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Moda

Grazia.it talks with: Rosa Aquino, founder di The Archivia

Grazia.it talks with: Rosa Aquino, founder di The Archivia

foto di Cecilia Falovo Cecilia Falovo — 4 Agosto 2026
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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Rosa Aquino, founder di The Archivia.

Ci sono brand che inseguono le tendenze e altri che scelgono di costruire un linguaggio destinato a durare. È il caso di Rosa Aquino founder di The Archivia, un progetto nato nel 2021 dall'incontro tra memoria familiare, sartorialità italiana e desiderio di dare nuova vita a un patrimonio di ricordi. Tutto prende forma da un archivio speciale, quello custodito nella casa della nonna, dove capi, oggetti e dettagli del passato diventano il punto di partenza per creare qualcosa di nuovo.

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Credits: Courtesy of Press Office

Realizzato interamente in Italia, con rifiniture eseguite a mano e un'attenzione quasi rituale per ogni dettaglio, The Archivia racconta un'eleganza autentica, lontana dalle logiche del fast fashion. Abbiamo incontrato la sua fondatrice per parlare di ispirazione, identità e del valore di costruire un brand fedele a sé stesso.

Partiamo dal nome: com'è nato The Archivia? E perché hai scelto questo nome?

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Credits: Courtesy of Press Office

«The Archivia nasce proprio dal concetto di archivio, ma non nel senso tradizionale del termine. Tutto è iniziato nell'“archivio cuore” di casa di mia nonna, un luogo pieno di oggetti, fotografie, ritagli e ricordi che raccontano la storia della nostra famiglia. Durante il periodo del Covid sono tornata a Napoli e ho trascorso molto tempo con lei: è stato lì che ho riscoperto un patrimonio di emozioni e dettagli che, inconsapevolmente, hanno iniziato a dare forma alla mia visione creativa. In quello spazio è nata l'estetica del brand, ma anche il coraggio di trasformare un sogno in un progetto concreto. Per me archiviare significa custodire il passato per renderlo eterno e permettergli di ispirare il futuro»

Se dovessi descrivere The Archivia a qualcuno che non lo conosce, come lo racconteresti in tre parole?

«Direi cura, visione e anima. La cura è quella che mettiamo in ogni rifinitura realizzata a mano, in ogni gesto lento che rende ogni capo unico e ne custodisce la qualità. La visione nasce dalle nostre radici: conoscere da dove veniamo ci permette di guardare avanti senza perdere la nostra identità. Infine c'è l'anima, che è il vero cuore del progetto. È ciò che dà profondità al brand e che permette a ogni collezione di raccontare qualcosa di autentico, andando oltre il semplice prodotto»

Avete incontrato delle difficoltà all'inizio del vostro percorso? E come le avete superate?

«Le difficoltà fanno parte di qualsiasi progetto che nasce da un'intuizione forte e deve trovare il proprio spazio. La sfida più grande è stata proteggere la nostra identità senza lasciarci influenzare da quello che il mercato considerava il percorso più semplice o più redditizio. Abbiamo scelto di restare fedeli alla nostra idea di eleganza e di costruire un immaginario coerente, passo dopo passo. È stato possibile grazie a un team che condivide gli stessi valori e che vive il progetto come una famiglia. Credo che questa sintonia sia stata fondamentale per affrontare ogni ostacolo»

C'è un capo che senti rappresenti davvero il brand?

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Credits: Courtesy of Press Office

«Senza dubbio il tailleur. È il nostro capo manifesto, quello che racconta meglio l'identità di The Archivia. Per me rappresenta un ponte tra passato e presente, un omaggio alle donne della mia famiglia e alla grande tradizione sartoriale italiana. Ogni reinterpretazione del tailleur porta con sé una storia diversa, ma conserva sempre la stessa eleganza senza tempo. È il capo attraverso cui esprimiamo con più forza la nostra idea di femminilità»

Oggi si parla continuamente di trend. Tu quanto li segui e quanto, invece, preferisci andare per la tua strada?

«I trend non sono mai stati il punto di partenza del nostro lavoro. Abbiamo scelto consapevolmente di non lasciare che le tendenze o il rumore esterno influenzassero il nostro processo creativo. The Archivia possiede un'identità ben precisa e non cambia direzione in base a ciò che è di moda in un determinato momento. Il nostro obiettivo è costruire un'estetica capace di attraversare gli anni, perché crediamo che il vero lusso oggi sia creare qualcosa che continui ad avere valore anche domani»

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Credits: Courtesy of Press Office

C'è una star o un personaggio che, fin dall'inizio, hai sognato potesse indossare The Archivia?

«Ci sono molte donne che incarnano perfettamente la nostra idea di eleganza, ma non ho mai avuto un unico nome in mente. Il mio desiderio più grande è vedere i nostri capi indossati da donne che sentano davvero il linguaggio del brand vicino alla propria sensibilità. Più della notorietà, mi interessa il legame autentico che può nascere tra una persona e un abito. È lì che il progetto prende davvero vita»

Se il tuo brand fosse una canzone o una colonna sonora, quale sarebbe?

«Direi Senza Fine di Gino Paoli. È una canzone che accompagna tutti i momenti più importanti del brand, compreso il nostro quinto anniversario. Racchiude perfettamente la nostra idea di eleganza senza tempo: parla di qualcosa che continua a vivere, che non perde valore con il passare degli anni. Ha la delicatezza delle cose autentiche e la forza di ciò che rimane, senza bisogno di eccessi. In fondo racconta anche quello in cui credo profondamente: le emozioni che restano, la bellezza che attraversa il tempo e l'eleganza che non ha bisogno di seguire le mode per lasciare il segno».

Immagine di apertura di Simona Rottondi

© Riproduzione riservata

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