Cosa fare a Roma nel ponte del primo novembre

Mercatini, concerti e mostre: ecco quanto c'è in programma per decidere cosa fare a Roma in questo primo lungo weekend di novembre
Se dovete decidere cosa fare nel fine settimana, già che dura un giorno in più, vi diamo una mano.
Torna il “Roma Jazz Festival” che si terrà in varie location della Capitale, tra cui l’Auditorium Parco della Musica e la Casa del Jazz, con oltre 20 concerti in cartellone. Domenica in programma anche il live del cantautore Francesco Renga alla Sala Santa Cecilia dell'Auditorium in viale de Coubertin.
E poi, sempre nell’Auditorium progettato da Renzo Piano, andrà in scena il “Dipavali Festival”, la festa induista delle luci.
Tra le varie mostre, da non perdere quella dedicata a Frida Khalo a Spazio Eventi Tirso, “Impressionisti segreti” a Palazzo Bonaparte e “Arte virtuale Van Gogh + Monet Experience” all’ex Caserma Guido Reni.
E poi ultimo fine settimana per partecipare alla festa della castagna a Vallerano, borgo nei pressi di Roma.
Ecco i dettagli
(Continua sotto la foto)
Roma Jazz Festival 2019
A partire da questo venerdì (fino al 1 dicembre) torna “Roma Jazz Festival”: in programma 23 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar.
In cartellone sono presenti star della storia del jazz come Archie Shepp, Abdullah Ibrahim, Dave Holland, Ralph Towner, Gary Bartz e Dayramir Gonzalez ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come Kokoroko, Moonlight Benjamin, Donny McCaslin, Maisha e Cory Wong.
Le protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti.
“No borders. Migration and integration" è il titolo di questa edizione: si tratta di un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.
In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri realizzerà un’installazione visitabile fino al 30 novembre.
Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio.
Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una cassa di risonanza.
Per conoscere il programma nel dettaglio www.romajazzfestival.it.
Dipavali Festival all’Auditorium Parco della Musica
Domenica (dalle 11 alle 22.45) all’Auditorium Parco della Musica si rinnova l’appuntamento con la tradizionale “Festa induista della Luce – Dipavali” festeggiata ogni anno da milioni di persone per celebrare la vittoria della luce sull’oscurità.
L’Unione Induista Italiana – Sanatana Dharma Samgha (UII), in collaborazione con l’Ambasciata dell’India e con il patrocino del Comune di Roma, organizza per l’occasione un’intera giornata di eventi e incontri per conoscere la l’arte, la cultura, la cucina e la spiritualità indiane.
Dalla mattina, a partire dalle ore 11, si terranno una serie di laboratori di musica, canto, recitazione, danza Bollywood e concerti di artisti indiani.
Alla cerimonia inaugurale delle 18:30, seguiranno uno spettacolo pirotecnico e la seconda sessione di spettacoli artistici.
Chiuderà la serata un buffet di assaggi di sapori indiani, che accompagneranno la manifestazione sin dal mattino.
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito dipavali.it.
Francesco Renga in concerto all’Auditorium Parco della Musica
Domenica Francesco Renga sarà in concerto all’Auditorium Parco della Musica in occasione di “L’altra metà tour” che lo ha già portato a esibirsi in tutta Italia.
Per il cantautore di Udine sarà una doppia data romana: lunedì sarà ancora sul palco della Sala Santa Cecilia ad emozionare con le canzoni del nuovo album pubblicato lo scorso 19 aprile per Sony Music.
In scaletta dunque si attendono molti pezzi contenuti ne “L’altra metà”, oltre al singolo sanremese “Aspetto che torni”, canzoni come “L’odore del caffè”, “Prima o poi”, “L’unica risposta”.
Biglietti a partire da 35 euro su www.ticketone.it.
Festa della castagna di Vallerano
Ultimo fine settimana per partecipare alla “Festa della castagna” in scena a Vallerano, piccolo borgo medioevale nel cuore della Tuscia.
Non sarà una sagra ma una vera e propria celebrazione tra cucina tipica e ricette a base di castagne, dai primi ai secondi passando per i dolci.
Per questa XVIII edizione non mancheranno poi un mercatino dell’artigianato, stand con prodotti del territorio, degustazioni nelle cantine scavate nel tufo e visite guidate.
Musei Statali Gratis
Domenica, come ogni prima del mese, i musei statali saranno gratuiti (tranne le mostre temporanee per le quali potrebbe rimanere in vigore la tariffa d’ingresso).
Ecco alcuni musei che aderiranno all’iniziativa: Colosseo e Foro Romano / Palatino, Domus Aurea, Galleria Borghese, Galleria Nazionale Arte Moderna, Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e molti altri.
Per maggiori info: www.beniculturali.it.
Mercato Monti
Questo fine settimana avete voglia di dedicarvi allo shopping?
Fate un salto al Mercato Monti in via Leonina 46 dove, sabato e domenica dalle 10 alle 20, vi aspetteranno vestiti, borse e oggettistica di giovani artigiani, designer e stilisti.
Ingresso libero, www.mercatomonti.com.
Frida Kahlo a Spazio Eventi Tirso
I più grandi fotografi del tempo che hanno immortalato Frida Kahlo, i suoi abiti, le sue lettere, i film che la vedono protagonista, la ricostruzione degli spazi in cui visse, come lo studio e la camera da letto, racchiusi in una mostra affascinante in cui la realtà immersiva metterà tutti in contatto con lo straordinario mondo dell’artista messicana.
All’interno dell’esposizione dal titolo “Il caos dentro” sarà possibile seguire dei percorsi tematici per immergersi completamente nel mondo di Frida Kahlo e accedere a focus dedicati alle singole opere.
Si tratta di una modalità nuova per approfondire la conoscenza dell’artista grazie a contenuti originali che spaziano dal suo rapporto con il corpo, alle relazioni con la politica, fino al valore di una pittura che va ben oltre la leggenda pop.
Oltre alle opere d’arte proposte in formato modlight (forma di retroilluminazione omogenea di pannelli), la collezione presenta anche centinaia di fotografie personali, ritratti d’autore, lettere, pagine di diario, abiti e gioielli ispirati all’artista per un viaggio a 360 gradi nell’universo di Frida.
Biglietto intero 13,50 euro; www.mostrafridakahlo.it.
Arte virtuale Van Gogh + Monet Experience all’Ex Caserma Guido Reni
L’ex Caserma Guido Reni ospita la mostra “Arte virtuale Van Gogh + Monet Experience” fino al prossimo 6 gennaio.
Sarà un incredibile viaggio nel tempo alla scoperta di Van Gogh e Monet: grazie alla tecnologia VR il visitatore sarà immerso a 360 gradi nei paesaggi, nei colori, nelle atmosfere, ai tempi di Arles e Giverny, come se stesse vivendo all’interno del quadro.
L’esperienza, per la prima volta a Roma, è totalizzante: il visitatore viene preso per mano e guidato in un percorso culturale tra reale e virtuale alla ricerca di emozioni nuove e delicate, aprendo la mente verso sensazioni mai provate prima: colori, impressioni, sentimenti.
Per tutte le info e orari www.videocitta.com.
Mostra Impressionisti segreti a Palazzo Bonaparte
Palazzo Bonaparte ospita la mostra “Impressionisti segreti” con oltre 50 opere di artisti tra cui Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross.
Tesori nascosti al più vasto pubblico, provenienti da collezioni private raramente accessibili e concessi eccezionalmente per questa mostra, saranno esposti proprio a Palazzo Bonaparte – anch’esso fino a oggi luogo privato – che apre per la prima volta le sue porte a veri capolavori del movimento artistico d’Oltralpe più famoso al mondo: l’Impressionismo.
Biglietto intero 15 euro. Palazzo Bonaparte, piazza Venezia 5. www.mostrepalazzobonaparte.it.
Giudizio Universale all’Auditorium Conciliazione
Quando l’arte incontra lo spettacolo: “Il Giudizio Universale” all’Auditorium Conciliazione è un viaggio straordinario che permette allo spettatore di immergersi completamente nelle meraviglie della Cappella Sistina e di scoprirne la storia e i segreti al fine di vivere un’esperienza immersiva senza precedenti.
Realizzato con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani, “Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel” è il primo show di Artainment, un nuovo genere che mette in connessione il fascino e la bellezza delle più grandi opere d’arte con i codici emozionali e coinvolgenti dello spettacolo: proiezioni immersive a 270°, performer dal vivo, musiche originali di grande impatto e spettacolari effetti scenici.
Un impianto teatrale e tecnologico unico al mondo restituisce la potenza del capolavoro di Michelangelo in un racconto che lascia il pubblico senza fiato. www.giudiziouniversale.com.
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Quiz: che ruolo avresti al Festival di Sanremo? Giudice, conduttore o cantante?

C’è una settimana all’anno in cui l’Italia si sincronizza.Le chat di famiglia esplodono, le stories diventano un commento live permanente, e persino chi “non guarda la tv” improvvisamente ha un’opinione fortissima su outfit, acuti e standing ovation. È la settimana "santa" del Festival di Sanremo.
Nato nel 1951 e ospitato nello storico Teatro Ariston, il Festival è molto più di una gara canora: è uno specchio culturale, nonché un termometro emotivo e salotto pop dove si mescolano musica, moda e momenti destinati a diventare storia.
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Negli anni, il palco dell’Ariston ha consacrato carriere, rilanciato icone e generato scene impossibili da dimenticare. Da Domenico Modugno che nel 1958 fece volare “Nel blu dipinto di blu”, fino all’esplosione globale dei Måneskin dopo la vittoria e l’onda lunga dell’Eurovision.E poi le edizioni più recenti, capaci di trasformare il Festival in un evento davvero cross-generazionale e cross-piattaforma.
Con il ritorno di Carlo Conti alla conduzione e un parterre di ospiti che promette momenti memorabili - da Laura Pausini a Tiziano Ferro, passando per Pilar Fogliati e Achille Lauro, la 76ª edizione si prepara a confermare una certezza: il Festival di Sanremo non è mai solo uno show, ma un rituale che siamo pronti a vivere, ancora!
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Perché Sanremo non è solo nel cast, ma è nell’attesa, nella discussione tra amici, nella capacità di reinventarsi restando fedele a se stesso. Ed è soprattutto in una domanda che, sotto sotto, ci facciamo tutti: se fossi al Festival di Sanremo… chi saresti?
Giudice? Conduttore o Cantante? Scoprilo con il nostro quiz!
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Rispondi d’istinto e annota le tue risposte (A, B o C). Alla fine scopri il tuo alter ego sanremese.
1. Ti invitano all’Ariston. La tua prima reazione è:
A. “Ok, ma voglio avere l’ultima parola.”
B. “Perfetto, organizziamo tutto nei minimi dettagli.”
C. “Dov’è il palco? Ho già il look in mente.”
2. Sotto pressione tu:
A. Analizzi tutto e dai giudizi lucidissimi (anche se pungenti).
B. Sdrammatizzi con ironia e tieni il ritmo.
C. Ti accendi. È il tuo momento.
3. Il tuo rapporto con le critiche?
A. Le fai meglio di chiunque altro.
B. Le gestisci con diplomazia.
C. Le trasformi in energia creativa.
4. Look per la prima serata:
A. Elegante, statement, un po’ autorità.
B. Iconico ma rassicurante.
C. Wow factor. Deve far parlare.
5. La frase che ti rappresenta:
A. “Io la penso così.”
B. “Tranquilli, ci penso io.”
C. “Sentite questa.”
RISULTATI
Maggioranza di A : Il/La GIUDICE
Sei l’opinione che conta. Analitico/a, magnetico/a, non hai paura di esporti. Ti immaginiamo dietro un banco (o con una penna in mano) pronto/a a decretare il tormentone dell’anno. Ami la musica, ma ami ancora di più interpretarla. Saresti quello/a che il giorno dopo tutti citano.
Maggioranza di B : Il/La CONDUTTORE/TRICE
Sei equilibrio, ritmo e gestione del caos. Sai tenere insieme personalità diverse, momenti intensi e imprevisti in diretta. Hai il dono della presenza: quando entri in una stanza, l’energia si stabilizza. Sanremo per te è orchestrazione, non solo performance.
Maggioranza di C: Il/La CANTANTE
Il palco è casa tua. Vivi di emozioni, vibrazioni, applausi. Hai qualcosa da dire e lo dici senza filtri.
Sanremo per te non è competizione: è espressione pura. E sì, probabilmente il giorno dopo sei già in trend su tutte le piattaforme.
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Chi vincerà Sanremo 2026 (secondo oroscopo e astrologia)

Se c'è un'annata dove intercettare la vittoria a Sanremo è difficile, è proprio quest'anno. Quindi tanto vale guardare agli oroscopi.
L'edizione in onda dal 24 al 28 febbraio condotta da Carlo Conti e Laura Pausini arriva in un ritardo dovuto all'Olimpiadi e si incastra in una situazione astrale complicatissima e a suo modo unica.
Dal 25 febbraio con Mercurio retrogrado sarà necessario bilanciare per molti segni la volontà di "spaccare": la resa dei conti richiederà per loro una prova di self control non da poco.
Quest'anno al Teatro Ariston vincerà chi saprà dominare a proprio vantaggio l'emotività.
Ecco quindi, divisi per segno zodiacale, come potrebbe andare questo Festival per loro. Un consiglio generale a tutti gli oltre 30 artisti è di non rincorrere un copione ma abbandonarsi al potere della spontaneità.
Chi vince Sanremo 2026 (secondo l'oroscopo)
(Continua dopo la foto)
Ariete a Sanremo 2026
È il segno di Francesco Renga, Sayf, LDA, Sal Da Vinci, Chiello e Patty Pravo
La sfida sul palco: giù le maschere. L'invito per questo segno dal 25 febbraio è a voltare pagina, disancorandosi dal passato e da quel senso di nebbia che potrebbero percepire attorno a loro in questi giorni. Soprattutto negli artisti conosciuti da più generazioni è importante non cercare solo una conferma, ma quasi un punto di rottura che possa risultare sorprendente. I più giovani invece dovranno lasciare in camerino le apparenze e puntare sulla vulnerabilità, che a volte tendono a nascondere.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Abbastanza alte
Toro a Sanremo 2026
È il segno di Ermal Meta, Mara Sattei, Serena Brancale e Elettra Lamborghini
La sfida sul palco: abbracciare l'imprevisto. Per questo segno, il 27 febbraio potrebbe portare ad alcuni di loro qualcosa di inaspettato. Nessun problema davvero concreto, ma sarà utile la capacità di reagire a un possibile imprevisto in modo flessibile. In fondo l'imprevisto non è spesso il prologo di una leggenda? L'importante è non cullarsi nell'arrendevolezza che potrebbe colpirli di tanto in tanto: se lo spirito "urla" ferie, voi rispondete con eleganza. Sarete magnetici.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Gemelli a Sanremo 2026
È il segno di Levante e Enrico Nigiotti
La sfida sul palco: dirsi qui e ora, cambierà tutto. Tra i segni più esposti alla tempesta di questi giorni, ci sono proprio i Gemelli. Dotati di enorme intelligenza emotiva, dovranno concentrarsi sul pubblico e meno sulla stampa e sugli addetti ai lavori, focalizzandosi su chi li guarderà in teatro e a casa, per quanto difficile possa essere. È una questione di prospettiva: sarà la loro occasione per costruire un ponte fatto di sentimenti con chi non sa ancora di amarli. La vittoria magari non sarà toccando il podio, ma dopo.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Cancro a Sanremo 2026
È il segno di Tommaso Paradiso e di Cleo de Le bambole di pezza
La sfida sul palco: cavalcare l'onda senza farsi travolgere. Per quanto siano diversi questi artisti, il consiglio è univoco secondo le stelle: non trattenetevi. Per il segno del Cancro questi saranno giorni emotivamente ricchi ma non devono diventare più complessi di quello che sono. Il pubblico non è abituato a vederli in tv ma si aspettano da loro qualcosa di imprevedibile. L'atteggiamento li renderà vincenti.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Leone a Sanremo 2026
È il segno di J-Ax, Arisa, Tredici Pietro e Colombre
La sfida sul palco: parola d'ordine, intimità. A questo segno viene chiesto di dare i messaggi giusti con il "volume" giusto, concentrandosi tantissimo sulle intenzioni del brano. Per loro non sarà la "voce" a fare la differenza, ma quello che si leggerà "tra le righe" della loro presenza sul palco. Massima serenità e focus su quello che di loro rimarrà quando il Festival sarà giunto alla fine.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Vergine a Sanremo 2026
È il segno di Marco Masini, Fulminacci e Maria Antonietta
La sfida sul palco: puntare sull'empatia. Questa volta gli astri chiedono al segno della Vergine di lasciare per una settimana in cantina il perfezionismo puntando su una cosa che a loro non riesce benissimo: guardare con serenità all'imperfezione. L'invito è a lasciarsi andare qualsiasi cosa accada evitando come la peste ogni forma di irrigidimento. La sinergia di Marco Masini con Fedez si confermerà tale. Quella di Maria Antonietta con Colombre sarà sorprendente.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Bilancia a Sanremo 2026
È il segno di Fedez, Raf e Samurai Jay
La sfida sul palco: ritrovarsi. È invito che vale sempre, ma che con i bilancia va rinnovato perché fanno finta di dimenticarselo: vogliatevi un po' più bene, per favore. Per loro l'obbiettivo non è vincere, ma risplendere, bucare lo schermo e il modo per farlo stavolta è arrendersi al pubblico. Se lo faranno, avranno grandi soddisfazioni.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Scorpione a Sanremo 2026
È il segno di Aka 7even, Nayt e Eddie Brock
La sfida sul palco: saltare oltre il burrone. In questa settimana lo scorpione non si deve aspettare la debacle che forse dentro il loro cuore vedono. La loro sarà una sfida di fiducia nei propri mezzi. Gli astri consigliano agli scorpione di sorridere, di gettare sé stessi e il cuore oltre l'ostacolo. Sarà un'occasione enorme di crescita se riusciranno a godersi il momento senza compromessi.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Alte
Sagittario a Sanremo 2026
È il segno di Leo Gassmann, Dargen D'Amico e Michele Bravi
La sfida sul palco: ascoltarsi. Sembra incredibile detta così, ma per loro la prima volta che porteranno il loro brano su quel palco, quella canzone sarà una canzone nuova. Sarà una grande prova per loro e una prova di maturità che potrà colpire nel segno, è proprio il caso di dirlo, se sapranno "sintonizzarsi" su quel cambiamento. Da loro non aspettatevi solo "intrattenimento" ma qualcosa di più.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Capricorno a Sanremo 2026
È il segno di Luchè
La sfida sul palco: solidità che diventa raffinatezza. Il palco più importante d'Italia dovrà diventare per l'artista come un esordio assoluto. Ogni parola avrà un peso specifico importante se saprà in qualche modo "ammorbidirsi" rimodellando la percezione di sé. Il pubblico in quel caso, sarà dalla sua parte.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Acquario a Sanremo 2026
È il segno di Malika Ayane e Ditonellapiaga
La sfida sul palco: ribellione, ribellione, ribellione. Non c'è cosa più bella di andare oltre le convenzioni o forse una c'è, essere provocatori con un senso. Le artiste sono artiste ma anche manifesto dei loro valori e per quanto la parola "icona" possa essere scomoda, hanno tutte le carte in regola per mettere un mattone in più per costruire questo status agli occhi del pubblico.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Piuttosto alte
Pesci a Sanremo 2026
Non ci sono artisti del segno dei Pesci e la cosa curiosa è che questa sarebbe proprio la loro settimana perfetta secondo gli astri. Chissà che musicisti, maestri d'orchestra o addetti ai lavori di questo segno possano portare ai loro artisti fortuna e le giuste "vibes".
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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale.
Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica.
Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia?
La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica.
Ferrari 250 GTO di Nick Mason
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista.
Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario.
Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine.
Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio.
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma.
Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione.
Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni.
In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale.
Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica.
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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.
Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care
Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.
Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.
Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito
I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.
Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.
Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.
Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse
Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.
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