Shlomit Malka: «Un’israeliana non ha paura di niente»
Shlomit Malka è una delle modelle del momento e il volto del marchio Intimissimi. Gira il mondo da quando aveva 17 anni, ha fatto il servizio militare e sogna anche un figlio. Da dove viene tanta determinazione? Dal fatto di essere cresciuta in un Paese a rischio terrorismo: «Lì ho imparato che devi essere più forte dei tuoi incubi»
Alle 8 e 45 del mattino, a casa di Adriano, l’autore degli scatti di questo servizio, non sembra proprio di essere su un set fotografico. Stiamo aspettando Shlomit Malka, la 22 enne modella israeliana che da due anni è il volto (e il corpo) del marchio Intimissimi. Nell’aria si respira profumo di caffè e nessuno si sta minimamente preoccupando delle luci o di togliere i vestiti dall’imballo di cellophane. Invece hanno appena appoggiato due vassoi di brioches gonfie di crema sul grande tavolo accanto ai pennelli e alle “pastiglie” colorate degli ombretti e dei fard. In soggiorno discutono su come e dove sarebbe meglio sistemare un divano nuovo, mentre la moglie del fotografo sta convincendo la loro boccoluta, e devo dire molto risoluta, bambina di due anni a infilarsi il cappotto verde menta per andare all’asilo.
«Shlomit arriva dall’altra parte di Milano, con il traffico che c’è a quest’ora non ce la farà mai ad essere qui alle nove», ipotizzano intorno a me. Mi preparo a una lunga attesa.
Shlomit è una modella diversa dalle altre. Una di quelle che, per esempio, pubblica sui social torte di panna, savoiardi e lamponi, un numero imprecisato di cani e gatti e che ai selfie durante i party esclusivi preferisce quelli in piscina, appena sveglia o a bordo di una cabrio, ma comunque saldamente abbracciata a un ragazzo con gli occhi blu e la barba. Si chiama Yehuda Levi ed è uno di quegli attori a cui jeans e T-shirt sono sufficienti per andare dove vuole e fare sempre ottima impressione.
Nove e un minuto. Suonano alla porta: «Ciao, sono Shlomit». La ragazza che giganteggia sui manifesti della nuova campagna primavera-estate 2016 di Intimissimi, quella che in slip e reggiseno può farti litigare con un fidanzato che ammutolisce appena se la trova nel campo visivo, mi sta tendendo la mano. Serissima.
Come tante ragazze israeliane, ha fatto il servizio militare. E in effetti un certo piglio marziale ce l’ha. Anche se qui, in mezzo al salotto, struccata, in tuta e bomber di felpa, sembra più una studentessa che ha marinato la scuola. Senza dubbio, la più carina della classe, quella con gli occhi blu e il sorriso in grado di sciogliere e far arrossire la metà maschile di un intero liceo.
«Scusate il ritardo», dice. «Avevo così paura di non essere puntuale che ho saltato la colazione». Si materializzano all’istante davanti a lei i due vassoi di brioche. Lei guarda e sospira. «No grazie, meglio un tè caldo con una bella macedonia di frutta fresca. E magari anche un’insalata». Finalmente, penso tra me, una ragazza che non vuole prendermi in giro vendendomi la solita favoletta delle modelle che si abbuffano impunemente senza mettere su un etto.
«Ma allora, la Charlotte di panna e lamponi su Instagram, tutta scena?», le chiedo mentre ci accomodiamo e il parrucchiere comincia ad arricciarle veloce le ciocche castane. «Ma no, è che quando lavoro sono molto disciplinata. A casa, invece, adoro cucinare, soprattutto i dolci. Ho una libreria piena di manuali e so organizzare per tutta la mia famiglia un pranzo sontuoso dall’antipasto al dessert. Anche se la mia passione restano le torte al cioccolato, quelle che mescoli, inforni e in 30 minuti sono pronte».
Ha imparato a cucinare nell’esercito?
«No, mi hanno insegnato i miei genitori. Anche se fare il servizio militare è una di quelle lezioni di vita che difficilmente ti scordi».
In che senso lo è stata per lei?
«Ho capito il valore della tenacia e della perseveranza. L’esercito ti impone ogni giorno un obiettivo, un traguardo ben preciso. E il risultato devi raggiungerlo a tutti costi, lavorare sodo, senza mai concederti distrazioni. Sono cose che servono molto anche quando torni a casa, qualunque lavoro tu voglia fare. Anche la modella».
Lei e Irina Shayk, testimonial dal 2007 di Intimissimi, siete protagoniste del progetto The Perfect Bra Book, un libro fotografico di Sante D’Orazio, che festeggia i 20 anni del marchio e racconta l’eleganza e le nuove seduzioni del reggiseno. Com’è stato l’incontro con una modella icona?
«Conoscevo già Irina, abbiamo lavorato per un certo periodo per la stessa agenzia di New York. Lei è bellissima, ma anche molto divertente, una ragazza davvero alla mano».
Di solito si pensa che ci sia molta competizione nel mondo della moda e che non sia facile stringere vere amicizie.
«Né più né meno che in qualunque altra professione. Se c’è sintonia sul lavoro, spesso scatta un legame che va oltre e diventa importante anche nel privato. Il nostro non è un ambiente di relazioni superficiali o interessate, come si crede. Io, poi, sono un tipo tranquillo, ma molto espansivo».
Ha iniziato a fare la modella a 17 anni, dopo aver postato delle foto su Facebook. Sui social, però, molte ragazze l’hanno criticata perché ha smesso di studiare.
«Ma non è affatto vero. Semplicemente la mia vita in questo momento ha preso un’ altra direzione. Tornerò sicuramente sui libri di fisica e di matematica, le materie che amo. E non solo, mi piacerebbe integrare con studi di psicologia per lavorare nel campo dell’educazione. Non mi vedo chiusa in un laboratorio a fare esperimenti, ma a contatto con la gente, soprattutto con i bambini».
Le piacciono?
«Moltissimo. Sono il miglior investimento che un essere umano possa fare per il futuro».
Com’era lei da piccola?
«Curiosa. Smontavo e rimontavo tutti i giocattoli per vedere come funzionavano. Nella maggior parte dei casi, però, finivo col romperli e basta».
Su Instagram ci sono molte sue foto con Yehuda Levi. Sembrate molto innamorati.
«Lo siamo, l’ho conosciuto a casa di amici, è uno degli attori più amati nel mio Paese. Con lui sto semplicemente bene e mi fa morire dal ridere».
Ma il fatto di essere entrambi belli, giovani e all’apice della carriera non è un pericolo per la coppia, non avete paura che il lavoro e il successo possano allontanarvi?
«Tutto dipende sempre da come si decide di impostare una relazione. E se ci tieni davvero che funzioni. Nel nostro caso abbiamo scelto di stare insieme il più possibile, anche a costo di rinunce e sacrifici personali. Per esempio, io ho trascorso diverse settimane con lui a Los Angeles perché era su un set. E lui ha cancellato ogni impegno ed è stato con me un mese a New York perché dovevo posare per alcuni servizi».
È gelosa?
«No».
Mi sa, allora, che il geloso è lui.
«Assolutamente no. Abbiamo fatto un patto: viaggiamo da soli esclusivamente per spostamenti mai più lunghi di tre giorni».
Vivete a Tel Aviv, una delle città più di tendenza in questo momento. Che cosa ha di speciale?
«È piena di giovani e questo la rende magica. Qui convivono ebrei di origini molto diverse: italiani, russi, mediorientali. Si mescolano culture e tradizioni differenti, ogni famiglia è una specie di puzzle: io, per esempio, ho origini russe e marocchine. Solo a Tel Aviv mi sento davvero a casa. Sono gli amici e gli affetti a darmi calore e un punto fermo, una sensazione che provo a volte anche a New York. Los Angeles, invece, dove ho vissuto a lungo, è una città terribile per costruire legami autentici ».
Israele è un Paese che convive da sempre con il pericolo del terrorismo. Come vede l’Europa che in questo momento ha paure molto simili a quelle con cui lei è cresciuta?
«Capisco molto bene che cosa state attraversando e penso che l’unico modo per non darla vinta al terrore sia restare uniti, compatti, senza chiudersi in un guscio per il timore di tutto quello che è straniero, diverso o di quello che può accadere uscendo di casa. In Israele ho imparato che bisogna essere più forti dei nostri peggiori incubi. E che non serve litigare o dividersi su come affrontare il problema».
Che cosa ama, invece, del suo lavoro di modella?
«Per una ragazza giovane come me la possibilità di girare il mondo è un dono impagabile».
Dove le piacerebbe andare in questo momento?
«In Giappone. È un paese che mi attira per la natura, per la poesia e il senso di tranquillità e meditazione che trasmettono i giardini o i mandorli in fiore. Ma anche per l’anima tecnologica, razionale, rigorosa».
E che cosa non le piace del suo lavoro?
«Trovo faticosissimo dover pensare continuamente a come appaio e stare così attenta e concentrata sul mio corpo».
Mi sta dicendo che odia andare in palestra?
«Ho un personal trainer. E con lui, quattro volte alla settimana, seguo un programma mirato di un’ora, mescolando diverse discipline. Ma quando sono in viaggio, devo arrangiarmi da sola e mi annoio molto. Fosse per me farei solo un po’ di corsa e surf sulla spiaggia».
Segue una dieta particolare?
«No, ascolto semplicemente il mio corpo e cerco di mangiare il più sano possibile. Adoro il cibo, penso che sia uno dei grandi piaceri della vita. E poi la cucina in Israele è ricchissima, un vero incrocio di culture».
Quando pensa alle modelle del passato, chi potrebbe essere per lei un punto di riferimento?
«Mi piacerebbe una carriera come quella di Gisele Bündchen».
Gisele, che ha 35 anni ed è ancora richiestissima, sarebbe il passato?
«Allora dico Cindy Crawford e tutte le sue colleghe degli Anni 80 e 90. Ma loro sono star inarrivabili. Hanno costruito il loro successo senza nemmeno l’aiuto di Instagram o di Facebook. Oggi non esisti senza i social».
Se aprissi in questo momento il suo armadio, che cosa troverei?
«Be’, sicuramente un reggiseno Intimissimi. E poi tanti jeans e T-shirt».
Che cosa la fa sentire sexy?
«La lingerie. Anche sotto un pigiamone di felpa da casa».
Va bene, ma per un’occasione speciale, un evento o per fare colpo su un uomo, che cosa indosserebbe?
«Odio i tacchi alti. Sceglierei un abito cortissimo e delle sneakers».
Era vestita così quando ha conosciuto il suo fidanzato?
«Non me lo ricordo. Però sa qual è il suo complimento che più mi riempie d’orgoglio?
Mi dica.
«Quando qualche amico gli dice che è fortunato a stare con una modella, lui risponde: “Non mi importa quello che vedete, la mia ragazza è bella dentro”».
Tempo scaduto, tra poco si comincia a scattare. Incarto le famose brioche, che a quanto pare tutti qui snobbano, per portarle in redazione. Guardo Shlomit che mi sorride, ora perfettamente truccata e le chiedo al volo come si immagina tra dieci anni. «Una mamma laureata», risponde lei sicura. E allora penso che il suo fidanzato abbia trovato la risposta giusta per mettere a tacere gli invidiosi.
© Riproduzione riservata
Le illusioni di una coppia
Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.
Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.
Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.
La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.
«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».
Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.
Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni
© Riproduzione riservata
Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare
«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.
Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.
Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.
La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.
Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».
Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».
Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».
Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».
Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».
Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».
© Riproduzione riservata
«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli
La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.
Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.
Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.
È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».
Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.
Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.
Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.
© Riproduzione riservata
Grazia è in edicola con Maya Hawke
Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.
Questa settimana intervistiamo alcune icone di Hollywood. Incontriamo Zoe Saldana, al cinema nel ruolo di Neytiri, la madre combattente di Avatar. Parliamo con Ariana Grande, in corsa ai Golden Globe con Wicked e le attrici premio Oscar Jodie Foster e Laura Dern.
Il 2025 ha cambiato noi e la Storia. Grazia lo ripercorre. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca alla guerra a Gaza. Dalle vittorie di Jannik Sinner all’elezione del primo Papa americano fino alla scomparsa di icone come Ornella Vanoni e Giorgio Armani.
Grazia ha scelto i personaggi da tenere d'occhio nel 2026: le sciatrici Sofia Goggia e Lindsey Vonn attese alle Olimpiadi invernali, María Corina Machado, premio Nobel per la Pace che potrebbe cambiare le sorti del Venezuela, Lady Gaga in arrivo in concerto in Europa e molti altri. Da Can Yaman a Jacob Elordi, da Timothée Chalamet a Jeremy Allen White, che cos’hanno in comune i nuovi sex symbol? Mettono d’accordo mamme e figlie. Grazia ve li racconta.
Abiti dorati, trasparenze, ricami e dettagli preziosi. Grazia ha scelto i capi che ti rendono protagonista delle notti di festa e delle serate più speciali. Ma anche lo stile più cool per il 2026.
E nelle pagine dedicate alla bellezza trovate tutti i segreti per brillare: dalle strategie effetto freddo per una pelle più tonica alla scelta del fondotinta e del correttore giusti per illuminarla.
© Riproduzione riservata