Sembra Rio de Janeiro, ma è in Sardegna: la piscina naturale più bella d'Italia
Una spiaggia lunga appena 230 metri, un faraglione alto 133 e un vecchio molo trasformato in trampolino per i tuffi. Già così si capisce perché Masua viene chiamata la piscina naturale più bella d’Italia. Il resto lo fanno la sabbia finissima color ambra, l’acqua trasparente e quella sagoma bianca in mezzo al mare che sembra uscita da una cartolina di Rio de Janeiro.
Siamo sulla costa sud-occidentale della Sardegna, nel comune di Iglesias, nel cuore del Sulcis Iglesiente. Qui la spiaggia di Masua, soprannominata anche "Il Molo", è ancora abbastanza lontana dai flussi di massa delle mete più inflazionate, ma sulle foto dei social è ormai una star assoluta.
Dove si trova la spiaggia di Masua, la “piscina naturale” del Sulcis Iglesiente
Masua è una frazione di Iglesias, affacciata su uno dei tratti più spettacolari della costa della Sardegna, tra il Golfo di Gonnesa e Buggerru. Alle spalle si trovano le colline dell'ex distretto minerario del Sulcis, mentre davanti si aprono il mare e le scogliere.
La spiaggia di Masua è una mezzaluna di sabbia fine con un fondale sabbioso che degrada dolcemente, caratteristica che la rende adatta anche alle famiglie con bambini.
Perché Masua sembra una piscina naturale (e un angolo di Rio de Janeiro)
L'effetto piscina naturale è immediato. L'acqua cristallina passa dall'azzurro al turchese, fino al verde smeraldo e al blu profondo. Nelle giornate senza vento il mare è ideale per nuotare e fare snorkeling.
Il simbolo del luogo è il Pan di Zucchero, uno dei più alti faraglioni del Mediterraneo, alto circa 133 metri. La sua forma ricorda il Pão de Açúcar di Rio de Janeiro, da cui deriva il nome. Al tramonto il panorama è tra i più spettacolari della Sardegna.
Sul lato nord della spiaggia di Masua si trova il celebre Molo di Masua, oggi utilizzato come punto per i tuffi, con vista sul Pan di Zucchero.
Dalle miniere al mare: Porto Flavia e il Pan di Zucchero
Masua non è solo spiaggia da sogno, è anche un pezzo importante della storia industriale sarda. Fino al Novecento qui si estraevano piombo e argento, e la baia era un porto di carico dei minerali diretti alle fonderie del Nord Europa.
Sul lato sinistro della spiaggia, scavato nella falesia a picco sul mare, si trova Porto Flavia. Secondo gli studi di archeologia industriale fu costruito negli anni Venti del secolo scorso per permettere il carico diretto del minerale sulle navi in rada, riducendo tempi e costi. Oggi è dismesso ma visitabile con tour guidati: dalle gallerie si esce su una terrazza con vista mozzafiato proprio sul Pan di Zucchero.
Il faraglione, a sua volta, nasconde due gallerie naturali lunghe circa 20 e 25 metri. Una di queste è attraversabile con piccole imbarcazioni, durante le escursioni in gommone che partono dai porticcioli vicini: esperienza da segnare in agenda se amate grotte e giochi di luce sull’acqua.
Come arrivare e cosa trovate in spiaggia
In auto, dalla zona di Cagliari si arriva a Iglesias in circa un’ora; da lì si prosegue verso la costa seguendo le indicazioni per Masua lungo una strada panoramica che regala scorci continui sulle scogliere. Nei mesi estivi alcuni autobus collegano Iglesias alle località costiere, ma gli orari cambiano spesso, quindi vanno controllati prima di partire.
Vicino alla spiaggia c’è un parcheggio a pagamento, da cui si scende a piedi in pochi minuti. L’accesso è relativamente semplice e sono presenti rampe che aiutano chi ha passeggini o difficoltà motorie. In alta stagione conviene arrivare presto: la spiaggia è piccola e la capienza stimata è di poche centinaia di persone.
I servizi non mancano: chiosco bar-ristorante, noleggio ombrelloni e lettini, kayak e pedalò, bagnino e servizi igienici con docce nei mesi centrali dell’estate. Per chi ama nuotare lontano dalla riva, attenzione solo al corridoio di lancio per le imbarcazioni, che va sempre lasciato libero.
Quando andare e come proteggerla
Il periodo migliore va da fine maggio a inizio ottobre, con un plus notevole nelle mezze stagioni, quando l’acqua è già gradevole ma l’affollamento è più gestibile. Le giornate con maestrale forte possono rendere il mare mosso, ma regalano anche cieli pulitissimi e una luce quasi teatrale sul Pan di Zucchero.
Un paradiso così, però, è fragile. La Regione Sardegna tutela in modo rigoroso le sue spiagge: la legge regionale n. 16 del 2017, all’articolo 40, vieta l’asportazione di sabbia, ciottoli, sassi e conchiglie, prevedendo sanzioni da 500 a 3.000 euro. Tradotto: niente bottigliette piene di sabbia "souvenir" nello zaino.
A questo si aggiungono le regole base del buon senso: non lasciare rifiuti, non calpestare la vegetazione delle dune, evitare musica a tutto volume e rispettare sempre le indicazioni degli addetti alla sicurezza. Così la piscina naturale più bella d’Italia continuerà a sembrare un angolo di Rio de Janeiro anche alle generazioni che verranno.
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