Il castello dai mille colori nascosto in Toscana: ecco dov'è e come visitarlo

Vi è mai capitato di scorrere il feed, vedere un corridoio psichedelico di archi intrecciati e pensare: "Sarà Marrakech, minimo"? Poi leggete la geolocalizzazione: Reggello, provincia di Firenze. Ed è subito panico.
Quel luogo esiste davvero, non è un filtro. E sì, è in Toscana. È il Castello di Sammezzano, soprannominato "il palazzo dai mille colori": un miraggio orientale incastonato fra olivi e cipressi, che per anni è stato chiuso, dimenticato e desideratissimo. Ora sta vivendo una rinascita che vale la pena seguire da vicino, soprattutto se siete alla ricerca di una gita diversa dal solito Chianti con degustazione.
Un miraggio orientale tra le colline di Reggello
Siamo a Leccio, piccola frazione del comune di Reggello, una trentina di chilometri da Firenze. Arrivate tra casali in pietra, viti e colline dolci, e all’improvviso appare lui: un castello moresco che sembra uscito da una favola di Le mille e una notte.
La storia comincia nel 1605 con una semplice fattoria. Il colpo di scena arriva nell’Ottocento, quando il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona decide che il suo buen retiro toscano non sarà l’ennesima villa medicea in miniatura, ma un manifesto di orientalismo europeo. Tra il 1853 e il 1889 ridisegna tutto: archi a ferro di cavallo, arabeschi, piastrelle geometriche, scritte in arabo, colori ovunque. Un moodboard gigante, tradotto in architettura.
Dentro il castello dai mille colori (almeno con la fantasia)
Gli interni del Castello di Sammezzano sono il motivo per cui il profilo Instagram di chi visita questo posto sembra un set di fantasia. Le stanze sono 365, una per ogni giorno dell’anno, e nessuna è uguale all’altra.
La più iconica è la Sala dei Pavoni: un trionfo di stucchi policromi che disegnano ventagli, piume, motivi che ricordano le code dei pavoni aperte. Blu intensi, aranci saturi, gialli, turchesi, geometrie ripetute fino all’ipnosi. Se amate le stampe dei caftani di vacanza, qui ne vedreste la versione architettonica.
Poi c’è la Sala Bianca, un sogno in gesso candido, trafori delicatissimi che giocano con la luce come un pizzo couture. La Sala dei Gigli riprende il motivo araldico fiorentino ma lo moltiplica in pattern quasi pop. Il Corridoio delle Stalattiti è una galleria dove le volte sembrano scolpite dal ghiaccio, solo che sono intarsiate di colori caldi. Non stupisce che il castello sia stato usato come set per film e videoclip: è, di fatto, il cast più fotogenico che possiate immaginare.
Il parco, le sequoie giganti e ciò che potete vedere davvero oggi
Ora la parte onesta: al momento gli interni del Castello di Sammezzano non sono visitabili. Nessuna prenotazione segreta, nessun "conosco uno che mi fa entrare": l’accesso è vietato se non per eventuali aperture straordinarie autorizzate.
Quello che potete vivere, però, è il parco storico che circonda il castello, circa 65 ettari di colline disegnate come un giardino romantico all’inglese, punteggiato di specie esotiche. La star assoluta è la "sequoia gemella", un albero monumentale alto oltre cinquanta metri, con una circonferenza di più di otto metri, circondata da altre decine di sequoie giganti. Voi passeggiate tra querce e prati, alzate gli occhi e vi trovate in una mini California segreta nel Valdarno.
Dal parco si intravedono scorci del castello: la facciata, le torri, le finestre colorate. È un po’ come osservare un abito da red carpet da lontano sul red carpet di Venezia: non lo indossate, ma ve lo godete lo stesso.
Dall’abbandono alla rinascita: perché adesso è il momento perfetto per visitare il Castello di Sammezzano
Dopo un periodo come hotel di lusso nel dopoguerra, il Castello di Sammezzano ha chiuso nel 1990 e per oltre trent’anni è rimasto in un limbo malinconico: aste andate deserte, infiltrazioni, intonaci che cadevano. Il FAI lo ha inserito tra "I Luoghi del Cuore" e nel 2016 ha raccolto 50,141 voti: un’ovazione popolare per dire "salvatelo".
La svolta è arrivata nella primavera 2025, con l’acquisto da parte della famiglia Moretti tramite la società SMZ Srl. Parliamo di un investimento iniziale di circa 18 milioni di euro, con un progetto di restauro che potrebbe arrivare a decine di milioni per riportare in vita castello e parco. L’idea? Trasformare Sammezzano in un museo diffuso delle sue sale storiche, affiancato da una componente alberghiera di alta gamma per garantirgli un futuro sostenibile.
Come arrivare al Castello di Sammezzano
Logistica, ma chic. In auto da Firenze prendete l’A1 e uscite a Incisa‑Reggello, seguite le indicazioni per Leccio e per The Mall. Da lì una strada sale verso il complesso di Sammezzano: si parcheggia nei dintorni di Leccio e si prosegue a piedi, in salita dolce, per dieci‑venti minuti circa. Scarpe comode, niente tacchi a spillo, anche se il castello li meriterebbe.
Se vi muovete con i mezzi, potete arrivare in treno fino a una delle stazioni vicine (Incisa, Rignano o Figline Valdarno) e poi proseguire con un autobus per Leccio, quindi a piedi verso il parco. I sentieri non sono particolarmente tecnici, ma ci sono tratti sterrati: con passeggini e mobilità ridotta serve un po’ di organizzazione e qualcuno che dia una mano nei punti più sconnessi.
Il momento migliore per andarci? Le ore del mattino o del tardo pomeriggio, quando la luce radente accende i mattoni del castello e avvolge le sequoie in un’atmosfera da film. Voi portatevi una macchina fotografica, la pazienza di accettare che il cuore colorato del castello, per ora, si vede solo in foto, e la consapevolezza di trovarvi davanti a una delle rinascite più affascinanti del nostro patrimonio.
Credit photo: www.sammezzano.info
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