Riccardo Tisci ama le sintonie inaspettate tra mondi, a prima vista, inconciliabili. La quotidianità etnica degli zingari del Meridione italiano, un lascito biografico che sempre agisce sulla sua creatività di designer, va dunque a braccetto col sublime della couture. La purezza di linee che fu di Hubert de Givenchy si riproduce qui in una nuova maniera, asciutta e contemporanea, con gonne che scendono dritte e ieratiche a sfiorare il terreno. Lunghezza assoluta ribadita dalle cappe, che sono una cascata di frange in nappa o di lustrini inanellati a mano uno per uno, a creare un disegno in rosso e nero vibratile e prezioso. E proprio l'ossessione decorativa è la cifra più riconoscibile di Tisci couturier, anche quando il disegno si semplifica all'osso: è il caso, ad esempio, della gonna colonnare in lana disadorna, che il rosa carnicino carica di erotismo. Vi si aggrappa solo un coprispalle in visone, ritorcendosi elegantemente dalla cintola. Fascino da regina tribale per il modello in camoscio, col corpetto intrecciato da cui ciondolano nappe frangiute. Suggestivi i pantaloni in velluto, iridescenti di impercettibili perline. (Gabriele Verratti)