Springsteen - Liberami dal Nulla: Jeremy Allen White interpreta la rockstar nel biopic che non ti aspetti

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Al cinema dal 23 ottobre, il film diretto da Scott Cooper racconta un capitolo doloroso della vita del "Boss", che lo ha portato alla creazione dell’album Nebraska

È il 1981 quando Bruce Springsteen, reduce dal successo di Hungry Heart, finisce il tour che lo sta portando alla sua incoronazione definitiva come rockstar e inizia a pensare al suo futuro artistico, a un nuovo album. Solitario e anti-divo, rifugge il caos di una metropoli come New York per rifugiarsi in un piccolo centro abitato del New Jersey, Colts Neck. Qui affitta una villa abbastanza isolata e, portando con sé solo la chitarra acustica e un registratore su quattro piste, inizia a comporre i pezzi per un nuovo album: Nebraska.

Comincia così un viaggio introspettivo nella sua memoria famigliare e soprattutto nel difficile rapporto col padre, un uomo alcolizzato e violento, per cui però il trentenne Bruce è pervaso da un inscalfibile affetto, che lo porterà a comporre il suo album più intimo, che uscirà nel 1982 e che ancora oggi viene considerato da molti dei suoi cultori il migliore della sua discografia. 

Il regista Scott Cooper (Crazy Heart) ci conduce in questo momento difficile di elaborazione e creazione da parte del Boss, interpretato da un eccellente Jeremy Allen White (The Bear).

Springsteen: Liberami dal nulla esce al cinema oggi, 23 ottobre, ed è una sorta di anti-biopic, un film che parte dal racconto di una vita celebre, per poi focalizzarsi su una storia di fantasmi del passato e di traumi infantili difficili da dimenticare e trasformare. 

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La trama di Springsteen: Liberami dal nulla 

Autunno 1981. Bruce Springsteen ha appena concluso il tour dell'album The River, che fu un grande successo. Mentre i dirigenti della Columbia non vedono l’ora che torni in sala a registrare, Springsteen ha bisogno di un attimo di pausa e si ritira in una villa a Colts Neck, paesino vicino a Freehold, dove è nato e cresciuto.

La vicinanza con la casa d’infanzia e una depressione latente, che l’artista non è ancora pronto ad affrontare e curare, lo portano in uno dei momenti più cupi della sua esistenza.

Isolato e coi fantasmi del suo passato familiare con cui fare i conti, Springsteen inizia a scrivere una serie di canzoni che prendono ispirazione da aspetti umani e personali oscuri e inquietanti. 

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Da Flannery O’Connor a Charles Starkweather, le ispirazioni di Nebraska

Il film di Scott Cooper racconta quelle che Springsteen cercò come fonti d’ispirazione per indagare il male che sentiva dentro di sé. Dalla storia del killer Charles Starkweather, che darà ufficialmente il via alla creazione dell’album Nebraska - e diventa anche motivo del titolo - fino al film di Terrence Malick La rabbia giovane (1973), ma anche i racconti di Flannery O’Connor e il primo album dei Suicide.

Il disagio e il malessere che l’artista sente cercano una traduzione nelle opere di altri, prima che trasformarsi in testi e musica delle sue canzoni. 

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I traumi dell’infanzia e il tormentato rapporto col padre

Il periodo di pausa post tour, la solitudine e la vicinanza con la città della sua infanzia, portano Springsteen a cavallo tra il 1981 e il 1982 ad affrontare un momento cupo.

Scott Cooper, attraverso una serie di flashback in bianco e nero, ci riporta indietro nel tempo, a quando il Boss era un bambino tormentato dai problemi di alcolismo del padre e dalle ripercussioni che questo aveva sulla vita famigliare. Traumi mai del tutto superati, ma nemmeno accettati, piuttosto subiti, da cui non si è mai davvero separato.

Ecco allora che il film, più che il processo creativo delle canzoni, ci racconta cosa Springsteen ha affrontato personalmente durante la scrittura di quell’album. Un album che per suo volere rimarrà esattamente come lo aveva immaginato e senza una vera promozione, per allontanarlo da un divismo rock che non sarebbe calzato sulla storia che voleva esternalizzare.

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La produzione di Nebraska

Jeremy Strong (Succession) è Jon Landau, storico produttore di Springsteen e sua spalla solida durante tutto il periodo di creazione di Nebraska.

Springsteen: Liberami dal nulla mostra la difficoltà realizzativa di un album, quando la creatività dell’artista inizia a stridere con la vendibilità di quello che fa e il grande lavoro da attuare per far combaciare le due cose, seppur prediligendo la prima quando rischia di essere compromessa.

Scott Cooper mostra come Nebraska fu un album complicato da realizzare e accettare non solo per Springsteen. Il cantante impose infatti che la sua uscita, di per sé tosta per la tipologia di musica e testi proposti, non fosse seguita da alcuna attività promozionale e da nessun tour. Nonostante questo, a anni di distanza, possiamo dire che il coraggio sia stato premiato con l’apprezzamento assoluto dei fan e non solo. 

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Jeremy Allen White e il resto del cast di Springsteen: Liberami dal nulla 

Springsteen: Liberami dal nulla potrebbe sembrare una sorta di erede naturale di A Complete Unknown, il biopic sull’ascesa di Bob Dylan interpretato da Timothèe Chalamet: un attore uber-hype nei panni di una rockstar celebre, raccontata in un momento particolare per la propria carriera futura.

Ma non è così. Springsteen: Liberami dal nulla è un film doloroso, che fa quasi scomparire Jeremy Allen White (anche se la produzione prova ad alleggerire i fan con una parentesi di svago romance non vincolante ai fini narrativi), dietro alla storia del cantautore.

Insieme all’attore sullo schermo ci sono Stephen Graham (Adolescence) nei panni del padre di Bruce, Douglas Springsteen, Gaby Hoffman in quelli della madre Adele, Jeremy Strong in quelli del produttore Jon Landau e il bravo Matthew Anthony Pellicano in quelli del giovanissimo Springsteen, tra i tanti.  

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Addio binge watching: perché siamo tornati a “gustare” le serie

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Dopo anni di serie divorate in due giorni, torna la frammentazione e la voglia di godersi un po' più a lungo le stagioni e gli episodi: la decadenza del binge watching è ormai un dato di fatto

Per anni il binge watching è stato raccontato come la grande conquista dello spettatore moderno. Niente più appuntamenti fissi, niente più attese, niente più cliffhanger lasciati in sospeso per una settimana. Le piattaforme di streaming avevano promesso un consumo libero e illimitato delle storie. A metà degli anni Duemila, guardare una serie “a puntate” sembrava una reliquia del passato, un gesto anacronistico. Noi pubblico seriale abbiamo iniziato ad abbuffarci di contenuti, passando da un titolo all'altro con la stessa frequenza con cui Carrie Bradshaw cambiava un paio di scarpe. Oggi, però, quel modello mostra i suoi limiti e sta lasciando spazio a una nuova – vecchia – forma di fruizione: il ritorno all’episodio come evento. Proviamo a capire perché.

Qui, intanto, le serie tv da vedere a gennaio su Netflix.

Stranger Things 5

Stranger Things 5 e il ritorno alla frammentazione

Il segnale più evidente arriva proprio da Netflix, la piattaforma che più di ogni altra aveva legato la propria identità al rilascio in blocco delle stagioni e al concetto di binge watching. L’ultima stagione finale di Stranger Things è stata suddivisa in tre parti, distribuite in momenti diversi e non casuali: il primo atto a fine novembre, il secondo il 26 dicembre e l'ultimo episodio, della durata di un film, il primo di gennaio.

Tradotto strategicamente: vacanze, famiglie riunite, tempo libero, social accesi. Tre finestre perfette per far esplodere la conversazione. In pratica Netflix ha trasformato Stranger Things in una trilogia di eventi, quasi un festival più che una semplice stagione tv. Una scelta che riguarda un titolo di punta – certo - ma riflette anche una trasformazione più ampia nel modo in cui le storie vengono pensate, promosse e consumate.

Lost serie tv

Binge watching, da pregio a difetto

Per comprendere quanto siamo cambiati bisogna fare un passo indietro. Quando Netflix è arrivato in Italia eravamo abituati a guardare le serie o in televisione, con le pubblicità, o su payperview come Sky. Piattaforme come Raiplay e Mediaset Infinity venivano poco sfruttate, sia dal pubblico che dagli editori.

Le reali serie evento si contavano sulle dita di una mano. Chi ha vissuto l’epoca di Lost ricorda bene cosa significasse attendere un episodio. Ogni puntata era un appuntamento, ogni pausa una moltiplicazione di teorie, discussioni, aspettative. L'arrivo dello streaming e delle intere serie a disposizione ha placato la fame, ha consentito di assecondare il capriccio. Ma col tempo ha lasciato un po' di amaro in bocca.

Con Lost e in generale con l'appuntamento settimanale, la serie non esisteva solo nei quaranta minuti di messa in onda, ma nello spazio che li separava. Quel tempo di attesa costruiva legami tra gli spettatori e dava profondità al racconto. Un senso di comunità che con il binge watching certo non è mancato, ma che veniva esaurito nello spazio di un weekend. E questo è stato forse il più grande boomerang: titoli da centinaia di milioni di dollari che restano al centro della conversazione per pochi giorni, subito sostituiti dall’uscita successiva.

Trono di Spade

Tra milioni di titoli, la vera risorsa è l'attenzione

In un ecosistema sempre più competitivo, in cui, negli anni, si sono affacciati sempre più player, da Amazon Prime Video a Disney+, fino al recentissimo HBO Max, perdere in fretta l'attenzione del pubblico significa perdere valore. E mentre ci sono piattaforme, come Amazon Prime Video appunto, che strategicamente hanno diverse leve, lo stesso non può dirsi per Netflix o altri, che quindi hanno bisogno che se ne parli.

Disney+ lo ha capito prima di molti altri. Fin dal lancio ha puntato sul rilascio settimanale delle sue serie di punta, soprattutto quelle legate ai grandi franchise. HBO negli Usa non è mai sceso a patti con il binge watching, mantenendo l'appuntamento settimanale anche per Il trono di spade o – recentemente – lo spin-off House of the Dragon.

La pubblicazione frammentata risponde a questa logica. Una serie di punta distribuita in più blocchi resta visibile più a lungo, alimenta il dibattito e mantiene vivo l’interesse per settimane, se non mesi.
C’è però anche un altro fattore in gioco, che riguarda il pubblico. Dopo anni di maratone notturne e stagioni divorate in pochi giorni, qualcosa si è incrinato. Il binge watching ha reso le storie più rapide, ma anche più effimere. Si guarda di tutto, si commenta poco, si dimentica in fretta. Le cose belle vanno gustate. E invece la tendenza a volere sempre di più e a guardare tutto insieme porta a non godersi i dettagli. L’esperienza collettiva, quella che trasformava una serie in un fenomeno culturale, si è progressivamente assottigliata.

Lo streaming aveva cancellato tutto questo in nome dell’immediatezza. Ora, paradossalmente, sta cercando di recuperarlo. Non perché il pubblico voglia tornare alla televisione di una volta, ma perché le storie hanno bisogno di tempo per depositarsi nella mente, per creare immaginario, per diventare davvero parte della cultura pop. E in questo, ancora una volta, Stranger Things ha fatto scuola.

The mandalorian Groku

Cosa sarà, quindi, del binge watching?

In questo contesto, il binge watching non scomparirà. Resterà una modalità di consumo, utile per recuperare serie del passato o per chi preferisce una fruizione continua (una volta che tutti gli episodi saranno usciti, a rischio di spoiler).

Le grandi produzioni, quelle su cui le piattaforme investono davvero, hanno bisogno di essere accompagnate nel tempo, da una comunicazione che crei hype (tradotto: l'attesa) e da un lancio che consenta di seguirle e metabolizzare. In poche parole, di gustarle.

 

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Annullata la terza stagione di “With Love, Meghan” di Meghan Markle

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Dopo risultati contrastanti e molte critiche, Meghan Markle chiude il capitolo televisivo e guarda al futuro del suo brand As Ever

Non ci sarà una terza stagione di With Love, Meghan.

Dopo mesi di indiscrezioni e risultati altalenanti, la serie televisiva lifestyle di Meghan Markle non tornerà su Netflix nella sua forma originale. A confermarlo sono più fonti vicine alla produzione, secondo cui la duchessa del Sussex avrebbe deciso di chiudere (almeno per ora) un capitolo lavorativo che lei stessa ha definito «molto impegnativo».

Una scelta che non segna però un addio definitivo al mondo lifestyle, ma piuttosto un cambio di strategia, più in linea con le nuove priorità personali e professionali di Meghan.

Lanciato con grande clamore nel marzo 2025, With Love, Meghan nasceva con l’ambizione di competere con regine del settore come Martha Stewart e Gwyneth Paltrow, portando sullo schermo una visione intima e domestica fatta di cucina, ospitalità e creatività quotidiana. Ma, nonostante una promozione massiccia, la seconda stagione, uscita ad agosto, non è riuscita a entrare nella Top 10 dei programmi più visti negli Stati Uniti, un dato che ha inevitabilmente pesato sulle decisioni future.

Secondo quanto riferito da alcuni insider, Netflix e Meghan Markle avrebbero comunque discusso la possibilità di realizzare speciali a tema festivo, dal 4 luglio a San Valentino. Al momento, però, non c’è nulla di ufficialmente in produzione.

La piattaforma, nonostante i numeri non esaltanti, considera comunque il progetto «un successo», anche grazie allo speciale natalizio del 2025, che avrebbe ottenuto buoni risultati a livello globale. 

**Ecco cosa pensa (davvero) il principe Harry del successo dei nuovi progetti di Meghan Markle**

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Dal set al brand: perché Meghan Markle guarda oltre la serie

Più che una battuta d’arresto, la fine della serie sembra segnare una ridefinizione dell’identità pubblica di Meghan Markle, sempre più orientata verso il suo brand lifestyle As Ever.

**Cosa sapere sul brand As Ever di Meghan Markle**

Secondo fonti vicine alla duchessa, i contenuti di lifestyle, food e benessere non scompariranno, ma verranno proposti in una forma più agile, soprattutto attraverso i social. «Stesse passioni, ma in formato più breve e diretto», spiegano gli insider.

Nel frattempo, comunque, il rapporto con Netflix resta attivo: la piattaforma continua a collaborare con Meghan per As Ever e mantiene un accordo “first look” con lei e con il marito, il principe Harry, dopo la fine del loro contratto esclusivo multimilionario.

Per ora, dunque, With Love, Meghan si ferma qui. Ma per Meghan Markle il racconto lifestyle è tutt’altro che finito: cambia solo il formato, e forse anche il modo di parlare - e mostrarsi - al pubblico.

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5 nuove serie tv da vedere a Gennaio

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Ecco le migliori nuove serie tv da vedere su Netflix, Prime Video, Apple TV+, Paramount+ e Disney+ in arrivo a Gennaio 2026

Cosa guardare stasera? Quante volte vi è capitato di domandarvelo, per poi passare minuti e minuti a fare scrolling indecisi? Le nuove serie tv da vedere su Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, Paramount+, Rai Play e Apple TV+ sono tantissime e ogni mese orientarsi nella ricchissima offerta dalle piattaforme streaming è davvero difficile.

Per questo abbiamo pensato di aiutarvi nella scelta con una selezione di titoli che, secondo noi, non potete perdere. Ecco allora le 5 nuove serie tv da vedere a Gennaio.

Da non farsi sfuggire ci sono anche Gigolò per caso - La Sex Guru (su Prime Video dal 2 gennaio), la seconda stagione di A Thousand Blows (su Disney+ dal 9 gennaio), la terza stagione di Teheran (su Apple Tv dal 9 gennaio), la seconda stagione di The Night Manager (su Prime Video dall'11 gennaio), Star Trek: Starfleet Academy (su Paramount+ dal 15 gennaio), A Knight Of The Seven Kingdoms (su HBO Max dal 18 gennaio), Wonder Man (su Disney+ dal 28 gennaio), la terza stagione di Shrinking (su Apple TV dal 28 gennaio), la prima parte della quarta stagione di Bridgerton (su Netflix dal 28 gennaio).  

Buona visione!

** Le serie tv più belle da vedere su Netflix **

** Le più belle serie tv da vedere su Amazon Prime Video **

5 nuove serie tv da vedere a Gennaio  

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Suzu sta bene da sola. Single venticinquenne, l’intimità non fa per lei. Abita in un minuscolo appartamento in un quartiere anonimo e fa l’aiuto cameriera in un famiresu. La frequentazione più ass

Girl Taken dall’8 gennaio su Paramount+

Adattamento televisivo del romanzo Baby Doll di Hollie Overton, la miniserie thriller britannica in 6 episodi segue la vita delle gemelle Lily e Abby Riser, la cui esistenza viene sconvolta quando Lily viene rapita da Rick Hansen, un loro stimato insegnante del liceo.

Tenuta prigioniera per diverso tempo, Lily riesce finalmente a fuggire e a tornare a casa, ma i traumi subiti e il fatto che il suo aguzzino sia ancora a piede libero determinano il controllo sulla sua vita, rendendo il suo ritorno in libertà molto difficoltoso, anche nel rapporto con la sorella.

Nel cast Alfie Allen (Game Of Thrones), Jill Halfpenny, Tallulah e Delphi Evans.

Gomorra: Le origini

Gomorra: Le origini dal 9 gennaio su Sky e NOW

Nuova serie prequel della celebre saga andata in onda su Sky, Gomorra: Le origini è ambientata a Napoli alla fine degli anni Settanta e racconta l’ascesa di un giovanissimo Pietro Savastano (Luca Lubrano).

Cresciuto in povertà, Pietro desidera un riscatto e la sua occasione arriva dopo l’incontro con Angelo ‘a Sirena che lo introduce nel mondo della malavita.

Una serie che permette ai fan di scoprire la genesi di personaggi iconici come Pietro e Imma, mostrando come hanno forgiato giovanissimi il loro destino criminale. 

Fabrizio Corona: Io sono notizia

Fabrizio Corona: Io sono notizia dal 9 gennaio su Netflix 

La serie Netflix ripercorre l’ascesa e la caduta di Fabrizio Corona, analizzando la sua parabola mediatica dagli scandali di Vallettopoli all’esplosione dei social media.

Tra realtà e messa in scena, la serie mostra l’ossessione di Corona per il successo e il racconto dietro le quinte sul complesso rapporto che il “re dei paparazzi” ha avuto con la figura paterna.

Curiosi o no, la serie Netflix punta a essere non solo il ritratto di una personalità nota controversa, ma anche la narrazione di cosa sia stato - e sia - il gossip in Italia dagli anni ’90 al nostro oggi con la produzione continua di contenuti social. 

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The Beauty dal 22 gennaio su Disney+ 

Ryan Murphy (American Horror Story) torna a turbarci in veste di showrunner con questo fanta-horror basato sull’omonima graphic novel di Jeremy Haun e Jason A. Hurley.

La storia ruota attorno alla diffusione di una malattia trasmissibile sessualmente che trasforma chi ne è affetto nella versione perfetta di sé.

Purtroppo il virus però si rivela letale e il contraltare di una incredibile bellezza in vita è una morte davvero cruenta.

Gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) si trovano a indagare su una serie di morti sospette nell’alta moda, scoprendo una cospirazione che coinvolge un importante imprenditore tech (Ashton Kutcher). 

The Paper

The Paper su Sky e Now dal 26 gennaio

The Paper è l’attesissimo sequel/spin-off di The Office, creato proprio dagli showrunner Greg Daniels e Michael Koman.

Ambientata nello stesso universo narrativo della serie cult con Steve Carell, The Paper ha come protagonista la troupe che per anni ha documentato la vita alla Dunder Mifflin e che ora si è spostata nel Midwest per seguire le sorti degli impiegati alla Toledo Truth Teller, uno storico quotidiano locale ora in declino.

A capo della testata c’è Ned Sampson (Domhnall Gleeson), un ex venditore di carta igienica senza esperienza giornalistica, che ha il compito di rilanciarla.

Nel cast anche Sabrina Impacciatore, Chelsea Frei, Ramona Young e molti altri. 

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7 serie tv da vedere se vi è piaciuto Stranger Things

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Se avete amato Stranger Things per il teen-drama o i suoi misteri soprannaturali, vi suggeriamo altre 7 serie tv simili da guardare tutto d'un fiato

C’è una sensazione precisa che arriva quando una serie che ci ha accompagnati per anni giunge davvero alla fine. Con l’uscita dell’ultimo episodio di Stranger Things, due giorni fa, quel vuoto si è fatto improvvisamente concreto: niente più Hawkins, niente più biciclette nella nebbia, niente più mostri dall’Upside Down ad aspettarci la sera sul divano.

Dopo cinque stagioni, Stranger Things non è stata solo una serie, ma un piccolo rito collettivo, capace di mescolare nostalgia anni ’80, amicizia, paura e avventura come poche altre.

E ora che il capitolo finale è andato in onda, la domanda è inevitabile: e adesso cosa guardiamo?

Se anche voi sentite quella strana malinconia da fine storia, una sorta di “hangover seriale”,  siete nel posto giusto. Perché esistono altre serie pronte a raccogliere quell’eredità fatta di misteri soprannaturali, legami fortissimi e mondi che si nascondono appena sotto la superficie della realtà.

Ecco allora le serie tv simili a Stranger Things da guardare

** Cosa guardare su Netflix - catalogo aggiornato **

**Cosa guardare su Amazon Prime - catalogo aggiornato**

7 serie tv simili a Stranger Things 

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twin peaks

Twin Peaks

Non è solo una delle più popolari serie televisiva horror-misteriosa, ma anche un classico cult al punto che secondo molti alcune parti di Stranger Things trovano ispirazione in Twin Peak.

Sviluppato da Mark Frost e David Lynch, Twin Peaks segue l'agente speciale dell'FBI Dale Cooper e lo sceriffo locale, Harry S. Truman, nella piccola e inquietante cittadina di Twin Peaks, dove iniziano a indagare sull'omicidio di una ragazza del posto.

La serie televisiva originale è iniziata nel 1990 ed è stata cancellata nel 1991. Dopo una pausa di 25 anni, i creatori hanno rianimato lo spettacolo nel 2017 per una terza stagione.

Oltre alla sua lunga storia, Twin Peaks è diventato famoso anche per il suo cast corale che vale la pena vedere all'opera. 

I am not okay with this

I Am Not Okay With This

Se vi piace Undici in Stranger Things, allora dorerete anche Sydney Novak (Sophia Lillis) in I Am Not Okay With This. Ma c'è una grande differenza tra i due spettacoli.

I Am Not Okay With This è una black comedy di formazione; il che significa che la serie originale Netflix è una versione divertente e leggera della storia di un'adolescente che sviluppa poteri telecinetici.

Mentre gestisce le sue nuove abilità, Sydney deve anche affrontare le complessità della sua vita al liceo, le emozioni adolescenziali, la sessualità e il recente suicidio di suo padre. 

Locke & Key

Locke & Key

riverdale

Riverdale

Ambientato nella città immaginaria di Riverdale, questa serie tv segue un gruppo di adolescenti che hanno deciso di indagare sull'omicidio di Jason Blossom.

Segreti e misteri fanno da filo conduttore dell'intera serie e le avventure di Riverdale arrivano a limiti del sovrannaturale. 

Lo show ha attualmente sei stagioni (con l'ultima che andrà in onda all'inizio del 2023) ed è uno dei più grandi successi di Netflix fino ad oggi.

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The Umbrella Academy 

Un altro successo Netflix che racconta la storia dei sette membri dell'Academy, tutti nati lo stesso giorno da donne che non erano incinte quella mattina. 

Sono "fratelli di laboratorio" adottati e addestrati da un miliardario masochista, che lascia i bambini con cicatrici con cui devono fare i conti da adulti. Ma le ombre e i misteri del passato non tarderanno ad arrivare. 

Lost

Lost 

Sicuramente questa è una serie tv di cui avete già sentito parlare. Disponibile su Amazon Prime, mette insieme segreti e misteri con il paranormale e una serie innumerevole di plot twists. 

Nonostante la sua natura un po' meno lineare, Lost possiede tutto ciò che un amante di Stranger Things può ricercare. 

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Dark 

Dark è il primo show in lingua tedesca di Netflix e segue le vicende di quattro famiglie che vivono in una città dove molti bambini stanno misteriosamente scomparendo.

A differenza di Stranger Things, in Dark non ci sono mostri alieni o un altro mondo. Piuttosto, questa serie fa perno su i viaggi nel tempo, la fantascienza e altre teorie e temi complessi che vi faranno mettere in discussione la vita, l'universo e tutto ciò che conoscete.

Lo spettacolo, lungo 3 stagioni, vanta una narrativa potente e mantiene la promessa di stimolare costantemente la vostra psiche.