Borse animalier, che passione! Ecco i modelli da scegliere quest'inverno

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L’animalier colpisce anche le borse: fra stampe leopardate, zebrate e pitonate, ecco i modelli sui cui puntare

È ufficiale: la tendenza animalier non è più un semplice trend passeggero, bensì un nuovo must have che ha conquistato un posto d’onore nel nostro immaginario quotidiano.

Dal primo momento in cui ha fatto capolino nei nostri feed - vi ricordate il primissimo boom del leopardato? - la stampa animale si è affermata come un caposaldo fashion, fino a diventare oggi un essential senza eccezioni, declinantosi su ogni tipo di capo esistente.

Prima gli abiti, poi i pantaloni e ora anche gli immancabili capispalla e le pellicce faux fur, che sembrano essere uscite direttamente dai guardaroba più invidiati delle trendsetter.

Ma c’è un altro accessorio che, negli ultimi mesi, si è letteralmente impossessato dello spirito animalier (e potrebbe essere anche il nostro preferito): le borse. 

Tra i protagonisti assoluti di questa stagione, infatti, spiccano proprio le borse animalier: forse l’accessorio più desiderato del momento - perfetto da abbinare a scarpe dal diverso check animalier, proprio come farebbero le vere cool girl - che fino a ora si sia rivestito della stampa animale.

Che si tratti di pattern in cerbiatto, stampe muccate o di un maculato più classico, la borsa animalier è, oggi più che mai, un investimento fashion sicuro: un pezzo capace di elevare anche il look più semplice e di trasformarlo in un outfit di tendenza con una sola, piccola, aggiunta.

Ma quale scegliere?

Ogni stampa ha il proprio carattere e il proprio mood preciso: il leopardato, per esempio, è un evergreen in grado di donare un “sapore” chic a qualsiasi outfit. Sia che si tratti di un outfit total black, sia che indossiate il più classico duo jeans + t-shirt dal sapore anni ’90.

Le stampe zebrate, muccate e il più recente cerbiatto, sono ideali per chi ama sperimentare con uno stile avant-garde ispirato all’estetica Pinterest, fatta di abbinamenti originali, sperimentali e persino un po’ eccentrici.

La tigrata, d’altro canto, si candida a diventare il “nuovo leopardato”, grazie alla versatilità che hanno in comune e al twist pop che la caratterizza e infine, la stampa pitonata, richiama outfit dall’anima rock ’n roll e audaci, ma anche mise eleganti se declinata in texture lucide.

In base al taglio, alla grandezza e alla forma, poi, ogni borsa acquisisce un personalità tutta sua, rendendo l’imbarazzo della scelta inevitabile.

Per questo noi di Grazia.it abbiamo preparato una selezione dei modelli di borse animalier più agognati della stagione di cui fare incetta asap, per aiutarvi a restringere il cerchio e orientarvi verso i pezzi giusti da avere nel proprio guardaroba.

Borse animalier: i modelli su cui puntare per l'autunno

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Borsa zebrata secchiello ZARA
Credits: zara.com

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Borsa DUA Lynx in pelle effetto cavallino GIANNI CHIARINI FIRENZE

Credits: giannichiarini.com

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Borsa a secchiello pitonata STRADIVARIUS
Credits: stradivarius.com

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LIU JO Borsa effetto pelliccia leopardata con catena dorata

Credits: liujo.com

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Borsa stampa cerbiatto & OTHER STORIES
Credits: stories.com

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Borsa tote leopardata GANNI su Farfetch
Credits: farfetch.com

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Borsa leopardata ARKET
Credits: arket.com

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Borsa doppia stampa PULL&BEAR
Credits: pullandbear.com

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Borsa con stampa tigrata REFORMATION
Credits: thereformation.com

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Borsa tote Goodnight Moon effetto pelle di serpente STAUD su Farfetch
Credits: farfetch.com

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Borsetta in cavallino ROUJE
Credits: rouje.com

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Borsa a spalla animalier PARFOIS
Credits: parfois.com

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Borsa pitonata H&M
Credits: hm.com

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Borsa Le Muse medium in tessuto maculato MARELLA
Credits: it.marella.com

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London Fashion Week Fall/Winter 2026: il recap delle sfilate tra memoria, ribellione e nuovi inizi

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Ritorni attesi e debutti in calendario: questi brand raccontano una stagione piena di novità e collaborazioni interessanti. Scopriamole insieme

Dal 19 al 23 febbraio 2026, la British Fashion Council ha acceso i riflettori su una nuova edizione della London Fashion Week, la seconda sotto la guida della CEO Laura Weir.

A posteriori, ciò che resta di questa settimana dedicata alle collezioni Autunno-Inverno 2026 è la sensazione di una città che continua a ridefinire la propria identità sottolineando l'importanza di un equilibrio tra heritage e sperimentazione.

Tra grandi nomi e nuove energie, passerelle spettacolari e presentazioni immersive, Londra per noi ha riaffermato la sua vocazione culturale più che puramente commerciale: stiamo parlando infatti di una piattaforma dove la moda si intreccia con arte e narrazione sociale.

Quest'anno il calendario è stato segnato da assenze importanti ma anche da ritorni strategici segnando una stagione diversa dalle precedenti.

Vediamo insieme tutte le novità portate sulle passerelle della London Fashion Week per la stagione Autunno/Inverno 2026!

Paul Costelloe

ok Paul Costelloe getty

Credits: Getty Images

Fedele al suo linguaggio fatto di sartorialità solida e femminilità misurata, Paul Costelloe ha confermato il suo ruolo di colonna portante della settimana londinese.

Le sue silhouette, strutturate ma non rigide, hanno portato in passerella una visione classica aggiornata con sensibilità moderna.

Cappotti avvolgenti, abiti midi dalla costruzione impeccabile e un uso del colore calibrato che restituisce profondità ma non risultando eccessivo. In una fashion week attraversata da sperimentazioni e contrasti, la sua proposta resta un punto fermo, rassicurante.

Patrick McDowell

ok Patrick McDowell getty

Credits: Getty Images

Per l’autunno inverno 2026, McDowell ha costruito “The Gaze”, una riflessione sulla sensualità e sullo sguardo, ispirata al fotografo americano George Platt Lynes.

La performance del danzatore Jonathan Luke Baker, semi-nudo su una roccia, ha reso esplicita la centralità del corpo come oggetto e soggetto dello sguardo pubblico.

La collezione, tuttavia, è stata sorprendentemente misurata: linee allungate, tailoring preciso, abiti da sera corsettati in stampe floreali sfumate, e una palette in bianco e nero dalle vibrazioni morbide e ovattate. McDowell evita costruzioni monumentali e punta su “abiti veri”, pronti per il mercato, segnando un momento di maturità commerciale senza rinunciare però alla sua poetica.

Natasha Zinko

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Credits: Getty Images

"L’assurdo stratificato" è il cuore pulsante della proposta di Natasha Zinko. L’activewear in pile viene compresso in corsetti improvvisati, tank top rimpiccioliti diventano strutture costrittive, generando un trompe-l’œil che destabilizza le proporzioni.

La collaborazione con Havaianas produce le ironiche “Pancake Flops”: due infradito sovrapposte e unite da lacci in pelle a evocare una zeppa fai-da-te. Un gesto secondo noi nostalgico e sovversivo insieme.

Il tema della pelliccia, riletto in chiave etica, attraversa la collezione come memoria generazionale: faux-fur grigio con applicazioni tridimensionali, stivali realizzati con New Rock abitati da piccoli animali in finta pelliccia, in bilico tra trofeo e mascotte. A chiudere, l’apparizione di Melanie Brown, icona pop che incarna perfettamente lo spirito teatrale della sfilata.

Richard Quinn

ok Richard Quinn getty

Credits: Getty Images

Richard Quinn continua la sua personale battaglia contro l’effimero costruendo un “archivio del futuro”. La sua cifra floreale si fa più affilata e strutturale ma non solo decorativa.

La collezione AI 2026 è infatti un inno alla permanenza: tessuti sontuosi, silhouette che celebrano la presenza femminile, abiti pensati per momenti cruciali della vita.

Quinn eleva il prêt-à-porter attraverso codici couture, restituendo alla moda una dimensione cerimoniale anche nel quotidiano.

Simone Rocha

ok Simone Rocha getty

Credits: Getty Images

All’Alexandra Palace, Simone Rocha ha intrecciato mito celtico, adolescenza anni ’90 e suggestioni letterarie in una collezione che esplora la giovinezza come condizione mentale.

Segna la stagione il debutto davvero interessante della collaborazione con Adidas: le iconiche tre strisce rosse scorrono su abiti romantici, giacche sportive a trapezio e ibridi tra sneaker e ballerine.

Rocha lavora per contrasti, accostando shearling massicci a cristalli delicati, cappotti militari a gonne in tulle, abiti vaporosi a dettagli atletici.

Emilia Wickstead

ok Emilia Wickstead getty

Credits: Getty Images

La musa di stagione è Fano Messan, modella e attrice francese degli anni Venti costretta a fingersi uomo per diventare scultrice. Una figura che permette a Wickstead di indagare il confine tra uniformità e liberazione.

Cosa ne nasce? Un tailoring languido, quasi androgino, tra check maschili, denim robusto e giacche in pelle dalla costruzione smock.

La sfilata, intima e priva di fronzoli nella boutique di Sloane Street, evolve poi verso abiti più scenografici in lamé argento e pizzi lavanda, dalle qualità scultoree.

Erdem

ok erdem getty

Credits: Getty Images

Vent’anni di carriera e nessuna nostalgia. Erdem celebra l’anniversario del brand con “Impossible Conversations”, una collezione-mashup che mette in dialogo le muse del suo universo creativo.

In passerella alla Tate Britain, tra panchine ravvicinate e atmosfere sospese, convivono crinoline in pizzo, colonne ricamate fino all’eccesso, blazer maschili e jeans boyish abbinati a bra top. È un dialogo tra epoche e identità nonché tra romanticismo e irriverenza.

Erdem dimostra che la coerenza non è immobilità, al contrario, dimostra come questa sia capacità di rielaborare il proprio archivio con nuova energia.

FIORUCCI

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Credits: Courtesy of Press Office

Con “MEMORIE”, Fiorucci presenta un progetto che non è una sfilata ma una riflessione immersiva sul concetto di ricordo come proiezione futura. Curata da Francesca Murri, la presentazione immagina una festa intima ambientata in uno spazio sospeso tra passato e futuro, dove l’identità del brand viene riletta con nuove chiavi creative.

Silhouette raffinate ma attraversate da dettagli incredibili come, gorgiere scolpite, borchie, maschere espressive che definiscono la collezione.

Pizzi, mesh e crêpe convivono con velluto, lattice e denim lavorato al laser; l’iconografia storica di Fiorucci torna con angeli, labbra grafiche e una palette vibrante punteggiata da stampe inedite.

Arricchisce il progetto la collaborazione con Francesco Casarotto di Agglomerati, che realizza maschere artigianali pensate come estensione dei personaggi della collezione.

Mithridate

ok Mithridate getty

Credits: Getty Images

A un anno dal suo arrivo alla direzione creativa, Daniel Fletcher consolida la propria visione per Mithridate con una collezione Autunno-Inverno 2026 che intreccia heritage cinese e immaginario britannico. Nella maestosa cornice della Tate Britain, un grande glicine scenografico evocava il primo esemplare cinese portato da Guangzhou a Londra nell’Ottocento, ancora oggi fiorito a Chiswick: metafora di un’identità che mette radici e prospera altrove.

La collezione si sviluppa come uno studio di personaggi lungo il Tamigi: banchieri urbani, intellettuali bohémien, habitué della notte e pescatori della domenica convivono in un guardaroba coerente e ricco di dettagli.

Peacoat e duffle coat aggiornati richiamano suggestioni marinare e countryside, tweed e maglie Aran dialogano con gonne stampate e applicazioni materiche. La sera si accende con mini abiti a due pezzi e jacquard di seta ricamati che riprendono il motivo del glicine, mentre accessori strutturati e gioielli ispirati ai cinturini degli orologi rafforzano l’anima metropolitana del brand.

Toga

ok Toga getty

Credits: Getty Images

Per l’Autunno-Inverno 2026, Toga, guidato da Yasuko Furuta, esplora un’estetica fluida che nasce dalla manipolazione (quasi scultorea) del tessuto.

Cotone, seta e lana si confrontano con inserti sintetici in un dialogo di materia che riflette la contemporaneità, sospesa tra naturale e artificiale. Le silhouette risultano mobili, cangianti, pensate per adattarsi a un presente quasi instabile.

L’abito non è armatura, ma diventa un organismo vivo: una seconda pelle che assorbe contrasti e li trasforma in energia estetica.

Julien Macdonald

ok Julien Macdonald getty

Credits: Getty Images

Dopo tre anni di assenza, Julien Macdonald torna alla London Fashion Week scegliendo una cornice spettacolare: The Shard, l’iconico grattacielo firmato da Renzo Piano. A oltre 70 piani d’altezza, con lo skyline londinese sullo sfondo, le modelle hanno sfilato in una cascata di bagliori ispirati ai tramonti estivi che si riflettono sulla torre.

La collezione segna una nuova direzione strategica: resortwear pensato per climi caldi, silhouette sensuali, costumi audaci e abiti laminati color oro rosa, gialli vibranti e turchesi tropicali.

Frange flapper, spacchi profondi e mantelle impalpabili restituiscono il glamour teatrale che è cifra del designer, ma con un’attenzione rinnovata al ready-to-wear e a una fascia di prezzo più accessibile. In una Londra insolitamente grigia e piovosa, il suo ritorno è stato un’esplosione di luce e ottimismo.

Burberry

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Credits: Courtesy of Press Office

A chiudere la settimana, Burberry ha trasformato la pioggia londinese in un vera scenografia. Sotto la direzione creativa di Daniel Lee, il brand ha ricreato all’Old Billingsgate un paesaggio urbano invernale, completo di una suggestiva replica del Tower Bridge illuminato e di passerella punteggiata da pozzanghere nere simulate.

Proprio il trench - capo simbolo nato come uniforme militare britannica - è stato rielaborato in chiave più femminile: colle arricciate, frange scintillanti come scie di pioggia, versioni in faux fur e nuove proporzioni hanno ampliato il vocabolario di un’icona senza tradirne l’identità.

Tra ospiti del calibro di Skepta e Kate Moss, la sfilata ha ribadito la centralità di Burberry nel raccontare l’immaginario britannico moderno.

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Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Alberto Affinito, founder del marchio art259design.

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia. 

Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.

Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.

Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda. 

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Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?

«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».

Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?

«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale». 

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Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?

«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».

In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?

«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».

 La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo? 

«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»

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Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?

«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».

Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?

«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».

 

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Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?  

«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».

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Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

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Sta per tornare la stagione ideale per sfoggiare felpe e felpine e questi sono i modelli su cui, secondo noi, dovreste puntare a occhi chiusi

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.

Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.

A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.

Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.

C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.

E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!

Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare

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PARFOIS

Credits: parfois.com

felpa Rue Madam Paris

RUE MADAM PARIS

Credits: ruemadam.it

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PULL&BEAR

Credits: pullandbear.com

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MAX&CO.

Credits: it.maxandco.com

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H&M

Credits: 2.hm.com

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ZARA

Credits: zara.com

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STRADIVARIUS

Credits: stradivarius.com

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NA-KD

Credits: na-kd.com

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POLO RALPH LAUREN

Credits: ralphlauren.it

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SANDRO PARIS

Credits: it.sandro-paris.com

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BENETTON

Credits: it.benetton.com

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RESERVED

Credits: reserved.com

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5 accessori facili e veloci per elevare i vostri look senza sforzo

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Dai colletti agli orecchini maxi: ecco 5 accessori per trasformare i vostri look da basic a estremamente cool, in una sola mossa

Abbiamo già parlato di come la maggior parte dei look delle nostre trendsetter preferite - che spesso crediamo impossibili da ricreare - sia invece costruita su accostamenti apparentemente semplici, elevati da una serie di capi statement e di tendenza. 

Oggi però andremo a scoprire un altro aspetto fondamentale di ogni outfit che si possa definire cool, incentrato principalmente sugli accessori.

Immaginate dunque di creare un fit senza alcun elemento extra: niente gioielli, niente berretti, niente sciarpe, guanti, borse e così via. Risulta banale e senza personalità, vero? 

Questo accade proprio perché, oltre ad alcuni key pieces legati all’abbigliamento, il vero fulcro di un look ben riuscito sta...nei dettagli. Sono loro infatti a donare carattere e originalità alle nostre mise, trasformando completamente l’estetica di un look.

Pensate alla combo formata da jeans e t-shirt bianca: con l’aggiunta di un baseball cap e delle sneakers acquisirà un fascino streetwear, mentre con delle ballerine e una tracolla bon ton, avrà tutto un altro stile.

Sta proprio qui il potere degli accessori: nel saper arricchire, sublimare e a volte addirittura trasformare un outfit

Noi di Grazia.it abbiamo selezionato 5 categorie di accessori su cui puntare per rendere i propri look favolosi senza sforzo. Pronte a fare shopping e accaparrarvi i must-have del momento? Noi sì. 

1. Spille

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Lo sappiamo: le spille, nel nostro immaginario comune, sono quei cimeli dal sapore un po’ datato e avvolti da un irresistibile fascino granny, che da piccole tutte rubavamo dal cassetto dei gioielli della nonna.

Oggi però le spille sono più cool che mai: delle piccole chicche che donano carattere, specialmente se applicate su blazer e capispalla ma anche su maglioni e bluse. Quel tocco dal fascino vintage che non guasta.

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Spilla Elo LIÉ STUDIO
Credits: lie-studio.de

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Spilla Cannolo Piccola JIL SANDER
Credits: jilsander.com

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Spilla fiocco MIU MIU
Credits: miumiu.com

2. Cappelli

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I capelli stanno vivendo una stagione particolarmente florida tra il 2025 e questo inizio di 2026, confermandosi uno dei must-have più amati dalle it girl del momento.

I modelli su cui puntare sono tanti e spaziano fra diversi stili, tagli e colori, partendo da baker boy, cloche e coppola fino ad arrivare al famoso pillbox hat che si posiziona al primo posto nelle tendenze "hat" di stagione. 

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Cappello in lana cotta ARKET
Credits: arket.com

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Berretto Ubaldo BORSALINO
Credits: borsalino.com

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Cappello pescatore COS
Credits: cos.com

3. Colletti

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Anche se quest’anno il preppy style è rimasto un po' in secondo piano rispetto ad altre tendenze, come l’estetica boho o Y2K, la sua identità visiva è da sempre legata a due momenti dell’anno in particolare: settembre, quando è ora del "back to school", e febbraio/marzo, con l’arrivo della primavera.

L'accessorio per eccellenza di questo stile? Il colletto, che domande. Bianco o colorato, in maglia lavorata o in faux fur. Da applicare su cappotti e giacche, su cardigan e camicette di ogni sorta e genere.

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Colletto Suri SÉZANE X SEA NY
Credits: sezane.com

5

Collare nero con dettagli FABLE ENGLAND
Credits: fableengland.com

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Colletto allacciato PRADA
Credits: prada.com

4. Orecchini "importanti"

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Parlando di gioielli e bijoux, gli orecchini giocano un ruolo fondamentale nell'elevare un look. A maggior ragione se si tratta di modelli maxi, che diventano parte integrante dell’outfit più che un semplice accessorio, richiamando o definendo uno stile piuttosto che un altro.

Un esempio? Orecchini dorati e materici richiameranno un immaginario surrealista e avant-garde, dal fascino teatrale e drammatico, mentre un modello dalla forma squadrata con pietre dei colori della terra evocherà un’estetica gipsy e hippie. Scegliete i vostri.

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Orecchini PARFOIS
Credits: parfois.com

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Orecchini Sun VODOO JEWELS
Credits: voodoojewels.com

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Orecchini brillanti ZARA
Credits: zara.com

5. Guanti

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Terminiamo la nostra selezione con un ultimo accessorio life changing (o forse dovremmo dire look-changing): i guanti. Corti, midi o lunghi; colorati o dalle nuance neutre come marrone, bianco o nero, in pelle/similpelle o in tulle. Capaci di aggiungere istantaneamente "drammaticità" a qualsiasi outfit.

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Guanti MANGO
Credits: mango.com

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Guanti H&M
Credits: hm.com

9

Guanti MASSIMO DUTTI
Credits: massimodutti.com