Attenzione: questo alimento super comune che tutti abbiamo in freezer è tra i cibi in assoluto più ultraprocessati e ricchi di grassi

In Italia la pizza surgelata vale circa il 12% del mercato dei surgelati ed è il quarto prodotto più richiesto dopo pesce, verdure e patatine. Tradotto: nel freezer di moltissime case c’è almeno una margherita “di scorta” pronta per le sere di emergenza.
Il punto è cosa c’è davvero su quella teglia. Un’analisi indipendente su 979 pizze surgelate ha mostrato che il 58% rientra nei cibi ultra‑processati (gruppo NOVA 4) con una media di circa 41 ingredienti per prodotto. Non proprio l’idea di “pizza semplice” che avete in mente.
Perché la pizza surgelata è tra i cibi più ultraprocessati
La classificazione NOVA, sviluppata da ricercatori brasiliani e ripresa anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, divide gli alimenti in quattro gruppi. Il gruppo 4 comprende i cibi ultra‑processati: formulazioni industriali con molti ingredienti raffinati, additivi, aromi, stabilizzanti e altre sostanze che in una cucina domestica non entrano mai.
La pizza surgelata finisce spesso qui perché deve sopravvivere a impasto, precottura, abbattimento, mesi di freezer e rinvenimento in forno restando morbida, gonfia e “filante”. Per riuscirci l’industria usa miglioratori dell’impasto, amidi modificati nelle salse, emulsionanti nei “formaggi fusi” e salumi trattati con nitriti e conservanti. Il risultato è un prodotto che assomiglia a una pizza, ma dal punto di vista tecnologico è un altro pianeta.
**Quante volte a settimana si può mangiare la pizza?**
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Dalla margherita tradizionale all’etichetta infinita
Una margherita vera, fatta al momento, richiede una manciata di ingredienti: farina, acqua, lievito, sale, pomodoro, mozzarella, basilico, olio extravergine d’oliva. Stop. Nei banchi surgelati la lista si allunga: margarina, oli vegetali non specificati, glutine di frumento aggiunto, zuccheri, correttori di acidità, aromi, addensanti.
Il capitolo grassi merita un focus. L’olio extravergine d’oliva, tipico della pizza napoletana, è ricco di grassi monoinsaturi e sostanze antiossidanti. Margarine e grassi di palma hanno invece più grassi saturi e, se usati in grandi quantità e spesso nella dieta, non sono esattamente gli alleati ideali del cuore. Gli oli di semi economici, poi, tendono a ossidarsi più facilmente con le alte temperature del forno.
Anche il condimento “nobile” non brilla. In molte margherite surgelate il pomodoro si ferma intorno al 10-15%, la mozzarella attorno al 20% ed è spesso affiancata da “formaggi fusi”, caseinati, amidi modificati, acido citrico. A volte la “mozzarella” è un mix di formaggi e grassi studiato per filare bene dopo il freezer, non per profumare di latte fresco. Intanto compaiono zucchero o destrosio nella salsa e dosi di sale non trascurabili.
Salute e alternative furbe: cosa potete fare
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un’alimentazione ricca di cibi ultra‑processati è associata a un maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Diversi studi osservazionali pubblicati su riviste internazionali hanno trovato che chi consuma più UPF ha un aumento del rischio di mortalità anche intorno al 25% rispetto a chi ne mangia pochi. La pizza surgelata è solo un tassello, ma se si somma a snack, merendine, bibite e piatti pronti il quadro cambia.
Niente panico: mangiare una pizza surgelata ogni tanto non trasforma la vostra salute. La differenza la fa la frequenza e, soprattutto, la scelta del prodotto.
E qui entra in gioco l’etichetta.
Checklist “rossa”, segnali che state mettendo nel carrello una pizza ultra‑processata pesante:
- lista ingredienti lunghissima, che occupa mezza confezione
- tra i grassi compaiono margarina, “oli vegetali” non meglio specificati, olio di palma, olio di colza
- zucchero, destrosio o sciroppi tra i primi ingredienti della salsa
- diciture come “formaggio fuso”, “preparazione di formaggio”, caseinati, proteine del latte concentrate
- molte sigle di additivi (E‑...), correttori di acidità, addensanti, aromi.
Checklist “verde”, caratteristiche di una pizza surgelata relativamente più “pulita”:
- pochi ingredienti, tutti riconoscibili e simili a quelli che usereste a casa
- presenza di olio extravergine o di un grasso ben specificato, niente margarina
- assenza di zuccheri aggiunti nella salsa
- mozzarella e pomodoro in quantità non simbolica, senza troppi coadiuvanti tecnologici
- niente salumi super processati in superficie o, se ci sono, in quantità modesta.
Se poi volete tenere il freezer come alleato, non come trappola, ci sono alternative intelligenti. Potete scegliere basi fresche o impasti pronti di buona qualità da completare in casa con pomodoro, mozzarella vera e un filo di olio extravergine. Oppure preparare più pizze fatte in casa quando avete tempo, cuocerle a metà e surgelarle voi: sapete esattamente cosa c’è dentro.
Anche quando optate per la surgelata “classica”, qualche trucco aiuta: preferire le margherite semplici alle versioni iperfarcite, abbinarle sempre a un piatto abbondante di verdure e acqua invece di bibite zuccherate. In fondo la vera comodità non è solo aprire il freezer, ma sapere che quello che mettete in tavola lavora per voi, non contro di voi.
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