8 nuovi locali e ristoranti a Roma da provare, dal brunch al dopocena

In cerca di nuovi ristoranti a Roma 2023? Vi raccontiamo alcune ultime aperture pensate per tutti: dalla carne al pesce, dal brunch ai cocktail, dalla cucina tradizionale a quella asiatica. Senza dimenticare un classico sempre molto amato: la pizza.
** Qui trovate tutte le nostre segnalazioni di posti & appuntamenti a Roma **
Nuovi ristoranti a Roma: 8 indirizzi da provare dal brunch al dopocena
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Clementina - pizza
Da Clementina ha finalmente aperto il dehors con vista sulla darsena di Fiumicino.
Ma questa non è l’unica novità che riguarda il locale del pizzaiolo Luca Pezzetta (ex Pizzarium, Panificio Bonci e Osteria di Birra del Borgo) e del socio Jacopo Rocchi.
Ad attendere gli amanti della pizza tradizionale romana, stesa a mattarello e cotta nel forno a legna, ci sono delle new entry per quanto riguarda i topping che seguono la stagionalità del pesce e degli ortaggi provenienti da aziende del territorio.
Oltre ai cavalli di battaglia di Pezzetta – come la Marinara del Futuro (pomodoro migliarese, capperi, olive, origano, alici di Fiumicino, pomodori confit e aglio nero fermentato) – in carta sono arrivate altre tonde come la Caponata e Cioccolato e la Vegetariana Bruciata, con crema di melanzana bruciata, burrata, peperoni arrosto, fiori di zucchina, basilico e terra di olive.
Altre creazioni al debutto tra gli antipasti il Fiore, mazzancolla e maionese alle alici, lo Spicchio cotto al padellino alle alghe di mare e il Quadruccio di teglia romana ai cereali, condito con vongole sgusciate, crema di zucchina romanesca e bottarga fatta in casa.
La carta dei vini, come sempre, è curata dal direttore di sala e sommelier Daniele Mari con una preferenza per le piccole cantine biodinamiche, un’insolita suddivisione con “sfide” Italia-Francia e una sezione speciale dedicata alle bottiglie del Lazio.
Orari: aperto a cena tutti i giorni dalle 17.30 (si consiglia la prenotazione, specialmente nel weekend con formula doppio turno)
Indirizzo: via della Torre Clementina 158
Seu Pizza con Vista al W Rome - pizza e cocktail
Il panorama sui tetti di Roma, la pizza di Pier Daniele Seu e i cocktail di Emanuele Broccatelli.
Un trio vincente che si ripete anche quest’anno con l’arrivo della bella stagione sul rooftop del W Rome, hotel di Marriott Bonvoy a due passi da via Veneto.
Al tramonto per l’aperitivo o a cena tra mille luci che si perdono all’orizzonte, Seu Pizza con Vista è l’occasione per assaggiare le specialità del pluripremiato pizzaiolo Pier Daniele Seu che propone classici come la Margherita DOP (pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala e basilico) e la Napoli (pomodoro San Marzano, fior di latte, alici di Sciacca e origano) oltre ad alcuni cavalli di battaglia tra cui l’Assoluto di Pomodoro (pomodoro San Marzano, pacchetelle di pomodoro giallo, pesto di pomodoro secco, pomodoro confit, graukase e basilico) e la Fior di Cotto (fior di latte, prosciutto cotto, fiori di zucca, burrata e polvere di olive).
Ottimi anche i drink a cura del bar manager del W Rome Emanuele Broccatelli che ha ideato alcune proposte ad hoc come il Super Santos ‘60 con Tequila, Amaro Santoni, pompelmo.
Orari: tutti i giorni dalle 18.00 alle 23.00
Indirizzo: via Liguria 26-36
Dao Chinese Bistrot – cinese
Nei pressi di piazza Bologna, dove un tempo c’era il Dragone d’Oro, qualche mese fa ha inaugurato Dao Chinese Bistrot.
Questa seconda insegna di Jianguo Shu, già patron dello storico ristorante Dao a viale Jonio, è aperta dal pranzo alla cena e ultimamente ha ampliato la sua offerta anche alla merenda e all’aperitivo (dal martedì al sabato).
Lo spazio esterno, tra piante rigogliose e lucine che riscaldano l’ambiente, è l’ideale per un drink dai sentori orientali (dalle 17.00 alle 20.00) come il Cina Gin Tonic con gin, acqua tonica, pepe di Sichuan, anice stellato e limone disidratato; il Cina Blu con liquore di litchi, blue curaçao e succo di Pompelmo e il Prugna Cocktail con liquore di prugna e karkadè.
Negroni in versione asiatica? Qui si prepara con grappa cinese. Non mancano anche vini biologici al calice – selezionati dalla sommelier giapponese Hiromi Nakayama – birre artigianali e alla spina.
Il tutto da accompagnare con baozi e jiaozi come il Xiao Long Bao (raviolo ripieno di maiale, verza, erba cipollina), lo Shao Mai (raviolo alla carota ripieno di maiale e gamberi) e lo Xia Jiao (raviolo di riso ripieno di gamberi, cipolline e bambù).
Tutti fatti in casa e cotti al momento dallo chef Chen Shengying.
Ma non solo, dalle 15.00 alle 19.00 Dao Bistrot è anche sala da tè con infusi di fiori e bacche, una selezione di tè (verde, gelsomino, nero, bianco e rosso), anche freddi (frutta rossa, mango e ananas).
Da Dao Chinese Bistrot c’è anche l’occasione di provare una bevanda originaria di Taiwan che sta spopolando in Asia, il bubble tea: tè nero, latte, perle di tapioca e sciroppo di zucchero nero.
L’abbinamento perfetto è con i dòngwù Bao, bao dolci cotti al vapore e dalla forma di vari animali, il cui ripieno varia tra crema pasticcera, fagioli neri azuki, noci e sesamo nero.
Altri dessert in carta, bon bon di riso, gelato artigianale, mousse di mango e macedonia con mochi.
Orari: sala da tè, dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Aperitivo, dal martedì al sabato dalle 17.00 alle 20.00. Ristorante, sempre aperto dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 19.30 alle 23.30.
Indirizzo: via Ogliastra 10
La Piazzetta a Palazzo Ripetta - cocktail
Palazzo Ripetta – 5 stelle in un edificio del Seicento tra piazza del Popolo e Ara Pacis – è design, arte contemporanea, enogastronomia e mixology d’autore.
I piatti sono firmati dall’Executive chef Marco Ciccotelli, alla guida del ristorante San Baylon; i cocktail ideati in collaborazione con lo speakeasy The Jerry Thomas Project.
E con l’arrivo dell’estate ci si può accomodare nell’accogliente giardino interno, non solo per aperitivo o dopocena, e provare i celebri Twist on Classic del Jerry e altre creazioni come lo Shakerato Perfetto (campari bitter, doragrossa menta e rabarbaro, bitters al bergamotto), lo Smoothie Garibaldi (campari bitter e succo di arancia spumoso), il Lemongrass Americano (campari, vermouth rosso, lemongrass, co2) e il Wild Negroni (gin bickens, campari bitter, vermouth rosso, prugnolo selvatico).
Indirizzo: via di Ripetta 231
Vivi a Palazzo Bonaparte - brunch
L’aria è quella di un bistrot parigino ma siamo tra piazza Venezia e via del Corso: ViVi Bistrot a Palazzo Bonaparte è l’ultima creatura di Daniela Gazzini e Cristina Cattaneo.
Dopo Villa Pamphili, Le Serre a Monte Mario e Palazzo Braschi a piazza Navona, anche questo indirizzo – sempre all’insegna di una cucina sana, bio e a km 0 – non poteva che trovarsi in un contesto d’eccellenza.
In questo caso in quella che fu la residenza a Roma dell’Imperatore Napoleone Bonaparte fino al 1836, oggi sede di mostre d’arte organizzate da Arthemisia.
Il nuovo ViVi, 200 metri quadri in stile retrò con pezzi di antiquariato, arredi vintage, grandi specchi e lampadari con coloratissimi paralumi in tessuto tipici del Sud-Est asiatico, è aperto tutti i giorni dalla colazione alla cena con un’offerta gastronomica sana e nel segno della sostenibilità ambientale.
Tra i piatti non solo proposte internazionali e sfiziose, come Avocado Toast, Poke di salmone, Pollo bio marinato ma anche tanta tradizione nostrana tra Gricia, Gnocchi alla Romana, Taglieri con prodotti DOC e molto altro.
Non possono che mancare i dolci – torte, biscotti e macarons fatti in casa e preparati con ingredienti biologici – e un’ampia scelta di centrifughe, frullati e cocktail ideati dalla Bar manager Sara Paternesi.
Orari: tutti i giorni dalle 8.00 a mezzanotte
Indirizzo: Palazzo Bonaparte, piazza Venezia 5
Ricci Pescheria con Cucina - pesce
A Vigna Stelluti c’è un nuovo bistrot, Ricci Pescheria con Cucina, che è la versione “mare” della storica bottega Ricci Il Salumiere.
Un’idea, quella della pescheria con laboratorio gastronomico, realizzata a piazza Filippo Carli grazie alla collaborazione tra lo chef Alessio Albanesi e Daniele Usai (patron de Il Tino e 4112 a Fiumicino).
Il pesce qui è protagonista di tutte le proposte, e in tutte le forme e preparazioni: crudo, fritto, alla griglia, in salamoia, marinato, affumicato, frollato, sott’olio. E a portata di forchetta tutto il giorno.
Perché come suggerisce il nome, da Ricci Pescheria con Cucina si può venire non solo per comprare il pesce fresco – che arriva ogni giorno dall’asta di Fiumicino – ma anche per mangiare seduti al tavolo, prendere qualcosa da asporto al banco della gastronomia o fare un aperitivo (assaggiate i Carlini, soffici maritozzi in versione salata con vari ripieni).
Basta buttare un occhio alla lavagnetta con i piatti del giorno, che variano in base alla disponibilità e alla stagionalità dei prodotti, oppure scegliere al banco della pescheria cosa farsi preparare espresso nella cucina-laboratorio a vista.
Tartare, carpacci, ostriche, polpo e patate, insalata di mare o di polpo, alici in varie versioni (marinate, sotto sale, fritte), supplì di mare (una decina le varianti, da provare senz’altro quello con Triglia alla cacciatora) sono solo alcune delle proposte pronte che si trovano sempre.
Tra le specialità in carta il Bottone alla genovese di polpo, le Linguine all’assoluto di gambero rosa, la Nduja di tonno rosso, lo Spiedino di totano con gazpacho, la Zuppa thai (a base di lemongrass, latte di cocco, zucchine alla julienne, gamberi rosa, seppie e moscardini) e le Alici fritte con carote arrosto e chutney di mango.
Fatti in casa i Salumi di mare (bresaola di tonno, prosciutto di pesce spada o di leccia), lasciati maturare a vista in speciali frigoriferi che ne consentono la frollatura e serviti con un filo d’olio Evo abruzzese.
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 22.00; le domeniche di giugno aperti anche a pranzo
Indirizzo: piazza Filippo Carli 16
Follis – pesce
Lungo la darsena di Fiumicino qualche mese fa ha inaugurato Follis, ristorante affidato all’Executive chef Daniel Celso, giovane ma con importanti esperienze alle spalle (da Cristina Bowerman a Lele Usai).
Celso guida una brigata di una dozzina di cuochi, tutti under 30, alle prese con diversi stili di cucina perché il concept di Follis è quello di essere due ristoranti in uno: c’è una parte Living, con piatti tradizionali di pesce serviti ai tavoli o al bancone, e una Slowly, con proposte gourmet a base anche di carne.
La mixology è affidata alla Bar manager Samantha Parente che ha ideato una drink list suddivisa in cinque categorie ispirate alle fasi dell’innamoramento con cocktail più o meno strutturati.
Molto ampia la scelta della cantina che prevede oltre cinquecento etichette tra champagne, vini bianchi e rossi.
La ricerca minuziosa delle materie prime locali e la freschezza dei prodotti – il pesce, per esempio, arriva dall’asta di Fiumicino, i prodotti caseari da Tragliatella – sono il filo conduttore di questo ristorante guidato dal Restaurant manager Mauro Di Vilio.
Tra i piatti del menu Slowly non mancano i classici carpacci, tartare, ostriche, sauté di cozze, alici fritte e insalata di mare.
Ma da provare sono soprattutto le Crocchette di baccalà con pinoli e uvetta e le Seppie con carciofi e hummus.
Immancabili gli spaghetti alle vongole, il risotto ai frutti di mare e i tagliolini con il pescato del giorno: ottimi quelli con spigola, pomodorini confit, olive, capperi, cucunci e peperoncino.
Come secondi, fritture di calamari e gamberi o di paranza; crostacei alla griglia e grigliate di pescato del giorno; e tra i dolci al bicchiere, tiramisù, cheesecake ai frutti di bosco e gelati.
Taco di pane carasau con agnello, erbe selvatiche, alici di Sciacca e caciocavallo ragusano, Agnolotto in brodo di guanciale con tartufo nero e Malloreddus in crema di carciofi, liquirizia e ragù di lumache di terra, sono invece alcuni dei piatti che caratterizzano la parte Slowly con rivisitazioni di piatti della tradizione e contaminazioni di varie cucine regionali.
Orari: tutti i giorni dalle 12.00 alle 01.00 (Slowly dal mercoledì alla domenica 19.30-23.00)
Indirizzo: via della Torre Clementina 146
El Porteño Gourmet - carne
Dopo Milano e la prima apertura romana a Largo del Teatro Valle, la holding Dorrego Company qualche mese fa ha inaugurato un altro indirizzo dedicato all’enogastronomia argentina: El Porteño Gourmet, nei pressi di Fontana di Trevi.
Accoglienza calorosa, profumo di carne alla griglia, musica tanguera: sembra di trovarsi nella residenza di un gaucho delle pampas argentine.
Qui si può provare l’esperienza di un vero asado a la parilla (un rito oltre che una delle massime espressioni della cultura culinaria argentina) con la carna che viene lentamente grigliata.
Ecco allora in menu l’Entraña (il saporito e morbido muscolo del diaframma), l’Asado De Tira (le costine di vitello), il Gran Lomo (il filetto di manzo argentino) e il Vacio (la bavetta) – solo per citare alcune specialità – accompagnate da salse, come il caratteristico chimichurri a base di prezzemolo, aglio e peperoncino, e contorni tipici delle grigliate di carne come patatine fritte, purè di patate e insalata russa.
Non solo carne alla griglia, altri classici da provare sono le Empanadas (panzerotti cotti al forno e ripieni di carne, pollo o verdura) e le Mollejas Salteadas (animelle).
In cantina i vini sono in prevalenza argentini (come il Malbec, il vitigno a bacca rossa più diffuso in Argentina) ma sono tante anche le etichette internazionali.
In mancanza di un dehors, se d’estate non vi pesa mangiare all’interno chiedete un tavolo nella sala del Polo, tra le più belle del ristorante: si mangia sotto un lucernario, tra stecche, caschetti e fotografie dei più grandi giocatori di polo.
Orari: tutti i giorni dalle 12.00 alle 24.00
Indirizzo: via Dell’Umiltà 36
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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Cioccolata, salmone e... 5 cibi da mangiare contro la tristezza

A volte per migliorarsi l'inverno basta sapere cosa mangiare per essere più felici.
Con le giornate corte e il freddo pungente, infatti, l’umore può risentirne più di quanto pensiamo. Non è solo una sensazione passeggera: per molte persone l’inverno porta con sé stanchezza mentale, malinconia e una sorta di rallentamento emotivo che gli esperti chiamano winter blues (cioè tristezza invernale).
La buona notizia è che, accanto a uno stile di vita equilibrato, anche ciò che mettiamo nel piatto può fare la differenza nel nostro umore.
L’alimentazione, infatti, non influisce solo sul corpo ma ha un ruolo diretto anche sul benessere mentale, sull’energia e sulla stabilità dell’umore. Alcuni cibi, più di altri, possono infatti diventare veri alleati nei mesi più bui dell’anno.
**A che ora cenare in inverno per restare in forma e in salute**
**Come non ammalarsi questo inverno? 8 cibi anti-influenza**
Cosa mangiare per essere più felici
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Cioccolata calda fatta in casa
Il cioccolato viene inserito istintivamente al primo posto quando si cerca cosa mangiare per essere più felici - giustamente: non è solo una coccola, ma un alimento con effetti positivi documentati sull’umore. Consumarlo con moderazione può aiutare a sentirsi più sereni grazie alla sua ricchezza di polifenoli, potenti antiossidanti che contribuiscono a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.
Inoltre, il cacao è una fonte naturale di prebiotici, fibre che nutrono il microbiota intestinale: un intestino in salute è sempre più spesso associato a un miglior equilibrio emotivo.
Per beneficiare di queste proprietà, è importante scegliere cioccolato con almeno l’85% di cacao e limitarsi a piccole quantità quotidiane, meglio ancora se sotto forma di una cioccolata calda preparata in casa, calda e avvolgente.
Salmone e pesce azzurro
Il pesce grasso è uno degli alimenti più studiati per il benessere mentale. Salmone, sgombro, sardine e trota sono ricchi di omega-3, acidi grassi essenziali per il funzionamento del cervello.
Questi nutrienti hanno proprietà antinfiammatorie e interagiscono con i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Inserire una o due porzioni di pesce azzurro a settimana può aiutare a contrastare la sensazione di apatia e affaticamento mentale tipica dei mesi invernali.
Per chi non ama il pesce, una valida alternativa può essere rappresentata da noci e semi di chia, anch’essi fonti vegetali di omega-3.
Cereali integrali
Pane integrale, avena, riso integrale, quinoa e farro sono spesso sottovalutati, ma svolgono un ruolo chiave nel supporto del benessere mentale. I cereali integrali sono ricchi di fibre, vitamine del gruppo B e antiossidanti, nutrienti fondamentali per il sistema nervoso.
Contengono inoltre triptofano, un amminoacido necessario per la produzione di serotonina, l’ormone che contribuisce alla sensazione di felicità. Grazie al loro basso indice glicemico, rilasciano energia in modo graduale, evitando i picchi e i cali che possono influire negativamente sull’umore.
Inserirli regolarmente nei pasti aiuta a sentirsi più equilibrati e concentrati durante la giornata.
Frutti di bosco
Mirtilli, lamponi e more sono un concentrato di benefici. Ricchi di flavonoidi, aiutano a proteggere il cervello dallo stress ossidativo e dall’infiammazione, due fattori collegati anche ai disturbi dell’umore.
Forniscono vitamina C e fibre, utili per la regolazione della glicemia e dell’energia mentale. Le ricerche suggeriscono che i mirtilli, in particolare, possano supportare memoria e concentrazione, aiutando a contrastare la tipica tristezza invernale.
Consumati sotto forma di composta calda, magari a colazione o come dessert leggero, diventano un alleato ideale durante l’inverno.
Frutta secca e granola
Mandorle, noci, anacardi e pistacchi sono una fonte preziosa di grassi buoni, vitamine e minerali fondamentali per il cervello. La frutta secca contiene triptofano, magnesio e vitamine del gruppo B, tutti nutrienti coinvolti nei meccanismi che regolano l’umore.
Consumata con regolarità, in quantità moderate, può contribuire a migliorare la risposta allo stress e a sostenere le funzioni cognitive.
Inserita in una granola fatta in casa, diventa una colazione nutriente e appagante, perfetta per iniziare le giornate invernali con più energia.
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?
Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.
Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.
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Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo
Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.
Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.
Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.
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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello
Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.
Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.
Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni
Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.
Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.
Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione
La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.
Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.
Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto
Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.
Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.
Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia
Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.
È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.
Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario
Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.
Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.
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