Dopo mesi di trepidante attesa ecco il nuovo volto di Balenciaga . C'è chi già rimpiange le arditezze di Nicolas Ghesquière e chi invece saluta l'era di Alexander Wang con più fiduciosi consensi. Di fatto, però, entrambe le categorie colgono nel segno. Lo sperimentalismo visionario del predecessore non è certo il contrassegno di questo debutto, ma del resto semplificare (e rendersi più comprensibili al mercato) era quanto François-Henri Pinault esigeva dalla sensibilità streetwear di Wang- un ossimoro imposto dai tempi per una delle più sofisticate case di couture che la moda ricordi. L'impressione è dunque di una passerella minimale, secondo un minimalismo proprio del designer cino-americano, che corteggia le glorie dell'archivio per arricchirsene con timore reverenziale. La plasticità statuaria di Cristobal rivive nel cappotto che si avvolge a uovo sui fianchi; negli orli stondati delle gonne con baschina; nelle giacche recise e tornite come un bocciolo su pantaloni a sigaretta, altissimi alla vita. Senza tralasciare alcuni virtuosismi materici: una speciale finitura fa screpolare la maglia come gesso asciugato al sole, mentre le vene del marmo sono rievocate con marezzature di perline e devoré di velluto. Va poi riconosciuto che gli abiti, con incisioni e drappeggi che si saldano a lembi triangolari sul petto, sono di un nitore assai sofisticato. Merito anche della palette ristretta al bianco e al nero, con l'unica eccezione di una soffice blusa in volpe nei toni del verde cupo. Non è che l'inizio di un promettente percorso stilistico, c'è da scommetterci.

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