In primavera abbiamo davvero più voglia di innamorarci? Cosa dice la psicologia

C’è qualcosa nell’aria, e no, non sono solo pollini. Con l’arrivo della primavera infatti, molte persone riferiscono una maggiore voglia di uscire, conoscere gente nuova e, perché no, innamorarsi.
Ma è davvero la stagione dei nuovi inizi sentimentali o è solo una suggestione collettiva ben confezionata?
In fondo, gli incontri in primavera sono spesso percepiti come più spontanei e promettenti, quasi caricati di un significato speciale che va oltre la semplice coincidenza.
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La psicologia, come spesso accade, risponde: dipende. Ma andiamo per ordine, partiamo dalla biologia. L’aumento delle ore di luce influenza la produzione di serotonina e dopamina, neurotrasmettitori legati al benessere e alla motivazione.
Tradotto: siamo più energici, più ottimisti e -dettaglio non trascurabile- più inclini a socializzare. Non è un caso che dopo i mesi invernali, spesso associati a una leggera “ibernazione sociale”, ci si ritrovi improvvisamente a dire più sì a un aperitivo, a una festa o, ad una conoscenza.
Ma attenzione: sentirsi più aperti non significa automaticamente fare incontri più “profondi”. Qui entra in gioco quello che gli psicologi chiamano "effetto contesto": tendiamo tutti ad attribuire alle persone che incontriamo le emozioni che stiamo già provando. Se ci sentiamo leggeri e vitali, chi abbiamo davanti ci sembrerà più interessante. In altre parole, non è (solo) la persona: è anche la stagione.
Un esempio perfetto arriva dal cinema. In Before Sunrise, i protagonisti si incontrano per caso e vivono una connessione intensa in poche ore, complici la città, il momento, la luce. È amore o è il contesto che amplifica tutto? La psicologia suggerirebbe la seconda ipotesi, almeno in parte.
Lo stesso vale per molte narrazioni romantiche contemporanee, da Call me by your name, dove l’estate (non a caso, altra stagione “emotivamente carica”) diventa quasi un personaggio, fino ai romanzi come L'amore ai tempi del colera, che giocano sul tempo e sulle stagioni per raccontare l’evoluzione dei sentimenti.
C’è poi un altro elemento meno poetico ma altrettanto rilevante: la cosiddetta “scarsità percepita”. Dopo mesi in cui si esce meno e si incontrano meno persone, la primavera porta con sé una sorta di “abbondanza sociale”. Più eventi, più occasioni e più volti nuovi dove il nostro cervello, davanti a questa abbondanza, può reagire in due modi opposti: entusiasmarsi… o diventare più superficiale nelle scelte.
Non è un caso che molte relazioni nate in questo periodo siano intense ma brevi. Non perché siano “meno vere”, ma perché spesso si inseriscono in una fase di esplorazione più ampia. È il momento in cui si prova e si sperimenta. Un po’ come accade nei romanzi di formazione, dove l’incontro è importante quanto il percorso che ne segue.
Quindi: la primavera è davvero la stagione degli incontri? Sì, ma non nel senso cliché del “colpo di fulmine sotto i ciliegi in fiore”. Piuttosto, è una stagione che ci rende più disponibili, e questa disponibilità può tradursi in connessioni, alcune destinate a durare, altre no.
La chiave, forse, è proprio questa: non prendere ogni emozione primaverile come un segnale definitivo. A volte è chimica, a volte è contesto, a volte è semplice voglia di uscire dal letargo, e va benissimo così.
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