Grazia.it talks with: Giovanni Gerosa

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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Giovanni Gerosa, designer del brand GIO.

Ci sono brand che ti trasportano in un viaggio fatto di parole, sensazioni ed emozioni, che richiamano alla mente, in maniera istantanea, paesaggi e percezioni quasi "fisiche", come il calore del sole sul viso al tramonto o la freschezza salmastra che arriva dal mare. 

Uno di questi è sicuramente GIO, marchio fondato da Giovanni Gerosa, espressione creativa nata appena 5 anni fa con un'identità profondamente riconoscibile e un concept originale. Un modo di fare moda, il suo, che attinge a un immaginario che arriva dalla sua infanzia e che prende vita in abiti sognanti e avvolgenti, capaci di diventare magici "amuleti" contro le brutture del mondo. 

Al centro la maglieria, tra le prime categorie al quale Gerosa si è accostato agli inizi della sua "avventura", declinata con uno spirito giocoso e colorato, per niente minimalista, ma allo stesso tempo con un approccio onirico, quasi intimista. 

E poi una visione produttiva realmente improntata alla "sostenibilità": se a dominare la moda sono parole come "stagioni", "collaborazioni", "drop", con GIO il racconto si esprime in capitoli, collezioni "transeasonal" presentate annualmente e con una produzione su richiesta, realizzata artigianalmente in Italia, priva di sprechi e costi inutili e che permette di controllare la filiera e i dettagli con rigore e attenzione, dando spazio a materiali e lavorazioni d'eccellenza. 


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Lo scorso settembre, durante la Milano Fashion Week, Giovanni ha presentato il suo CHAPTER VII, una collezione composta da capi che uniscono strutture decise e tagli netti a forme fluide e destrutturate. I tessuti spaziano dal cotone alla seta lucida, dalla lana ai materiali leggeri, creando un equilibrio tra texture grezze e superfici morbide e riflettenti. La palette spazia tra toni naturali e profondi e tocchi di  colore accesi e decisi, come in un tramonto sul mare. 

CHAPTER VII si distingue dagli altri capitoli per l'utilizzo di parole e simboli che diventano protagonisti visivi e concettuali della collezione, veri strumenti narrativi - e sono solo decorativi - attraverso i quali prende vita e forma un MANIFESTO di storie intime e condivise. 

Abbiamo colto l'occasione per parlare con Gerosa e farci condurre da lui e le sue parole nel mondo di GIO. Ecco quello che ci ha raccontato...

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(Il designer Giovanni Gerosa - ph Simone Casconi)

Partiamo dall'inizio: com’è nato il progetto GIO - Giovanni Gerosa?

«GIO è nato in modo molto naturale, nel 2020. Durante la pandemia mi sono ritrovato, come tutti, chiuso in casa e ho deciso di usare quel tempo come un’occasione per liberare la mia creatività. Arrivavo da anni intensi sia di lavoro che studio, esperienze molto formative ma anche faticose, che lasciavano poco spazio all’espressione personale. In quel periodo ho finalmente avuto il tempo per sperimentare tutto ciò che avevo maturato nella mente negli anni precedenti: immagini, idee, parole, suggestioni che aspettavano solo di prendere forma. GIO nasce così, da un gesto semplice: un paio di ciabatte dipinte a mano. Una mia amica le aveva viste in foto e mi ha chiesto se potessi realizzarne un paio simili. Dopo averle create, le ho pubblicate su Instagram e, in poco tempo, molte persone hanno iniziato a chiedermene altre.

Poi sono arrivati i primi esperimenti con le bandane di cotone ricamate, che hanno avuto un riscontro inaspettato. Con il piccolo guadagno messo da parte ho deciso di sviluppare un’idea che avevo da tempo: ricreare la bandana classica, ma in maglia jacquard, con ricami e frange applicate a mano. Un maglificio di amici di famiglia mi ha aiutato a produrre i primi pezzi e da lì tutto è cresciuto in modo spontaneo. Mi sono trasferito a Milano, nel mio primo piccolo loft, dove lavoravo giorno e notte. Nel 2021 GIO è diventato qualcosa di più concreto, con una mini collezione di scialli bandana e pochi altri articoli che ho presentato ad alcune boutique. Le reazioni sono state incredibili, e così il progetto ha cominciato a prendere forma come una piccola realtà, sempre fedele ai valori con cui era nato. È cresciuto in modo organico, autofinanziandosi, passo dopo passo, e cercando ogni giorno di mantenere la stessa cura e autenticità delle origini».

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La tua formazione nasce a Milano, ma affonda le radici in un’infanzia piena di stimoli artistici. Quali immagini, luoghi o persone senti abbiano davvero influenzato la tua visione?

«La mia formazione professionale è nata a Milano, ma le mie radici affondano in un’infanzia trascorsa tra Lecco e la Brianza, un luogo per me ricco di stimoli artistici. Mia madre aveva un negozio di abbigliamento e da bambino passavo i pomeriggi tra vestiti, stoffe e clienti. Mi affascinava tutto: i tessuti, i colori, le donne che si provavano gli abiti. Mi sembrava di vivere dentro un sogno. A casa, la mia estetica si formava anche attraverso mia nonna, una donna con un gusto incredibile. La sua casa era piena di quadri, libri, tappezzerie, mobili e colori che convivevano in modo perfetto nel loro disordine. Non l’ho mai vista senza un foulard di seta al collo. Il suo amore per il bello era qualcosa che ti restava addosso. Mia madre ha portato avanti quella sensibilità, rendendola più contemporanea, e insieme hanno costruito le basi del mio gusto e della mia visione. Un altro elemento fondamentale sono stati i luoghi. Ho trascorso tutte le estati della mia infanzia in Sardegna, e ancora oggi considero quell’isola come una delle mie più grandi fonti di felicità. I suoi colori, la luce, gli odori e il mare sono sempre presenti nelle mie collezioni. Ogni paesaggio che amo è fatto di mare e sole».

Il tuo lavoro parla di artigianato, emozione e autenticità. Come riesci a mantenere questa dimensione intima e sincera pur muovendoti in un sistema, quello della moda, spesso dominato dalla velocità e dall’immagine?

«Il mondo della moda è molto veloce, ma per me è sempre stato importante mantenere una dimensione intima e sincera. Cerco di farlo rispettando il mio tempo e quello delle persone che lavorano con me. Fin dall’inizio ho capito di avere due possibilità: accelerare e produrre subito, oppure crescere con calma, mantenendo ritmi e quantità sostenibili. Ho scelto la seconda. Tutti i capi GIO sono realizzati a mano in Italia. Questo significa tempi lunghi, costi alti, ma anche la certezza di un processo autentico. Non voglio snaturare il progetto per inseguire i numeri. Credo che oggi il vero valore sia creare prodotti che abbiano identità, una logica produttiva chiara e trasparente. La velocità deve stimolare, non divorare. Io preferisco raccontare una storia che segua la mia velocità, non quella del mercato».



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Il tuo brand si presenta attraverso vari capitoli, se GIO Giovanni Gerosa fosse un libro quale sarebbe?

«Per me GIO è proprio come un libro. Ogni collezione è un capitolo che prosegue la storia precedente: cambia l’atmosfera, cambiano i protagonisti e i colori, ma il filo conduttore resta lo stesso. Ogni capitolo aggiunge qualcosa, non cancella mai quello che è venuto prima. Se dovessi associare GIO a un libro, direi L’Alchimista di Paulo Coelho. Mi ritrovo nella sua metafora del viaggio, della trasformazione, del cercare la propria leggenda personale. È esattamente quello che cerco di raccontare con ogni collezione».

Guardando avanti: che forma pensi prenderanno i prossimi “capitoli” di GIO?

«Mi piace pensare ai prossimi capitoli di GIO come a un’evoluzione naturale di tutto ciò che ho costruito finora. Amo cambiare, sperimentare, lasciarmi ispirare da quello che succede dentro e intorno a me. Spero che i prossimi capitoli siano sempre più solidi, che continuino a crescere con la stessa autenticità e la stessa cura. Per me GIO è un viaggio continuo, senza partenza né arrivo, dove la materia si trasforma in emozione e il tempo diventa poesia».



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Le parole che attraversano la collezione e il tuo MANIFESTO - amore, memoria, sogno, protezione - sembrano piccoli mantra contemporanei. Qual è quello che domina la tua vita professionale e quale la tua vita privata?

Le parole che attraversano il mio manifesto – amore, memoria, sogno, protezione – li porto sempre con me. Il mio lavoro nasce dal sogno, da una dimensione “sognante” che mi accompagna in tutto ciò che faccio. Nella mia vita privata invece c’è tanta memoria e tanto amore. Amo circondarmi di persone che credono in me come amico, designer e artista. L’amore lo vivo in maniera collettiva, fatto di relazioni sincere, di fiducia e di sostegno reciproco. È quello che mi fa sentire protetto e che nutre ogni mia creazione.




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Quando pensi al tuo brand e al tuo mondo, c’è una canzone o una musica che sarebbe perfetta come soundtrack?

«Anche la musica ha un ruolo importante nel mio lavoro. In studio ho sempre una playlist che aggiorno continuamente con brani che mi risuonano dentro. Friday Sky dei Babeheaven mi trasporta in una dimensione sospesa, malinconica e sognante, che sento molto vicina a me. Quando invece ho bisogno di energia e good vibes, ascolto Jungle Trot delle Nomads, due amiche dj che stimo molto e che per me rappresentano perfettamente lo spirito delle donne GIO: libere, forti, piene di vita».


Foto di GAIA BONANOMI - Collage d'apertura SIMONA ROTTONDI

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Sfilate Haute Couture: il meglio delle collezioni Primavera-Estate 2026 che hanno sfilato a Parigi

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Le giornate dedicate all'Alta Moda si sono concluse: facciamo un recap di debutti, novità e curiosità che hanno segnato queste sfilate

Finita l'avventura con le passerelle maschili, il gennaio parigino lascia spazio ai voli creativi dell'Alta Moda.

La settimana della moda dedicata all'Haute Couture, che oggi dura in realtà non più di quattro giornate, porta sotto i riflettori le collezioni Primavera-Estate 2026 delle Maison del lusso e dei loro atelier.

Sono stati giorni di debutti: Jonathan Anderson ha dato forma alla sua prima collezione couture non solo nei panni di direttore creativo di Dior ma di un'intera carriera; Matthieu Blazy ha firmato la sua prima prova da Chanel, mentre anche se forte di un'esperienza di lunga data, anche per Silvana Armani è arrivato il momento di lasciare la firma lì dove, per oltre cinquant'anni, si leggeva quella dello zio Giorgio scomparso lo scorso settembre.

A lavorare nella memoria di un nome e di un archivio importante si è trovato anche Alessandro Michele. Direttore creativo di Valentino, Michele ha dovuto portare avanti la sua narrazione haute couture relazionandola alla recente scomparsa di Valentino Garavani, al quale lo stilista romano ha dedicato parole e tributi da ricordare.

Tra tributi e nuovi inizi, a Parigi è andata in scena come da tradizione l'anima più creativa e senza confini della moda.

C'è chi come Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli, ha riprodotto gli ormai celebri gioielli del Louvre sottratti al museo lo scorso ottobre durante una rapina rocambolesca e chi, come Gaurav Gupta, ha portato in passerella dei veri effetti speciali.

Scoprite con noi quali sono stati i momenti più memorabili di queste sfilate haute couture a Parigi.

Schiaparelli: l'agonia e l'estasi del creare


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Schiaparelli Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office

La collezione Haute Couture ideata da Daniel Roseberry per Schiaparelli nasce da un interrogativo che il designer si è posto dopo una visita, ammaliante, alla Cappella Sistina. "Come ci si sente mentre si crea qualcosa?", spostare l'attenzione dall'osservare com'è una cosa quando è stata fatta al processo creativo, al momento della sua ideazione.

Così prendono forma creature magiche: code di scorpione, creature quasi spaventose dominano la passerella, in un equilibrio tra la struttura che la couture richiede e la libertà di seguire un processo creativo che non conosce confini, sospinto dalla fantasia e dalla voglia di liberare la propria immaginazione smettendo di pensare.

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Schiaparelli Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office

Elemento memorabile della sfilata sono stati anche gli ormai celebri gioielli rubati al Louvre nell'ottobre 2025: Roseberry gli ha voluti riprodurre e, a indossarli, è stata la star Teyana Taylor, ospite in prima fila allo show.

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Teyana Taylor all'arrivo alla sfilata di Schiaparelli.
Credits: Getty Images

Jonathan Anderson e la sua prima couture da Dior

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Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Nel primo giorno di sfilate Haute Couture a Parigi è andato in scena il primo di una serie di debutti, quello di Jonathan Anderson nel mondo dell'alta moda.

Una collezione, questa Primavera-Estate 2026, che ha trovato grande consenso e che mixa il linguaggio di Anderson, reso ormai riconoscibile dagli anni alla guida di Loewe e del proprio brand, JW Anderson, con i codici classici della Maison parigina.

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Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

L'uso e l'interpretazione dell'elemento floreale è legato alla prestigiosa casa di moda: è un mondo esplorato prima di lui da Raf Simons e ancor prima da John Galliano, a lungo direttore creativo tornato a bordo passerella proprio per applaudire Anderson.

Il quale ha raccontato, pochi giorni prima della sfilata all'interno di un'intervista con The New York Times, di aver invitato proprio Galliano a visionare la sua collezione in anteprima. E la benedizione, a quanto pare, c'è stata.

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Jonathan Anderson al termine della sfilata Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Il debutto di Matthieu Blazy da Chanel

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Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Attesissimo nel calendario di questa fashion week dedicata all'Alta Moda è stato il debutto di Matthieu Blazy. Anche per lui prima prova couture conclusa con grande entusiasmo. La sua narrazione si è presentata articolata e fortemente ispirata al mondo delle fiabe, tradotto però nel quotidiano.

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Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

La passerella, disegnata da maxi funghi colorati e cascate di vegetazione di colore rosa, si apre sulle note di un classico Disney, sul canto che Aurora, protagonista de La bella addormentata nel bosco intona mentre passeggia nel bosco.

La fiaba che racconta Blazy, però, a differenza della storia di Aurora, guarda all'essenziale: spoglia le strutture della couture e le alleggerisce, trasformando le icone della Maison attraverso l'uso di materiali trasparenti e impalpabili.


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Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images


Gaurav Gupta: abiti con effetti speciali

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Gaurav Gupta Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Quella dello stilista Gaurav Gupta è un'Alta Moda condita sempre da un filo di meraviglia. L'abito a corolla, nero, che si illumina attraverso un'inedito corpetto-maschera luminoso, è stato uno dei momenti che hanno catturato maggiormente l'attenzione e lo stupore durante questa edizione della couture parigina.

Ma non è stato l'unico sempre sulla sua passerella. Sfila infatti anche l'abito che si indossa... in due! Una creazione doppia, fatta di intrecci indissolubili.

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Gaurav Gupta Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images


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Armani Privé: un passaggio di testimone che funziona

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Silvana Armani posa con le modelle che indossano la collezione Armani Privé.
Credits: courtesy of press office / GettyImage

Tra gli show più attesi della Paris Haute Couture Week, la collezione Primavera-Estate 2026 di Armani Privéla prima disegnata dalla direttrice creativa Silvana Armani, nipote del fondatore scomparso lo scorso settembre. Il segno di continuità è chiaro: il DNA della casa di moda emerge a ogni uscita ma al contempo si fa strada una visione più femminile.

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Armani Privé Primavera-Estate 2026.
Credits: courtesy of press office / GettyImage

La palette cromatica dai riflessi acquatici, tanto cara allo zio, si sposa con il nero in un gioco di riflessi e di accenti fluidi sofisticati su tagli contemporanei e in linea con un linguaggio attuale.

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Silvana Armani.
Credits: courtesy of press office / GettyImage

Le notti glam degli anni Settanta da Elie Saab


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Elie Saab Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office

Un po' nomade e un po' diva, la donna di Elie Saab mixa influenze etno-chic alle atmosfere del jet-set anni Settanta. Spirito libero e ricami preziosi che riproducono lo splendore del chiaro di luna salgono in passerella raccontando una storia che incanta, quanto la maestria con cui ogni creazione viene minuziosamente realizzata.

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Elie Saab Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office

Il chiaroscuro di Zuhair Murad

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Zuhair Murad Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office

Riflette sull'attualità Zuhair Murad, sui tempi bui che avvolgono il mondo: tempi che, per rischiararsi, hanno bisogno anche di bellezza. Auspica una rinascita, il fiorire di un'epoca di prosperità che possa dare nuovamente linfa alla creatività e al genio umano.

Sfilano così colori pastello che sanno di leggerezza, di gioia, mentre corsetti in stile anni Cinquanta riportano al centro il corpo nei suoi storici e romantici canoni femminili.

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Zuhair Murad Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office


Valentino Specula Mundi, l'attenzione sullo sguardo

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Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino

Alessandro Michele, alla sua seconda sfilata couture da quando ha assunto la direzione creativa di Valentino, trasporta lo spettatore in un mondo inedito, in cui invita a riscoprire lo sguardo e l'osservare come un gesto lento, concentrato. Lo fa attraverso il set-up della sfilata stessa, fondamentale da raccontare per capire nella totalità la collezione.

All'interno della location sono state riprodotte delle versioni del Kaiserpanorama, una macchina ottica inventata verso la fine dell'Ottocento: un sistema che prevedeva una struttura circolare provvista di piccole aperture, come due lenti di binocolo, che permettevano di osservare una serie di immagini stereoscopiche che si alternavano al suo interno.

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Il set-up della sfilata Haute Couture di Valentino.
Credits: Courtesy of Valentino.

All'interno di queste invece si avvicendavano le modelle, spiate dagli invitati attraverso delle piccole finestrelle. Un'impostazione speciale, antica ma allo stesso nuova, che ha offerto un modo unico e personale di osservare gli abiti e gli accessori che celebravano, con tensione teatrale, lo stile delle dive della vecchia Hollywood.

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Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino

Un immaginario tanto caro al fondatore, Valentino Garavani, ricordato da Alessandro Michele sia attraverso una lettera, condivisa su Instagram poco prima dell'inizio della sfilata, sia all'inizio della stessa, attraverso la voce di Garavani ripresa dal documentario Valentino: L'ultimo Imperatore di Matt Tyrnauer che è risuonata prima dell'uscita del primo look.

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Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino

Le eroine di Robert Wun

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Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Si intitola Valor: The Desire to Create, and the Courage to Carry On la sfilata di Robert Wun. In passerella, maschere gioiello, total look dorati, corone e corpetti scolpiti che non deludono chi ama le creazioni del visionario designer.

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Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

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Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images

Curiosità dal front row

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Nicole Kidman, Fernanda Torres e Tilda Swinton in prima fila da Chanel.
Credits: Getty Images

Non sarebbe una vera fashion week senza qualche piccolo momento virale dalle prime file, quelle popolate da celebrities e personalità note.

Uno dei nomi di queste sfilate pare essere proprio quello di Lauren Sánchez: la signora Bezos non è mancata, accompagnata dal magnate inventore di Amazon, da Schiaparelli come da Dior ed è apparsa con nientemeno che Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America – oggi alla guida di tutte le edizioni – oltre che con lo stylist Law Roach, che pare stia curando i suoi outfit.

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Lauren Sánchez Bezos e Jeff Bezos all'ingresso della sfilata Schiaparelli.
Credits: Getty Images

Un volto noto delle serie tv è stato invece ospite di Gaurav Gupta: parliamo di Jean-Christophe Bouvet che veste i panni di Pierre Cadault nella fortunata serie Netflix Emily in Paris. E anche a bordo passerella, perché alla sfilata è arrivato con tanto di ventaglio-tributo.

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Dakota Johnson e Lily Allen alla sfilata Valentino.
Credits: Getty Images

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Rihanna alla sfilata Dior.
Credits: Getty Images

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Dua Lipa e A$AP Rocky in prima fila da Chanel.
Credits: Getty Images

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La stampa a pois non accenna a perdere appeal: ecco i nostri "never without" per la nuova stagione

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Pois, pois e ancora pois: l'iconica stampa dal fascino rétro continua a conquistarci, stagione dopo stagione

Se non li amate, dovrete rassegnarvi alla loro presenza nel guardaroba. Sì, perchè la loro permanenza tra i trend di stagione non ha certo i giorni contati, anzi, tutt'altro!

Se invece li adorate, proprio come noi, sarete felicissime di non doverne fare a meno neanche nella nuova stagione in arrivo.

Parliamo dei pois, of course, l'iconica stampa a pallini che bene o male, anno più, anno meno, "milita" da diversi decenni nel comparto delle tendenze moda più interessanti.

Ma che, a dirla tutta, nelle ultime stagioni ha avuto un vero e proprio "revamp" che l'ha fatta balzare in cima ai pattern più amati dai nostri designer del cuore che puntualmente la includono nelle loro collezioni.

Non fa eccezione per l'appunto la spring summer 2026 che vede protagonisti i pois, un po' in tutte le salse. Su abiti e abitini, gonne midi o corte, camicette vaporose, abiti bon ton, pantaloni di ogni sorta e tanti accessori stilosi, dalla borsetta alle pumps, passando per l'immancabile foulard di seta.

E voi siete pronte per sfoderare i pois anche in total look o preferite puntare solo su un piccolo dettaglio? In entrambi i casi, nella nostra selezione troverete l'opzione più giusta per voi...fatevi tentare!

Polka dot mania: i capi e gli accessori a pois protagonisti della nuova stagione

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Un total look della collezione Primavera-Estate 2026 di Alessandro Enriquez, in collaborazione con Rossella Jardini

Courtesy of Press Office

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Credits: monsoonlondon.com

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Credits: zara.com

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Credits: rouje.com

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Credits: rixolondon.com

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H&M

Credits: 2.hm.com

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Credits: stradivarius.com

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BERSHKA

Credits: bershka.com

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Milano Cortina 2026: quando la moda scende in pista

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Dalle divise ufficiali firmate Armani alle capsule heritage e ai kit sostenibili: i brand trasformano le Olimpiadi in un laboratorio di stile e responsabilità.

Il conto alla rovescia per Milano Cortina 2026 è ufficialmente iniziato e, come da tradizione, i Giochi Olimpici Invernali non sono solo una vetrina sportiva ma anche un potente catalizzatore per il mondo della moda.

I brand infatti, grandi e piccoli, hanno colto l’occasione per sviluppare collezioni dedicate, rafforzare la propria presenza sul territorio e, in molti casi, legare il proprio nome a progetti sociali, culturali e sostenibili.

In prima linea c’è naturalmente EA7 Emporio Armani, che firma le divise ufficiali della squadra italiana. Una collaborazione che va oltre la semplice sponsorizzazione: Armani rinnova il suo storico legame con lo sport proponendo capi ad alte prestazioni che uniscono tecnologia e stile.

Questi sono pensati non solo per gli atleti ma anche per raccontare un’idea di italianità contemporanea, fatta di eleganza funzionale e orgoglio nazionale.

Accanto all’Italia, anche il Canada punta su un partner che coniuga performance e valori: lululemon, che veste il Team Canada grazie alla collaborazione con il Comitato Olimpico e Paralimpico Canadese.

La collezione è costruita attorno a materiali tecnici, design inclusivo e attenzione al benessere fisico e mentale degli atleti, temi centrali nella narrazione del brand, sempre più orientato a una visione olistica dello sport.

Le Olimpiadi diventano così una piattaforma globale, sfruttata dai marchi per consolidare identità e posizionamento. Anche i brand tecnici giocano un ruolo centrale: Salomon ad esempio ha svelato modelli come le Speedcross 6 GORE-TEX, interpretando lo spirito olimpico attraverso calzature pensate per affrontare condizioni estreme.

Parallelamente, alcune maison sfruttano Milano Cortina come occasione per investire fisicamente sul territorio. Prada, ad esempio, ha inaugurato una nuova boutique nel cuore di Cortina d’Ampezzo, rafforzando il legame tra lusso, turismo e paesaggio alpino. Un segnale chiaro di come le Olimpiadi non siano solo un evento temporaneo, ma un’opportunità strategica di lungo periodo.

Nel complesso, Milano Cortina 2026 si conferma un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per la moda: tra heritage e innovazione, tra performance sportiva e lifestyle, i brand non si limitano a “sfruttare” l’onda olimpica, ma la trasformano in uno strumento potente, capace di unire stile, identità e responsabilità sociale.

Sfogliate la gallery per scoprire tutti i capi e gli accessori ufficiali dei tanto attesi Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026!

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Come abbinare i jeans: 5 look di tendenza da provare adesso

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Evergreen per definizione, i pantaloni in denim continuano a occupare un posto d’onore nel guardaroba. Ecco alcune idee look perfette per la stagione in corso, da replicare in poche mosse.

Etichettarli semplicemente come un capo “basic” sarebbe decisamente riduttivo. I jeans sono piuttosto una costante del guardaroba, uno di quei key pieces in grado di attraversare indenni epoche, mode e stagioni.

Impossibile farne a meno, soprattutto in questi giorni dell’anno scanditi da temperature glaciali e meteo capriccioso.

La vera sfida? Trovare modi sempre diversi per abbinarli con stile. Il rischio di ricadere nei soliti outfit - già visti e rivisti - quando si parla di un pezzo passepartout come i mitici pantaloni in denim è infatti dietro l’angolo. Ma basta poco per scongiurare l’effetto déjà-vu e dar vita a combinazioni interessanti e tutt’altro che banali.

Abbiamo messo a punto 5 mix & match con i jeans da cui prendere spunto, perfetti da replicare e sfoggiare in poche mosse. Scopriteli tutti!

Come abbinare i jeans: con il pullover alla marinara e le ballerine

Mixando denim e maglieria non si sbaglia mai, ma per rendere questa combo più modaiola e meno prevedibile, optate per un paio di jeans a palazzo - magari con taschine applicate sul davanti, come vogliono le tendenze - e un pullover alla marinara. Completate l’insieme con orecchini a cerchio e ballerine rasoterra colorate per un risultato dal sapore parisienne, fresco e contemporaneo.

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Pullover in lana e cotone con colletto alla marinara SÉZANE, jeans a palazzo con taschine sul davanti FRAME, orecchini a cerchio in ottone placcato argento FEDERICA TOSI, ballerina in pelle REFORMATION

Credits: press office, frame-store.com, federicatosi.it, thereformation.com

Come abbinare i jeans: con la camicia a righe e gli stivaletti

L’idea look più cool della stagione è quella che vede protagonisti i jeans a palloncino (o barrel che dir si voglia) eletti all’unanimità da it girl e addetti ai lavori a nuovo feticcio fashion. Insieme a camicia a righe, stivaletti e occhiali ovali in stile librarian-chic diventano la divisa ideale per le giornate in ufficio (e non solo).

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Camicia in cotone biologico con silhouette a clessidra FILIPPA K, jeans barrel fit a vita media ARKET, occhiali con montatura in acetato EYEPETIZER, stivaletto in pelle stretch con tacco kitten A.EMERY

Credits: filippa-k.com, arket.com, press office, aemery.com

Come abbinare i jeans: con il dolcevita e i mocassini

I jeans a gamba dritta sono uno di quei must presenti in ogni armadio e funzionano alla perfezione anche con un semplice dolcevita. Per un risultato ricercato e chic, il segreto sta tutto nel puntare sui complementi giusti: un giaccone in pelle scamosciata e un paio di mocassini mannish sono quello che ci vuole per dare carattere all’intero outfit.

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Giubbotto double face con fodera in montone sintetico ZARA, jeans delavé a sigaretta ROUJE, pullover a collo alto in misto cashmere H&M, mocassino in pelle G.H.BASS

Credits: zara.com, rouje.com, 2.hm.com, ghbass-eu.com

Come abbinare i jeans: con la polo in maglia e le sneakers

Lo sappiamo bene, i jeans vanno d’accordissimo con la polo, che si tratti di modelli classici oppure over, in piquet o in maglia. Una “base” ideale su cui costruire look casual e quotidiani, dove a fare la differenza sono i dettagli. Qui abbiamo scelto un paio di sneakers total white e una borsa capiente dalle linee minimal, che aggiunge un tocco sofisticato all’insieme.

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Polo in maglia a righe MANGO, jeans flared in denim a vita alta MISS SIXTY, maxi bag in pelle DIENÉE, sneakers MIU MIU

Credits: shop.mango.com, misssixty.com, dienee.com, miumiu.com

Come abbinare i jeans: con la blusa elegante e gli stivali

Chiudiamo in bellezza con un abbinamento jeans dal mood boho che gioca con volumi e texture differenti: jeans skinny (ebbene sì, stanno tornando!) in denim raw, blusa vaporosa in satin con fusciacca al collo e stivali con tacco bold. Il tocco finale? La borsa a secchiello in suede, da portare in spalla con nonchalance.

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Blusa in tessuto jacquard con fusciacca & OTHER STORIES, jeans skinny CLOSED, bucket bag in suede con fibbia LIFFNER, stivale in pelle con plateau MIISTA

Credits: stories.com, closed.com, liffner.co, miista.com