A vedere la prima uscita, con una Kristen McMenamy dagli occhi pesti che fluttua nel candore della seta come una darkettona in salsa virginale, ci si accorge subito dove Giles Deacon vuole andare a parare. La direzione è quella di un guazzabuglio stilistico che miscela il romanticismo elisabettiano con il glam rockettaro degli anni '70. Ecco allora che le gonne svolazzanti si aggrappano al corsetto in pizzo, sotto il peso di maniche a sbuffo a dir poco monumentali, e il colletto della camicia si allaccia con un ciondolo patrizio. La pelle, presenza ossessiva e di grande impatto, vive tutte le sue vite possibili. S'intreccia come un vimini sul busto, penzola come fettucce e frange, si incide al laser per riprodurre foglie e motivi floreali. La si bagna persino nell'oro, metallo che altrove ricorre in preziose lumeggiature sull'abito a stampa digitale e in frastagliati ricami di minutissime paillette. In un concerto cromatico che dal nero al bianco accecante scivola gradatamente nel rosa pallido, nel fucsia e nel violaceo.

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