Sirivannavari, la principessa designer che porta la Thailandia alla Milano Fashion Week
Un filo che unisce Bangkok a Milano, la tradizione thailandese all’immaginario dell’India, la memoria personale alla moda contemporanea. È quello seguito da Sirivannavari Nariratana Rajakanya, designer e Principessa della Famiglia Reale Thailandese, che dal 2005 porta avanti la sua Maison omonima, trasformando stagione dopo stagione il proprio patrimonio culturale in un linguaggio estetico personale.
Un percorso iniziato quando era ancora molto giovane e cresciuto nel tempo attraverso l’esperienza dell’atelier di Bangkok, fino a conquistare uno spazio sempre più internazionale. Dal 2024 SIRIVANNAVARI presenta infatti le proprie collezioni a Milano, entrando nel calendario della Fashion Week e portando nel cuore della moda italiana una visione che parla di artigianalità, ricerca e dialogo tra culture.
«In oltre vent'anni, io e il mio marchio siamo cresciuti attraverso l'esperienza. Abbiamo iniziato dal nostro atelier a Bangkok, imparando da ogni collezione, ogni sfida e ogni opportunità», racconta la designer. «Negli ultimi anni, SIRIVANNAVARI ha compiuto importanti passi a livello internazionale, tra cui l'ingresso nel calendario ufficiale della Milano Fashion Week». Un’evoluzione che, per Sirivannavari, non significa mai fermarsi su ciò che già funziona: «Per me, evoluzione significa non adagiarsi mai troppo nella comodità. Sto ancora imparando e mettendomi alla prova stagione dopo stagione».
Dalla Regina Sirikit a Dior e Alaïa
La moda, del resto, fa parte della sua storia da sempre. La prima grande influenza è stata quella della nonna, Sua Maestà la Regina Sirikit, The Queen Mother, figura fondamentale nella valorizzazione internazionale dell’abbigliamento tradizionale thailandese.
«È iniziato tutto grazie a lei. Ha sempre posseduto uno straordinario senso dell'eleganza e mi ha insegnato moltissimo sull'abbigliamento, sulle proporzioni e sull'importanza dell'artigianato».
Un’eredità che Sirivannavari ha avuto modo di approfondire anche attraverso il progetto La Mode en Majesté: Royal Thai Dress from Tradition to Modernity, presentato al Musée des Arts Décoratifs di Parigi sotto il suo alto patronato. È proprio osservando il percorso della Regina Sirikit che la designer ha potuto comprendere ancora più profondamente il potere della moda come strumento di identità culturale: «Ha trasformato l'abito tradizionale thailandese in un'espressione di eleganza riconosciuta a livello globale durante le sue visite di Stato negli Stati Uniti e in Europa negli anni '60».
Accanto a questa eredità, nella formazione di Sirivannavari ci sono anche esperienze all’interno di alcune delle più importanti maison internazionali, tra cui Dior e Giorgio Armani. Tra i designer che continuano a ispirarla cita Azzedine Alaïa, per la capacità di comprendere il corpo femminile e la precisione delle costruzioni, e Pierpaolo Piccioli, per il colore, l’emozione e il savoir-faire della couture.
La forza della femminilità
Se esiste un codice immediatamente riconoscibile della Maison, è il dialogo tra forza e femminilità. Un equilibrio che prende forma soprattutto nell’iconica IRIS Jacket, elemento ricorrente delle collezioni SIRIVANNAVARI.
Ecco la traduzione in italiano delle nuove citazioni:
«Credo che i vestiti possano dare fiducia a una donna; possono quasi diventare una sorta di armatura
», spiega. La giacca parte da un immaginario quasi militare, fatto di spalle strutturate e linee precise, per incontrare una vita definita e proporzioni femminili. Per la Primavera/Estate 2027, la designer ne ha ammorbidito e ridisegnato i volumi, mettendo in dialogo il tailoring con drappeggi, trasparenze e movimento.
È una sintesi che racconta bene anche il rapporto con Milano. «Milano ha sempre avuto un significato speciale per me», racconta, ricordando le prime esperienze professionali vissute proprio in città, anche con Giorgio Armani e Bulgari. Tornare oggi a Milano con la propria Maison assume così un significato particolare: «Presentare proprio in questa città permette al brand di entrare in un dialogo internazionale, mantenendo comunque la nostra identità dalla Thailandia».
“Soul of an Empire”: il viaggio a Jaipur
Per la nuova collezione Spring/Summer 2027, presentata durante la Milano Fashion Week, il punto di partenza è un viaggio. Non tanto un viaggio geografico quanto un’immersione nella memoria: quella di Jaipur, con la sua architettura, la luce, i colori e la ricchezza dei dettagli.
Nasce così Soul of an Empire, una collezione che guarda all’India attraverso gli occhi di una viaggiatrice contemporanea e trasforma le suggestioni di quel luogo in silhouette, stampe, ricami e texture. «Ciò che mi è rimasto più impresso è stata l'atmosfera di Jaipur: la luce cangiante, i colori, l'architettura e la straordinaria ricchezza dei dettagli», racconta la designer. «Ricordo gli archi, le superfici scolpite, le pareti sbiadite, i fiori e il modo in cui la luce del sole creava ombre attraverso l'architettura».
Il risultato non è una riproduzione letterale dell’India, ma una traduzione emotiva di quelle immagini. Una tavolozza che passa dai bianchi e crema ammorbiditi dal sole ai rosa polverosi, dai pastelli alle tonalità speziate della terra, illuminata da superfici metalliche, ricami e lavorazioni a specchio.
A questa atmosfera si aggiunge un’altra fascinazione: quella per gli anni Settanta, per la libertà dei musicisti, degli artisti e dei viaggiatori che attraversavano l’India alla ricerca di nuove esperienze. «IHo immaginato le affascinanti rockstar e i viaggiatori culturali degli anni '70 in viaggio attraverso l'India, mentre ne assorbivano i colori, le texture e l'energia dallo spirito libero», spiega Sirivannavari.
Il mood della collezione nasce così dall’incontro tra tailoring deciso e silhouette fluide, pantaloni morbidi, sciarpe, frange e dettagli artigianali. Un guardaroba sensuale e contemporaneo, attraversato da un’attitudine rock ’n’ roll che evita deliberatamente l’effetto nostalgia.
India e Thailandia, un dialogo in movimento
Il cuore più interessante di Soul of an Empire è però il modo in cui due patrimoni culturali differenti si incontrano senza perdere la propria identità. La designer parte dal volume del dhoti indiano e lo rilegge attraverso la costruzione del chong kraben thailandese, lavorando con materiali come la seta Thai Mudmee e tessuti contemporanei.
«Penso che la chiave sia non copiare la tradizione, ma comprenderne il linguaggio e poi darle un nuovo contesto», racconta. «La cultura thailandese fa da sempre parte del modo in cui creo ma non voglio che sembri troppo “letterale”. Voglio che l’artigianalità e il nostro patrimonio di conoscenze che c’è dietro possa rimanere autentico ma che il risultato finale sia qualcosa di assolutamente contemporaneo».
È proprio questa silhouette, nata dall’incontro tra dhoti e chong kraben, il look a cui Sirivannavari si sente più legata. «Unisce due diversi riferimenti culturali senza permettere all'uno di sopraffare l'altro», spiega. E nella seta Thai Mudmee trova un ulteriore elemento di identità: «Per me, esprime ciò che cerco sempre di fare: rispettare la tradizione trovando al contempo un modo attuale per portarla avanti».
Il savoir-faire come memoria
In Soul of an Empire la tradizione non vive soltanto nelle forme, ma soprattutto nella lavorazione dei capi. Le stampe digitali nascono dalle opere xilografiche della stessa Sirivannavari, mentre i ricami realizzati a mano da SIRIVANNAVARI Atelier & Academy reinterpretano motivi dell’architettura indiana attraverso perline, specchi, bottoni crochet, nappe e fiori tridimensionali. Alcuni ricami riproducono persino versi tratti dalle poesie della Direttrice Creativa, trasformando la collezione in una sorta di diario di viaggio tessile.
Lo stesso approccio attraversa gli accessori: dalla La Lunatorna alla nuova IRA, fino alla Rani drawstring bag, decorata con intricate lavorazioni di perline e ricami floreali tridimensionali. Le calzature spaziano dai pyramid heels a modelli intrecciati e più rilassati, mentre la gioielleria traduce l’opulenza decorativa dei palazzi indiani in forme scultoree contemporanee.
È in questo equilibrio tra memoria e presente che si trova la cifra stilistica di Sirivannavari, che si esprime attraverso un linguaggio in continua esplorazione e che, da Bangkok a Milano passando per Jaipur, costruisce una moda capace di far dialogare luoghi, epoche e identità diverse senza perdere il proprio accento.
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