Cosa fare a Roma nel weekend del 17 e 18 ottobre

Anche un fine settimana di metà ottobre a Roma può offrire tante opportunità per svagarsi nel rispetto delle misure anti Covid tra appuntamenti all’aria aperta ed eventi organizzati in sicurezza.
Da segnalare il ritorno delle Giornate FAI d’Autunno, per conoscere il nostro inestimabile patrimonio culturale, e della Festa del Cinema di Roma all’Auditorium Parco della Musica.
Per una domenica speciale non perdetevi il brunch all’Hotel Eden con prodotti di altissima qualità e vista mozzafiato sul centro di Roma. Dopo pranzo fate un salto alla mostra di Bansky al Chiostro del Bramante.
I golosi non dovrebbero mancare all’appuntamento con la Festa del Cioccolato a Villa Borghese. E per smaltire c’è l’Appia Day: a piedi o in bicicletta alla scoperta dell’Appia Antica.
Gli appuntamenti ve li abbiamo segnalati e, complice anche un meteo favorevole, resta solo a voi decidere.
(Continua sotto la foto)
Giornate FAI d’Autunno
Primo weekend per le Giornate FAI d’Autunno che replicheranno anche il 24 e 25 ottobre con tanti appuntamenti accessibili a tutti, non solo a Roma ma anche nei suoi dintorni.
Nella Capitale il Fondo Ambiente Italiano, fondazione senza scopo di lucro che tutela e sostiene il patrimonio artistico, storico e paesaggistico, ha organizzato visite a luoghi ancora poco conosciuti o accessibili solo in occasioni straordinarie in tutta sicurezza e nel rispetto delle misure anti Covid.
Per questo la prenotazione sul sito è fortemente consigliata seppur non sempre obbligatoria.
Per gli iscritti al FAI, come di consueto, saranno garantite aperture riservate e, per chi non lo fosse, sarà comunque possibile farlo in loco durante i weekend dell'evento.
A Roma ci sono ancora posti disponibili per visitare la Nuvola di Fuksas e il Palazzo della Civiltà Italiana, entrambi all’Eur. Saranno all’aperto gli appuntamenti previsti all’Orto Monastico di San Paolo Fuori le Mura e al Semenzaio comunale di San Sisto Vecchio (in zona Terme di Caracalla).
Per scoprire anche tutti gli eventi organizzati fuori Roma e per procedere alla prenotazione basta collegarsi al sito del FAI.
Festa del Cinema di Roma
Da giovedì è in scena la quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma in programma fino al 25 ottobre all’Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale.
La struttura dell’archistar Renzo Piano sarà il fulcro della manifestazione e ospiterà proiezioni, incontri, eventi, mostre, installazioni, convegni e dibattiti con registi e attori italiani e internazionali.
Gli oltre mille metri quadri del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo.
Oltre ai film della Selezione Ufficiale e di Tutti ne parlano, un ruolo importante sarà svolto anche quest’anno dagli Incontri Ravvicinati con autori, attori e protagonisti della cultura, dalla Retrospettiva, dai Restauri e dagli Omaggi.
Sabato grande attesa per la proiezione in anteprima del documentario sull’ex numero 10 della Roma “Mi chiamo Francesco Totti” di Alex Infascelli; domenica ore 16.30 Incontro Ravvicinato con l’ex capitano in Sala Sinopoli (evento annullato, Ndr).
Bansky al Chiostro del Bramante
Il Chiostro del Bramante ospita oltre cento opere di Banksy, tra i massimi esponenti della street art (rimasto nell’anonimato) e che ha conquistato il mondo grazie a opere intrise di ironia, denuncia, politica e protesta.
In esposizione pezzi iconici come “Love is in the Air”, “Girl with Balloon”, “Queen Vic”, “Napalm” e molto altro realizzati con tecniche disparate: stampe su carta o tela, olio, acrilico o spray su tela, stencil su metallo o su cemento, oltre ad alcune sculture di resina polimerica dipinta o di bronzo verniciato.
Il percorso espositivo copre, insieme a più di venti progetti per copertine di dischi e libri, un arco temporale che va dal 2001 al 2017 con opere provenienti da collezioni private.
Orari: venerdì e sabato dalle 10 alle 22; domenica fino alle 21.
Biglietto intero nel weekend al costo di 18 euro.
Festa del Cioccolato
Sabato e domenica, dalle 10 alle 23, torna a Villa Borghese la Festa del Cioccolato in viale delle Magnolie dove si potranno gustare agli stand (allestiti in modo da evitare assembramenti) le molteplici varietà di cioccolato artigianale preparate dai maestri cioccolatieri provenienti da tutta Italia in tantissimi gusti e forme.
Il tour proseguirà poi in altre città italiane come Napoli, Varese, Lecce, Grosseto, Cagliari, Reggio Calabria, Lodi e molte altre.
Vintage Market Roma
Per tutto il weekend torna il Vintage Market, dalle 10 alle 20, in una location organizzata per assicurare il rispetto delle norme anti contagio da Coronavirus (misurazione della febbre all’ingresso, obbligo di mascherina, diversi punti per la sanificazione delle mani): l’ex deposito dell’Atac a Piazza Ragusa.
Si tratta di un grande spazio al coperto da più di seimila quadri con un centinaio di espositori vintage e stand di vinili, libri, illustrazioni, complementi d’arredo, accessori e abbigliamento fatto a mano e molto altro.
Durante la giornata si alterneranno numerose attività come workshops ed esposizioni di giovani artisti, il tutto accompagnato da selezioni musicali, food e beverage.
Non mancherà anche il “Farmer’s Market” con prodotti a chilometro zero sabato dalle 10 alle 18 e domenica dalle 10 alle 15.
Appia Day
Domenica ultimo appuntamento con l’Appia Day, il festival diffuso della Regina Viarum che prevede l’apertura straordinaria e gratuita dei monumenti tra Roma e Brindisi e tanti eventi come passeggiate, trekking, cibo di strada, ciclotour, attività per bambini, musica e spettacoli per vivere l’archeologia e il territorio a piedi o in bici.
L’Appia Day unirà idealmente tante città e comunità locali per chiedere la pedonalizzazione della storica strada romana 365 giorni l’anno.
Domenica partendo dal Colosseo si arriverà a Porta San Sebastiano lungo il museo a cielo aperto dell’Appia Antica attraversando il Parco della Caffarella, con le sue meraviglie naturali e archeologiche, e costeggiando l’ininterrotta successione di archi degli antichi acquedotti per poi tornare sull’Appia Antica all’altezza della Villa dei Quintili.
Tutti i dettagli sul programma sul sito Appiaday.it.
Tennis and Friends
Sabato e domenica si terrà la decima edizione di Tennis & Friends – Salute e Sport, tra le più importanti manifestazioni nazionali nell’ambito della prevenzione con tanto di diretta streaming (sul sito o sulla pagina Facebook) dal Foro Italico dove prenderanno parte all’evento tanti personaggi della cultura e dello sport tra riflessioni, incontri e conversazioni sul particolare momento storico che stiamo vivendo e sulla tutela della salute.
Nel frattempo gli storici ambassador della manifestazione, come Paolo Bonolis, come sempre intratterranno il pubblico sui campi di terra rossa del Foro Italico.
Dunque anche quest’anno, il 17 e il 18 ottobre, sarà possibile recarsi in una delle strutture sanitarie di Roma (oltre a Milano, Napoli, Palermo e molte altre) che hanno aderito a questa edizione di Tennis & Friends e che offriranno, previa prenotazione online sul sito, screening gratuiti e visite specialistiche in sede e con posti limitati.
Saranno inoltre oltre settanta gli ambulatori aperti e attivi nelle stesse città durante questa due giorni dedicata alla prevenzione.
Le informazioni relative alle strutture e alle modalità di prenotazione sono disponibili sul sito Tennisandfriends.it.
Brunch all’Hotel Eden
Vista su Trinità dei Monti, piatti preparati da uno chef stellato, ambiente raffinato e servizio impeccabile in uno storico hotel 5 stelle di recente ristrutturazione.
Se per una domenica volete viziarvi o avete un’occasione speciale da festeggiare, il brunch dell’Hotel Eden è quello che fa per voi. L’albergo si trova in via Ludovisi, a pochi passi dalla Dolce Vita di via Veneto, e fa parte della Dorchester Collection, catena di hotel di lusso in Italia già proprietaria del Principe di Savoia a Milano.
Tutte le domeniche il brunch è preparato dallo chef Fabio Ciervo al ristorante Il Giardino (all’ultimo piano con tanto di terrazza panoramica) aperto anche agli ospiti esterni dalle 12.30 alle 15.
Il menù è a la carte e cambia ogni settimana e questa domenica prevede, tra i vari piatti, come antipasti tagliere d’anatra affumicato con focaccia, parmigiana di melanzane, sgombro in escabèche e verdure crude croccanti.
A seguire due primi, raviolo di bieta cremosa, cozze e zafferano e risotto al vino rosso e fonduta di pecorino; e poi a scelta baccalà con emulsione di patata e tartufo nero oppure galletto arrosto con senape e limone.
Lasciatevi spazio anche per i dolci con la selezione di piccola pasticceria. E se non siete tanto affamati da affrontare un brunch così ricco, organizzato per sostituire quello che prima dell’emergenza sanitaria era un buffet con un’ampia scelta tra carne e pesce, potrete sempre ordinare al bar un piatto di pasta, un’insalata, pizze o tartare accomodati su comodi divanetti con vista sul centro di Roma.
© Riproduzione riservata
Quiz: che ruolo avresti al Festival di Sanremo? Giudice, conduttore o cantante?

C’è una settimana all’anno in cui l’Italia si sincronizza.Le chat di famiglia esplodono, le stories diventano un commento live permanente, e persino chi “non guarda la tv” improvvisamente ha un’opinione fortissima su outfit, acuti e standing ovation. È la settimana "santa" del Festival di Sanremo.
Nato nel 1951 e ospitato nello storico Teatro Ariston, il Festival è molto più di una gara canora: è uno specchio culturale, nonché un termometro emotivo e salotto pop dove si mescolano musica, moda e momenti destinati a diventare storia.
Credits: Getty Images
Negli anni, il palco dell’Ariston ha consacrato carriere, rilanciato icone e generato scene impossibili da dimenticare. Da Domenico Modugno che nel 1958 fece volare “Nel blu dipinto di blu”, fino all’esplosione globale dei Måneskin dopo la vittoria e l’onda lunga dell’Eurovision.E poi le edizioni più recenti, capaci di trasformare il Festival in un evento davvero cross-generazionale e cross-piattaforma.
Con il ritorno di Carlo Conti alla conduzione e un parterre di ospiti che promette momenti memorabili - da Laura Pausini a Tiziano Ferro, passando per Pilar Fogliati e Achille Lauro, la 76ª edizione si prepara a confermare una certezza: il Festival di Sanremo non è mai solo uno show, ma un rituale che siamo pronti a vivere, ancora!
Credits: Getty Images
Perché Sanremo non è solo nel cast, ma è nell’attesa, nella discussione tra amici, nella capacità di reinventarsi restando fedele a se stesso. Ed è soprattutto in una domanda che, sotto sotto, ci facciamo tutti: se fossi al Festival di Sanremo… chi saresti?
Giudice? Conduttore o Cantante? Scoprilo con il nostro quiz!
Credits: Getty Images
Rispondi d’istinto e annota le tue risposte (A, B o C). Alla fine scopri il tuo alter ego sanremese.
1. Ti invitano all’Ariston. La tua prima reazione è:
A. “Ok, ma voglio avere l’ultima parola.”
B. “Perfetto, organizziamo tutto nei minimi dettagli.”
C. “Dov’è il palco? Ho già il look in mente.”
2. Sotto pressione tu:
A. Analizzi tutto e dai giudizi lucidissimi (anche se pungenti).
B. Sdrammatizzi con ironia e tieni il ritmo.
C. Ti accendi. È il tuo momento.
3. Il tuo rapporto con le critiche?
A. Le fai meglio di chiunque altro.
B. Le gestisci con diplomazia.
C. Le trasformi in energia creativa.
4. Look per la prima serata:
A. Elegante, statement, un po’ autorità.
B. Iconico ma rassicurante.
C. Wow factor. Deve far parlare.
5. La frase che ti rappresenta:
A. “Io la penso così.”
B. “Tranquilli, ci penso io.”
C. “Sentite questa.”
RISULTATI
Maggioranza di A : Il/La GIUDICE
Sei l’opinione che conta. Analitico/a, magnetico/a, non hai paura di esporti. Ti immaginiamo dietro un banco (o con una penna in mano) pronto/a a decretare il tormentone dell’anno. Ami la musica, ma ami ancora di più interpretarla. Saresti quello/a che il giorno dopo tutti citano.
Maggioranza di B : Il/La CONDUTTORE/TRICE
Sei equilibrio, ritmo e gestione del caos. Sai tenere insieme personalità diverse, momenti intensi e imprevisti in diretta. Hai il dono della presenza: quando entri in una stanza, l’energia si stabilizza. Sanremo per te è orchestrazione, non solo performance.
Maggioranza di C: Il/La CANTANTE
Il palco è casa tua. Vivi di emozioni, vibrazioni, applausi. Hai qualcosa da dire e lo dici senza filtri.
Sanremo per te non è competizione: è espressione pura. E sì, probabilmente il giorno dopo sei già in trend su tutte le piattaforme.
© Riproduzione riservata
Chi vincerà Sanremo 2026 (secondo oroscopo e astrologia)

Se c'è un'annata dove intercettare la vittoria a Sanremo è difficile, è proprio quest'anno. Quindi tanto vale guardare agli oroscopi.
L'edizione in onda dal 24 al 28 febbraio condotta da Carlo Conti e Laura Pausini arriva in un ritardo dovuto all'Olimpiadi e si incastra in una situazione astrale complicatissima e a suo modo unica.
Dal 25 febbraio con Mercurio retrogrado sarà necessario bilanciare per molti segni la volontà di "spaccare": la resa dei conti richiederà per loro una prova di self control non da poco.
Quest'anno al Teatro Ariston vincerà chi saprà dominare a proprio vantaggio l'emotività.
Ecco quindi, divisi per segno zodiacale, come potrebbe andare questo Festival per loro. Un consiglio generale a tutti gli oltre 30 artisti è di non rincorrere un copione ma abbandonarsi al potere della spontaneità.
Chi vince Sanremo 2026 (secondo l'oroscopo)
(Continua dopo la foto)
Ariete a Sanremo 2026
È il segno di Francesco Renga, Sayf, LDA, Sal Da Vinci, Chiello e Patty Pravo
La sfida sul palco: giù le maschere. L'invito per questo segno dal 25 febbraio è a voltare pagina, disancorandosi dal passato e da quel senso di nebbia che potrebbero percepire attorno a loro in questi giorni. Soprattutto negli artisti conosciuti da più generazioni è importante non cercare solo una conferma, ma quasi un punto di rottura che possa risultare sorprendente. I più giovani invece dovranno lasciare in camerino le apparenze e puntare sulla vulnerabilità, che a volte tendono a nascondere.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Abbastanza alte
Toro a Sanremo 2026
È il segno di Ermal Meta, Mara Sattei, Serena Brancale e Elettra Lamborghini
La sfida sul palco: abbracciare l'imprevisto. Per questo segno, il 27 febbraio potrebbe portare ad alcuni di loro qualcosa di inaspettato. Nessun problema davvero concreto, ma sarà utile la capacità di reagire a un possibile imprevisto in modo flessibile. In fondo l'imprevisto non è spesso il prologo di una leggenda? L'importante è non cullarsi nell'arrendevolezza che potrebbe colpirli di tanto in tanto: se lo spirito "urla" ferie, voi rispondete con eleganza. Sarete magnetici.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Gemelli a Sanremo 2026
È il segno di Levante e Enrico Nigiotti
La sfida sul palco: dirsi qui e ora, cambierà tutto. Tra i segni più esposti alla tempesta di questi giorni, ci sono proprio i Gemelli. Dotati di enorme intelligenza emotiva, dovranno concentrarsi sul pubblico e meno sulla stampa e sugli addetti ai lavori, focalizzandosi su chi li guarderà in teatro e a casa, per quanto difficile possa essere. È una questione di prospettiva: sarà la loro occasione per costruire un ponte fatto di sentimenti con chi non sa ancora di amarli. La vittoria magari non sarà toccando il podio, ma dopo.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Cancro a Sanremo 2026
È il segno di Tommaso Paradiso e di Cleo de Le bambole di pezza
La sfida sul palco: cavalcare l'onda senza farsi travolgere. Per quanto siano diversi questi artisti, il consiglio è univoco secondo le stelle: non trattenetevi. Per il segno del Cancro questi saranno giorni emotivamente ricchi ma non devono diventare più complessi di quello che sono. Il pubblico non è abituato a vederli in tv ma si aspettano da loro qualcosa di imprevedibile. L'atteggiamento li renderà vincenti.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Leone a Sanremo 2026
È il segno di J-Ax, Arisa, Tredici Pietro e Colombre
La sfida sul palco: parola d'ordine, intimità. A questo segno viene chiesto di dare i messaggi giusti con il "volume" giusto, concentrandosi tantissimo sulle intenzioni del brano. Per loro non sarà la "voce" a fare la differenza, ma quello che si leggerà "tra le righe" della loro presenza sul palco. Massima serenità e focus su quello che di loro rimarrà quando il Festival sarà giunto alla fine.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Vergine a Sanremo 2026
È il segno di Marco Masini, Fulminacci e Maria Antonietta
La sfida sul palco: puntare sull'empatia. Questa volta gli astri chiedono al segno della Vergine di lasciare per una settimana in cantina il perfezionismo puntando su una cosa che a loro non riesce benissimo: guardare con serenità all'imperfezione. L'invito è a lasciarsi andare qualsiasi cosa accada evitando come la peste ogni forma di irrigidimento. La sinergia di Marco Masini con Fedez si confermerà tale. Quella di Maria Antonietta con Colombre sarà sorprendente.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Bilancia a Sanremo 2026
È il segno di Fedez, Raf e Samurai Jay
La sfida sul palco: ritrovarsi. È invito che vale sempre, ma che con i bilancia va rinnovato perché fanno finta di dimenticarselo: vogliatevi un po' più bene, per favore. Per loro l'obbiettivo non è vincere, ma risplendere, bucare lo schermo e il modo per farlo stavolta è arrendersi al pubblico. Se lo faranno, avranno grandi soddisfazioni.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Scorpione a Sanremo 2026
È il segno di Aka 7even, Nayt e Eddie Brock
La sfida sul palco: saltare oltre il burrone. In questa settimana lo scorpione non si deve aspettare la debacle che forse dentro il loro cuore vedono. La loro sarà una sfida di fiducia nei propri mezzi. Gli astri consigliano agli scorpione di sorridere, di gettare sé stessi e il cuore oltre l'ostacolo. Sarà un'occasione enorme di crescita se riusciranno a godersi il momento senza compromessi.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Alte
Sagittario a Sanremo 2026
È il segno di Leo Gassmann, Dargen D'Amico e Michele Bravi
La sfida sul palco: ascoltarsi. Sembra incredibile detta così, ma per loro la prima volta che porteranno il loro brano su quel palco, quella canzone sarà una canzone nuova. Sarà una grande prova per loro e una prova di maturità che potrà colpire nel segno, è proprio il caso di dirlo, se sapranno "sintonizzarsi" su quel cambiamento. Da loro non aspettatevi solo "intrattenimento" ma qualcosa di più.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Capricorno a Sanremo 2026
È il segno di Luchè
La sfida sul palco: solidità che diventa raffinatezza. Il palco più importante d'Italia dovrà diventare per l'artista come un esordio assoluto. Ogni parola avrà un peso specifico importante se saprà in qualche modo "ammorbidirsi" rimodellando la percezione di sé. Il pubblico in quel caso, sarà dalla sua parte.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Acquario a Sanremo 2026
È il segno di Malika Ayane e Ditonellapiaga
La sfida sul palco: ribellione, ribellione, ribellione. Non c'è cosa più bella di andare oltre le convenzioni o forse una c'è, essere provocatori con un senso. Le artiste sono artiste ma anche manifesto dei loro valori e per quanto la parola "icona" possa essere scomoda, hanno tutte le carte in regola per mettere un mattone in più per costruire questo status agli occhi del pubblico.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Piuttosto alte
Pesci a Sanremo 2026
Non ci sono artisti del segno dei Pesci e la cosa curiosa è che questa sarebbe proprio la loro settimana perfetta secondo gli astri. Chissà che musicisti, maestri d'orchestra o addetti ai lavori di questo segno possano portare ai loro artisti fortuna e le giuste "vibes".
© Riproduzione riservata
Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale.
Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica.
Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia?
La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica.
Ferrari 250 GTO di Nick Mason
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista.
Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario.
Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine.
Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio.
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma.
Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione.
Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni.
In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale.
Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica.
© Riproduzione riservata
Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.
Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care
Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.
Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.
Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito
I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.
Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.
Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.
Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse
Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.
© Riproduzione riservata