Margot Robbie e quel look di Chanel (sfoggiato alla Prémiere parigina di “Cime Tempestose”) che ci ricorda qualcosa…
È una delle attrici più chiacchierate del momento e in questi giorni più che mai non si fa che parlare di lei: Margot Robbie continua a essere al centro dell’attenzione.
Impegnata con Jacob Elordi nella promozione di “Wuthering Heights” (alias Cime Tempestose), la protagonista del nuovo film di Emerald Fennell non smette di sorprendere con i suoi look favolosi.
*** I look di Margot Robbie in "Cime Tempestose" e le loro reference***
E dopo averci deliziato con il sontuoso abito gothic-glam di Schiaparelli, sfoggiato in occasione della prima grande prémiere di Los Angeles, qualche giorno fa ci ha stupito con un’altra creazione straordinaria.
Per la tappa parigina della promozione del film, infatti, “Cathy” ha puntato sull’effetto sorpresa con uno splendido abito di Chanel, realizzato per lei da Matthieu Blazy: uno scenografico gown dress drappeggiato in velluto bordeaux con il corsetto, impreziosito da piume e petali e completato da una sottogonna in seta color avorio.
E il suo look non vi ricorda forse qualcosa?
Probabilmente le fan di ”Via col Vento” avranno già notato una certa somiglianza con un abito, dello stesso colore, indossato Vivien Leigh nel celebre film di Victor Fleming.
L’abito di Chanel di Margot Robbie, infatti, sembra essere un vero e proprio omaggio a uno dei costumi più famosi di Rossella O’Hara: il celebre abito bordeaux con applicazione di piume intorno alle spalle, realizzato dal costumista Walter Plunkett e indossato in una particolare scena del film: durante il compleanno di Ashley Wilkes.
Non è la prima volta che vediamo citato uno dei look della protagonista di "Via col Vento" tra i costumi del film: tra le prime immagini del trailer, uscito qualche settimana fa, infatti, troviamo Margot Robbie con abito con corpetto bianco e maniche a sbuffo e gonna rossa dalla silhouette vaporosa che richiama, neanche troppo vagamente, la vestaglia in velluto cremisi indossata da Rossella in una delle scene del film.
Che Matthieu Blazy si sia dunque riferito all'iconico abito del film del 1939? Chi può dirlo. Quel che è certo è che il direttore creativo ha saputo fondere alla perfezione i codici iconici di Chanel e l’essenza romantica e drammatica di “Cime Tempestose” e il risultato è che il look di Margot Robbie è ancora sulla bocca di tutti.
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Bad Bunny trionfa ai Grammy 2026 in Schiaparelli
Stamattina non si parla che di lui: Bad Bunny, l'artista originario di Puerto Rico, ha fatto la storia dei Grammy Awards, che si sono tenuti stanotte presso la Crypto.com Arena di Los Angelesi.
Con il suo "DeBÌ TiRAR MáS FOToS", il rapper e cantautore si è aggiudicato l'ambito riconoscimento per la categoria "Miglior Album" e scrivendo un capitolo importante nella storia dei Grammy, è infatti il primo a vincere con un album interamente in lingua spagnola.
Già questo basterebbe a rendere questa 68esima edizione degna di essere ricordata ma Bad Bunny (nome d'arte per Benito Antonio Martínez Ocasio) ha fatto molto di più!
Visibilmente emozionato dopo l'annuncio della sua vittoria fatta dal cantante Harry Style, Bad Bunny è salito sul palco e ha fatto un discorso forte ed estremamente attuale. L'artista ha avuto parole di condanna per l'ICE, il corpo militare che da settimane sta tenendo in assedio la città di Minneapolis (oltre ad altre località statunitensi) alla ricerca di immigrati irregolari e seminando il panico nella popolazione con operazioni violente anche contro persone e manifestanti (oltre ad aver assassinato due persone, René Good e Alex Pretti)
Bad Bunny ha detto "Prima di ringraziare Dio voglio dire: ICE fuori. Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni, siamo esseri umani e siamo americani". Un messaggio forte e di denuncia sulla preoccupante deriva che sta prendendo questa situazione.
In questa serata unica che lo ha consacrato nel firmamento della musica, Bad Bunny ha brillato non solo grazie alle sue parole (che già sarebbero bastate) ma anche con un look impeccabile nella sua eleganza.
Il rapper di Nuevayol ha indossato un completo impeccabile realizzato appositamente per lui dalla maison Schiaparelli, segnando anche un piccolo grande traguardo per il brand: dopo innumerevoli e indimenticabili "red carpet moments", questa è la prima volta un look maschile del marchio guidato dall'attuale Direttore Creativo Daniel Roseberry calca il tappeto rosso.
Il look è liberamente ispirato a un tuxedo in velluto nero che ha sfilato nella collezione donna Spring Summer 2023 e si ispira all’iconica boccetta del profumo “Shocking”: spalle strutturate, vita affusolata e, come dettaglio, una rosa bianca portata come spilla.
Un insieme dal fascino Old Hollywood, ma a cui non poteva mancare un tocco "speciale": un gioco di intrecci che scendeva lungo tutta la schiena, rendendo il retro della giacca unico e inaspettato.
A impreziosire il tutto, i gioielli della maison Cartier: un anello Panthere in oro giallo, smeraldi, diamanti e onice, gemelli in oro giallo e onice e un prezioso orologio della collezione Tortue .
Un look solo all'apparenza classico ma che nascondeva un "twist" che ben racconta l'animo dell'artista che, in questo caso, è stata in grado di emozionare ancora una volta il suo pubblico.
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Grammy Awards 2026: i look delle star sul red carpet

Serata di premi a Los Angeles con il tradizionale appuntamento dei Grammy Awards, gli Oscar della musica internazionale giunti quest'anno alla loro 68esima edizione. Su quello che a ogni stagione è uno dei tappeti rossi più importanti, si sono date appuntamento le star della musica e le celebrities legate al mondo dello spettacolo, ovviamente nei loro migliori look.
Look che come sempre raccontano storie diverse e creano nuovi legami tra star e creativi della moda. Olivia Dean, premiata come miglior artista esordiente, porta sotto i riflettori le creazioni di Matthieu Blazy e del nuovo corso della maison Chanel, con un lungo in bianco e nero arricchito di cristalli e piume. Queste ultime hanno avuto grande fortuna durante la serata: le abbiamo viste infatti ricoprire il lungo total black di Lady Gaga, il bianco candido di Kesha e decorare lo strascico del lungo scelto da Tyla.
Ma tra scolli che definire vertiginosi sarebbe riduttivo, ricami, asimmetrie e decori gioielli, la serata è stata ricca di ispirazioni e look da scoprire: li trovate tutti nella gallery e non perdete, a seguire, gli approfondimenti sui trend e gli stili visti durante questi Grammy 2026.
Grammy 2026: tutti i look delle star sul red carpet
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Protagoniste le piume
Lady Gaga in Matières Fécales.
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Delicate e dal mood vintage o fitte, scure e teatrali: sul Red Carpet dei Grammy Awards fanno tendenza le piume. Decorano l’abito Chanel indossato da Olivia Dean, il lungo total black di Lady Gaga, una creazione firmata Matières Fécales e quello bianco candido, di Atelier Biser, scelto da Kesha.
Oliva Dean in Chanel.
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Acquistano un tocco glam sull'abito asimmetrico di Tyla, una creazione della collezione Autunno-Inverno 2013 di Dsquared2 che conferma come il trend dei look d'archivio sia ancora vivo sul tappeto rosso.
Kesha in Atelier Biser, Tyla in Dsquared2.
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Scolli e dettagli cut-out
Teyana Taylor in Tom Ford.
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Focus su corpo e décolleté con scolli importati e scenografici. Quello di Teyana Taylor, in Tom Ford, si muove sinuoso lungo in corpo mentre quello scelto da Chappel Roan cattura tutti i flash per un dettaglio curioso ed estremo: niente spalline, ma due piercing che assicurano l'abito ai capezzoli.
Chappel Roan in Mugler.
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Realizzato su misura per lei da Miguel Castro Freitas, direttore creativo di Mugler, questo abito riprende un modello iconico della casa di moda, lanciato negli anni Novanta dal fondatore.
Addison Rae in Alaïa, Ari Lennox in Valdrin Sahiti.
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Tute, cinture e dettagli curiosi
Billie Eilish in Hodakova.
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Cinture e fibbie trovano grande spazio sul tappeto rosso attraverso i look di Billie Eilish e Heidi Klum. Quest'ultima con un abito midi scolpito, come un calco effetto seconda pelle.
Heidi Klum in Marina Hoermanseder.
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Potrebbe sembrare un abito nero quasi tradizionale quello indossato da Bad Bunny, premiato durante la serata con il Grammy per il miglior album dell'anno (diventando il primo artista con un album interamente in lingua spagnola a vincerlo) ma osservando bene il retro della giacca si nota un dettaglio molto originale: una chiusura stile corsetteria.
Bad Bunny in Schiaparelli.
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Effetto tuta per Lola Young che, in Vivienne Westwood, ha ritirato il suo Grammy come Best pop solo performance. FKA Twigs sfila sul red carpet e sale sul palco a ritirare il premio come Best dance/Electronic album con un fiore e un libro tra le mani.
Lola Young in Vivienne Westwood, FKA Twigs in Paolo Carzana.
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Grazia.it talks with: Alice Pons

Non avremmo potuto scegliere momento migliore per parlare di questo brand. Tra meno di due settimane arriverà nelle sale la molto attesa, e molto chiacchierata, reinterpretazione cinematografica di "Cime Tempestose" con la regia di Emerald Fennell e un cast stellare composto da Margot Robbie e Jacob Elordi.
Il film, già dai primi trailer, ha scaldato gli animi (non senza qualche polemica) e riportato in auge quell'estetica gotico-romantica fatta di crinoline, velluto e, ça va sans dire, corsetti. Del resto, se dovessimo pensare a uno dei capi d'abbigliamento più rappresentativi dell'epoca vittoriana in cui l'opera è ambientata, il corset sarebbe tra i primi a venirci in mente.
Le origini di questo capo sono molto antiche: i primi esempi si trovano addirittura durante l'epoca minoica ma è sicuramente durante il regno di Elisabetta I (XVI secolo) che assume le caratteristiche estetiche con cui lo conosciamo mentre sarà l'Ottocento a renderlo uno dei capi emblematici del guardaroba femminile. Nel Novecento, con la nascita dei primi movimenti femministi all'inizio del secolo, il corsetto verrà progressivamente abbandonato e relegato a oggetto di costrizione femminile e sinonimo di sottomissione agli ideali patriarcali.
Nonostante tutto eserciterà sempre una forte, fortissima fascinazione anche nella moda contemporanea e tra i designer dei nostri giorni: ieri Jean Paul Gaultier e Vivienne Westwood, oggi Dilara Findikoglu sono solo alcuni degli stilisti che l'hanno portato in passerella con nuovi significati e valenze, libere da vecchi pregiudizi e capaci di esprimere nuove esigenze e idee di femminilità.
Ed è proprio in questo nuovo filone che si inserisce Alice Pons, giovane designer, fondatrice del brand omonimo che ha fatto del corsetto la sua chiave espressiva. Nato nel 2019 come marchio di corsetteria couture, nasce del desiderio di Alice, dopo la formazione al London College of Fashion, di riportare il corsetto storico nel presente, trasformandolo in un pezzo contemporaneo, versatile e adatto alla vita di oggi.
Realizzati interamante da manifatture italiane in Italia, i corsetti di Alice Pons si focalizzano sulla vestibilità e diventano capi pensati per durare nel tempo, essere riutilizzati e tramandati. Ideati come pezzi per event wear e le occasioni più special, Alice ha immaginato poi una parte di everyday bespoke e bridal su misura per le spose. Il fascino e i modelli rimandano ad atmosfere lontane, come suggeriscono le immagini della campagna, che richiamano le atmosfere rinascimentali, ma l'approccio al suo uso è decisamente contemporaneo.
Abbiamo intervistato Alice Pons per farci raccontare l’origine del brand...
Partiamo dal principio: com'è nata l'idea di incentrare tutto sul corsetto?
«L’idea nasce durante i miei studi di Fashion Design a Londra, dall’incontro tra la passione per la storia dell’arte, i film d'epoca e la fotografia. Il corsetto è stato il primo capo in cui mi sono riconosciuta completamente: complesso, strutturato, carico di storia, ma capace di parlare anche al presente. Mi sono resa conto che mancava un approccio essenziale e contemporaneo a un capo così iconico. Partire da un solo prodotto è stata una scelta giustissima, che mi ha permesso di costruire un’identità chiara, forte e immediatamente riconoscibile».
Quali sono state le difficoltà iniziali nell'avviare il tuo brand?
«La prima piccola difficoltà all’inizio è stata far superare i preconcetti legati al corsetto, spesso percepito come un capo scomodo o addirittura pericoloso. È stato necessario spiegare e dimostrare che si trattava di corsetti moderni e flessibili, progettati per essere realmente indossati nella vita quotidiana, pensati per il corpo e non contro di esso. A questo si è aggiunta la complessità produttiva: il corsetto è uno dei capi più difficili da realizzare, richiede tempi lunghi, competenze altamente specializzate e materiali molto specifici.
Un’altra difficoltà importante è stata partire da zero, senza investimenti iniziali. Questo ha richiesto molta costanza, pazienza e una visione a lungo termine: un percorso costruito lentamente, nell’arco di circa sette anni. Nonostante questo, ho sempre ricevuto un riscontro molto positivo: le mie creazioni, quando incontrano le persone giuste, lasciano un segno. È stato proprio questo riconoscimento costante a non farmi mai perdere la fiducia e a spingermi a continuare».
Il corsetto è un capo particolare e che porta con sé significati diversi (seduzione ma anche, per alcuni, "costrizione"). Per te cosa rappresenta oggi?
«Per me il corsetto oggi rappresenta libertà. È uno strumento di consapevolezza del corpo: sostiene, valorizza, modifica la postura e il modo in cui ci si muove e ci si percepisce. Non lo vedo come un simbolo di costrizione o di seduzione imposta, ma come un oggetto di trasformazione temporanea, quasi un gioco. È storia che prende vita sul corpo, è un viaggio nel tempo».
Il corsetto non è un capo semplicissimo da abbinare. Se dovessi proporre un look con cui partire?
«Direi corsetto e jeans. È l’abbinamento più immediato e naturale: la struttura del corsetto dialoga con la semplicità e sportività del denim.
È il modo più efficace per togliere al corsetto quell’aura “intoccabile” e riportarlo nella quotidianità, senza perdere eleganza».
Da qualche tempo è nato lo "spin off" Alice Pons Bridal, dedicato alle spose. Quali sono le differenze principali (e le difficoltà) rispetto al brand principale?
«La differenza principale sta nel servizio, più che nell’estetica. Il bridal è un percorso molto più lungo, intimo e completamente one-to-one. Ogni abito nasce da zero e viene costruito intorno alla sposa. Creativamente, però, non c’è una vera separazione: la sposa Alice Pons è una naturale evoluzione del brand, ancora più couture e complessa, ma sempre coerente con la stessa direzione creativa».
I social ti hanno aiutata a costruire una community molto affiatata. Un aspetto positivo e uno negativo (se c’è) di questo lato del lavoro?
«Il lato positivo è la possibilità di dialogare direttamente con le persone, creare una community anche internazionale e raccontare il processo, la quotidianità e la realtà dietro ogni progetto, non solo il risultato finale. Quello negativo è la pressione costante: la richiesta continua di contenuti rischia di appiattire la percezione del lavoro creativo, che invece richiede tempo e lentezza. Alcuni capi e alcune immagini meriterebbero di essere osservati con più attenzione. Detto questo, senza i social il brand non sarebbe dove è oggi, quindi cerchiamo di usarli nel modo più efficace».
Hai avuto modo di vestire anche la cantante Elodie. Quali altri personaggi e celeb ti piacerebbe indossassero il tuo brand?
«Mi interessa vestire donne con una forte identità, più che inseguire nomi specifici. Negli ultimi anni mi sto allontanando sempre di più dal mondo celebrity e trovo molta più soddisfazione nel vestire la clientela reale: le donne che scelgono davvero i miei capi e li vivono nel tempo. Un abito amato e indossato più volte mi dà una gioia molto più grande di una comparsa occasionale su una celebrity. Detto ciò, non mi dispiacerebbe vestire Dua Lipa o Tilda Swinton».
Come ti piacerebbe che Alice Pons “crescesse”? Quali sona i progetti a cui stai lavorando e che puoi svelarci?
«Immagino una crescita lenta ma solida, senza snaturare il cuore del brand. Sto lavorando sull’ampliamento dell’immaginario, su collaborazioni mirate e su progetti speciali che uniscono moda, arte e fotografia. Mi interessa più la profondità che la scala: preferisco fare meno, ma farlo molto bene, ed essere riconosciuta per delle creazioni molto particolari
Ultima domanda: se Alice Pons fosse una una canzone o una musica quale sarebbe?
«Sarebbe qualcosa di classico ma emotivamente potente: una traccia techno costruita su melodie classiche, rigorosa e ipnotica, capace di attraversare il tempo».
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“Love Story” sta per arrivare! E questi sono i capi da avere nell’armadio per uno stile minimal-chic come quello di Carolyn Bessette
La scorsa estate abbiamo seguito sui social l’inizio delle prime riprese, poi abbiamo iniziato a passare in rassegna i look sfoggiati da Sarah Pidgeon sul set e ora che manca poco all’uscita della serie non ci resta che metterci comode e goderci quella che di fatto è una delle più grandi novità televisive del 2026.
Eh sì, “Love Story”, la nuova attesissima serie di Ryan Murphy che ripercorre la storia d’amore tra John F. Kennedy e Carolyn Bessette, sta per arrivare e il 13 febbraio sarà finalmente disponibile su Disney +.
Proprio ieri è stato diffuso il trailer ufficiale e mentre l’hype per la serie continua a crescere, noi ci siamo già messe alla ricerca dei capi che vogliamo avere nell’armadio per avere un guardaroba elegante e senza sforzo come quello della protagonista femminile.
I look minimal-chic di Carolyn Bessette (se ve li siete persi, qui trovate alcuni dei più celebri), infatti, hanno dettato tendenza negli anni ’90 e continuano a farlo ancora oggi.
E noi, in attesa di scoprire quelli che Sarah Pidgeon sfoggerà in “Love Story”, ci siamo appuntate quelli che Carolyn Bessette indossava nel quotidiano e nelle occasioni speciali e abbiamo messo nero su bianco quelli a cui vogliamo assolutamente far spazio anche noi nel nostro armadio.
Dalla classica camicia bianca, che lei portava con gran nonchalance con le maniche arrotolate, ai jeans a gamba dritta; dal little black dress alla pencil skirt color cammello: ecco alcuni dei pezzi chiave che hanno reso iconico lo stile di Carolyn Bessette.
I capi e gli accessori da puntare per uno stile minimal-chic come quello di Carolyn Bessette
AMI PARIS Cappotto nero in lana vergine
Credits: amiparis.com
COS Camicia sartoriale in cotone bianco
Credits: cos.com
PLEASE Jeans a gamba dritta dal lavaggio medio
Credits: pleasefashion.com
TOTEME Borsa a spalla in pelle
Credits: mytheresa.com
GIORGIO ARMANI Abito a tubino in seta
Credits: armani.com
AEYDE Stivali alti al ginocchio in suede marrone
Credits: aeyde.com
MAX MARA Maglia nera in cashmere con scollo a V
Credits: it.maxmara.com
LUISA SPAGNOLI Gonna a tubino color cammello
Credits: luisaspagnoli.com
Foto in apertura: imdb.com
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