Addio vecchiaia! Secondo gli scienziati, questo comunissimo hobby potrebbe mantenere il cervello più giovane
Secondo alcuni studi, c'è hobby in particolare che potrebbe ridurre fino alla metà il rischio di sviluppare problemi di memoria che precedono la demenza. E no, non c’entra la palestra.
Parliamo del lavoro a maglia, il classico passatempo da nonna che, a quanto pare, è molto più smart di quanto sembri. Alcune ricerche lo collegano a una riduzione del 30-50% del rischio di Mild Cognitive Impairment (MCI), il declino cognitivo lieve che spesso è la tappa subito prima della demenza.
Dietro c’è un mix di neuroscienze, benessere emotivo e un pizzico di socialità. Vale la pena capire cosa dice davvero la scienza e come potete trasformare i vostri gomitoli in un piccolo investimento sul cervello futuro.
Perché il lavoro a maglia interessa agli scienziati
La demenza non è una sola malattia, ma un insieme di sindromi in cui memoria, linguaggio e capacità di organizzarsi si deteriorano fino a interferire con la vita quotidiana. Non esiste una prevenzione garantita al 100%.
La Commissione sulla prevenzione della demenza pubblicata su The Lancet stima però che circa il 40% dei casi nel mondo potrebbe essere prevenuto o almeno posticipato agendo su fattori modificabili. Parliamo di istruzione, controllo della pressione, attività fisica, gestione del diabete, ma anche isolamento sociale e stimolazione mentale.
In mezzo c’è una “zona grigia” chiamata Mild Cognitive Impairment. Le persone con MCI notano un calo di memoria o attenzione maggiore del normale invecchiamento, ma sono ancora autonome. Hanno però un rischio più alto di evolvere verso una forma di demenza, in particolare Alzheimer.
Qui entra in gioco il lavoro a maglia. Nello studio sullo stile di vita e sull’invecchiamento della Mayo Clinic, negli Stati Uniti, gli anziani cognitivamente sani che praticavano con regolarità attività come uso del computer, lettura, giochi da tavolo e lavori manuali, incluso lavorare a maglia, avevano un rischio di sviluppare MCI più basso del 30-50% rispetto a chi le faceva raramente.
Si tratta di studi osservazionali: non dimostrano che i ferri “curino” nulla. Ma indicano un’associazione forte tra attività cognitive complesse e minore probabilità di entrare nel territorio del declino cognitivo. Meno MCI significa, in media, meno casi di demenza o un esordio più tardivo.
Uno dei concetti chiave è la cosiddetta riserva cognitiva. È come un conto in banca di connessioni neurali: più lo arricchite lungo la vita, più il cervello può compensare i piccoli danni dovuti all’età o alle malattie. Il lavoro a maglia è un allenamento perfetto per questa riserva.
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Cosa succede al cervello quando si lavora a maglia
Lavorare a maglia sembra semplice, ma il cervello fa ginnastica seria. Le mani eseguono movimenti fini e coordinati, gli occhi seguono il filo, la mente conta i punti, legge lo schema, prevede il passaggio successivo. Si attivano insieme aree motorie, visive, di attenzione, di memoria e di pianificazione.
Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, in collaborazione con l’associazione Gomitolorosa Onlus, ha studiato proprio questo. Hanno invitato quaranta persone esperte di lavoro a maglia, le hanno monitorate con tecniche magnetoencefalografiche ed elettroencefalografiche prima e dopo una sessione di venti minuti con i ferri.
Risultato: dopo la sessione si è osservato un aumento dell’attenzione, dello stato di allerta e dell’orientamento, con modifiche misurabili nella connettività tra diverse aree cerebrali. L’effetto durava ancora per un quarto d’ora circa una volta riposti i gomitoli. In pratica, il cervello entra in uno stato di focus calmo, molto simile a quello che si vede nella meditazione, ma con la componente manuale in più.
Diversi report internazionali, come quello dell’organizzazione britannica Knit for Peace, e varie fonti italiane di divulgazione medica sottolineano anche altri effetti. Chi lavora a maglia regolarmente riferisce meno stress e ansia, frequenza cardiaca e pressione più basse, sonno migliore.
C’è anche un impatto sul dolore. Il cervello può processare solo un certo numero di segnali alla volta. Quando è occupato a gestire una sequenza di movimenti complessi e un pattern da seguire, i segnali di dolore fanno più fatica a “bucare” la soglia dell’attenzione.
In più, finire qualche ferro, chiudere un berretto o una sciarpa attiva i circuiti della ricompensa, con rilascio di dopamina e serotonina. Non è solo relax: è una piccola ondata di benessere chimico. Visto che depressione e stress cronico sono legati a un rischio più alto di demenza, creare regolarmente queste micro-dosi di piacere mentale è tutt’altro che banale.
Come usare ferri e gomitoli come alleati anti-demenza
Mettiamo subito in chiaro una cosa: il lavoro a maglia non sostituisce farmaci, controlli medici, alimentazione equilibrata o attività fisica. È un tassello, non la bacchetta magica.
Detto questo, è un tassello molto accessibile. Per avere un effetto “allenante” sul cervello conta la regolarità. Prendendo spunto dallo studio del Besta, potete puntare a sessioni di almeno venti minuti, tre o quattro volte alla settimana. Se vi rilassa, anche tutti i giorni, magari la sera al posto di una parte dello scroll infinito sullo smartphone.
La chiave è mantenere una sfida cognitiva adeguata. All’inizio va benissimo una sciarpa a punto diritto. Quando il gesto diventa automatico, passate a schemi che richiedono conteggi, aumenti, diminuzioni, trecce o cambi colore. Il cervello ama la novità.
Un’altra idea è provare, dopo qualche ripetizione, a lavorare senza guardare sempre lo schema, affidandovi alla memoria. Oppure imparare un nuovo tipo di punto ogni stagione. Non si tratta di fare capi perfetti, ma di mantenere vivo il processo di apprendimento.
Se pensate a una persona anziana, magari con artrosi o vista ridotta, il lavoro a maglia resta possibile con qualche adattamento. Ferri più grossi e leggeri, filati chiari e spessi, schemi molto lineari stampati in grande, pause frequenti per mani e spalle. In caso di lieve declino cognitivo, il caregiver può spezzare il progetto in micro-obiettivi: oggi due giri, domani il bordo, dopodomani cuciamo.
Poi c’è la dimensione sociale. Knit café in libreria, gruppi in parrocchia, corsi nelle mercerie, associazioni che raccolgono manufatti per beneficenza: il lavoro a maglia è un pretesto perfetto per uscire di casa e parlare con qualcuno. Studi su migliaia di anziani mostrano che chi mantiene una vita sociale ricca ha un rischio di demenza più basso di circa un terzo e un esordio mediamente ritardato di alcuni anni.
Un hobby che allena il cervello, abbassa lo stress, crea legami e vi lascia in mano una sciarpa nuova invece dell’ennesimo reel visto e dimenticato: capite perché molti neurologi cominciano a guardare al lavoro a maglia con occhi molto interessati.
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