J.W. Anderson e la sua "avant-bland". Una contraddizione in ossimoro, per l'avanguardia che si traveste di consueto. Ma è davvero questo il messaggio che passa dai look in passerella? Al designer sembra di sì, in forza di un processo che modella l'abito direttamente sul corpo. Col gesto di prendere il tessuto e plissettarlo, pinzarlo, avvilupparlo alle forme come tanti fogli d'origami. Ne nascono pieghe taglienti e asimmetrie, fiocchi scultorei e fioriture geometriche croccanti come carta, per soluzioni tanto ardite che di blando, in verità, hanno ben poco. Prendi la gonna con rigide pieghe di chitone con l'orlo che s'impenna in una torsione, la pelle segnata da nervature zigzaganti, il top in nylon-organza, un quadrato diafano accartocciato sul torso che a malapena copre i seni. Eppure il quantitativo di derma alla luce del sole è inversamente proporzionale all'erotismo suscitato. Tanto algido e di concetto vuole sonare l'insieme, per un sottotesto di orgoglio che pare dire: «La moda portabile? La facciano gli altri».

© Riproduzione riservata