Il deserto di Atacama, in Cile, si trasforma in un tappeto di fiori colorati: lo spettacolo dopo le piogge eccezionali
Nel nord del Cile, in zone che in un anno normale registrano a malapena 2 millimetri di pioggia, nel 2026 ne sono caduti fino a 180. Il risultato è che il deserto di Atacama, considerato uno dei luoghi più aridi della Terra, ha cambiato volto.
Le distese color sabbia si sono trasformate in tappeti di fiori bianchi, viola e gialli. In altre parole, il deserto è fiorito.
Secondo la Corporación Nacional Forestal del Cile (Conaf), citata da Euronews, i fiori potrebbero coprire fino a 15.000 ettari, con il picco previsto a ottobre. Intanto la zona, circa 800 chilometri a nord di Santiago, è già piena di fotografi, droni e curiosi.
Magari l'avete vista sui social, pensando che si trattasse di qualche nuovo. In realtà il segno di un clima che fa sempre più di testa propria, e di tutti i problemi ad esso connessi.
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Il deserto più arido che si copre di colori
Il deserto di Atacama è famoso per le sue statistiche estreme: in alcune aree cadono tra 0,6 e 2 millimetri di pioggia l’anno, e ci sono zone che non vedono una goccia per anni. Nel 2026, invece, alcune località del nord del Cile hanno superato i 180 millimetri di pioggia in pochi mesi.
L’acqua è penetrata nella sabbia molto più in profondità del solito e ha risvegliato un archivio segreto di vita. Sotto la crosta secca, infatti, restano per anni semi e bulbi di circa 200 specie diverse, pronti a germogliare quando umidità e temperatura si allineano. Quando succede, nascono onde compatte di viola, bianco, giallo: un paesaggio quasi psichedelico.
Le stime di Conaf parlano di fino a 15.000 ettari potenzialmente coperti di fiori nella regione di Copiapó. Secondo i media cileni citati da RaiNews, la fioritura del 2026 sarebbe la più abbondante degli ultimi trent’anni. Non sorprende che le immagini rimbalzino ovunque, dai telegiornali ai profili social.
Cos’è davvero il «desierto florido»
Il fenomeno è chiamato dagli abitanti della zona desierto florido, cioè deserto fiorito. È un fenomeno ciclico che, in anni particolarmente piovosi, trasforma per poche settimane queste valli brulle in un giardino naturale. In genere capita ogni 3-7 anni, ma l’intensità varia moltissimo. Dipende da quanta pioggia cade, da quanto dura l’inverno australe e da come si scaldano le giornate di primavera.
Tra le protagoniste ci sono la pata de guanaco (Cistanthe longiscapa), che disegna enormi pennellate viola sul terreno, e la Cistanthe grandiflora, dai fiori rosa acceso. Accanto a loro spuntano margheritine gialle, portulache, piccoli gigli. Ogni specie approfitta di questa finestra brevissima per completare il ciclo vitale, fare semi nuovi e tornare a “sparire” sotto la polvere.
Negli ultimi decenni il deserto fiorito è apparso più volte, per esempio nel 1983, nel 1997 e nel 2015. Il 2026 però spicca per estensione e densità, dicono i tecnici sul campo. Dietro c’è il protagonista invisibile di questa storia: El Niño.
Il motore nascosto: il Super El Niño 2026
Il Super El Niño è stato individuato come la causa di questo fenomeno climatico naturale intensificato. Succede quando le acque superficiali del Pacifico equatoriale si scaldano più del normale, modificando i venti e gli schemi delle piogge in mezzo mondo. Secondo i dati citati da Euronews, l’episodio in corso è tra i più forti degli ultimi quarant’anni, con il picco atteso tra fine 2026 e inizio 2027. Nel caso del Cile settentrionale ha significato nuvole cariche e temporali su territori che quasi non conoscono la pioggia.
La variabilità di El Niño esiste da sempre, ma il cambiamento climatico ne amplifica gli effetti. Secondo l’IPCC, in un pianeta più caldo eventi estremi come piogge torrenziali e ondate di calore diventano più probabili. Molti climatologi definiscono questo Super El Niño una «cartolina dal futuro»: un’anteprima delle condizioni che potrebbero diventare normali tra pochi decenni.
Meraviglia, danni e responsabilità dei visitatori
È bene ricordare che le stesse piogge che hanno fatto esplodere i colori nell’Atacama, a luglio, hanno provocato in Cile almeno 13 vittime e distrutto o danneggiato circa 4 mila case. È il doppio volto di El Niño: alluvioni in alcune regioni, siccità e incendi in altre.
E mentre migliaia di persone si riversano nel deserto fiorito per scattare foto, il governo cileno invita i visitatori a restare sui sentieri, non raccogliere fiori, non lasciare rifiuti. Una lezione valida per tutti, anche per chi, in Italia, vive un meteo sempre più estremo tutto l'anno.
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