Mary Katrantzou, designer di stampe. Era questa l'equazione invocata fino a qualche collezione fa, oggi francamente ingiustificabile. Perché la designer ha dato prova di maturazione stilistica, passando da silhouette involute e spigolose a contorni più lineari e semplificati. Quanto alle immagini digitalizzate? Archiviate pure quelle, in vista di nuove soluzioni decorative. Questo ha fatto sì che il tema in passerella, nientemeno che la deriva dei continenti e una fantasiosa rielaborazione del paesaggio di Pangea, abbia assunto forme eteree piuttosto che astruse. La resa a pannelli degli abiti come metafora per le placche tettoniche, le stupefacenti concrezioni di perline, i rami di corallo e i ricami policromi di una favolosa fauna antidiluviana, il pizzo lumeggiato di metallo come lucenti scaglie di serpente dànno il primato alla texture, ma senza sovraccaricare il disegno. Merito degli chemisier quasi monacali, degli impermeabili impeccabili nel taglio, degli agili abbinamenti di canotta e pantaloni. La lavorazione c'è e si vede, ma non preclude l'indossabilità. Brava!

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