La seconda stagione della serie tv sugli 883 ci riporta negli anni '90 con una storia di successo e amicizia (ma anche di nostalgia)

Perché siamo così affezionati agli 883? Perché questi due ragazzi della provincia - di Pavia, nello specifico - ci hanno conquistato 30 anni fa e la loro storia continua ad appassionarci ancora oggi? La risposta probabilmente sta tutta in quel "leggendaria" che è il sottotitolo (anche) di Nord Sud Ovest Est, la seconda stagione della Leggendaria (appunto) storia degli 883.
Forse perché la fine di quella storia, in realtà, non l'abbiamo mai capita fino in fondo. E quindi, come capita davanti a certi misteri, iniziano a circolare voci, supposizioni, che poi diventano - di nuovo - leggende.
Dal 9 ottobre, in esclusiva su Sky e in streaming su Now, scopriremo qualcosa in più di quello che è accaduto tra Max Pezzali e Mauro Repetto, di come due amici quasi fratelli abbiano realizzato il loro sogno per poi scoprire che, dopo, c'è sempre la realtà e che questa può essere ben diversa da come si era immaginata all'inizio.
Vi spieghiamo qui perché proprio non potete perdervi questi ultimi otto episodi.
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Nord Sud Ovest Est: dove eravamo rimasti
La prima stagione, Hanno ucciso l'uomo ragno, ci aveva mostrato come Max e Mauro fossero riusciti, contro ogni pronostico, a ottenere un successo incredibile. Merito dell'intuito di Claudio Cecchetto, del lavoro di Pierpaolo Peroni e, ovviamente, della magia che scaturiva dall'incontro dei due compagni di banco del liceo messi di fronte a una tastiera, a un quaderno e un mixer.
All'indomani del mega evento di chiusura dell'Acquafan di Riccione, però, Max si ritrova senza Silvia, partita per l'Irlanda, e con il primo brano che aveva scritto proprio pensando a lei. Quella Come mai ripescata da una cassetta quasi dimenticata e che però innesca l'inizio della fine degli 883.
La Leggendaria storia degli 883 che continua
Nella seconda stagione ritroviamo Max e Mauro lì dove li avevamo lasciati. In quella cantina di Pavia dove tutto aveva avuto inizio. Di fronte alle note di una ballad, quella che negli anni Novanta avremmo definito un lento, tra loro si avverte la prima crepa.
Ma c'è un intero secondo album da scrivere e tante, forse troppe, aspettative. Una situazione di facile immedesimazione per gli sceneggiatori Francesco Agostini, Marco Pettenello e Sydney Sibilia. "Dopo il casino della prima stagione, abbiamo avuto un po' d'ansietta, no? Perché abbiamo detto: "Mamma mia, come come la facciamo sta seconda? Non è che non siamo all'altezza?" E tutta questa ansia era la stessa ansia da prestazione dei nostri protagonisti. Quindi con Francesco e Marco l'abbiamo presa e messa a a all'interno della serie", ci racconta Sibilia.
Catapultati in un contesto che fino al giorno prima ammiravano solo attraverso radio e tv, travolti dal successo e alle prese con una popolarità con cui ancora non hanno familiarizzato, Max e Mauro hanno bisogno di ritrovarsi e ritrovare quell'alchimia da cui sono nate le canzoni di una generazione.
Una storia che appartiene a tutti
Negli anni Novanta non c'è stato nessun annuncio, nessun comunicato ufficiale che spiegasse la fine degli 883 e l'inizio della carriera solista di Max Pezzali. Oggi sappiamo qualcosa in più, grazie a questa serie e grazie anche ai libri autobiografici dei due protagonisti. Ma ciò che è accaduto realmente lo sanno solo loro. Quel che è certo è che con nostalgia e ironia, si cerca di raccontare un percorso e un momento della vita in cui chiunque si può identificare.
"Max, e anche Mauro, ci hanno lasciato grande libertà di azione rispetto alla loro vita - spiega Matteo Rovere di Groenlandia, che ha prodotto la serie insieme a Sky Studios - Nel senso, al di là della filologia e dei diversi aspetti, Max è una persona di grande cuore, che capisce benissimo che ogni essere umano è fatto di parti bianche, nere, grigie e soprattutto di sfumature intermedie. E quindi ci ha dato spazio rispetto al proprio racconto. Cioè, non ci ha fatto richieste di essere, appunto, troppo indulgenti o troppo apologetici. Ci ha lasciato – ma l'avete visto anche in prima stagione, secondo me – particolarmente liberi, e quindi poi gli autori hanno potuto muoversi usando la materia reale senza sentirsi in difficoltà".
Per entrambi i protagonisti si tratta di un romanzo di formazione, il momento in cui si diventa grandi e bisogna fare i conti con ciò che si è e ciò che si vuole fare nella vita. Prendendo consapevolezza dei bisogni degli altri, che non sempre coincidono con i propri.
Nord Sud Ovest Est, tra risate e lacrime
La forza di Nord Sud Ovest Est è quella capacità di mescolare la storia di Max e Mauro alla genesi delle canzoni degli 883. E di farlo con quella spontaneità che arriva dritta allo spettatore. Merito della sceneggiatura - certo - ma anche delle interpretazioni degli attori. Fa strano sentire Elia Nuzzolo (interprete di Max) parlare in conferenza stampa con la sua naturale cadenza toscana quando siamo abituati a vederlo perfettamente calato nelle movenze e nell'accento pavese. Per i due attori calarsi nei personaggi è stato più semplice stavolta, conoscendosi già. La complessità è stata dare vita a dinamiche diverse.
"È un Max che deve maturare in un certo senso, cioè deve fare i conti con il successo che hanno avuto, è un Max che diventa adulto. Mi sono concentrato più su quell'aspetto, e credo che, spero che si percepirà, insomma, questo piccolo cambiamento", racconta Nuzzolo.
Mentre Matteo Giuggioli (Mauro Repetto nella serie) all'incontro coi giornalisti arriva col capello corto e piuttosto serio, quasi intimidito, ben distante dall'esuberanza travolgente del suo personaggio della prima stagione. Forse più in linea col cambiamento in atto. "Tutta la prima stagione di Mauro si vede principalmente che è il motore, che è il motivatore, che è l'attivatore di molto di quello che succede - dice Giuggioli - Poi nella seconda, in realtà, si scopre che dietro a questa cosa qua c'è un'ansia, il sentimento di non sentirsi abbastanza". Quel qualcosa che mancava sempre nella prima stagione, comincia a mancargli anche (anzi, nonostante) il successo.
Nonostante questi aspetti più introspettivi, però, la serie scorre con tantissime risate, tra battute, vicissitudini tragicomiche e tempi comici perfetti. Anche solo nelle espressioni facciali.
La storia di un'amicizia (anche più di una)
Quello che emerge da tutti gli episodi (fin dal primissimo in cui assistiamo a un parallelismo con la storia di un altro storico duo, forse non azzeccatissimo, ma comunque divertente) è che al centro di questa storia c'è prima di tutto un'amicizia. Quella di due ragazzi, compagni di banco al liceo, che condividono una parte di vita e che poi si ritrovano ad avere ambizioni e a prendere direzioni diverse, ma rimanendo fedeli a quello che erano stati.
Ma è anche la storia di tante amicizie, quelle di una vita, che al di là delle strade che si prendono vanno avanti nella loro naturalezza. E il personaggio di Cisco in questo è magnifico. Con la sua semplicità, con le sue massime (si arriva addirittura a mettergli in bocca della fisica quantistica) è quello che rende tutto in fin dei conti molto più semplice per Max. Cisco fa ridere, ma è il rifugio, quell'amico che ognuno di noi ha che rappresenta le nostre radici e che ci riporta coi piedi per terra quando non sappiamo dove sbattere la testa.
Perché (quindi) guardare Nord Sud Ovest Est
La seconda stagione della Leggendaria storia degli 883 va vista perché, ancora una volta, ci fa fare un salto indietro nel tempo. Per chi è cresciuto negli anni Novanta è uno schiaffo di nostalgia che da una parte esalta e dall'altra fa quasi male. Ma la prima stagione ci ha già dimostrato che non è necessario aver vissuto quei tempi per capirli e per apprezzare questa storia. Perché certi sentimenti - dall'amicizia ai primi amori, fino alle delusioni - sono universali. Che si abbiano a disposizione i social o un elenco telefonico.
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