I 5 film più attesi al Festival di Cannes 2026 (e di cui parleremo per mesi)

Il Festival di Cannes quest’anno sembra avere un obiettivo preciso: lasciare da parte i blockbuster e tornare a un cinema più autoriale, a tratti inquieto e anche divisivo. Dal 12 al 23 maggio, la Croisette si riempirà sì di star, ma soprattutto di storie scomode, provocatorie e profondamente emotive.
Il vero cuore di questa edizione è infatti nei registi che non hanno paura di rischiare. Quelli che dividono il pubblico, che costringono a uscire dalla sala con domande irrisolte e che trasformano il Festival di Cannes nel luogo perfetto per accendere il dibattito culturale.
Da Pedro Almodóvar a Lukas Dhont, passando per il ritorno disturbante di Nicolas Winding Refn, ecco i film più attesi del Festival di Cannes.
I film più attesi del Festival di Cannes 2026
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Coward di Lukas Dhont
A soli 34 anni, Lukas Dhont è già considerato uno degli autori più sensibili e dolorosamente lucidi del cinema europeo contemporaneo. Dopo Girl e Close, torna al Festival di Cannes con Coward, ambientato durante la Prima guerra mondiale.
Il film segue Pierre, giovane soldato appena arruolato, e Francis, artista incaricato di organizzare spettacoli per mantenere alto il morale dei militari nelle retrovie. In mezzo alla brutalità del conflitto, entrambi cercano disperatamente un frammento di umanità.
Ed è proprio questo che rende il cinema di Dhont così difficile da dimenticare: la capacità di raccontare la fragilità maschile, il desiderio e la paura senza mai trasformarli in retorica.
Amarga Navidad di Pedro Almodóvar
Dopo il Leone d’Oro vinto a Venezia con La stanza accanto, Pedro Almodóvar torna in Spagna e torna soprattutto a parlare di sé. O quasi.
Amarga Navidad racconta la storia di Raúl, regista di culto in crisi creativa, che trasforma una tragedia personale in materiale cinematografico. Intorno a lui prende forma Elsa, altra regista, altro riflesso dello stesso smarrimento.
Sembra autofiction pura, ma filtrata attraverso il gioco di specchi tipico di Almodóvar, dove realtà e invenzione finiscono sempre per confondersi. E proprio per questo il film potrebbe dividere pubblico e critica: c’è chi aspetta il ritorno del maestro emotivo di Tutto su mia madre e chi teme un’altra riflessione troppo autoreferenziale.
In ogni caso, quando Almodóvar arriva al Festival di Cannes, il dibattito è garantito.
Her Private Hell di Nicolas Winding Refn
Se c’è un regista incapace di passare inosservato, quello è Nicolas Winding Refn.
A dieci anni da The Neon Demon, torna con Her Private Hell, thriller futuristico immerso in una città avvolta da nebbia tossica, luci al neon e violenza. La protagonista, interpretata da Sophie Thatcher, cerca il padre scomparso mentre un soldato americano prova a salvare la figlia da un inferno sempre più reale.
Refn ha già definito il film «una storia originale piena di sfarzo cinematografico, sesso e violenza». Tradotto: sarà estremo, estetizzante e probabilmente impossibile da ignorare. E infatti molti si chiedono già perché non sia stato inserito in concorso.
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Tra i titoli più destabilizzanti del Festival di Cannes c’è anche Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda.
Il regista di Un affare di famiglia affronta qui uno dei temi più inquietanti del presente: l’intelligenza artificiale applicata al lutto. Una coppia distrutta dalla perdita del figlio riceve infatti un robot umanoide identico al bambino morto.
Kore-eda usa la fantascienza per parlare, ancora una volta, di famiglia e dolore. Ma l’idea di “resuscitare” qualcuno attraverso la tecnologia tocca paure molto contemporanee e inevitabilmente controverse.
Histoires parallèles di Asghar Farhadi
Infine, tra i film più attesi del Festival di Cannes, c’è Histoires parallèles Asghar Farhadi, habitué della Croisette e maestro nel raccontare le ambiguità morali.
Il film è ambientato nella Parigi post-Bataclan e vede Isabelle Huppert nei panni di una scrittrice che osserva ossessivamente i vicini per trovare ispirazione. Ma quando nella sua vita entra Adam, giovane assistente interpretato da Adam Bessa, tutto si incrina.
Farhadi è uno di quei registi che costruiscono suspense attraverso dialoghi, silenzi e tensioni psicologiche. E con un cast che include anche Vincent Cassel e Virginie Efira, questo potrebbe essere uno dei film più discussi dell’intero festival.
Credit photo: www.festival-cannes.com
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