Dopo i 70 anni, essere single può rendere più felici? Cosa dicono gli studi
Secondo i dati Istat analizzati da diversi studi, in Italia milioni di donne anziane vivono da sole, e tra gli over 70 le single sono ormai più di una su due. Il vecchio incubo della «zitella infelice» non regge più ai numeri.
Ancora più interessante: ricerche internazionali e testimonianze raccolte dalla rivista statunitense SELF mostrano che proprio le donne sulla settantina, quando sono single per scelta o dopo una separazione consapevole, riportano spesso i livelli più alti di serenità. Altro che «povera nonna rimasta da sola».
I numeri: sempre più donne sulla settantina single (e soddisfatte)
Secondo elaborazioni su dati Istat riprese da vari media, in Italia circa 4,9 milioni di donne vivono da sole e tre su cinque hanno più di 65 anni. Tra gli over 70, le donne che preferiscono vivere sole sono più di una su due, contro poco più di un uomo su cinque.
In Francia, l’istituto statistico INSEE rileva che il 48% delle persone con più di 70 anni non ha un partner convivente. In Canada circa il 24% degli over 65 vive solo, il 68% sono donne e tre quarti di loro dichiarano di essere molto soddisfatte della propria vita, secondo Statistics Canada. Non è quindi una stranezza italiana, ma un trend occidentale.
Cosa dicono gli studi sulla felicità delle donne single
Uno studio dell’Università di Toronto, pubblicato sulla rivista scientifica Social Psychological and Personality Science e ripreso in Italia da QN Salus, ha seguito circa 6.000 adulti single. Le donne single riportavano maggiore soddisfazione per la vita in generale, per il loro status relazionale e per la sfera sessuale rispetto agli uomini single, oltre a un minore desiderio di trovare un partner.
Altre ricerche citate da SELF mostrano che la soddisfazione per la singletudine tende ad aumentare con l’età a partire dai 40 anni. Molte donne intervistate intorno ai 70 descrivono una felicità «quieta», meno orientata a compiacere gli altri e più centrata sui propri ritmi, hobby, amicizie.
L’economista comportamentale Paul Dolan, della London School of Economics, analizzando grandi indagini sulla popolazione, ha evidenziato che le donne single e senza figli compaiono spesso tra i gruppi con i livelli più alti di benessere soggettivo. Non è un invito collettivo a non sposarsi né ad abbandonare i figli, ma un campanello che dice: il matrimonio non è l’unico copione possibile per una vita piena.
Perché tante settantenni single sono più serene delle coetanee sposate
Le ricercatrici che studiano la singletudine, come la psicologa sociale Bella DePaulo e la sociologa Kris Marsh, spiegano che alcune persone sono «single nel profondo». Non si tratta di non aver trovato nessuno, ma di sentirsi meglio quando il proprio tempo, la propria casa e il proprio corpo non ruotano attorno ai bisogni di un partner.
A 70 anni, questo si traduce in giornate costruite su misura. Chi è single decide come organizzare il tempo, dal viaggio fuori stagione al corso di yoga, senza dover negoziare ogni scelta. Molte donne raccontano che, dopo decenni passati a pianificare in funzione della famiglia, questa libertà vale oro.
C’è poi il tema del carico di cura. Una ricerca britannica finanziata dall’ESRC su persone over 60 ha rilevato che le donne single si dichiarano spesso più sane e meno stressate dei coetanei sposati, anche perché non devono occuparsi 24 ore su 24 di un coniuge malato. Le single tendono inoltre a coltivare reti sociali femminili molto dense: amiche, sorelle, vicine, gruppi culturali. Non hanno un solo «punto di appoggio» affettivo, ma una costellazione.
Infine c’è l’identità. Dopo una certa età, molte smettono di definirsi in base al «di chi sono la moglie» o «la compagna». Alcune settantenni single dicono chiaramente: «Sono arrivata qui, sto bene così, e non devo più dimostrare niente a nessuno». È un tipo di pace che difficilmente emerge nelle statistiche, ma che torna in quasi tutte le interviste.
Vivere single a 70 anni in Italia: opportunità e sfide
Dietro i numeri ci sono storie. C’è la ex moglie che ha chiesto il divorzio dopo i 65 e oggi vive con un’amica in co-abitazione, alternando volontariato e viaggi in bassa stagione. C’è la vedova che, dopo un lutto durissimo, ha ricostruito la propria vita tra corsi, cinema e nipoti «a tempo scelto». E c’è chi non si è mai sposata, e alla domanda «te ne sei pentita?» risponde serenamente di no.
Le opportunità, per chi invecchia da sola, passano soprattutto dalla rete di supporto. Gruppi di cammino, università della terza età, associazioni culturali, parrocchie aperte, corsi di ginnastica dolce: sono luoghi in cui si intrecciano amicizie che, spesso, contano più di qualunque appuntamento galante.
Esistono anche sfide concrete. La salute, la gestione della casa, la burocrazia. Gli esperti di benessere consigliano di pensare per tempo a qualche pilastro: capire bene la propria pensione, valutare una copertura sanitaria integrativa, individuare una persona di fiducia a cui dare deleghe per evenienze future. Non è allarmismo, è auto-cura.
Resta poi lo stigma. Le frasi tipo «Ma non ti pesa stare da sola?» o «Chi si occuperà di te?» molte di voi le hanno sentite o le hanno rivolte alle proprie madri. Una possibile risposta potrebbe essere semplice: «Mi occupo di me già adesso, e non sono affatto l’unica». Perché, numeri alla mano, la donna sulla settantina che vive sola oggi non è più un’eccezione triste. È, sempre più spesso, la più felice del gruppo.
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