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La piazza più “geometrica” d’Italia? Si trova in Sicilia e sembra davvero fatta con il righello

La piazza più "geometrica" d'Italia? Si trova in Sicilia e sembra davvero fatta con il righello

15 Aprile 2026
piazza-geometrica
La piazza a forma di esagono perfetto? Talmente perfetta che sembra finta ma invece esiste davvero

Aprite le mappe satellitari, fate zoom sulla Sicilia e cercate un esagono perfetto. Non è un filtro, non è un livello segreto di un videogame urbanistico: è una città vera, con ragazzini che giocano a pallone e signore che spostano le sedie in strada. Al centro di questo esagono c’è una piazza così precisa che sembra disegnata con il righello di un ingegnere maniaco del dettaglio.

La chiamano, non a caso, la piazza più geometrica d’Italia. Ed è uno di quei posti che vi fanno venire voglia di cambiare le impostazioni della fotocamera in “vista dall’alto” e di ripassare le lezioni di geometria del liceo. Perché qui arte, matematica e visione urbana si incontrano in un modo quasi ipnotico.

La piazza più geometrica d’Italia esiste (e non è dove pensate)

Dimenticatevi Milano, Torino o le solite città “da manuale”. La piazza più geometrica d’Italia è nel cuore della Sicilia, a Grammichele, piccolo centro della zona di Caltagirone, sospeso tra la Val di Noto e l’entroterra più autentico. Vista dall’alto, tutta la città è un perfetto esagono: sei lati, sei assi viari che partono dal centro come raggi tirati col compasso.

Nel punto esatto in cui queste linee si incontrano si apre Piazza Carlo Maria Carafa, la celebre piazza esagonale di Grammichele. Anche lei a sei lati, disegnata con una regolarità quasi ossessiva, è il cuore della città più geometrica d’Italia: da qui partono le strade principali, qui si legge meglio quell’idea di ordine e proporzione che rende unico questo borgo esagonale siciliano.

Dal terremoto a un esagono perfetto: la storia che non vi hanno raccontato a scuola

Per capire perché qualcuno nel Seicento abbia deciso di impostare tutto su un esagono, bisogna tornare all’11 gennaio 1693. Un terremoto devastante distrugge il borgo medievale di Occhiolà e buona parte della Val di Noto. Al posto delle viuzze irregolari e del caos del centro antico, resta un vuoto doloroso e una domanda molto contemporanea: come si ricostruisce da zero?

Il principe Carlo Maria Carafa Branciforti sceglie di non limitarsi a “rifare” Occhiolà. Vuole una città nuova, razionale, quasi ideale, e affida il progetto a fra’ Michele da Ferla. Insieme scelgono la forma esagonale, in linea con certe utopie barocche di città perfette: facile da controllare, armonica, leggibile. L’esagono come promessa di sicurezza e di bellezza, a due chilometri dal luogo del disastro. E al centro, naturalmente, la piazza - cuore simbolico e pratico dell’intero disegno.

Com’è fatta Piazza Carlo Maria Carafa: un esagono dentro l’esagono

Piazza Carlo Maria Carafa è un esagono “ad angoli chiusi” di circa 8164,8 metri quadrati. Tradotto: non un semplice slargo un po’ irregolare, ma una figura pensata al millimetro. Ogni lato si affaccia su un tratto di città diverso, ogni vertice è l’imbocco di una delle sei strade principali che si irradiano verso il perimetro urbano, anch’esso esagonale. Un esagono nel cuore di un esagono più grande.

Se vi mettete al centro della piazza e ruotate su voi stesse di sessanta gradi alla volta, è come sfogliare un libro di urbanistica in formato 3D. In un “frame” avete la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo e Santa Caterina d’Alessandria che chiude una prospettiva perfettamente allineata. Girate ancora e vi trovate il Palazzo Comunale, solenne ma misurato, che occupa un altro lato con lo stesso rigore. Ancora un giro e il fronte delle case nobiliari, tutte più o meno allineate in altezza e ritmo delle aperture, crea una quinta scenografica che sembra disegnata in pianta prima ancora che in facciata.

La pavimentazione sottolinea queste direttrici, le linee delle basole vi guidano lo sguardo verso i vertici dell’esagono, mentre le meridiane e gli orologi solari disseminati tra palazzi e chiesa aggiungono un ulteriore livello: qui non è geometrico solo lo spazio, ma anche il modo in cui viene misurato il tempo. Vista dall’alto, con un drone o semplicemente con Google Maps, la piazza è il centro esatto di un mirabile gioco di incastri.

Come viverla: consigli very slow sulla piazza disegnata col righello

La piazza più geometrica d’Italia dà il meglio alle prime ore del mattino o alla golden hour, quando la luce radente disegna ombre nette sui lati dell’esagono e trasforma il tutto in un set fotografico naturale. Sedervi ai tavolini dei bar del perimetro e osservare la vita che scorre lungo i sei assi urbani è il modo più semplice per capire quanto questo impianto seicentesco sia ancora funzionale.

Se amate le foto, il gioco è cercare punti elevati - un balcone, una terrazza, una collina vicina - per cogliere il doppio esagono città-piazza. E già che siete lì, potete allungarvi fino a Caltagirone per un mix perfetto: ceramiche iconiche, scale monumentali e, a meno di un’ora di distanza, questo laboratorio a cielo aperto di urbanistica barocca super razionale.

Le altre città geometriche? Nessuna ha una piazza così

Sì, in Italia esistono altre città “ideali”: Palmanova, con la sua pianta a stella a nove punte, o Avola, anch’essa impostata su un esagono. Ma il punto è che nessuna di loro ha una piazza così nettamente geometrica e centrale come Piazza Carlo Maria Carafa, dove l’esagono non è solo il perimetro urbano ma anche il salotto principale.

È questa doppia coerenza - esagono grande e esagono piccolo, città e piazza - a rendere Grammichele un unicum. Un luogo in cui vi ritrovate, senza accorgervene, a parlare di angoli e proporzioni davanti a un caffè, con la stessa naturalezza con cui di solito commentate le collezioni Fall/Winter. Perché qui la matematica non è un incubo scolastico, è semplicemente la regia invisibile di uno dei set urbani più sorprendenti della Sicilia.

© Riproduzione riservata

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