Vittoria di Savoia: chi è la principessa che ha trovato il proprio spazio nel mondo dell'arte (al di là del cognome)
Cresciuta tra Parigi, Londra e l’Italia, Vittoria di Savoia non è solo un nome che evoca storia e immaginario (il padre è Filiberto di Savoia, la madre l'attrice francese Courau): è una ragazza che ha trovato il suo percorso altrove, tra arte, cinema e la ricerca di una propria identità.
Nata a Ginevra nel 2003 e abituata a muoversi tra mondi diversi, ha sempre sentito il bisogno di costruirsi da sola: a 17 anni lascia Parigi per Londra e si iscrive a Scienze Politiche. Ma quella strada non le appartiene fino in fondo. Decide allora di cambiare rotta — senza clamore, senza dichiarazioni — e inizia a lavorare, prima in una galleria d’arte, poi in un pub. È un passaggio chiave: non solo indipendenza economica, ma anche un’immersione diretta nella realtà creativa che la attrae. L’arte entra così nella sua vita in modo concreto. Non come estetica, ma come spazio da aprire.
Da questa consapevolezza nasce Curated by Vittoria di Savoia, una piattaforma curatoriale pensata per dare visibilità ad artisti emergenti e creare connessioni tra discipline diverse. Un progetto che parte da un’idea precisa: il mondo dell’arte è spesso chiuso, selettivo, difficile da attraversare — e proprio per questo ha bisogno di nuovi formati, più accessibili e fluidi.
Il suo approccio si traduce subito in esperienze concrete. Nel 2024 cura una mostra al Palais Bulles, iconica residenza sulla Costa Azzurra, mettendo in dialogo arte contemporanea e architettura in uno spazio carico di immaginario. Poco dopo, a Parigi, co-firma una serata immersiva che unisce musica e performance, dando spazio a giovani talenti in un contesto libero e sperimentale.
Il Ratto d' Europa: la metafora del presente attraverso il mito
Ma è con Il Ratto di Europa, presentata durante l'ultima Milano Art Week 2026, che il suo sguardo curatoriale trova una sintesi più matura. La mostra nasce da un vincolo affascinante: lavorare attorno a un’opera che non può essere spostata, il monumentale dipinto di Luca Giordano custodito in una storica casa milanese. Attorno a questa presenza fissa, Vittoria — insieme alla curatrice Sarah Daoui — costruisce un dialogo con otto artisti contemporanei (Naudline Pierre, Eli Ping, India Sachi, Cristine Brache, Jairo Sosa, Monia Ben Hamouda, Joseph Olisaemeka Wilson, Fien van der Steichel) invitati a confrontarsi con il mito di Europa.
Non si tratta di una rilettura illustrativa, ma di un’indagine: Europa non è più solo una figura mitologica, ma un simbolo attraverso cui interrogare temi attuali come migrazione, identità e costruzione culturale. Il mito, in questo contesto, diventa uno specchio del presente.
E anche lo spazio espositivo racconta qualcosa del suo approccio. Niente white cube neutro, ma una sala con boiserie e velluti, intima e stratificata, dove passato e contemporaneo entrano in tensione. È qui che emerge una delle linee più interessanti del suo lavoro: creare ambienti in cui l’arte non sia isolata, ma vissuta.
Non solo arti visive: il debutto nel cinema e i social
Parallelamente, c’è un altro linguaggio nel suo percorso: la recitazione.
Vittoria studia tra Parigi, Londra e New York, dal Cours Cochet al Lee Strasberg Theatre Institute, passando per la RADA. Un viaggio intenso, costruito con disciplina e autonomia, che riflette la stessa urgenza della sua pratica curatoriale: raccontare storie, dare forma a ciò che spesso resta invisibile. Cinema e arte, per lei, non sono mondi separati. Sono due modi diversi di creare spazio.
Nel 2026 arriverà anche il suo debutto sullo schermo con Toi + Moi, in uscita su Prime Video, segnando un ulteriore passo in una carriera che si muove con naturalezza tra linguaggi diversi. E forse è proprio questa multidisciplinarità a definirla davvero. Non una “principessa contemporanea” — etichetta facile ma riduttiva — bensì una figura che riflette perfettamente il tempo in cui vive: ibrido, fluido, in continua trasformazione.
Anche il suo rapporto con i social segue questa logica. Più che uno spazio personale, è una piattaforma curatoriale, dove condividere progetti, visioni, frammenti di ricerca. Un’estensione coerente del suo lavoro. Alla fine, il punto non è prendere le distanze dal proprio cognome, ma ridefinirlo, spostarlo. Perché se è vero che l’eredità può essere ingombrante, è altrettanto vero che può diventare materia da riscrivere. E Vittoria di Savoia sembra aver trovato proprio lì il suo equilibrio: nella trasformazione e nel costruire uno spazio che le assomiglia davvero.
© Riproduzione riservata