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Moda

Laila Gohar e ARKET: una giostra di verdure per lanciare la nuova capsule collection

Laila Gohar e ARKET: una giostra di verdure per lanciare la nuova capsule collection

foto di Sara Moschini Sara Moschini — 21 Aprile 2026
Hero LailaLaila mobile
L'artista Laila Gohar lancia la sua prima capsule collection di abiti in collaborazione con ARKET e la celebra con una giostra alla Milano Design Week. Protagoniste: enormi frutti e verdure

Stupore, ironia e un pizzico di magia che si può trovare nella vita di tutti i giorni. Le opere dell'artista Laila Gohar, meglio conosciuta su Instagram come @lailacooks, hanno il potere di sorprendere sempre chi le vede per la prima volta.

Per entrare nel suo mondo basta voltare l'angolo di via Palestro a Milano per scorgere dall'entrata dell'evocativo Giardino Delle Arti una giostra all'apparenza tradizionale. Ma la sorpresa non tarda ad arrivare: al posto delle classiche figure, frutta e verdura sovradimensionate prendono vita, incarnando quell’incontro tra cibo, teatralità e bellezza accessibile che da sempre definisce il linguaggio di Gohar. Il risultato è un invito aperto e inclusivo a partecipare, più che osservare – un’esperienza pensata per essere condivisa, sorprendente e profondamente umana.

Arket x Laila Gohar-01 copia
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La giostra di frutta e verdure giganti creata da Laila Gohar per ARKET alla Milano Design Week

L’installazione, aperta al pubblico dal 20 al 24 aprile (dalle 12:00 alle 20:00), diventa così un punto d’incontro durante la Design Week, arricchito dalle specialità dell’ARKET Café e da piccoli gesti di condivisione, come un omaggio esclusivo per i visitatori.

Questo senso di meraviglia pervade anche la nuova collaborazione con ARKET che arriva come una boccata d’aria fresca nel panorama creativo di stagione. Disponibile in store e online dal 21 aprile la collaborazione segna anche un nuovo capitolo per Gohar: il suo debutto nel prêt-à-porter. 27 capi pensati per muoversi con naturalezza tra quotidiano ed eccezionale. Una celebrazione della bellezza nelle sue forme più semplici – e, forse proprio per questo, più memorabili.

Abbiamo incontrato Laila a Milano per approfondire la sua ispirazione dietro la collezione.

Questa è la tua prima collezione prêt-à-porter — cosa ti è risultato più naturale e cosa ti ha messo alla prova nel tradurre il tuo universo negli abiti?
Ho attuato lo stesso processo che uso per le mie opere e ho cercato di portare la stessa sensibilità ma applicandola a un mondo diverso. Quindi in un senso è stato qualcosa di nuovo, ma sono riuscita a trovare un percorso che mi fosse 'familiare'. Sono molto decisa, so bene cosa mi piace e cosa no, ascolto molto il mio istinto e anche in questo caso mi sono lasciata guidare.

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Alcune immagini di Laila Gohar che indossa la collezione

La collezione esplora gli opposti — morbido/rigido, maschile/femminile. Quale tensione senti più personale?
Non credo sia necessario scegliere tra i due. Una camicia completamente strutturata ma realizzata in un tessuto morbido e quasi trasparente… quella dualità rispecchia molto il mio modo di stare al mondo. Non la vivo davvero come una tensione. Piuttosto come una conversazione che non si risolve mai del tutto — ed è esattamente lì che voglio stare.

Come si è evoluto il dialogo tra il tuo universo visivo e il minimalismo nordico di ARKET durante il processo?
È iniziato ascoltando tanto. Volevo capire in cosa crede davvero ARKET, non solo dal punto di vista estetico ma anche pratico. Io lavoro molto per sottrazione, quindi il dialogo non è stato tanto un compromesso quanto trovare i punti in cui il nostro istinto e le nostre inclinazioni già coincidevano… e poi partire da lì.

Se questa collezione fosse un pasto, che aspetto avrebbe e che sapore avrebbe?
Un pranzo lungo, che parte in modo semplice e continua a rivelarsi. Buon pane, qualcosa in salamoia, qualcosa di inaspettato che arriva e che non sapevi di desiderare. C’è piacere in ogni elemento, ma nulla è forzato. Anguria alla fine…

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Alcuni look della collezione Laila Gohar x ARKET

L’artigianalità è centrale nel tuo lavoro. Cosa ti ha attratto di dettagli come il ricamo a mano, le perline e l’uncinetto in questa collezione?
Sono tecniche che racchiudono il tempo. Lo percepisci quando tocchi qualcosa realizzato in questo modo. L’industrializzazione ci ha dato tantissimo, ma ci ha anche fatto dimenticare cosa significhi tenere tra le mani qualcosa che ha richiesto tempo — e che lo mostra. Volevo che questi capi avessero quella qualità. Non per nostalgia, ma come promemoria che le cose fatte con cura sono diverse. E durano di più.

Hai detto che non distingui tra quotidiano e occasioni speciali. In che modo questa filosofia dovrebbe influenzare il modo in cui indossiamo questi capi?
Indossateli! Questa è tutta la filosofia, in realtà. Non conservateli per “il momento giusto”. L’abito trasparente è per lo studio, per una cena, per accompagnare i figli a scuola se quello è il tuo martedì. Più indossi qualcosa, più diventa tuo. Un capo che resta appeso ad aspettare l’occasione perfetta non uscirà mai dall'armadio.

Cosa significa per te “trovare bellezza” nella quotidianità?
Comprare fiori senza un’occasione. Fare la strada più lunga per tornare a casa se è più bella. Vivere con bellezza non deve essere costoso né complicato… può essere semplicemente una scelta.

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Alcune immagini della campagna ispirata ai lavori del pittore Domenico Gnoli

Sei nata al Cairo e oggi vivi a New York — in che modo questi luoghi influenzano il tuo linguaggio estetico?
Il Cairo mi ha dato un’idea di bellezza non costruita. Esiste nell'abbondanza, nel caos, nei mercati e nelle texture. New York ha un ritmo selvaggio… mi ha insegnato a prendere decisioni velocemente e a fidarmi di esse. Tra le due, credo di aver sviluppato uno sguardo a suo agio con la contraddizione.

Questa esperienza ha cambiato il modo in cui immagini il tuo futuro nella moda?
Ha aperto qualcosa. Sono arrivata con curiosità e ne esco con il desiderio di fare di più — che di solito è un buon segno. Ho scoperto di avere già il linguaggio giusto e che mi diverte moltissimo. Quindi sì, penso che ci sarà altro.

Quali nuove forme o media vorresti esplorare — oltre al cibo e alla moda?
Sono sempre attratta da ciò che implica riunire le persone. Spazi, rituali, il design di un’esperienza che si sviluppa in tempo reale. In generale mi piace essere messa alla prova e continuare a evolvermi. Il mio sogno? Progettare un luna park!

© Riproduzione riservata

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