Vi cade il telefono in acqua? Il trucco del riso è un mito: ecco cosa fare davvero
Circa l’11 per cento degli smartphone muore per “annegamento”. Tradotto: uno su dieci fa splash nel water, nel lavandino, in piscina o al mare. Il dramma non è solo l’oggetto in sé, ma chat, foto, password, pezzi di vita che rischiano di sparire in un attimo.
La buona notizia è che potete ancora salvarlo, se agite bene subito. I primi minuti sono un pronto soccorso per smartphone bagnato: niente panico, niente gesti istintivi, solo qualche mossa precisa.
Cosa fare se il cellulare finisce in acqua: i primi 60 secondi
Appena il telefono cade in acqua, tiratelo fuori il più in fretta possibile, tenendolo in verticale e senza scuoterlo. Ogni scossa può spingere l’acqua più in profondità, verso la scheda madre. Se è collegato alla corrente o a un power bank, staccate immediatamente il cavo.
Subito dopo, spegnetelo, anche se sembra funzionare. Se si è già spento da solo, non provate a riaccenderlo “giusto un secondo”. Poi rimuovete tutto ciò che potete: cover, scheda SIM, eventuale microSD, eventuale batteria estraibile nei modelli che lo permettono. Tamponate delicatamente l’esterno con un panno morbido o carta assorbente, senza strofinare e senza infilare oggetti nei fori.
Telefono caduto in acqua: gli errori da evitare
Gli esperti di assistenza tecnica sono chiarissimi su una cosa: molti telefoni non li uccide l’acqua, ma i rimedi sbagliati. Da evitare come la peste: scuotere il cellulare, dare colpetti, soffiare con la bocca o premere tasti per “vedere se va ancora”. Tutto questo spinge il liquido nei circuiti.
Altro errore classico è il calore. Niente phon, forno (nemmeno tiepido), termosifone, sole diretto, stufette. Secondo Altroconsumo, che da anni testa smartphone e riparazioni, il calore può deformare guarnizioni e componenti interni, peggiorando i danni. Vietatissimo anche mettere subito il telefono in carica: se all’interno c’è ancora acqua, il rischio di cortocircuito è altissimo.
Come asciugare davvero lo smartphone
Una volta tolto il grosso dell’acqua dall’esterno, lasciate lo smartphone bagnato spento in un luogo asciutto e ventilato. Niente fretta: in genere servono almeno 24 ore, meglio 48, prima di tentare di riaccenderlo. In inverno o in case molto umide, anche 72 ore non sono un’esagerazione.
Per accelerare l’asciugatura interna potete usare sacchetti di silica gel o altri essiccanti (quelli che trovate nelle scatole delle scarpe). Chiudete telefono e sacchetti in un contenitore ermetico. Sul riso per asciugare il telefono, le posizioni più aggiornate sono tiepide: può assorbire un po’ di umidità, ma secondo Altroconsumo non è miracoloso e può lasciare polvere nei fori. Se proprio lo usate, fatelo solo come ultima risorsa e sempre con il telefono già ben asciugato all’esterno.
Acqua dolce, mare, piscina o water: cosa cambia
L’acqua dolce sullo smartphone (lavandino, pozzanghera, pioggia) è il caso meno grave, se agite subito. Molto peggio l’acqua di mare sul telefono: il sale è fortemente corrosivo e continua a “mangiare” i circuiti anche dopo l’asciugatura. Anche il cloro delle piscine è aggressivo. In questi casi, oltre alle mosse di emergenza, è prudente portare lo smartphone caduto in acqua il prima possibile in un centro assistenza per un lavaggio chimico professionale della scheda. Se il telefono è caduto nel water o in un lavandino sporco, c’è anche il tema igiene: pulite bene la scocca esterna e la cover con guanti e disinfettante, evitando assolutamente di far entrare altri liquidi all’interno.
Dopo l’asciugatura: test, backup e assistenza
Passate almeno 24–48 ore, potete provare a riaccendere il telefono bagnato, meglio dopo averlo collegato alla corrente per pochi minuti. Se parte, testate tutto: ricarica, chiamate (microfono e altoparlante), auricolare, fotocamera (attenzione a eventuali aloni o condensa), tasti laterali, vibrazione, connettore di ricarica. Anche se sembra andare bene, fate subito un backup completo dello smartphone: alcuni danni da ossidazione compaiono dopo giorni.
Se non si accende, si riavvia continuamente, non carica, il touch impazzisce o l’audio è molto debole, è il momento di un centro assistenza smartphone. Secondo le stime riportate da Altroconsumo, per danni lievi da liquidi la spesa può aggirarsi intorno ai 50–100 euro, mentre per problemi alla scheda madre si può salire fino a 300 euro e oltre. Valutate se il gioco vale la candela rispetto al valore attuale del vostro smartphone.
Prevenzione: come evitare il prossimo tuffo
Qualche abitudine furba vale più di qualsiasi trucco miracoloso. Evitate di appoggiare il telefono vicino all’acqua sul bordo del lavandino o della vasca, o di tenerlo in mano sopra il water. Al mare o in piscina, usate custodie impermeabili per smartphone e ricordate che anche gli smartphone “resistenti all’acqua” con certificazione IP sopportano solo certe profondità e tempi, non i bagni infiniti nella sabbia e nel sale. Infine, impostate un backup automatico su cloud: se il prossimo tuffo sarà fatale, almeno non perderete la vostra vita digitale.
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