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Nuova sanatoria su IMU, TARI e multe stradali dal 2000 al 2023: ecco chi “si salva” e chi deve pagare

Nuova sanatoria su IMU, TARI e multe stradali dal 2000 al 2023: ecco chi "si salva" e chi deve pagare

6 Maggio 2026
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Dal 2000 al 2023 milioni di cartelle su IMU, TARI e multe stradali potrebbero essere alleggerite grazie alla nuova sanatoria fiscale 2026. Ma tutto dipenderà dalle decisioni dei singoli Comuni e dalle scelte dei contribuenti.

Dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023: è questo il “magazzino” di cartelle su cui il governo sta lavorando per una nuova sanatoria fiscale che, per la prima volta in modo coordinato, tocca anche IMU, TARI e multe stradali dei Comuni. Gli emendamenti al decreto fiscale sono all’esame della Commissione Bilancio del Senato e, secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovranno essere chiusi entro il 26 maggio.

Tradotto: accanto alla rottamazione quinquies nazionale, potrebbe arrivare una definizione agevolata specifica per i tributi locali, gestita dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione ma decisa da Comuni e Regioni. Un’operazione che promette ossigeno a chi ha arretrati su casa, rifiuti o contravvenzioni, e che allo stesso tempo riapre il dibattito eterno su chi paga sempre e chi aspetta la prossima “pace” col fisco.

Che cos’è la nuova sanatoria fiscale 2026 per IMU, TARI e multe

La logica è la stessa delle rottamazioni che conoscete già: definizione agevolata. Voi saldate solo il capitale originario del debito, lo Stato e gli enti rinunciano a sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione. Restano dovute le spese di notifica e un piccolo contributo fisso, tra 2 e 4 euro a pratica, per coprire i costi di procedura.

La manovra di bilancio 2026 ha aperto la porta dando a Comuni e Regioni la facoltà di introdurre proprie sanatorie, entro certi limiti, in nome dell’autonomia tributaria. Il problema è che finora ogni ente si è mosso per conto suo, con regolamenti diversi e risultati spesso modesti. Gli emendamenti al decreto fiscale puntano a un salto di qualità: usare la macchina dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione anche per i carichi locali, con regole standard valide per tutti gli enti che decideranno di aderire.

Il perimetro temporale è chiaro: debiti affidati alla riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Quindi vecchie cartelle, non le bollette di TARI di ieri dimenticate sul tavolo della cucina.

*** IMU sulla seconda casa: per non pagarlo più, basta una scrittura privata ***

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Quali debiti locali potreste rottamare

Nel pacchetto rientrano praticamente tutti i classici tributi locali. In prima fila IMU e TARI, più eventuale TASI residua. Poi imposta di soggiorno, imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle affissioni, canone unico patrimoniale per occupazione di suolo pubblico e pubblicità, canoni idrici regionali, tassa auto regionale, addizionali IRPEF regionali non pagate.

Capitolo molto sentito da molti: le multe stradali. Parliamo delle sanzioni per violazioni del Codice della strada elevate dalla polizia locale, quindi autovelox comunali, divieti di sosta, accessi non autorizzati in ZTL. Come nelle precedenti rottamazioni, la sanzione base in genere non si tocca: lo “sconto” riguarda interessi, maggiorazioni e aggio. Se una contravvenzione da 150 euro è salita a 300 con anni di ritardi, la definizione agevolata può riportarvi vicino all’importo originario.

Attenzione: la sanatoria copre i debiti già affidati alla riscossione. Se il Comune riscuote da sé con ingiunzioni fiscali, serviranno regole ad hoc nelle delibere locali. Qui la differenza tra un ente e l’altro può essere notevole.

Chi decide: Comuni, Regioni, ANCI e Agenzia delle Entrate-Riscossione

Il punto politico è proprio questo: la misura non è automatica. La Legge di Bilancio 2026 riconosce a Comuni e Regioni la possibilità, non l’obbligo, di attivare la definizione agevolata. Gli enti che vorranno aderire dovranno comunicarlo, secondo le bozze attuali, entro il 30 settembre, fissando anche i dettagli operativi.

L’Associazione Nazionale Comuni Italiani ha spinto molto per una procedura uniforme, proprio per evitare il caos di micro-sanatorie diverse in ogni città. L’idea è che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione gestisca l’incasso e l’invio delle comunicazioni, mentre il singolo Comune decide se partecipare e su quali carichi.

Risultato pratico per voi: una disparità possibile tra territori. Un Comune con i conti in ordine potrebbe scegliere di rinunciare a interessi e sanzioni pur di incassare il capitale. Uno in difficoltà finanziaria potrebbe essere più rigido. Secondo molti economisti, questo è anche il nodo di equità tra contribuenti “virtuosi” e ritardatari abituali.

Il legame con la rottamazione quinquies nazionale

In parallelo resta attiva la rottamazione quinquies sulle cartelle nazionali, sempre per debiti dal 2000 al 2023. Qui rientrano imposte erariali, contributi previdenziali e alcune sanzioni amministrative statali. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure a rate fino a un massimo di 54 versamenti bimestrali in nove anni, con interesse annuo del 3% a partire dal 1° agosto 2026 e rata minima di 100 euro.

Per molte famiglie la vera sfida sarà coordinare i due binari: sanare le cartelle nazionali con la quinquies e, se il proprio Comune aderirà, usare la nuova finestra anche per IMU, TARI e multe locali, senza saltare neppure una scadenza. Gli esperti ricordano che basta una rata non pagata in tempo per perdere tutti i benefici dell’agevolazione.

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3 cose da fare subito per non perdere tempo prezioso

Primo: entrare nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e stampare l’elenco delle cartelle, distinguendo tra debiti nazionali e locali compresi tra il 2000 e il 2023. Senza una fotografia precisa è impossibile capire se la sanatoria conviene davvero.

Secondo: monitorare il proprio Comune. Sito istituzionale, albo pretorio, comunicati stampa locali vi diranno se l’ente approverà la definizione agevolata e con quali modalità. L’ANCI sta invitando i Comuni a muoversi in modo coordinato, ma la decisione finale resterà politica.

Terzo: fare un piano di cassa realistico. Le rottamazioni non sono un condono gratuito, ma una rateizzazione più morbida con sconti su ciò che pesa di più, cioè interessi e sanzioni. Se il budget familiare è già tirato, meglio fare bene i conti prima di firmare, per non trasformare una seconda possibilità in un nuovo boomerang fiscale.

© Riproduzione riservata

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