I consigli di Carotilla per una vita all'insegna della sostenibilità

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Volete ridurre il vostro impatto ambientale ed essere più sostenibili? Ecco alcuni preziosi suggerimenti di Carotilla per iniziare a vivere in modo green

Sicuramente avrete già sentito parlare di sustainable living, ma sapete di che si tratta? 

Quando si parla di vivere in modo sostenibile si parla generalmente di sviluppare abitudini di vita che non danneggino l'ambiente o che - perlomeno - causino il minor impatto possibile su di esso.

Questo perché qualsiasi cosa che facciamo nella nostra vita quotidiana, dai vestiti che indossiamo al cibo che compriamo, ha un impatto (più o meno grande) sul Pianeta.

Vivere in modo sostenibile allora significa cercare di gestire i propri bisogni in un modo che consentirà alle generazioni future di fare lo stesso. Significa trovare modi in cui possiamo far durare le risorse del pianeta il più a lungo possibile, idealmente per sempre.

In occasione del numero green speciale di Grazia, dedicato alla nostra Terra e in edicola per due settimane, abbiamo chiesto il parere di Camilla Mendini. 

Camilla è la voce italiana della sostenibilità; con il nome d’arte Carotilla è un punto di riferimento per migliaia di persone che, come lei, hanno a cuore l’ambiente e il futuro del nostro pianeta.

Ha da poco pubblicato il suo libro (Im)perfetto Sostenibile: Gesti quotidiani per una sostenibilità alla portata di tutti edito da Fabbri. In questo volume, tutto illustrato e ricchissimo di consigli pratici, troviamo i comportamenti virtuosi, gli stratagemmi quotidiani e le informazioni essenziali per prendere le decisioni giuste e scegliere un’esistenza a impatto zero.

«Diventare perfettamente sostenibili, per quanto in teoria sia l’ideale, non è ciò a cui dobbiamo puntare: un esercito di imperfetti sostenibili è più forte di un gruppo ristretto di persone che sono sostenibili in tutto e per tutto».

Camilla ha anche un suo negozio di prodotti beauty sostenibili, vegani e zero waste: dallo shampoo solido, al detergente solido al deodorante, perfetti per chi vuole rendere la propria beauty routine più sostenibile senza rinunciare alla qualità.  

Ecco allora alcuni facili e semplici consigli da mettere che potrebbero aiutarvi a ridurre il vostro impatto ambientale.

**20 buone abitudini di chi vive green: quante ne seguite?**

(Continua sotto la foto) 

Come rendere la propria alimentazione più sostenibile

Ci stiamo mangiando il pianeta. Quasi letteralmente.

Secondo un report della FAO, la nostra alimentazione ha un impatto sull'ambiente superiore addirittura a quello del settore industriale e dei trasporti.

In particolare, la filiera produttiva dell'industria delle carni contribuisce da sola fino al 22 % della produzione di gas a effetto serra annualmente emessi dalla Terra.

Ecco perché il consiglio numero uno di Carotilla per un'alimentazione sostenibile è quello di evitare il più possibile di mangiare carne, pesce e derivati animali.

Per evitare gli sprechi poi, è consigliato comprare solo ed esclusivamente quello che vi serve (potete aiutarvi con una lista della spesa), controllando sulle confezioni la data di scadenza e consumando gli alimenti in ordine di scadenza. 

Dite addio a bottiglie e involucri di plastica e cercate di comprare da rivenditori locali, km0 e di stagione.

Come rendere la propria beauty routine più sostenibile

Seguire una beauty routine sostenibile e zero waste è un altro, importante, passo verso una vita più green che protegga il pianeta. 

Rendere la propria skin care sostenibile è più facile di quanto si possa pensare; basta fare scelte più consapevoli, ridurre gli acquisti e prediligere pack riciclabili.

A riguardo, Cartoilla ci invita a prestare molta attenzione al pack in plastica: bisogna sempre controllare che sia plastica riciclabile e/o riciclata. Per non correre rischi però sarebbe meglio utilizzare i detergenti solidi: durano molto di più, sono più leggeri e  le loro confezioni facilmente riciclabili. 

Dite addio all'usa e getta, che si tratti di rasoi, salviettine struccanti o assorbenti (in alternativa si possono usare la coppetta mestruale, gli assorbenti compostabili o le mutande lavabili). 

Dulcis in fundo, fate attenzione alla quantità d'acqua che usate quotidianamente in bagno. 

Chiudete l’acqua quando vi lavate faccia, denti e mani e prendete parte alla challenge #5minshower, facendo la doccia in meno di 5 minuti.  

Come rendere il proprio armadio più sostenibile

Il sustainable living non passa solo dalla cucina e dal bagno, ma anche dall'armadio. 

Cosa fare allora per vivere in modo più green e attento all'ambiente senza mettere al rogo i propri capi preferiti? 

Carotilla consiglia di fare shopping nel proprio armadio: create abbinamenti nuovi con quello che già avete e prendere parte alla challenge #1dress7days. 

Affinché i vostri capi durino più a lungo è anche importante prendersene cura, per esempio seguendo le istruzioni di lavaggio e aggiustandoli se rotti o bucati. 

Ricordatevi che il cotone è un falso amico, e quindi controllate che i vostri capi siano di cotone biologico. Evitate il più possibile il poliestere, a meno che non sia riciclato (in tal caso controllate la percentuale di fibra riciclata). 

Vi piace fare shopping? Nessun problema!

Potete comprare abiti di seconda mano, chiedere a parenti e amici di fare un giro nei loro armadi e anche noleggiare gli abiti da cerimonia che non indosserete per più di un'occasione. 

Come rendere la propria casa più sostenibile 

Cucina, bagno e armadio... tutta la casa dovrebbe essere sostenibile! 

Ecco allora che anche in questo caso Carotilla viene in nostro aiuto per suggerirci 10 gesti per rendere la casa un posto più green. 

Come fare? In primis bisognerebbe scegliere un fornitore di energia pulita, che proviene da fonti rinnovabili, isolando al meglio la propria casa per mantenere la temperatura più facilmente sia in inverno che in estate. 

Per arredare, preferite mobili di seconda mano, vernici certificate EU Ecolabel, detergenti alla spina o ecologici o ricaricabili e prodotti lavabili e riutilizzabili. 

Attenzione anche agli elettrodomestici: scegliete quelli ad alta classe energetica A4 e fateli andare a pieno carico (per esempio, preferite la lavastoviglie al lavaggio a mano - 12 litri di acqua contro, in media, 122). 

I consigli per ridurre i rifiuti

Vivere una vita all'insegna della sostenibilità non vuol dire semplicemente fare attenzioni in certe aree della casa o aspetti della propria vita. Ma anche, ad esempio, ridurre i rifiuti che creiamo e ci lasciamo dietro

Ecco allora i consigli di Carotilla per evitare di creare rifiuti fisici, come la carta e le bottiglie di plastica, gli sprechi di materiali da smaltire in discarica e ridurre i packaging con semplici gesti quotidiani.

Tra i consigli c'è ad esempio quello di portare sempre con sé una borsa per acquisti improvvisi e anche una borraccia, per evitare di comprare bottiglie di plastica che poi vengono buttate. 

Riparate il più possibile invece che buttare via e preferite prodotti non usa e getta (anche per tovaglioli o fazzoletti). 

Non eliminate quello che non usate più: anziché buttarlo potete invece donarlo ad organizzazioni locali oppure venderlo online. Oppure date via libera alla fantasia, riutilizzando ad esempio le confezioni di vetro e plastica il più possibile, anche quelle del take away. 

10 (semplici) gesti sostenibili da inserire nella propria vita quotidiana 

Dulcis in fundo, per vivere davvero una vita all'insegna della sostenibilità e in difesa dell'ambiente, possiamo (anzi, dobbiamo) inserire questi semplici gesti quotidiani nella nostra routine. 

Ad esempio, preferite i mezzi di trasporto pubblici, o la bicicletta o una passeggiata per i vostri spostamenti. Non lasciate in giro rifiuti e anzi raccogliete quelli che trovate per strada

Usate motori di ricerca ecologici, e svuotate periodicamente la casella di posta elettronica, dei messaggi e l’archivio foto e video: anche i dati digitali archiviati consumano energia.

Imparate a riconoscere strategie di greenwashing, scrivete mail a brand e aziende per farvi sentire e chiedete che si impegnino nella sostenibilità. Votate chi rappresenta ideali e valori legati alla sostenibilità e all’ambiente.

C'è poi infine una parte di educazione: leggete e approfondite con libri, articoli e documentari le tematiche sostenibili, successivamente informate gli altri riguardo questi temi.

Dare quanto più possibile spazio a queste conversazioni può far davvero la differenza. 

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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

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Tra filtri vintage e vecchi selfie, il ritorno del 2016 racconta molto del nostro rapporto con Instagram e del desiderio di semplicità

Il 2026 è il nuovo 2016.

Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.

Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.

Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.

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Che cos’è il trend del 2016

“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.

L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.

Come e perché è nato questo fenomeno

Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.

Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.

Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.

Una nostalgia che va oltre le immagini

Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.

Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.

La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.

E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.

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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

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Una ricerca di IKEA ha riscontrato che il miglior antidoto allo stress è il gioco, e da qui nasce GREJSIMOJS, che fa giocare (anche) i grandi

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.

33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.

Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.

O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.

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GREJSIMOJS contenitore con coperchio gatto nero ambientata 2-2

La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.

Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.

Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.

«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».

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E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.

O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.

«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.

«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».

In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.

«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.

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«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».

La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026

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Come coltivare la resilienza: 7 pratiche per affrontare la vita con più forza e leggerezza

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Dalla mentalità di crescita alla mindfulness: 7 pratiche concrete per rafforzare la resilienza e affrontare stress e cambiamenti al meglio

Nel lessico del benessere contemporaneo c’è una parola che torna con insistenza: resilienza. Non perché sia di moda, ma perché risponde a un bisogno concreto. Viviamo in un tempo segnato da cambiamenti rapidi, incertezze diffuse e una stanchezza che non è solo fisica ma anche, e soprattutto, mentale.

E così, più che cercare soluzioni drastiche o trasformazioni improvvise, cresce il desiderio di costruire una forza diversa: meno appariscente, ma più stabile.

Parlare oggi di resilienza significa interrogarsi su come affrontiamo gli imprevisti, lo stress quotidiano, le fasi di passaggio e tutto quanto la vita ci mette davanti. Non si tratta di “tenere duro” a tutti i costi, ma di sviluppare strumenti interiori che permettano di adattarsi, recuperare, ripartire.

Una competenza che non è innata, ma che si può coltivare nel tempo, attraverso abitudini consapevoli e pratiche alla portata di tutti.

Cos’è la resilienza e perché è così importante

La resilienza non è una parola astratta o una moda del momento: è la capacità di affrontare eventi stressanti o difficili e di uscirne con maggiore consapevolezza. Non significa essere immuni alle difficoltà, ma imparare a gestirle con strumenti che potenziano la tranquillità mentale e l’adattamento emotivo. È un processo dinamico che cresce con l’esperienza, la riflessione e la cura di sé, e che ci rende capaci di guardare avanti anche quando il cammino si fa accidentato.

Ecco allora sette pratiche che aiutano a rafforzare la resilienza e a vivere le difficoltà con maggiore equilibrio e lucidità.

**Il vero segreto della felicità è la resilienza: cos’è e come allenarla**

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1. Coltivare una mentalità di crescita

Avere una mentalità di crescita significa vedere gli ostacoli non come muri invalicabili, ma come opportunità di apprendimento. Invece di pensare “non sono capace”, si impara a dire “sto imparando”.

Questa prospettiva riduce l’ansia, incentiva la curiosità e alimenta la resilienza perché sposta l’attenzione dal fallimento alla scoperta. Alcune strategie includono abbracciare consapevolmente le imperfezioni, accettare critiche costruttive, prendere rischi calcolati e dare a se stessi il tempo di lavorare attraverso le sfide.

2. Prendersi cura di sé con amore

La cura di sé non è un lusso, è una necessità per costruire resilienza. Prendersi cura del corpo e della mente significa individuare ciò che ci nutre davvero (che sia un bagno caldo, una camminata nel parco o semplicemente dieci minuti di respiro profondo) e farne una priorità.

Fondamentale è anche definire limiti sani: dire no quando serve, ascoltare la propria stanchezza e dare valore al riposo. Strategie semplici come tenere un diario delle emozioni, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire bene e praticare attività fisica regolare contribuiscono a consolidare un equilibrio profondo.

3. Scegliere obiettivi realistici

Un altro ingrediente della resilienza è la capacità di porsi obiettivi raggiungibili. Suddividere una grande ambizione in piccoli passi concreti permette non solo di registrare progressi reali, ma anche di costruire fiducia in sé stessi. Se il vostro obiettivo è correre una 5 km, ad esempio, non aspettatevi di riuscirci subito: iniziate invece con brevi tratti, celebrate ogni passo avanti e concedetevi la pazienza di crescere gradualmente.

Questo approccio trasforma la frustrazione in motivazione e fa sentire ogni piccolo successo come un mattone solido nella costruzione della vostra resilienza.

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4. Accettare il cambiamento con flessibilità

La vita raramente va esattamente come programmato. Accettare che il cambiamento e l’incertezza fanno parte della quotidianità aiuta a rispondere alle difficoltà con meno tensione.

Piuttosto che arrabbiarsi con ciò che sfugge al controllo, provate quindi a vedere il quadro generale e a mantenere uno sguardo flessibile. Imparate a riconoscere i pensieri rigidi, come “non ce la farò mai”, e a sostituirli con frasi più aperte e sostenibili. Coltivare speranza, anche nei momenti complessi, è uno dei modi migliori per rafforzare la resilienza emotiva.

5. Sviluppare capacità di problem solving

Essere resilienti significa anche affrontare gli ostacoli con efficacia. Allenare il problem solving implica costruire una “cassetta degli attrezzi” mentale: imparare a identificare chiaramente un problema, esplorare possibili soluzioni, provarle e valutare i risultati.

Mantenere la calma, chiedere aiuto quando serve e ricordarsi che la prima idea non è sempre la migliore sono tutti comportamenti che aumentano la fiducia nelle proprie risorse. Questo processo, se praticato nel tempo, genera una resilienza più solida e consapevole.

6. Integrare mindfulness e meditazione nella quotidianità

Mindfulness e meditazione non sono rituali complicati, ma modi per ricentrarsi e rafforzare la presenza mentale. Essere consapevoli del momento presente - mentre cucinate, camminate o respirate profondamente - aiuta a ridurre l’ansia e a regolare le emozioni.

La meditazione, sia guidata che libera, favorisce il rilassamento e promuove una maggiore chiarezza mentale. Che scegliate una passeggiata meditativa, yoga dolce o cinque minuti di respiro profondo, integrare queste pratiche nella routine quotidiana favorisce una resilienza che parte dal cuore e arriva alla mente.⁵

7. Tenere un diario e riflettere

Scrivere i propri pensieri, le emozioni e le esperienze è uno strumento potente per aumentare la consapevolezza di sé e coltivare resilienza. Non è necessario essere scrittori: basta annotare ciò che si prova al mattino, elencare le preoccupazioni per liberare la mente la sera o tenere un diario di gratitudine.

Riflettere su ciò che avete imparato dagli eventi della giornata aiuta a riconoscere i vostri progressi e a dare un senso anche alle difficoltà, trasformandole in lezioni preziose.

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Perché quando c’è la luna piena dormiamo male

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La luna piena può influenzare il nostro riposo notturno tra luce, ormoni del sonno e percezione psicologica facendoci dormire male

È vero che quando c’è la luna piena dormiamo male?

La domanda si ripropone ogni mese, accompagnata da notti insonni, risvegli frequenti e la sensazione di non aver riposato davvero. Ma al di là delle credenze popolari, esistono spiegazioni scientifiche che aiutano a capire perché il plenilunio venga spesso associato a un sonno più leggero e irregolare.

Tra ritmi circadiani e fattori psicologici, il legame tra luna piena e qualità del riposo è meno misterioso di quanto sembri. Ve lo spieghiamo qui. 

**C'è la Luna piena! 5 cose da fare (e 3 da non fare)**

(Continua sotto la foto)

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Il legame tra luna piena e sonno

Diversi studi hanno osservato che durante la luna piena alcune persone impiegano più tempo ad addormentarsi, dormono meno ore e trascorrono meno tempo nella fase di sonno profondo. In particolare, la qualità del riposo sembra essere più fragile, con un aumento dei micro-risvegli notturni e una maggiore sensibilità agli stimoli esterni.

Il motivo non sarebbe legato a energie misteriose, ma ai ritmi circadiani, il sistema che regola il ciclo sonno-veglia ed è fortemente influenzato dalla luce. Anche se oggi viviamo circondati da illuminazione artificiale, il nostro cervello resta sensibile alle variazioni luminose dell’ambiente. Durante il plenilunio, la luce notturna è più intensa e prolungata, e potrebbe interferire, anche in modo minimo, con la produzione di melatonina, l’ormone che favorisce l’addormentamento.

Alcuni ricercatori ipotizzano che questo effetto sia un residuo evolutivo: per millenni, la luna piena ha significato notti più luminose e quindi maggiore vigilanza. Anche se oggi dormiamo dietro tapparelle oscuranti e vetri isolanti, il nostro organismo potrebbe non essersi del tutto “aggiornato”.

Va però detto che non tutti reagiscono allo stesso modo. La luna piena sembra influenzare soprattutto chi già ha un sonno leggero, chi soffre di insonnia o chi attraversa periodi di stress e affaticamento mentale.

Suggestione, luce e mente: perché ci sembra di dormire peggio

Oltre alla componente biologica, c’è un altro fattore fondamentale: la percezione. Sappiamo che c’è la luna piena, magari l’abbiamo vista affacciandoci alla finestra. Questo può renderci più attenti, e più inavvertitamente più critici, verso il nostro sonno.

Se ci svegliamo una volta di notte, tendiamo ad attribuirlo subito alla luna, rafforzando l’idea di aver dormito male.

La suggestione non è un’illusione: è un meccanismo reale della mente. Quando siamo stanchi, ansiosi o sovraccarichi, basta poco per alterare il riposo. La luna piena, in questo senso, diventa una spiegazione esterna rassicurante: non siamo noi a essere “sbagliati”, è la notte che è diversa.

Infine, il plenilunio spesso coincide con periodi già delicati: cambi di stagione, ritmi alterati, settimane più intense del solito. Il risultato è un sonno più fragile, che cerchiamo di spiegare con ciò che abbiamo sotto (o sopra) gli occhi.

Dormire male durante la luna piena è quindi un’esperienza comune, ma non allarmante. Non significa che il vostro corpo non funzioni come dovrebbe, né che dobbiate rassegnarvi a notti insonni ogni mese. A volte è solo l’incontro tra biologia, mente e ambiente.