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Roma–Milano in un’ora? Dal Giappone arriva il treno che viaggia a 500 km/h

Roma–Milano in un’ora? Dal Giappone arriva il treno che viaggia a 500 km/h

foto di Grazia.it Grazia.it — 6 Giugno 2026
maglev treno giappone
In Giappone è in costruzione il Maglev, il treno a levitazione magnetica che punta a superare i 500 km/h. Un progetto futuristico che ridurrà il viaggio tra Tokyo e Osaka a poco più di un’ora e che riapre il dibattito su come potrebbero cambiare i collegamenti ferroviari in Europa e in Italia.

Sessantasette minuti tra Tokyo e Osaka, l’equivalente di un Firenze–Roma allungato, ma alla velocità di un jet. Applicato all’Italia, vorrebbe dire Roma–Milano in circa un’ora e Milano–Genova in un quarto d’ora scarso. Non è un rendering su un social, è il calcolo che nasce dal progetto del treno più veloce del mondo, il Maglev giapponese.

Mentre qui discutiamo di ritardi dell’Alta Velocità, in Giappone stanno scavando sotto le Alpi giapponesi per far levitare un convoglio a oltre 500 km/h. Tra miliardi di euro, opposizioni locali e soluzioni ingegneristiche quasi fantascientifiche, questo progetto racconta molto anche di quello che potremmo o non potremmo fare in Italia.

Cos’è il treno più veloce del mondo e come funziona il Maglev

Il Maglev, abbreviazione di “levitazione magnetica”, è un treno che non poggia sui binari. Il convoglio viene sollevato di circa 10 centimetri grazie a campi magnetici generati da magneti superconduttori e bobine installate lungo il tracciato. Quasi niente attrito, quindi velocità superiori ai 500 km/h.

Il record mondiale appartiene alla serie sperimentale L0 del JR-Maglev: nel 2015 ha toccato i 603 km/h durante un test vicino al Monte Fuji. Per dare un’idea, è circa il doppio della velocità massima dei Frecciarossa attuali, che si aggirano intorno ai 300 km/h.

Il cuore del progetto è la linea Chūō Shinkansen, che collegherà Tokyo, Nagoya e Osaka. La prima tratta Tokyo–Nagoya è lunga 286 chilometri, e l’86% del percorso, circa 246,6 chilometri, sarà in galleria sotto le Alpi giapponesi, con tratti che scendono fino a 40 metri di profondità. Una volta completata anche l’estensione verso Osaka, il tempo totale di viaggio tra le due metropoli scenderà a circa 67 minuti, in grado di competere direttamente con gli aerei sulle rotte interne.

Dentro il progetto giapponese: costi, ritardi e le svolte del 2026

In origine la Tokyo–Nagoya doveva aprire nel 2027. I ritardi accumulati e i blocchi legati all’impatto ambientale hanno fatto saltare quella data: ora si parla di apertura non prima del 2035, mentre la prosecuzione Nagoya–Osaka rischia di slittare oltre il 2037.

Nel frattempo i costi sono esplosi. Secondo i dati pubblicati da JR Central, la società che realizza l’opera, la sola prima tratta è passata da 7,04 a 11 trilioni di yen, oltre 65 miliardi di euro. Un aumento di più del 56%, dovuto in gran parte agli scavi in profondità e all’aumento globale dei prezzi di materiali ed energia.

Il 2026, però, ha segnato tre svolte chiave. La prima è l’accordo del 24 gennaio con la prefettura di Shizuoka, che da anni bloccava il tunnel di circa 9 chilometri sotto l’area del fiume Ōi per paura di riduzioni della portata d’acqua. Con la mediazione del Ministero dei Trasporti, JR Central ha accettato 28 misure ambientali e un sistema di risarcimenti preventivi: i lavori in uno dei tratti più delicati dovrebbero partire entro fine anno.

La seconda svolta riguarda le stazioni: il 3 novembre 2026 è previsto l’avvio dei cantieri per la stazione di Kōfu, l’ultima ancora ferma. Da quel momento tutte le fermate della prima tratta saranno in costruzione contemporaneamente, con un’accelerazione evidente del cronoprogramma.

La terza novità è tecnologica: il nuovo treno sperimentale M10 userà una pellicola aerodinamica “riblet”, ispirata alla pelle di squalo, per ridurre la resistenza dell’aria alle velocità oltre i 500 km/h. Meno turbolenze significa minori consumi energetici, un punto cruciale per la sostenibilità del sistema.

Non mancano, però, le tensioni ambientali. Nella prefettura di Gifu, nell’area di Mizunami, alcuni scavi hanno provocato un improvviso abbassamento del livello dell’acqua nei pozzi, costringendo il presidente di JR Central a scusarsi pubblicamente e ad attivare controlli idrici più rigidi per evitare nuovi ricorsi.

Sul fronte politico, il governo giapponese ha respinto il ricorso di Kyoto, che chiedeva una deviazione del tracciato per essere inclusa sulla linea. È stato confermato il cosiddetto “Piano C”, con passaggio nelle prefetture di Mie, Nara e Osaka. Una scelta che privilegia costi e tempi, lasciando fuori una grande città storica.

Roma–Milano in un’ora? Cosa cambierebbe davvero per l’Italia

Se trasferiamo questi numeri da Tokyo a Roma, il quadro è impressionante. Con una tecnologia analoga, Roma–Milano richiederebbe circa un’ora, contro le quasi tre ore dei Frecciarossa più rapidi. Milano–Genova scenderebbe a circa 15 minuti, meno del tempo che spesso si passa in coda ai caselli.

Per voi significherebbe poter fare avanti e indietro in giornata tra lavoro e famiglia in due città diverse, scegliere di vivere al mare e lavorare in una metropoli interna, trasformare il week-end a Roma in qualcosa di paragonabile a un’uscita Milano–Torino di oggi. Anche il traffico aereo interno ne verrebbe stravolto: in Giappone il Maglev è pensato proprio per togliere passeggeri ai voli domestici.

Replicare questo scenario in Italia, però, avrebbe un prezzo enorme. Servirebbero decine di miliardi di euro, tunnel profondi sotto Appennini e Alpi, una concertazione ambientale lunghissima e, conoscendo i nostri iter autorizzativi, tempi che farebbero impallidire perfino il calendario giapponese. Le discussioni sulla Torino–Lione danno già un assaggio del livello di conflitto possibile.

Dal punto di vista climatico, il bilancio non sarebbe necessariamente negativo. Diversi studi sul trasporto ferroviario pubblicati da organizzazioni internazionali mostrano che l’alta velocità ha emissioni per passeggero inferiori rispetto ai voli interni, soprattutto se alimentata da fonti rinnovabili. Un sistema come il Maglev, pur energivoro, potrebbe ridurre in modo drastico la necessità di aerei tra le grandi città.

Per il momento, per l’Italia sembra più realistico continuare a migliorare la rete ad Alta Velocità esistente, eliminare i colli di bottiglia e ridurre i tempi sulle tratte che già usate ogni settimana. Ma quello che sta succedendo sotto le montagne giapponesi ci riguarda comunque: definisce lo standard con cui, domani, confronterete qualsiasi nuovo treno che vi prometterà di farvi arrivare “in un attimo”.

© Riproduzione riservata

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