo, qualcosa di radicato ma allo stesso tempo radioso, quasi sospeso nella luce.
L’incenso è diventato il cuore naturale della composizione grazie alla sua profondità minerale e alla sua qualità verticale e ascendente. Volevo che risultasse materico e vibrante, come se venisse portato verso l’alto.
La sfaccettatura di Cointreau ha portato esattamente la luminosità che cercavo: una luce arancione brillante, scintillante e calda, che dà all’incenso energia, rilievo e una radianza più inattesa.
Per me Altamura è una fragranza di connessione: tra mineralità e luce, tra il calore della terra e qualcosa di più vasto, quasi celeste.
A volte un profumo può evocare una materia senza nominarla. In Dawn Whispers ha giocato anche con questa suggestione?
Sì, certo. Un profumo può assolutamente evocare una materia prima senza che questa sia realmente presente o nominata. A volte può essere accidentale, ma a volte è completamente intenzionale.
In Dawn Whispers volevo creare un’impressione di incenso senza usare l’incenso stesso. Era una scelta deliberata. Volevo giocare con la memoria, con la memoria collettiva che le persone hanno di ciò che l’incenso rappresenta.
Un accordo di incenso non è definito solo dalla presenza dell’essenza naturale di incenso nella formula. Serve un’intera struttura per amplificarne gli effetti, soprattutto la dimensione minerale. Serve un accordo completo, dalle note di testa al cuore fino al fondo. Si lavora con resine, note ambrate, labdano, aldeidi e molti altri elementi.
È esattamente ciò che ho fatto qui, ma senza incenso. Ho cercato di ricostruirne una presenza virtuale, subliminale.
Crede che oggi il pubblico desideri sperimentare con fragranze intense e resinose?
Sì, assolutamente. Il pubblico di oggi è sempre più aperto a fragranze profonde, resinose e intense. Negli ultimi vent’anni la profumeria di nicchia ha contribuito ad ampliare le aspettative olfattive e a risvegliare l’appetito per composizioni con più texture, profondità e carattere.
Ciò che è entusiasmante oggi è che le persone non cercano più solo comfort o familiarità. C’è una curiosità crescente verso fragranze più distintive, più espressive e talvolta anche più sfidanti nel senso migliore del termine.
In questo contesto, incenso e note resinose hanno un posto reale. Permettono alla profumeria di riconnettersi con una certa ricchezza e complessità, pur venendo reinterpretati in modo molto contemporaneo.
L’incenso può essere gourmand? O profondamente sensuale?
L’incenso può assolutamente diventare gourmand, sensuale, orientale, morbido, persino vanigliato, purché sia circondato dalle note giuste.
L’incenso di per sé non è sensuale. Ma può diventarlo, mantenendo comunque tutta la sua presenza, attraverso gli accordi sviluppati intorno a lui per sostenerlo e trasformarlo.
Questa è la chiave: l’incenso da solo non è sensuale, ma la composizione può renderlo tale.
Se dovesse descrivere l’incenso con un’immagine — un film, un luogo, una musica o un'opera d'arte — quale sceglierebbe?
Stranamente ho sempre associato l’incenso all’immagine del deserto, soprattutto un deserto di sabbia, spesso insieme alla cannella.
Per me cannella e incenso sono entrambe note che esprimono il deserto: la sua vastità, la sua solitudine, ma anche la sua profonda spiritualità.
Cosa non ha ancora fatto con l’incenso e sogna di fare?
Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di esplorare l’incenso attraverso molte composizioni diverse, e molto recentemente ancora con Ensang Noir per L’Entropiste, lanciato lo scorso ottobre, che ha portato una nuova lettura dell’incenso: più scura, più sensuale, più passionale, molto diversa da ciò che avevo espresso con esso in precedenza.
L’Entropiste mi ha dato lo spazio per proseguire questa esplorazione attraverso una collezione in cui l’incenso appare sotto luci diverse, con texture, tensioni e intenzioni differenti. In molti modi mi ha permesso di realizzare alcune delle intuizioni creative più profonde che avevo su questa materia.
Quindi oggi, più che guardare altrove, sento che queste fragranze meritano di vivere, di dispiegarsi e di brillare nel loro tempo. Esprimono già una visione ampia e profondamente personale dell’incenso e, per il momento, questo mi sembra significativo e completo.
Profumi all'incenso: 11 fragranze da scoprire
Una selezione delle 11 migliori fragranze a base di incenso del momento. Tutte diverse, tutte interessanti, da scoprire adesso. Scorrete la lista e scegliete quella perfetta per voi.
1. L'Entropiste Ensang Noir
Proposto come "intenso, indimenticabile e incandescente", Ensang Noir è la più recente creazione di Bertrand Duchaufour per L'Entropiste. Tributo all’amore assoluto, unisce rose rosse intrise di sangue a inchiostro e incenso per un effetto profondo e assolutamente magnetico.
2. Profumi incenso migliori: Comme des Garcons Series 3 Incense Avignon
Freddo, fumoso, quasi ascetico, Avignon è la traduzione olfattiva di una cattedrale. Il profumo all'incenso per eccellenza, creato nel 2002 da Duchaufour. Da provare almeno una volta nella vita.
3. Matière Première Encens Suave
Aurélien Guichard, che lo ha ideato, lo racconta come un incenso "scuro, coinvolgente e carnale". Qui la nota di incenso spicca in un intreccio sensuale con cisto labdano e benzoino uniti a caffè e vaniglia. Elegante e avvolgente.
4. LabSolue 211 Olibanum
Olibano e mirra in una composizione "sacra" che punta alla qualità delle materie prime. Caratterizzato da sfumature resinose e cuoiate, è firmato dal naso profumiere Yann Vasnier.
5. Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella Incenso
Una raffinata composizione venata di verde che esalta la peculiare nota di incenso con il tocco speziato di cardamomo e pepe rosa accostati a papiro e vetiver. L'ispirazione? Un giardino d'inverno all'interno della corte fiorentina dei Medici.
6. Heeley Cardinal EDP
Il lato "pulito" dell'incenso. Un profumo che eleva la nota sacra infondendola di luce, per un effetto quasi confortante e riconoscibile nel proprio vissuto. Una sorta di sogno a occhi aperti verso un mondo intimamente sospeso.
7. Profumi incenso migliori: L'Entropiste Altamura
Un incenso sfavillante, che brilla grazie a un inatteso accordo aranciato di Cointreau. La perfetta rappresentazione dello stile del Maestro, che gioca con i contrasti, crea tensione e trasforma per raggiungere nuove vette di bellezza.
8. Amouage Interlude 53 Man Extrait De Parfum
Versione più intensa dell’iconico Interlude, questa fragranza, maturata per sei mesi, presenta una concentrazione straordinaria del 53%. Qui l’incenso si fonde con ambra, labdano e oud in una composizione profonda, fumosa e opulenta. Una proposta potente e teatrale, che incarna al meglio l’anima mediorientale della materia.
9. Liquides Imaginaires Sancti
Parte della trilogia Les Eaux de l’Âme del marchio francese, Sancti parla di purificazione per offrire un'esperienza sensoriale di rinnovamento. Meno realistico e più simbolico nella sua componente sacrale, esprime morbidezza grazie al blend di agrumi, resine, muschi e accenni speziati.
10. Rito Oltre Parfum Intense
La notte in un club newyorkese, corpi che si muovono e musica techno per un profumo all'incenso che si presenta come "un ponte tra passato e futuro". Insieme al frankincenso, protagonista della piramide olfattiva, troviamo resina di cipresso, patchouli, legno di cedro e muschio vegetale. Nota: questa fragranza è disponibile, insieme agli altri profumi della linea, nel nuovo formato da 50ml.
11. Jovoy Paris La Liturgie Des Heures
Dal carattere realistico e immersivo, La Liturgie des Heures, mostra l'incenso nella sua dimensione più pura: quella dei monasteri e del silenzio, tra pietra fredda e resine che si dissolvono nell’aria umida. Per farlo si affida a un'apertura verde di cipresso, un cuore resinoso di olibano, mirra e labdano posti su un fondo muschiato e meditativo.
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