Cities of the World: la serie di foulard ideati da Emilio Pucci
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Una serie esclusiva di foulard per rappresentare e celebrare alcune tra le più importanti capitali del mondo
Si chiama Cities of the World la nuova collezione di foulard ideata da Emilio Pucci che omaggia sei città del mondo. Da Firenze e Roma, a New York e Parigi, fino a Shangai e Hong Kong, ogni foulard, rigorosamente in seta di Como pregiata, mostra una stampa dipinta a mano raffigurante una scena reale della città.
L’idea del progetto deriva dal celebre modello Battistero del 1957, la dichiarazione d’amore creata per Firenze direttamente dal marchese Emilio Pucci. Ogni pezzo riproduce uno schizzo delle architetture più caratteristiche di ogni singolo luogo, la scalinata di Piazza di Spagna, lo skyline di Hong Kong, l’Avenue Montaigne di Parigi e Central Park, il tutto abbinato con nuance specifiche.
Potrete acquistare i foulard a partire dal 1 novembre presso l’online flagship http://www.emiliopucci.com/shoponline .
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Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia.
Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.
Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.
Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda.
Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?
«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».
Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?
«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale».
Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?
«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».
In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?
«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».
La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo?
«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»
Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?
«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».
Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?
«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».
Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?
«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».
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Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.
Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.
A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.
Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.
C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.
E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!
Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare
PARFOIS
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RUE MADAM PARIS
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PULL&BEAR
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MAX&CO.
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H&M
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ZARA
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STRADIVARIUS
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NA-KD
Credits: na-kd.com
POLO RALPH LAUREN
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SANDRO PARIS
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BENETTON
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RESERVED
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Nate sotto il segno dei Pesci: questi sono i must-have da indossare ora

Dal 20 febbraio al 20 marzo si entra ufficialmente nel mese dei Pesci, segno che secondo la tradizione astrologica occidentale chiude il calendario zodiacale.
Sensibile, creativo, dotato di grande empatia: chi appartiene a questo segno d'acqua presenta numerose sfaccettature, talvolta in apparente contrasto ma che, osservate bene, danno vita a un mix unico e distintivo.
Un mix che si rispecchia anche nella sensibilità stilistica delle nate nel segno, che non rinunciano a indossare la propria attitudine sognatrice e libera.
Ecco perché il guardaroba ideale unisce suggestioni e ispirazioni diverse ma decisamente caratterizzanti: un abito che riprende delicatamente le onde del mare, un cristallo che si connette alla propria spiritualità, una borsa grande, che incarna la generosità e la grande disponibilità verso gli altri.
Siete anche voi nate sotto il segno dei Pesci? Allora non aspettate ulteriormente: scoprite subito quali sono i vostri must-have di stagione... secondo le stelle!
Vestito Ora drappeggiato senza maniche, ABADIA.
Credits: Luisaviaroma.com
Gilet con fiori di cristalli, DIOTIMA.
Credits: Diotima.world
Camicia in seta Ambre, FORTELA.
Credits: Fortela.com
Tote bag in pelle The Eva Weekend, LIÉ STUDIO.
Credits: Net-a-Porter.com
Giacca cerata Ryedale in cotone, BARBOUR.
Credits. Barbour.com
Jeans a gamba larga collezione Comptoir Des Cotonniers, UNIQLO.
Credits: Uniqlo.com
Pumps arricciate in suede, HERBERT LEVINE.
Credits: Mytheresa.com
Choker con applicazione floreale, JENNIFER BEHR.
Credits: Mytheresa.com
Orecchini Pillar in oro e avventurina, LA DOUBLE J.
Credits: Ladoublej.com
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Come indossare i jeans in questa stagione? Provate ad abbinarli come fanno le trendsetter su Instagram
Sono una delle certezze incrollabili del nostro guardaroba e poco importa cosa dicono le tendenze del momento: i jeans avranno sempre un posto d’onore nella nostra cabina armadio.
Grande passepartout che si presta a mille diverse interpretazioni e che si può sfoggiare sia di giorno che di sera, in qualsiasi occasione, si confermano il pezzo chiave da cui partire per costruire look quotidiani comodi e cool.
Ma ciò che è certo è che serve un minimo di impegno per riuscire ad abbinarli in maniera sempre diversa.
Come indossare i jeans in questo periodo dell’anno riducendo al minimo il rischio di cadere nel banale? La cosa migliore da fare è una sola: lasciarsi ispirare dalle vere esperte in materia.
Eh sì, perchè nessuno meglio delle trend setter riesce ad abbinare questo capo evergreen in modo sempre attuale.
5 idee da Instagram su come indossare i jeans in questa stagione
In cima alla lista dei capi di tendenza del momento ci sono sicuramente loro, i jeans barrel. E poco importa se non sono facilissimi da portare, mixati ai capi e gli accessori più basic che abbiamo nell’armadio, come una giacca di pelle nera, una t-shirt bianca e un paio di pumps total black, risultano incredibilmente raffinati.
Chi l’ha detto che bisogna aspettare l’arrivo della primavera per rispolverare i jeans bianchi. Indossati con un maxi cappotto a stampa check, dei mocassini in pelle marrone e dei calzini dai colori caldi e avvolgenti, possono diventare degli ottimi alleati di stile anche adesso.
Visto che i look total denim non perdono mai un briciolo del loro appeal, perchè non sfoggiarli anche in questa stagione. Un semplice outfit composto da giacca di jeans dal lavaggio medio, jeans slim fit coordinati, mocassini e cappotto lungo ha tutte le carte in regole per diventare la vostra nuova uniforme preferita.
Come indossare i jeans in modo ancora più trendy? Tutto quello che vi serve è un paio di jeans a stampa cow dal fit rilassato: il classico pezzo che da solo risolve il look. Abbinati a una giacca di pelle marrone, delle ballerine coordinate e una tote bag in pelle intrecciata en pendant risultano facilmente portabili anche nel quotidiano.
Ed ecco un’idea per sfoggiare i jeans anche per un aperitivo con le amiche o una cena informale. La prima cosa da fare è scegliere un paio di jeans a vita alta dal lavaggio chiaro, meglio ancora se con il risvolto. Per un look da sapore primaverile, basta poi abbinarli a capi e accessori dai colori neutri e delicati, come un cardigan grigio, un paio di slingback bianche e una giacca di pelle giallo burro.
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