Perché le persone che guadagnano bene sono spesso "tirchie": gli psicologi svelano il risvolto nascosto che spiega tutto!
Uno studio del 2025 pubblicato sul Journal of Family and Economic Issues ha osservato che molte persone con redditi medio-alti vivono molto al di sotto delle proprie possibilità, pur avendo conti in banca rassicuranti. Non comprano, rinviano, accumulano: ogni spesa sembra una minaccia.
La frase «ho soldi ma ho paura di spenderli» è sempre più frequente nello studio degli psicologi che si occupano di ansia finanziaria. Queste persone vengono etichettate come tirchie o iper-oculate, ma la ricerca psicologica dice altro: il problema non è il portafoglio, è il livello di paura che ci gira intorno.
Quando risparmiare smette di essere una virtù
Un conto è la parsimonia, altro è vivere da poveri pur non esserlo. Nel primo caso risparmiate per obiettivi, senza sensi di colpa se vi concedete piaceri. Nel secondo, ogni euro speso vi fa salire il battito cardiaco, anche per cose necessarie.
Gli psicologi parlano di sindrome del risparmiatore o iperopia: una gestione ansiosa del denaro che porta a rinunciare a uscite, vacanze, persino a visite mediche, pur non essendoci un reale problema economico. Secondo diversi studi italiani sul tema, questo atteggiamento può compromettere relazioni, salute e qualità della vita.
Nei casi più estremi si parla di crometofobia, cioè paura irrazionale di spendere. Qui non parliamo più di prudenza, ma di fobia: pensieri catastrofici («se spendo adesso finirò sotto un ponte»), forte ansia allo sportello del bancomat, isolamento sociale per evitare situazioni in cui si dovrebbe mettere mano al portafoglio. Anche chi dice «guadagno bene ma non spendo» può trovarsi, senza accorgersene, su questo spettro.
Gli schemi nascosti dietro la paura di spendere
Secondo uno studio del 2025 pubblicato sul Journal of Family Theory & Review, il modo in cui le famiglie parlano di soldi con i figli influenza fortemente il loro comportamento da adulti. Dove l’argomento denaro era affrontato apertamente, in genere gli adulti mostravano scelte più equilibrate; dove c’erano silenzi, litigi o vergogna, il rapporto con i soldi diventava più complicato.
Su questa base i ricercatori hanno descritto i money script, copioni interiorizzati sul denaro. Tra questi: credere che il denaro risolva tutto, legare il proprio valore personale al conto corrente, oppure vivere in money avoidance, cioè nell’evitamento del denaro. Chi è in money avoidance guadagna, ma evita di guardare l’estratto conto, rimanda decisioni economiche, prova disagio a spendere anche piccole cifre per sé.
Altri studi di psicologia sociale, pubblicati sul Journal of Personality and Social Psychology, collegano queste dinamiche alla paura della morte e dell’incertezza. Quando la mente è molto focalizzata sulla possibilità di perdere tutto, l’idea di spendere diventa minacciosa. Una certa quota di risparmio riduce davvero l’ansia perché dà senso di controllo; oltre una soglia, però, l’accumulo non tranquillizza più, diventa solo un modo rigido di tenere a bada paure profonde.
Come allenare una relazione più serena con il denaro
Il primo passo è far parlare i numeri, non l’ansia. Provate a calcolare con calma spese fisse, eventuali debiti e un piccolo fondo di sicurezza (per molti bastano da tre a sei mesi di spese essenziali). Quello che resta è denaro realmente disponibile. Vederlo scritto aiuta a distinguere tra rischio reale e allarme interiore.
Può essere utile creare conti separati: un “conto sicurezza” che non toccate, e un conto per il quotidiano. Automatizzare il risparmio ogni mese e decidere una percentuale fissa per vivere - per esempio un 10-20% del reddito netto destinato a piaceri, formazione, benessere - permette di spendere sapendo di restare comunque protette. Allenatevi con piccoli passi: una cena programmata, un weekend breve, un corso che desiderate da tempo. L’obiettivo non è lo spreco, ma sperimentare che il mondo non crolla se usate una parte dei vostri mezzi.
Se però vi accorgete che la paura di spendere soldi vi porta a saltare esami medici, a evitare gli amici, a litigare spesso in coppia per qualsiasi acquisto, può essere il momento di chiedere aiuto. La psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, lavora sui pensieri catastrofici legati al denaro e sulla necessità di controllo totale. In parallelo, un buon consulente finanziario indipendente può trasformare paure vaghe in un piano concreto, con obiettivi, cifre e orizzonti temporali. Così il denaro torna a essere uno strumento al vostro servizio, non il guardiano severo di cui avere costantemente timore.
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