Guardando la spigolosa dolcezza della nuova collezione di Céline si pensa subito: ecco, ci vuole tempra d'artista per indossarla e renderle giustizia, ci vuole ironia e sensibilità visionaria, un passo dietro l'altro sulla strada che porta dritto al presente. E forse anche al futuro. Phoebe Philo procede per sgrammaticature, iconoclasmi, armonie scorrette e per questo maledettamente intriganti. Le gonne si sfaldano in pannelli, vibrando di moto perpetuo; i colli si accartocciano in lingue di tessuto; i bottoni rompono le file, si moltiplicano, dettaglio funzionale e decorativo insieme.  I pantaloni? Plissettati, dall'ampia svasatura, omaggio a una silhouette vagamente anni '70. E se sul tailleur ridotto all'osso s'incastonano gemme e cristalli, spruzzati d'impulso come nel gesto irripetibile di un pittore astratto, il cappotto è il banco di prova di insospettabili virtuosismi: asimmetrie di taglio e cromatismo, composizioni che accostano il panno di lana e al più lussuoso astrakan, revers che sfumano in fascinose sfilacciature, piume sottili come ciglia d'argento. Una prova magistrale, tra le migliori di sempre.

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