10 idee originali per impacchettare i regali di Natale

I pacchetti di Natale sono protagonisti della casa per molto tempo prima del Natale stesso e dunque non sono meno importante dei regali che contengono.
** Qui trovate tutte le nostre selezioni di regali di Natale **
Appoggiati sotto l'albero per settimane (o perlomeno qualche giorno), per presentare al meglio i vostri presenti, confezionateli in maniera impeccabile. Come? Dando sfogo alla fantasia: basta pochissimo per esprimere un sentito augurio anche nel packaging natalizio.
Se volete seguire dei consigli a garanzia di pacchetti di Natale meravigliosi, ecco 10 idee originali da cui trarre spunto.
10 idee per pacchetti di Natale originali
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1. Dolci pacchetti
Per un regalo che sappia di dolcezza nel vero senso del termine, integrate nel packaging un dolcetto dal retrogusto natalizio: un biscotto allo zenzero o un candy cane renderanno il pacchetto letteralmente delizioso.
2. Cera lacca
Se volete un taglio elegantissimo per i vostri pacchi, la cera lacca saprà infondere lo charme che state cercando. Nei colori tradizionali (e perfetti per il Natale) tipo il rosso così come nelle tinte preziose (dalla dorata a quella argentea), il bollo di cera lacca con impresso un logo, un disegno o le vostre iniziali sarà il non plus ultra dello charme.
3. Raffinatezza total black
Anche in materia di packaging, il nero non si smentisce mai: elegantissimo e impeccabile, saprà dare a un pacchetto la giusta estetica. Se ne volete alleggerire l’effetto troppo austero, fatevi aiutare da un rametto di vischio o da qualche foglia.
4. Note natalizie
Anche la carta musicale si presta particolarmente per assemblare pacchetti eleganti e mai banali. Nessuna nota dolente per i regali la cui carta integra pentagrammi e spartiti, anzi: non c’è occhio (e nemmeno orecchio) che non saprà apprezzare l’idea.
5. Musicale
Se volete davvero rendere un pacchetto apprezzabile anche a livello sonoro, non limitatevi agli spartiti da usare come carta. Puntate su dettagli sonori come le campanelle, i sonagli e tutto ciò che emette suoni che ben si sposano con il clima natalizio.
6. Lettering
Per personalizzare un pacchetto, potete farvi aiutare dalle lettere dell’alfabeto tridimensionali. Scegliete tra tesserine di Scarabeo, piccoli tasselli di puzzle o quadratini di legno su cui incidere a caldo la letterina con un pirografo. E potrete anche sostituire il biglietto, scrivendo il nome del destinatario del regalo direttamente sul pacco grazie al lettering.
7. Pacchetto fotografico
Quale migliore decorazione di una fotografia stampata, da infilare come biglietto o anche solo come dettaglio creativo? Per un effetto un po’ vintage, il formato ideale è quello della Polaroid. Scegliete dei soggetti fotografici che siano simbolici per chi riceverà il pacchetto così non dovrete aggiungere nemmeno il nome.
8. Carta di giornale
Non storcete il naso perché non si tratta affatto di un ripiego da ultimo minuto! La carta di giornale usata per avvolgere i pacchetti può essere davvero molto chic. Basta scegliere una cellulosa di buona qualità, con stampate lettere dal font raffinato o anche foto patinate ma non troppo. Il risultato saprà essere più raffinato di molta carta da regali nata appositamente per questo scopo.
9. Pompon pop
Per pacchetti più giocosi e altamente allegri, integrate pompon o nappine colorate. Un arcobaleno di nuance accese si adatterà bene a una carta dal colore neutro, come il beige tipico della carta da pacchi. Oltre ad appagare il senso della vista, la morbidezza dei pompon sarà piacevole anche al tatto.
10. Decori naturali
Se invece non volete sbagliare mai, decorate con del verde fresco. Un rametto, una fogliolina o qualche bacca daranno quel tocco green che è una garanzia di raffinatezza. Per essere perfettamente a tema Natale, infilate nei nastri i protagonisti di stagione: un rametto di vischio, di pino o di abete saranno il top!
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"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera.
In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.
“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.
Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026
Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.
Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese.
A grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.
Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».
E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».
Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».
E un po’ d’ansia, c’è?
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia».
Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».
E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».
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Attenzione: questi errori potrebbero sabotare la vostra idratazione

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1. Pensate che otto bicchieri al giorno siano la regola universale
L’idea degli otto bicchieri al giorno è rassicurante perché semplice, ma non è una formula valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia in base a età, peso, attività fisica, clima e stato di salute. Alcune persone hanno bisogno di più acqua, altre leggermente meno. Più che fissarsi su un numero, è utile osservare i segnali del corpo: un’urina troppo scura, stanchezza o difficoltà di concentrazione possono indicare che l’idratazione non è sufficiente.
2. Bevete solo quando avete sete
La sete non è il primo segnale, ma l’ultimo campanello d’allarme. Quando avvertiamo la sensazione di sete, il corpo è già in una fase iniziale di disidratazione. Aspettare quel momento significa inseguire un deficit. L’idratazione dovrebbe essere costante e distribuita nell’arco della giornata, non una risposta d’emergenza.
3. Recuperate tutto in una volta
Se durante la giornata bevete poco e poi, a fine pomeriggio, cercate di compensare con grandi quantità d’acqua, non state davvero aiutando il corpo. Bere troppo in poco tempo può causare gonfiore e non garantisce un assorbimento efficace. Inoltre, concentrare i liquidi nelle ore serali può disturbare il sonno. L’idratazione funziona meglio quando è regolare e graduale.
4. Non monitorate quanto bevete effettivamente
Tra lavoro, impegni e distrazioni, è facile accorgersi a fine giornata di aver bevuto pochissimo. Tenere una borraccia visibile sulla scrivania o impostare piccoli promemoria può aiutare a rendere l’idratazione più consapevole. Spesso il problema non è la mancanza di volontà, ma la semplice dimenticanza.
5. Ignorate i cibi ricchi d’acqua
L’idratazione non passa solo dal bicchiere. Frutta e verdura ad alto contenuto di acqua (come cetrioli, anguria, fragole o zucchine) contribuiscono in modo significativo al bilancio quotidiano dei liquidi. Anche zuppe, frullati e smoothie sono alleati preziosi. Una dieta varia e ricca di vegetali può coprire una parte importante del fabbisogno giornaliero.
6. Esagerate con gli elettroliti
Le bevande con elettroliti sono utili in situazioni specifiche, come sport intensi o esposizione prolungata al caldo. Ma per la maggior parte delle persone, una dieta equilibrata fornisce già sodio, potassio e magnesio a sufficienza. Consumare quotidianamente bevande sportive può aggiungere zuccheri inutili senza reali benefici per l’idratazione.
7. Vi affidate troppo a bevande zuccherate
Bibite, succhi industriali e caffè aromatizzati possono sembrare dissetanti, ma non sostituiscono l’acqua. Lo zucchero in esse presente può persino ostacolare una corretta idratazione e contribuire a cali energetici improvvisi. Se l’obiettivo è sentirsi più lucide e leggere, l’acqua resta la scelta più efficace.
8. Esagerate con la caffeina o le bibite gassate
Le bevande gassate danno una sensazione di pienezza che può far credere di aver bevuto abbastanza, mentre la caffeina può aumentare la perdita di liquidi. Non bisogna per forza eliminarle del tutto, ma limitarle e non considerarle la principale fonte di idratazione quotidiana.
9. Non adattate l’apporto di liquidi alle circostanze
Il fabbisogno di liquidi cambia. Con il caldo, durante una malattia o in caso di attività fisica intensa, il corpo perde più acqua e ha bisogno di reintegrare. Anche l'uso di alcuni farmaci o il consumo di alcol possono aumentare il rischio di disidratazione. L’idratazione non è statica: va modulata in base al momento.
10. Pensate che più acqua significhi sempre più benessere
Se bere troppo poco è un problema, anche l’eccesso può esserlo. Assumere grandi quantità di acqua in tempi molto brevi può alterare l’equilibrio dei sali minerali nel sangue. Un segnale di eccessiva idratazione può essere un’urina completamente trasparente per periodi prolungati. Come spesso accade, la parola chiave è equilibrio.
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Cosa significa se il comportamento degli altri ci dà continuamente fastidio

Succede più spesso di quanto ammettiamo. Quando qualcuno parla troppo, ci interrompe, mastica rumorosamente, risponde in modo passivo-aggressivo o sembra occupare sempre tutto lo spazio. All’inizio proviamo a non pensarci, a chiudere un occhio. Poi quella sensazione cresce fino a irritarci tremendamente e a farci venire voglia di allontanarci.
E ci chiediamo perché mai il comportamento degli altri riesca a darci così tanto fastidio.
La risposta più semplice sarebbe dire che “le persone sono maleducate” o “sempre più insopportabili”.
Ma la psicologia racconta una storia un po’ diversa: quando il fastidio diventa costante, ripetuto, quasi automatico, spesso non riguarda solo l’altro. È un segnale, e vale la pena ascoltarlo.
**Venti cose che (forse) fate e che gli altri odiano**
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Quando il fastidio è uno specchio (e non solo un problema di educazione)
Non tutto ciò che ci infastidisce negli altri è un vero torto. A volte è uno specchio emotivo che ci rimanda qualcosa di nostro, perché è vero che ci i colpiscono di più i comportamenti che toccano un punto sensibile.
Capita, per esempio, che chi è sempre attento a non disturbare si irriti profondamente con chi invade lo spazio altrui senza farsi problemi. Oppure che chi è cresciuto imparando a non chiedere mai nulla provi fastidio verso chi pretende attenzioni o risposte immediate. In questi casi non è tanto il gesto in sé a infastidirci, quanto ciò che rappresenta.
Il fastidio, allora, non è un difetto di carattere né una mancanza di empatia. È una reazione emotiva che segnala un conflitto interno: qualcosa che non abbiamo risolto, accettato o espresso. Ignorarlo non lo fa sparire. Anzi, spesso lo amplifica.
Il fastidio come segnale di confini che non stiamo rispettando
In queste situazioni, quando il comportamento degli altri ci dà continuamente fastidio, c’è un altro aspetto fondamentale da considerare: lo stato emotivo in cui ci troviamo. Quando siamo stanchi, in ansia, sotto pressione, emotivamente sovraccaricati, la soglia di tolleranza si abbassa. Comportamenti che in altri momenti avremmo ignorato diventano improvvisamente insopportabili.
In molti casi, infatti, il fastidio continuo nasce da confini poco chiari o non rispettati, soprattutto da noi stessi. Dire sempre sì, adattarsi, evitare il conflitto per quieto vivere ha un costo emotivo. Prima o poi, la frustrazione cerca una via d’uscita, e spesso lo fa sotto forma di irritazione verso gli altri.
Non è raro che questo accada nei rapporti più vicini: in famiglia, in coppia, sul lavoro. Proprio dove sentiamo di “dover” reggere di più.
Il fastidio diventa allora una forma indiretta di protesta: il modo in cui il nostro corpo e la nostra mente ci dicono che qualcosa non è più sostenibile.
Cosa fare quando tutto ci irrita (senza colpevolizzarci)
La tentazione, quando tutto ci dà fastidio, è pensare di essere diventati intolleranti o “difficili”. In realtà, può essere l’occasione per fermarsi e fare un passo indietro. Chiederci non tanto chi ci infastidisce, ma perché proprio quel comportamento ci colpisce così tanto.
Aiuta distinguere tra un fastidio occasionale e uno costante: il primo è normale, umano; il secondo merita ascolto. Spesso indica che stiamo vivendo troppo in modalità adattamento, che stiamo ignorando un bisogno o che abbiamo accumulato stanchezza emotiva.
Non sempre serve cambiare le persone intorno a noi. A volte basta riconoscere un limite, prendere un po’ di distanza e concedersi il diritto di non essere sempre disponibili. Il fastidio non chiede soluzioni drastiche, ma attenzione.
In fondo, imparare ad ascoltare ciò che ci irrita è un modo per conoscerci meglio. Per capire dove stiamo chiedendo troppo a noi stessi e dove, forse, è il momento di cambiare qualcosa. Non negli altri, ma nel modo in cui ci stiamo dentro alle relazioni.
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Questi sono i 6 segni più fortunati dell'anno del Cavallo

Il 17 febbraio 2026 inizia l’anno del Cavallo di Fuoco, una delle combinazioni più intense e dinamiche dello zodiaco cinese. Energia, iniziativa, voglia di libertà e cambiamento saranno le parole chiave dei prossimi mesi.
Ma se è vero che ogni anno porta con sé opportunità per tutti, è altrettanto vero che alcuni segni saranno particolarmente in sintonia con questa vibrazione ardente, pronta a premiare chi avrà il coraggio di osare.
Ecco quali sono i sei segni che, secondo l’oroscopo cinese, potranno contare su una marcia in più nel 2026.
Che anno sarà l'anno del Cavallo
Il Cavallo incarna indipendenza, vitalità, spirito di esplorazione e desiderio di movimento. Con l’elemento Fuoco e la polarità Yang a rafforzarne le caratteristiche, il 2026 si preannuncia come un anno di slanci improvvisi, nuove direzioni e cambiamenti decisi.
Sarà un periodo favorevole per chi vuole reinventarsi, lanciare un progetto, cambiare lavoro o prendere finalmente una decisione rimandata. L’energia sarà potente, quasi dirompente: entusiasmo, socialità e voglia di mettersi in gioco saranno incoraggiati.
La sfida? Non lasciarsi travolgere dall’impulsività. Il Fuoco brucia, illumina e scalda, ma può anche consumare in fretta. Chi saprà trovare un equilibrio tra passione e consapevolezza potrà trasformare questo anno in un momento di svolta.
**Capodanno cinese 2026: che anno sarà l’anno del Cavallo di fuoco**
I segni zodiacali cinesi che avranno più fortuna nell'anno del Cavallo
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Cavallo (anni: 1954, 1966, 1978, 1990, 2002, 2014, 2026)
Essere nati sotto il segno del Cavallo significa vivere sotto la protezione del segno protagonista dell’anno, e nel 2026 questo si traduce in un’accelerazione naturale verso il successo.
Sarà un periodo di affermazione personale, con tante nuove opportunità professionali e decisioni importanti da prendere. L’energia sarà alta, la voglia di sperimentare ancora di più. Attenzione però a non disperdere le forze: scegliere una direzione chiara sarà fondamentale per non correre in troppe direzioni contemporaneamente.
Tigre (anni: 1950, 1962, 1974, 1986, 1998, 2010, 2022)
La Tigre è uno dei segni più in sintonia con il Cavallo, perché condivide coraggio, spirito libero e desiderio di azione.
Il 2026 porterà occasioni di crescita e possibilità di mettersi in mostra per i nati sotto questo segno. Nuovi incarichi, viaggi, relazioni stimolanti: tutto ciò che rompe la routine sarà particolarmente favorito. La fortuna sarà dalla vostra parte, ma servirà strategia per non lasciarsi guidare solo dall’istinto.
Cane (anni: 1946, 1958, 1970, 1982, 1994, 2006, 2018)
Coloro nati sotto il segno del Cane vivranno un 2026 meno rumoroso ma estremamente significativo. Se per altri segni l’anno sarà fatto di slanci improvvisi, per voi sarà soprattutto un periodo di consolidamento.
Relazioni, collaborazioni e progetti iniziati negli anni scorsi troveranno una nuova stabilità. Potrebbero arrivare riconoscimenti o responsabilità maggiori, ma sempre su basi solide. La vostra lealtà e coerenza saranno premiate. È un anno in cui si costruisce, non si improvvisa.
Capra (anni: 1955, 1967, 1979, 1991, 2003, 2015)
Per la Capra, l’anno del Cavallo rappresenta una spinta creativa importante. Il 2026 accende infatti l’ispirazione, ma vi chiede anche di uscire da una certa timidezza.
Se avete un talento, un’idea o un progetto nel cassetto, questo è l’anno giusto per mostrarsi. La fortuna arriva quando decidete di esporvi, non quando restate in disparte. La sensibilità naturale del segno si unisce all’energia del Fuoco, generando ispirazione e nuove visioni. Sul piano emotivo, sarà importante trovare equilibrio tra bisogno di protezione e desiderio di indipendenza.
Drago (anni: 1952, 1964, 1976, 1988, 2000, 2012, 2024)
I segni del Drago e del Cavallo insieme creano un mix potente, che quest'anno mette tali segni al centro della scena: leadership, visibilità, occasioni di crescita professionale.
Potreste essere chiamati a guidare un progetto, a prendere una decisione importante o a rappresentare un gruppo. L’ambizione sarà alta, così come le aspettative. La vera sfida? Restare generosi e collaborativi. Il successo condiviso sarà più duraturo di quello individuale.
Scimmia (anni: 1944, 1956, 1968, 1980, 1992, 2004, 2016)
Per la Scimmia il 2026 sarà un anno brillante, dinamico e sorprendente. L’energia del Cavallo stimola la vostra mente veloce e la vostra capacità di adattamento.
Nuovi incontri, idee improvvise, opportunità che nascono quasi per caso: la fortuna arriverà spesso attraverso connessioni sociali e networking. Tuttavia, sarà fondamentale non disperdere l’attenzione in troppi progetti contemporaneamente. Concentrarsi su una priorità vi permetterà di trasformare il potenziale in risultato concreto.
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