Mega bigino di Eurovision 2023

Eurovision Song Contest 2023 deskEurovision song contest 2023
Tra canzoni e cantanti in gara, un po' di storia, qualche regola e tante curiosità, ecco tutto quello che c'è da sapere su Eurovision 2023

Si terrà a Liverpool dal 9 al 13 maggio la 67esima edizione dell’Eurovision Song Contest. E quella di Eurovision 2023 sarà un’edizione speciale. 

A fare gli onori di casa nella cittadina inglese ci sarà anche un altro Paese UE: l’Ucraina. Vincitrice dell’Eurovision 2022, proprio in Ucraina si sarebbe dovuta tenere l’edizione 2023. Ma a causa della guerra in corso il comitato organizzatore della kermesse musicale ha deciso, dopo un’attenta valutazione, di assegnare al Regno Unito, classificatosi al secondo posto nella precedente edizione, il titolo di nazione ospitante 2023. 

L’Ucraina, tuttavia, sarà parte integrante dell’evento: sia della gara, perché come per i concorrenti delle Big Five, anche la nazione vincitrice dell'edizione torinese del 2022, è entrata di diritto in finale; sia sul palco, dove ci sarà una conduttrice di nazionalità ucraina ad affiancare i due conduttori inglesi.

Ma questo è solo l’inizio. Cos’è l’Eurovision Song Contest e quand’è nato? Come funziona il meccanismo di selezione dei concorrenti? E quali sono le band e i solisti in gara quest'anno?

Mega bigino di Eurovision 2023

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Cos'è l’Eurovision

L’Eurovision è un festival musicale internazionale organizzato ogni anno dai membri dell'Unione europea di radiodiffusione.

È uno dei programmi televisivi musicali più longevi di sempre a livello internazionale. E tra gli eventi non sportivi tra i più seguiti al mondo.

Nato nel 1956 a Lugano, l'Eurovision Song Contest - questo il nome completo - era chiamato in italiano Gran Premio Eurovisione della Canzone o Concorso Eurovisione della Canzone. Più informalmente era detto anche Eurofestival

Da quando è diventato un evento cult è per tutti, semplicemente, l'Eurovision.

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Qualche nozione di storia

La 67esima edizione del concorso si terrà alla Liverpool Arena di Liverpool, nel Regno Unito. E non, come già detto, in Ucraina a causa dell'invasione russa. 

La scelta del Regno Unito è dipesa dal fatto che il cantante e chitarrista britannico Sam Ryder si è classificato al secondo posto nel 2022 (con il brano Space Man) e perché il Regno Unito si è dimostrato molto favorevole ad ospitare il Festival.

Non accadeva dal 1980 che il Paese vincitore non fosse quello ospitante nell’anno successivo. In passato, l’Ucraina ospitò le edizioni del 2005 e del 2017. Mentre è la nona volta che l’Eurovision si svolge in terra britannica, dopo le edizioni del 1960, 1963, 1968, 1972, 1974, 1977, 1982 e 1998.

L’ufficialità della nazione ospitante è stata data il 25 luglio 2022 dall'UER, che ha anche annunciato l’organizzazione congiunta tra BBC e UA:PBC.

A contendersi l’evento sono state all’inizio una ventina circa di città britanniche. Ristretta la rosa delle candidature alle città di Birmingham, Glasgow, Leeds, Liverpool, Manchester, Newcastle e Sheffield, la BBC, dopo aver analizzato i dossier e visitato le città candidate, ha ristretto ulteriormente alle città di Glasgow e Liverpool, e poi il 7 ottobre, durante il programma di BBC One The One Show, ha confermato che la sede dell'Eurovision Song Contest 2023 sarebbe stata la Liverpool Arena dell'omonima città.

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Come funziona la selezione dei cantanti in gara

Il concorso si articola in due semifinali e una finale.

Nel corso delle semifinali vengono selezionati dieci tra solisti e band che accedono alla finale.

Ai 20 finalisti votati nel corso delle due serate si aggiungono poi i 5 concorrenti presentati dalle nazioni cosiddette Big Five - ovvero Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna.

Ad aggiudicarsi il 26esimo posto è il concorrente o la band vincitrice dell'edizione precedente.

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Verso la finale di Eurovision 2023

Sono 37 gli Stati che concorrono per partecipare alla 67esima edizione dell’Eurovision 2023. 

Ma ad accedere alla finale del 13 maggio 2023 saranno solo 26 concorrenti in tutto. Di questi, 10 sono i primi qualificati nella semifinale del 9 maggio 2023, 10 sono i qualificati della seconda semifinale dell’11 maggio, a cui si aggiungono i 5 finalisti di diritto scelti dalle nazioni Big Five e come ventiseiesima l'Ucraina, vincitrice dell'edizione 2022.

I 26 paesi finalisti si esibiranno sul palco della Liverpool Arena in un ordine ancora da definire. Come stabilito da un sorteggio, l'Ucraina e il Regno Unito, gli stati organizzatori, si esibiranno rispettivamente al 19esimo e 26esimo posto. 

Per la prima volta dall'edizione 2016, nel 2023 il sistema di voto del concorso torna ad essere quello usato nel 2009: durante le semifinali i paesi finalisti saranno votati dal pubblico attraverso il televoto (escludendo quindi il voto delle giurie nazionali). 

I risultati della finale, invece, come da tradizione, saranno determinati dalla somma del voto delle giurie nazionali e del pubblico.

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Un'altra novità nel sistema di voto di quest'anno

L’altra novità dell’edizione 2023 è che i telespettatori dai paesi non partecipanti potranno votare durante l'evento attraverso la piattaforma online del concorso.

I loro voti saranno aggiunti a quelli del televoto e saranno presentati come un unico set di 58 punti (la stessa quantità a disposizione di ciascun singolo paese) denominato "Resto del mondo".

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Scenografia, logo e slogan dell’edizione 2023

Il 2 febbraio 2023 è stata presentato la scenografia dell'edizione 2023 dell’Eurovision. 

Ideata sui "principi di unione, celebrazione e comunità", trae ispirazione dagli aspetti culturali e dalle similitudini tra l'Ucraina e il Regno Unito. Il curatore, lo statunitense Julio Himede, è anche l’ideatore della scenografia dell'American Song Contest e dei Grammy Awards 2022.

In linea con i principi che hanno ispirato il design della scenografia è anche lo slogan dell’edizione 2023: United by Music

Mentre il logo raffigura un elettrocardiogramma realizzato con i colori delle bandiere dei paesi organizzatori: Ucraina e Regno Unito. Le pulsazioni producono una serie di cuori, ciascuno sensibile al ritmo della musica.

La BBC ha affermato che il logo "riflette le origini stesse del concorso", originariamente creato come esperimento di trasmissione per riunire l'Europa.

Chi saranno i presentatori

Presentatori di tutte le serate dell'evento dell’Eurovision 2023 saranno la cantante Alesha Dixon, l'attrice Hannah Waddingham e la cantante ucraina Julija Sanina. 

Lo storico commentatore e conduttore televisivo irlandese Graham Norton si unirà al team come co-presentatore per la finale.

Per la diretta italiana i conduttori dell'edizione 2023 saranno Mara Maionchi e Gabriele Corsi.

Dove vedere Eurovision 2023

La versione italiana di Eurovision Song Contest 2023 sarà trasmessa il 9 e l'11 maggio in prima serata su Rai 2, mentre la finale del 13 maggio andrà in onda su Rai 1. 

Su Rai Radio 2 e sul canale 202 del Digitale terrestre il commento in simulcast delle tre serate. La kermesse 2023 sarà anche trasmessa su RaiPlay.

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Eurovision Song Contest 2023, i concorrenti

I partecipanti all'edizione di Liverpool saranno 23 solisti (di cui 10 cantanti uomini e 13 donne), 4 duetti (due maschili, uno femminile, uno misto) e 10 band (8 maschili, uno femminile e uno misto). 

Ha solo 16 anni il greco Victor Vernicos, il più giovane artista in gara. Mentre il più anziano, classe 1961, è Damir "Mrle" Martinovic, il leader fiumano della band croata Let 3.

I rappresentanti di Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Finlandia, Slovenia, Albania, Croazia e Moldavia canteranno brani nelle rispettive lingue. La concorrente Moldava, in particolare, canterà per la prima volta in romeno. Tra gli altri, ben 21 concorrenti più i tre di Regno Unito, Irlanda e Malta canteranno in inglese. Le ceche Vesna presentano versi in quattro lingue: ceco, bulgaro, ucraino e inglese. 

Come Marco Mengoni, sono in gara per la seconda volta all'Eurovision Song Contest anche i rappresentanti di Svezia (Loreen, vincitrice del 2012), Moldavia (Pasha Parfeny, 11esimi nel 2012) e Lituania (Monika Linkyte, 15esima nel 2015). 

In sua rappresentanza, San Marino ha scelto i toscani Piqued Jacks. Il quartetto indie-rock, con Like an animal, ha vinto la seconda edizione di Una voce per San Marino, il minifestival che permette al vincitore di accedere al palcoscenico europeo.

@grazia_it

‘It’s Versace, Baby!’ – @Marco Mengoni arriva sul turquoise carpet di Eurovision 2023 a Liverpool ricordando Rihanna al MET Gala. ‘DV l’ha scelto per me’, continua il cantante, riferendosi ovviamente a Donatella Versace. Mengoni aveva indossato @Versace anche a Sanremo, tre look del brand scelti assieme al suo stylist @lorenzo posocco – in bocca al lupo Marco! editor @Sara Moschini #Eurovision2023 @Eurovision #marcomengoni #versace

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Marco Mengoni all’Eurovision 2023

Vincitore del Festival di Sanremo, Marco Mengoni parteciperà per l’Italia all’Eurovision 2023 con una versione riarrangiata del brano Due Vite.

Secondo il regolamento del contest, infatti, i brani non possono durare più di tre minuti. La canzone originaria di Mengoni sforava di 45 secondi, da qui le modifiche apportate ad alcuni passaggi. 

Nella prima strofa, per esempio, ha tagliato: “Siamo fermi in un tempo così / Che solleva le strade / Con il cielo ad un passo da qui / Siamo i mostri e le fate / Dovrei telefonartiDirti le cose che sentoMa ho finito le scuse / E non ho più difese”.

Anche la cover del singolo è stata rinnovata. Rispetto all’originale i colori sono stati invertiti e la figura bianca del cantante emerge dallo sfondo nero. 

Il brano è già disco di platino, conta oltre 70 milioni di stream audio e il video ufficiale ha all’attivo più di 30 milioni di visualizzazioni.

"Ho scelto Due vite perché voglio portare me stesso su quel palco - ha spiegato il cantautore - e questo brano è una riflessione a cui tengo molto e mi piace l'idea che arrivi a così tante persone, anche con un background culturale e musicale così diverso dal mio, non vedo l'ora. È un viaggio intimo, un invito rivolto a tutti noi ad accettare quello che la vita ci offre perché tutto quello che viviamo ci serve per crescere e va accettato, senza ripensamenti, rimpianti, senza se e senza ma".

Dieci anni fa, nel 2013, Mengoni partecipò all'edizione dell'Eurovision Song Contest che si tenne nella città di Malmö, in Svezia, con la canzone L'essenziale (classificandosi al settimo posto).

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I biglietti di Eurovision 2023

I biglietti per l’Eurovision 2023 sono in vendita solo presso i rivenditori ufficiali. E sono di tre tipologie diverse: per lo show pomeridiano (dedicato alle famiglie), le prove o per la gara serale. 

Il prezzo non è ancora noto. I biglietti dell’Eurovision 2022 si aggiravano tra un minimo di 80 euro e un massimo di 250 per le semifinali, mentre dai 150 ai 300 euro per la finalissima. Per le prove cifre più contenute, 30 euro.

@grazia_it

Quali sono le 10 canzoni date per favorite all’Eurovision Song Contest 2023? Esclusa l’Italia e il nostro Marco Mengoni che conosciamo bene (e sarebbe in top ten) vi raccontiamo qualcosa degli altri artisti prima tra tutte Alessandra Mele, cantante italo-norvegese con la sua Queen of Kings, ma anche il ritorno di Loreen dopo la vittoria a Eurovision 2012, l’ipnotica nenia delle Vesna per la Repubblica Ceca e la fortissima Mae Muller che rappresenta i padroni di casa del Regno Unito con una canzone super catchy. Voi avete già le vostre preferite? Editor @Sara Moschini #eurovision2023 #eurovisionsongcontest #alessandramele #loreen

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Partecipanti e titoli delle canzoni in gara (tra parentesi)

Albania: Albina & Familja Kelmendi (Duje)
Armentia: Brunette (Future lover)
Austria: Teya & Salena (Who the hell is Edgar?)
Australia: Voyager (Promise)
Azerbaigian: TuralTuranX (Tell me more)
Belgio: Gustaph (Because of you)
Cipro: Andrew Lambrou (Break a broken heart)
Croazia: Let 3 (Mama sc!)
Danimarca: Reiley (Breaking my heart)
Estonia: Alika (Bridges)
Finlandia: Käärijä (Cha cha cha)
Francia: La Zarra (Évidemment)
Georgia: Iru Khechanovi (Echo)
Germania: Lord of the lost (Blood & glitter)
Grecia: Victor Vernicos (What they say)
Irlanda: Wild youth (We are one)
Islanda: Diljá (Power)
Israele: Noa Kirel (Unicorn)
Italia: Marco Mengoni (Due vite)
Lettonia: Sudden Lights (Aija)
Lituania: Monika Linkyte (Stay)
Malta: The Busker [Dance (Our Own Party)]
Moldavia: Pasha Parfeni (Soarele si Luna)
Norvegia: Alessandra (Queen of kings)
Paesi Bassi: Mia Nicolai & Dion Cooper
Polonia: Blanka (Solo)
Portogallo: Mimicat (Ai coração)
Regno Unito (organizzatore): Mae Muller (I wrote a song)
Repubblica Ceca: Vesna (My sister’s crown)
Romania: Theodor Andrei (D.G.T.)
San Marino: Piqued Jacks (Like an animal)
Serbia: Luke Black (Samo mi se spava)
Slovenia: Joker out (Carpe diem)
Spagna: Blanca Paloma (Eaea)
Svezia: Loreen (Tattoo)
Svizzera: Remo Forrer (Watergun)
Ucraina: Tvorchi (Heart of steel)

 

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Come funziona il metodo dei 90 minuti per svegliarsi sempre riposati

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Dormire seguendo il metodo dei 90 minuti può migliorare la qualità del riposo e rendere il risveglio più naturale

Quante volte vi siete svegliate con la sensazione di non aver dormito affatto, nonostante abbiate passato una buona dose di tempo a letto? Il segreto per alzarsi riposati non risiede tanto nella quantità di ore dormite, quanto nella qualità dei cicli del sonno: ed è qui che entra in gioco il metodo 90 minuti.

Secondo gli esperti, il nostro riposo è scandito da fasi che si susseguono in cicli di circa un’ora e mezzo, e sintonizzarsi su questi intervalli può fare la differenza tra svegliarsi stanchi o sentirsi davvero rigenerate.

Non è un trucco di magia, né l’ennesima moda di benessere: è un approccio basato sulla fisiologia del sonno, che può essere facilmente adattato alla routine quotidiana.

Il metodo 90 minuti nasce, infatti, dall’osservazione che il sonno non è un blocco uniforme, ma una successione di fasi (nello specifico dalla leggerezza al sonno profondo, fino al REM, la fase in cui sogniamo) che si ripetono ciclicamente.

Comprendere e rispettare questa dinamica può aiutarci a scegliere l’ora migliore per andare a letto e, soprattutto, per svegliarci nel momento giusto del ciclo.

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Perché dormire a cicli di 90 minuti aumenta il benessere

Il nostro sonno è suddiviso in più fasi: leggera, profonda e REM, ognuna con una funzione precisa. Queste fasi si susseguono in cicli di circa 90 minuti: un periodo biologico naturale durante il quale il cervello e il corpo passano da uno stato all’altro.

Se ci si sveglia nel bel mezzo di un ciclo, per esempio, durante il sonno profondo, è molto più probabile alzarsi con quella spiacevole sensazione di pesantezza e confusione mattutina, spesso definita “inerzia del sonno”.

Il metodo dei 90 minuti sfrutta questa conoscenza: se programmiamo il risveglio alla fine di un ciclo completo, il corpo è già in una fase più leggera e il cervello più pronto a “ripartire”.

Come applicare il metodo 90 minuti nella vita reale

Applicare questo metodo richiede un po’ di pianificazione, ma non è complicato. Il primo passo è capire a che ora volete svegliarvi, e da lì contare i cicli all’indietro. Un esempio pratico? Se vi addormentate alle 23:00:

  • un ciclo da 90 minuti vi porta alle 00:30,

  • tre cicli (4,5 ore) alle 03:30,

  • quattro cicli (6 ore) alle 05:00,

  • cinque cicli (7,5 ore) alle 06:30.

Per chi fatica ad addormentarsi, può essere utile avvicinarsi gradualmente al metodo: fissare un orario fisso per andare a letto e puntare a completare, per esempio, quattro o cinque cicli completi. Anche l’uso di app che monitorano i cicli del sonno può dare un’indicazione utile se non siete ancora in sintonia con i vostri ritmi naturali.

Un altro aspetto importante è prepararsi al meglio per un sonno regolare: ridurre l’uso di schermi prima di dormire, limitare caffeina e alcol già dal primo pomeriggio, e creare un ambiente buio, fresco e silenzioso dopo potersi riposare. Queste abitudini non solo favoriscono l’addormentamento, ma aiutano anche a mantenere cicli del sonno più coerenti e regolari.

Infine, è importante ricordare che non esiste una “formula perfetta” valida per tutti: il metodo 90 minuti è uno strumento che può aiutare molte persone a ottimizzare il proprio riposo, ma ogni organismo ha le sue differenze. Tuttavia, ascoltare il proprio corpo, rispettare i ritmi naturali e puntare a cicli di sonno completi può essere un passo concreto verso una sveglia più leggera e più energia per la giornata.

 

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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

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Tra filtri vintage e vecchi selfie, il ritorno del 2016 racconta molto del nostro rapporto con Instagram e del desiderio di semplicità

Il 2026 è il nuovo 2016.

Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.

Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.

Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.

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Che cos’è il trend del 2016

“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.

L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.

Come e perché è nato questo fenomeno

Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.

Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.

Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.

Una nostalgia che va oltre le immagini

Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.

Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.

La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.

E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.

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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

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Una ricerca di IKEA ha riscontrato che il miglior antidoto allo stress è il gioco, e da qui nasce GREJSIMOJS, che fa giocare (anche) i grandi

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.

33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.

Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.

O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.

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La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.

Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.

Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.

«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».

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E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.

O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.

«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.

«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».

In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.

«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.

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«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».

La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026

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Come coltivare la resilienza: 7 pratiche per affrontare la vita con più forza e leggerezza

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Dalla mentalità di crescita alla mindfulness: 7 pratiche concrete per rafforzare la resilienza e affrontare stress e cambiamenti al meglio

Nel lessico del benessere contemporaneo c’è una parola che torna con insistenza: resilienza. Non perché sia di moda, ma perché risponde a un bisogno concreto. Viviamo in un tempo segnato da cambiamenti rapidi, incertezze diffuse e una stanchezza che non è solo fisica ma anche, e soprattutto, mentale.

E così, più che cercare soluzioni drastiche o trasformazioni improvvise, cresce il desiderio di costruire una forza diversa: meno appariscente, ma più stabile.

Parlare oggi di resilienza significa interrogarsi su come affrontiamo gli imprevisti, lo stress quotidiano, le fasi di passaggio e tutto quanto la vita ci mette davanti. Non si tratta di “tenere duro” a tutti i costi, ma di sviluppare strumenti interiori che permettano di adattarsi, recuperare, ripartire.

Una competenza che non è innata, ma che si può coltivare nel tempo, attraverso abitudini consapevoli e pratiche alla portata di tutti.

Cos’è la resilienza e perché è così importante

La resilienza non è una parola astratta o una moda del momento: è la capacità di affrontare eventi stressanti o difficili e di uscirne con maggiore consapevolezza. Non significa essere immuni alle difficoltà, ma imparare a gestirle con strumenti che potenziano la tranquillità mentale e l’adattamento emotivo. È un processo dinamico che cresce con l’esperienza, la riflessione e la cura di sé, e che ci rende capaci di guardare avanti anche quando il cammino si fa accidentato.

Ecco allora sette pratiche che aiutano a rafforzare la resilienza e a vivere le difficoltà con maggiore equilibrio e lucidità.

**Il vero segreto della felicità è la resilienza: cos’è e come allenarla**

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1. Coltivare una mentalità di crescita

Avere una mentalità di crescita significa vedere gli ostacoli non come muri invalicabili, ma come opportunità di apprendimento. Invece di pensare “non sono capace”, si impara a dire “sto imparando”.

Questa prospettiva riduce l’ansia, incentiva la curiosità e alimenta la resilienza perché sposta l’attenzione dal fallimento alla scoperta. Alcune strategie includono abbracciare consapevolmente le imperfezioni, accettare critiche costruttive, prendere rischi calcolati e dare a se stessi il tempo di lavorare attraverso le sfide.

2. Prendersi cura di sé con amore

La cura di sé non è un lusso, è una necessità per costruire resilienza. Prendersi cura del corpo e della mente significa individuare ciò che ci nutre davvero (che sia un bagno caldo, una camminata nel parco o semplicemente dieci minuti di respiro profondo) e farne una priorità.

Fondamentale è anche definire limiti sani: dire no quando serve, ascoltare la propria stanchezza e dare valore al riposo. Strategie semplici come tenere un diario delle emozioni, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire bene e praticare attività fisica regolare contribuiscono a consolidare un equilibrio profondo.

3. Scegliere obiettivi realistici

Un altro ingrediente della resilienza è la capacità di porsi obiettivi raggiungibili. Suddividere una grande ambizione in piccoli passi concreti permette non solo di registrare progressi reali, ma anche di costruire fiducia in sé stessi. Se il vostro obiettivo è correre una 5 km, ad esempio, non aspettatevi di riuscirci subito: iniziate invece con brevi tratti, celebrate ogni passo avanti e concedetevi la pazienza di crescere gradualmente.

Questo approccio trasforma la frustrazione in motivazione e fa sentire ogni piccolo successo come un mattone solido nella costruzione della vostra resilienza.

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4. Accettare il cambiamento con flessibilità

La vita raramente va esattamente come programmato. Accettare che il cambiamento e l’incertezza fanno parte della quotidianità aiuta a rispondere alle difficoltà con meno tensione.

Piuttosto che arrabbiarsi con ciò che sfugge al controllo, provate quindi a vedere il quadro generale e a mantenere uno sguardo flessibile. Imparate a riconoscere i pensieri rigidi, come “non ce la farò mai”, e a sostituirli con frasi più aperte e sostenibili. Coltivare speranza, anche nei momenti complessi, è uno dei modi migliori per rafforzare la resilienza emotiva.

5. Sviluppare capacità di problem solving

Essere resilienti significa anche affrontare gli ostacoli con efficacia. Allenare il problem solving implica costruire una “cassetta degli attrezzi” mentale: imparare a identificare chiaramente un problema, esplorare possibili soluzioni, provarle e valutare i risultati.

Mantenere la calma, chiedere aiuto quando serve e ricordarsi che la prima idea non è sempre la migliore sono tutti comportamenti che aumentano la fiducia nelle proprie risorse. Questo processo, se praticato nel tempo, genera una resilienza più solida e consapevole.

6. Integrare mindfulness e meditazione nella quotidianità

Mindfulness e meditazione non sono rituali complicati, ma modi per ricentrarsi e rafforzare la presenza mentale. Essere consapevoli del momento presente - mentre cucinate, camminate o respirate profondamente - aiuta a ridurre l’ansia e a regolare le emozioni.

La meditazione, sia guidata che libera, favorisce il rilassamento e promuove una maggiore chiarezza mentale. Che scegliate una passeggiata meditativa, yoga dolce o cinque minuti di respiro profondo, integrare queste pratiche nella routine quotidiana favorisce una resilienza che parte dal cuore e arriva alla mente.⁵

7. Tenere un diario e riflettere

Scrivere i propri pensieri, le emozioni e le esperienze è uno strumento potente per aumentare la consapevolezza di sé e coltivare resilienza. Non è necessario essere scrittori: basta annotare ciò che si prova al mattino, elencare le preoccupazioni per liberare la mente la sera o tenere un diario di gratitudine.

Riflettere su ciò che avete imparato dagli eventi della giornata aiuta a riconoscere i vostri progressi e a dare un senso anche alle difficoltà, trasformandole in lezioni preziose.