Vintage & second hand: la rivincita passa da Instagram

Considerare oggi il mondo del vintage e del “second hand” come una nicchia radical chic e demodé fatta di mercatini dell’antiquariato, piccole boutique e negozietti dell’usato non potrebbe essere più sbagliato e lontano dalla realtà. Basta fare un giro online per ritrovarsi davanti un universo sconfinato e quanto mai variegato di opportunità e occasioni, soprattutto se parliamo di un settore ben preciso, quello della moda.
Che il settore stia vivendo una seconda "giovinezza" lo sappiamo bene, anche grazie allo "zampino" dell'online.
In principio fu Vestiaire Collective, prima piattaforma a proporre la vendita online di capi e accessori firmati vintage, un vera miniera di “chicche” a prezzi molto interessanti, l'ideale per scovare vere occasioni griffate.
Poi sono arrivate Depop e Vinted, app facili e veloci per comprare, vendere e persino scambiare capi in pochi click (alle quali si è aggiunta da poco più di un mese in Italia anche la nuovissima Wallapop).
Persino l’ecommerce tedesco Zalando ha lanciato lo scorso mese una sezione speciale per permettere ai propri utenti di mettere in vendita capi di seconda mano (acquistati sul sito ma non solo) in condizioni ottimali e "vagliati" da un team apposito in cambio di credito da spendere sulla piattaforma.
In tutto questo ci sono anche i “big names” della moda che hanno compreso le potenzialità del mondo del vintage e del “pre-loved” e con furbizia e molta lungimiranza li hanno accolti nel “sistema”.
Come Gucci, che all’interno della piattaforma Vault, lanciata lo scorso settembre, ha dedicato un’ area specifica solo a capi e accessori vintage della maison fiorentina, rimessi a nuovi e rielaborati, e che vanno regolarmente sold out nel giro di poche, pochissime ore. O Valentino che per il 2022 darà la possibilità di acquistare nelle proprie boutique e in alcuni vintage shop selezionati capi cult “pre-loved” delle passate stagioni.
Ma in tutto questo ai giovani il vintage piace? Sembrerebbe di sì e anche parecchio. Da una ricerca citata in un articolo dell’Huffingotn Post sul nuovo successo di vintage e seconda mano (realizzata da BVA Doxa per Subito), il fenomeno spopola tra i ragazzi della Gen Z soprattutto nella fascia 18-24 anni (69%) che sceglie l’online per vendere e comprare, a caccia di occasioni per risparmiare in prima battuta (77%) ma anche con un occhio di riguardo alla sostenibilità.
E sui social? Se su Tik Tok assistiamo al “re-vamp” degli anni 90 e 2000, su Instagram si è spalancato un vero e proprio mondo tutto dedicato al vintage in cui scoprire "dove, come e quando" ma anche fare shopping!
Abbiamo deciso di raccontare il fenomeno attraverso le parole dei "protagonisti" di questa "r-evolution" del mondo vintage...
" A qualcuno piace vintage", soprattutto su Instagram
Come Cecilia Cottafavi (su Ig è @maert.ens), classe 1997, studentessa di Archeologia che nel 2019 ha aperto un profilo Instagram curato e competente che guida i suoi follower nei meandri del “settore”: i luoghi dove fare shopping, come destreggiarsi tra taglie e misure, itinerari “ da weekend” e appuntamenti da non perdere, insomma tutto quello che serve sapere ai “vintage lovers” anche alle prime armi.
Cecilia, che nel frattempo ha "allargato" la sua squadra (lavorano con lei altre tre persone), ha appena pubblicato un libro "A qualcuno piace vintage" (edito da Bookabook) una guida dettagliata agli indirizzi della sua citta, Milano, in cui dà indicazioni anche su come orientarsi e acquistare:
Com'è nata questa passione?
Penso si possa dire che esiste da sempre. I miei genitori sono appassionati di antiquariato e quando ero bambina, insieme ai miei zii e ai miei cugini, passavamo l’agosto in case sperdute nella campagna francese, da dove andavamo alla ricerca di paesi medievali e antiquari. L'amore per l’abbigliamento vintage è arrivato dopo e ne è stato una naturale evoluzione.
A lungo il mondo del vintage è stato considerato una "nicchia" un po' "demodé" e "polverosa"; oggi, anche grazie ai social, sembra essere stato riscoperto soprattutto da giovani e giovanissimi... Cos'è che li attrae così tanto?
Negli ultimi due anni il vintage è diventato per i giovani un ottimo modo per vestirsi alla moda senza spendere troppo. Ovviamente c’è vintage e vintage, alcuni negozi sono molto costosi, altri alla portata di tutti. A me piace pensare che questo avvicinamento sia dovuto anche a un maggior riguardo nei confronti dell'ambiente, dopo tutto è al momento la scelta più sostenibile che si possa fare.
Come hanno influito i social
Sicuramente hanno aiutato a diffondere informazioni sul settore, dalla differenza tra vintage e second hand, alla diffusione e comprensione di termini come new old stock, fino all'aver reso noti piccoli negozi o mercatini ancora poco conosciuti. Certo, ne è seguita anche un po’ di confusione. Per alcuni, questa nuova popolarità ha causato un aumento dei prezzi, tempi di attesa più lunghi e un aumento dei "competitors" alla ricerca di offerte e pezzi particolari. Considerando tutto, io sono contenta del successo meritato che hanno trovato tante piccole realtà.. L'unica cosa negativa forse è stato l’affiorare di tanti venditori di vintage online decisamente improvvisati, (ovviamente mi riferisco a coloro che si propongono come negozianti e non a tutti i ragazzi che svuotano l'armadio!).
Tra le pagine del tuo libro racconti che preferisci acquistare "dal vivo" piuttosto che online. Cosa consiglieresti a una persona che si approccia all'acquisto del vintage online per la prima volta? Non è semplice. Quando si inizia la cosa migliore è trovare dei seller affidabili (guardate sempre le recensioni lasciate dai clienti). Tenete a mente che le taglie del passato non coincidono quasi mai con quelle attuali, bisogna sempre chiedere le misure effettive dei capi. Io ho sempre a portata di mano quelle di spalle, seno, vita e fianchi. Infine, chiedete sempre il materiale del capo che si sta acquistando, non sempre le etichette sono arrivate fino a noi!
Vintage e social: il fenomeno dei reseller
Strettamente legato a Instagram è il fiorire sul social della figura del "vintage & second hand reseller". Non parliamo di rivenditori e negozi (o almeno, non solo loro) ma persone che su IG hanno creato una vera e propria community attorno al proprio profilo, fidelizzata grazie a drop ovvero piccole selezioni di capi e accessori, scelti tra mercatini, new old stock e fornitori e opportunamente “rimessi in forma".
Post editorialmente molto curati, drop super selezionati, uno styling più contemporaneo sono gli ingredienti del successo dei profili di Clio Bargellini, Sarah Pilloni (@sasimbvintage) o Sillabe Collection giusto per fare qualche nome, capaci di “svecchiare” quello che per molti è ancora un mondo un po’ vetusto, legato a un target più alto in fatto di età e capacità di spesa e che oggi invece si è aperto a un pubblico sempre più giovane e curioso, impaziente di aggiudicarsi un pezzo di qualità ma anche unico e non facilmente “replicabile” come il fast fashion ci ha abituato negli ultimi anni.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere proprio con Clio Bargellini, 20mila follower su IG e uno shop personale su cui trovare piccoli "tesori".
Cosa fa esattamente un reseller?
Un reseller fa tantissima ricerca, seleziona i capi e si occupa del loro stato (come controllare eventuali difetti, assicurarsi che venga igienizzato opportunamente). Nel mio caso mi occupo anche dello styling, della fotografia, della messa online dei capi e infine della spedizione.
Come scegli i capi da proporre alle tue acquirenti/follower?
Mi affido molto al mio gusto personale e al mio stile, non metterei mai in vendita qualcosa che io stessa non indosserei.
I contenuti che produci per Instagram (foto e video) sono curatissimi, lo styling dei tuoi look è fresco e contemporaneo e interagisci moltissimo con la tua community. Come ti organizzi? Hai qualcuno che ti aiuta?
Per adesso no, sto continuando a lavorare come agli inizi quindi senza aiuti anche se in effetti il lavoro è cresciuto parecchio. Sono una perfezionista, amo quello che faccio e so di avere un seguito che apprezza molto quando pubblico delle novità e ci sono giorni in cui non mi fermo fino a che non ho scattato l'intero drop, preso le misure e messo online l’intera selezione.
Oltre allo shop online, ti occupi anche di altro?
Sono una content creator, lavoro molto anche su Instagram.
Nel mio sito si può prenotare una consulenza di stile con me che può essere utile per occasioni specifiche come cerimonie in generale (nel 2021 soprattutto matrimoni) o per rifare l’armadio. Attraverso una chiacchierata informale via call raccolgo gli elementi necessari per selezionare capi chiave e costruire i look. Infine invio una mail che contiene consigli e link diretti per acquistare i capi necessari.
Sei stata tra le prime in questo settore, com'è cambiato il panorama in questi anni in cui il fenomeno è esploso un po' ovunque sui social secondo te?
Per fortuna negli ultimi anni i più giovani hanno cambiato approccio verso il vintage e il pre-loved, rendendolo straordinariamente cool.
Quando ho iniziato (quasi per gioco) diversi anni fa la percezione era molto diversa, grazie a IG ho potuto proporre il vintage mixandolo a capi nuovi, proponendo degli styling attuali e accattivanti e sono così riuscita ad avvicinare a questo mondo anche persone che in principio erano molto scettiche. Ora ci sono tantissimi shop e reseller, penso sia bellissimo e importante anche per un discorso di sostenibilità.
Ami acquistare soprattutto nei negozi vintage e nei vari marketplace o compri anche tu vintage online?
Acquisto soprattutto da fornitori per quanto riguarda lo shop ma a volte acquisto per me in negozi e mercatini oppure per borse e scarpe mi piace molto cercare pezzi vintage su app come Vestiaire Collective.
A proposito di negozi "fisici"...
Il fascino dell’acquisto "dal vivo" resta e anzi cresce notevolmente: in un periodo complicato come quello della pandemia, il gruppo Humana Vintage ha aperto nell'ultimo anno tre nuovi store a Milano, Roma e Bologna, un qualcosa di quasi impensabile nei lunghi mesi trascorsi in lockdown...
Molte piccole e grandi realtà del settore si sono guardate intorno e aperte al mondo dell’online, alcune sfruttando anche la potenza dei social.
Come lo store milanese Ambroeus Milano, nato nel 2015 nel cuore del quartiere Isola, attento al tema della sostenibilità e "forte" di una selezione estremamente accurata, il negozio già prima dello scoppio della pandemia, aveva un profilo social molto attivo.
Grazie ai loro post che propongono look contemporanei e di tendenza, studiati dal team dei tre soci fondatori (Ettore, Massimo e Giorgia), il passo dal like al click sul loro shop è praticamente immediato!
Ma davvero i social "convertono" economicamente in guadagni per gli store fisici? L'abbiamo chiesto direttamente a loro:
Quando avete aperto la vostra pagina su Instagram?
Abbiamo creato l'account ancora prima di aprire le porte del negozio! Conoscevamo già il potenziale dell'app e soprattutto delle immagini, per cui da subito abbiamo cominciato a proporre i pezzi più speciali del momento. Il modo in cui lo facciamo è in continua evoluzione, cerchiamo di sfruttare al meglio il canale adattando gli strumenti a disposizione al nostro modo di essere.
Com'è la vostra clientela? I social hanno incentivato il target più giovane o era comunque già "abituato" a frequentare il negozio?
La nostra clientela è sempre stata molto varia, passa dalla fascia di età under 20 a quella over 50, con un solo comune denominatore: la curiosità e l'amore per il mondo del vintage. I social hanno sicuramente aiutato il passaparola, che è comunque avvenuto in maniera molto spontanea - ogni volta che un nuovo cliente torna da noi accompagnato da amici è per noi una bella soddisfazione.
Nel vostro caso, quanto è importante Instagram in termini di vendita dei prodotti (se sono dati che potete monitorare e in che percentuale)? Instagram ha un grande vantaggio: da una parte dà a noi la possibilità di allertare chi ci segue sulle ultime novità e suggerire modi per integrare il vintage in look da indossare nella vita quotidiana, e dall'altra parte permette ai clienti di avere una sorta di preferenza sui capi che postiamo - pezzi unici e irripetibili! Quello che postiamo è comunque una piccola parte del nostro rifornimento, per cui in negozio si trovano ancora più chicche da scoprire.
La maggior parte delle vendite avviene sul vostro store online o comunque in negozio?
Lo shop online è partito forte da subito, durante il lockdown poi le spedizioni hanno avuto un incremento abbastanza fisiologico e sono tuttora in costante crescita, Instagram ci ha permesso di arrivare a clienti fuori Milano - spesso chi viene in negozio solo di passaggio, sia che abiti in altre regioni che in altri paesi europei, poi torna da noi via web: dei fantastici aficionados digitali!
I "local" invece preferiscono di norma passare dal negozio anche quando acquistano dal sito, un po’ per affetto e un po’ per essere più sostenibile evitando le spedizioni in città
Si ringrazia Valentina Mauri per il supporto e la consulenza
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La giacca in suede è il nostro "go-to" di primavera (e questi sono i modelli da mettere subito in wishlist!)

Con la primavera alle porte, la tentazione di aggiungere al carrello degli acquisti un nuovo capospalla “seasonal” è alle stelle. D’altronde, chi meglio di una giacca in pelle o di un giubbotto in denim può completare tutti quegli outfit che richiedono un “cover up” per affrontare con stile il meteo ballerino di marzo?
Abbiamo già parlato in lungo e in largo sia dei bomber, che dei trench - evergreen insostituibili del guardaroba - e ora, come ultimo colpo di coda delle tendenze boho-chic che hanno attraversato la stagione, è giunta l’ora di concentrarsi sulle giacche in suede.
Iconiche e capaci di trasformare all’istante il carattere di qualsiasi look, le giacche in suede - soprattutto nelle versioni classiche nel tipico color cammello - si preparano a dominare per un secondo anno di seguito le tendenze primaverili.
Sarà forse grazie al loro fascino particolare, un mix di vintage, western & boho, o alla loro incredibile abilità nel trasformare anche la mise più basic in un outfit da cool girl che ci piacciono così tanto, ma una cosa è certa: le suede jackets non hanno conquistato solo il nostro di cuore, ma anche quello delle trendsetter, aggiudicandosi così il titolo di “capo insostituibile del guardaroba”.
E non si sono guadagnate questo status a caso: più d’impatto e ricche di personalità di qualsiasi altra giacca, le giacche in camoscio sono da sempre dotate di un’identità ben precisa, che le che le consacra come veri e propri capi statement.
Ed è per questo che le amiamo! E, se le vogliamo ancora più caratteristiche, perchè non optare per un extra, ossia le frange?
Da indossare sia by day - magari optando per modelli corti e sahariane, ma anche by night, abbinate a un bell’abito boho con paillettes e ricami, ecco i modelli di suede jackets che abbiamo selezionato per voi. Pronte allo shopping primaverile?
Giacca in suede: i modelli perfetti per la primavera 2026
Giacca in suede con bottoni AMI PARIS
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Giacca in suede con colletto RESERVED
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Giacca in suede con applicazioni SANDRO PARIS
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Giacca in suede con bottoni e tasche LES COPAINS
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Giacca in suede con frange PIOMBO OVS
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Giacca in suede lunga STRADIVARIUS
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Giacca in suede colorata ZARA
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Giacca in suede con tasche e bottoni STEFANEL
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Giacca in suede Will SÉZANE
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Giacca in suede lunga H&M
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Giacca in suede con bottoni MANGO
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Giacca in suede corta MASSIMO DUTTI
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Giacca in suede stile blazer MARELLA
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Giacca in suede con collo BERSHKA
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Giacca in suede con frange sulle maniche IBLUES
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Giacca in suede con frange GOLDEN GOOSE
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Jeans a gamba larga: i modelli imperdibili di un trend che domina (ancora) il 2026

Possiamo dirlo a gran voce, nonostante si stiano affacciando all'orizzonte i jeans skinny (sono prossimi a tornare in vetta tra le tendenze denim), è ancora il momento dei jeans a gamba larga.
L'onda lunga di questo modello denim oversize non si arresta e continua anche nella moda primavera estate 2026.
Impossibile rinunciare a quel suo tocco rilassato ma cool che solo un modello di pantaloni wide leg può avere e che li ha resi protagonisti assoluti nella moda 2000.
Oggi, seppur attingendo da quel mondo, i jeans a gamba larga scrivono un altro capitolo ancora dell'universo denim.
Linee ampie e fluide che giocano con la tela blu trasformandosi in modelli must have moda 2026. Dai jeans wide leg bianchi, perfetti per dare il benvenuto alla bella stagione, ai denim neri larghi: uniforme trendy e passe-partout del guardaroba donna.
I jeans a gamba larga marrone sono la novità fashion del momento cavalcando i trend colore 2026 che vedono proprio nel brown, in sfumature calde come cioccolato, il protagonista assoluto. E ancora jeans grigi larghi, pezzo chiave di look eleganti in combo con un bel blazer, riconfermandosi alternativa al jeans nero.
Tra i blue jeans, largo al denim stone-washed effetto used e ai giochi denim patchwork. Il modello dark blue con gamba larga ha l'orlo lunghissimo o sfilacciato.
La vita può essere alta per slanciare, ma i jeans larghi a vita media e i denim oversize a vita bassa che riportano alla moda 2000 sono un must! Meglio ancora se mantengono un tocco unisex!
Ecco i modelli must have di jeans a gamba larga primavera estate da indossare per tutto il 2026!
ANINE BING
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BA-SH
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COS
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FRAME
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THE FRANKIE SHOP
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H&M
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ICON DENIM
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MANGO
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PULL&BEAR
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ZARA
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MOTHER DENIM
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PINKO
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RESERVED
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SÉZANE
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TRUSSARDI
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Voglia di shopping? Vi diciamo subito cosa comprare da Zara, H&M e Mango per costruire dei look super!

Le giornate si allungano, il sole tramonta sempre più tardi e quell'aria non più gelida ma "frizzantina" ci annuncia che l'inverno volge al termine.
Eh sì, è iniziato il mese che dà il via ufficiale alla primavera e ci sembra giusto fare un check al guardaroba, non solo per il tanto temuto "cambio armadio" ma anche per dare un twist ai nostri look.
Per farlo potrebbe essere un'ottima idea concedersi un pezzo nuovo, che sia un abito o un piccolo accessorio, da mixare con i nostri capi preferiti per un boost di glamour immediato.
Sono tantissime le proposte super interessanti viste sbirciando tra le nuove collezioni moda della spring-summer 2026. Ma per non pesare eccessivamente sul badget mensile ci siamo concentrate sui nostri 3 brand low cost preferiti: Zara, H&M e Mango.
Dall'immancabile trench alla giacca in similpelle, dall'abito in maglia sottile alla combo camicia bianca + pencil skirt in similpelle.
Parlando di accessori si spazia dalle ballerine in pelle intrecciata alle pumps con tacco midi da mixare con tanti outfit diversi, ma anche una borsa in suede super capiente perfetta per tutti i giorni.
Che cosa aspettate a scegliere i vostri never without di Marzo?
Cosa comprare a Marzo da ZARA
Tra le "primizie fashion" individuate sull'e-commerce del brand spagnolo ci siamo orientate su capi classy e intramontabili ma con quel tocco originale che non guasta.
Un trench beige ma con fodera color check, un blazer nero dalla vestibilità oversize, da mixare con camicia bianca e jeans flare.
Ai piedi delle décolleté a punta burgundy con tacco midi comodo e una tracolla in pelle scamosciata.
Trench con inserto check print, Zara
Blazer oversize, Zara
Camicia bianca, Zara
Jeans flare, Zara
Pumps con tacco midi, Zara
Borsa a tracolla in suede, Zara
Credits: zara.com
Cosa comprare a Marzo da H&M
Al trench preferite una giacca in pelle/similpelle più grintosa e cool e ai jeans preferite dei pantaloni eleganti? Eccovi accontentate!
Bellissime anche la polo in misto seta in un colore blu notte favoloso, la blusa con dettagli in sangallo, la minigonna in twill cammello e le ballerine in pelle intrecciata.
Giubbotto in similpelle, H&M
Polo in misto seta, H&M
Pantaloni ampi, H&M
Blusa in sangallo, H&M
Minigonna in twill, H&M
Ballerine in pelle intrecciata, H&M
Credits: 2.hm.com
Cosa comprare a Marzo da MANGO
Marzo pazzerello, dice il vecchio adagio. Il che significa che non è ancora arrivato il momento di archiviare maglie e maglioni.
Per questo motivo abbiamo puntato sul modello most wanted di stagione, ossia il cardigan chunky con la zip. Perfetto in abbinamento con una pencil skirt marrone e delle slingback con dettaglio gioiello.
Cardigan con zip, Mango
Pencil skirt in similpelle, Mango
Slingback con dettaglio gioiello, Mango
Abito in maglia sottile, Mango
Camicia con ricami floreali, Mango
Pantaloni con le pinces, Mango
Credits: shop.mango.com
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Dentro Sharra Pagano: Alessia Pellarini riscrive il linguaggio del gioiello

Dopo oltre cinquant’anni di storia, Sharra Pagano inaugura un nuovo capitolo sotto la direzione creativa di Alessia Pellarini. Designer con un percorso che attraversa alcune delle più importanti maison del lusso come Prada, Chloé, Fendi e Louis Vuitton. Pellarini porta con sé uno sguardo stratificato, che nasce dalla moda ma oggi trova nel gioiello un nuovo spazio di libertà.
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Per lei infatti, il passaggio dal prêt-à-porter al fashion jewelry non è una rottura, ma una continuità: «Ho sempre lavorato su proporzioni, equilibrio, armonia. Qui lo faccio in scala ridotta, ma con la stessa intensità».
Il risultato? La Collezione A: si tratta di una linea che rilegge l’archivio del marchio senza nostalgia, trasformandolo in un vocabolario contemporaneo fatto di catene, maglie tubolari, richiami a cinturini d’orologio e geometrie essenziali. Gioielli pensati per essere indossati ogni giorno, senza età, senza genere, senza etichette.
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Fondata a Milano da Lino Raggio e diventata negli anni un punto di riferimento per lo stile di una generazione di creativi – da Giorgio Armani a Moschino, Sharra Pagano torna oggi a essere un laboratorio di idee. Un marchio che non imita, ma interpreta: “fantasia applicata ai materiali”, come diceva il suo fondatore.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Alessia Pellarini per farci raccontare questo nuovo inizio.
Se dovesse descrivere Sharra Pagano oggi con due parole, quali userebbe?
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«Direi Milano e libertà. Milano perché Sharra Pagano, per me, è un ritratto fedele della città in diverse epoche: dagli anni ’70 agli ’80, fino a oggi. In quel periodo Milano era una capitale creativa con una forte identità, ma anche sorprendentemente aperta, inclusiva, internazionale. Sharra Pagano incarna proprio quello spirito. Libertà perché, guardando i gioielli, non ho mai percepito confini netti: non di genere, non di età, non di stile. Sono oggetti che si trasformano a seconda di chi li indossa. Non “appartengono” a qualcuno: prendono la personalità di chi li sceglie».
Quando ha aperto per la prima volta l’archivio del brand, cosa l’ha colpita di più?
«C’è stato un vero e proprio shock positivo. Mi aspettavo un archivio ordinato, quasi museale, e invece mi sono trovata davanti a una sorta di anarchia creativa. C’erano centinaia, anzi migliaia di pezzi: gioielli monumentali accanto a forme minimal, sperimentazioni fortissime vicino a linee pulite. Era come entrare in una famiglia imperfetta, piena di caratteri diversi. Quella libertà, quell’energia, mi ha emozionata perché non era “costruita”: era istintiva, vera. È stato lì che ho capito che non dovevo copiare il passato, ma assorbirne lo spirito».
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Il nome Sharra Pagano nasce come un suono “sospeso”, senza genere. Quanto questa libertà le somiglia e quanto ha influenzato la sua visione creativa?
«Tantissimo. Non mi sono mai sentita a mio agio dentro strutture troppo rigide. Nel mio lavoro di moda ho sempre cercato di spingere oltre i limiti, anche quando c’erano regole precise su fit, silhouette, categorie. Con il gioiello questa libertà è ancora più forte: non penso mai a “per chi” è un pezzo, ma a che energia ha. Quando ho scoperto la storia del nome, ho avuto la sensazione di unire i puntini. Come se inconsciamente fossi già in sintonia con quella visione sospesa, aperta, fluida».
Se Collezione A fosse una persona, che carattere avrebbe?
«Sarebbe una persona magnetica. Non ha paura di essere notata, ma non è mai sfacciata. È bold, ma con una naturalezza sofisticata. È qualcuno che ama esprimersi, che gioca con la propria immagine, ma senza ostentazione. C’è sempre un equilibrio tra forza e misura, tra presenza e leggerezza».
Qual è, secondo lei, il gesto più bello che una persona può fare con un gioiello?
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«Dimenticarselo addosso. Quando un gioiello smette di “decorare” e diventa parte della persona. Non deve dominare chi lo indossa, ma fondersi con lui. È in quel momento che l’oggetto diventa davvero vivo».
Il brand è storicamente legato a Milano. Che rapporto ha con questa città?
«Milano per me è casa, anche se la vivo poco perché viaggio molto. Ha un rigore che adoro, ma allo stesso tempo una libertà fortissima. È una città che ti spinge a essere concreta e creativa insieme. Questo equilibrio tra struttura e slancio è qualcosa che ritrovo spesso anche nel mio lavoro».
Le nuove generazioni hanno un rapporto diverso con il gioiello. Cosa ha notato?
Credits: sharrapagano.it
«Credo oggi ci sia una ricerca di significato molto più profonda. In un momento storico in cui l’abbigliamento tende al minimalismo, il gioiello diventa il punto focale, lo “statement” che racconta chi sei. Vedo una generazione che usa il gioiello come linguaggio identitario, quasi filosofico, non solo come ornamento e mi piace davvero tantissimo».
C’è un gioiello a cui lega un ricordo personale?
«Sì, in generale sono molto legata ai gioielli regalati: amici, amori, affetti. Ho una collezione di ciondoli e amuleti che porto sempre con me. Ne ho tantissimi. Non li cambio spesso: diventano parte di me, come una seconda pelle perchè per me ogni pezzo racchiude una storia».
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Cosa sogna per questo brand? Un desiderio, non una strategia
«Vorrei davvero che Sharra Pagano restasse irregolare, imperfetto e soprattutto vivo. Che continuasse a crescere senza diventare rigido, senza perdere quell’anarchia creativa che ho trovato negli archivi. Sogno collaborazioni, pezzi unici, nuove strade. Ma soprattutto sogno un brand che non smetta mai di sperimentare».
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