«Se i maschi ci spiegano come dovrebbe essere una "vera donna"»: l'editoriale di Silvia Grilli
In un nuovo documentario su Netflix, influencer muscolosi con milioni di follower gridano che il femminismo ha montato la testa alle donne. Dicono che è in corso una guerra contro gli uomini e le vere vittime sono i maschi spodestati dai loro privilegi.
Il docufilm s’intitola Dentro la manosfera. Fa venire la nausea, ma racconta benissimo il nuovo culto del super uomo che, per sentirsi potente, deve rimettere le donne al loro posto. LE FEMMINE DIVENTANO IL BERSAGLIO DI INDIVIDUI ARRABBIATI CHE VOGLIONO QUALCUNO DA INCOLPARE PER I PROPRI FALLIMENTI.
Questi misogini guru digitali insegnano ai maschi in crisi di identità a essere “maschi veri” con queste parole: «Se la tua bitch (tr*ia) va in discoteca quando tu glielo vieti, distruggile la vita». Pensano che le femmine non debbano votare, che la moglie ideale sia colei che ti mette i preservativi in valigia quando parti da solo per un viaggio di lavoro. Si autoproclamano «dittatori», si arrogano il diritto di decidere quando fare sesso, ci considerano esseri inferiori da schiavizzare.
SBAGLIA CHI PENSA CHE SIANO INVASATI ISOLATI. L’IDEA CHE LA PARITÀ SIA NOCIVA STA PRENDENDO PIEDE MOLTO PIÙ DI QUANTO SI PENSI. Io vengo quotidianamente insultata su Instagram. Mi definiscono «femminista complessata», «donnetta misandrica», «femmina debole, petulante e piagnucolante». Commentano sotto i miei editoriali: «Gli uomini hanno una marcia in più, anche due, rispetto alle donne» oppure «sono i maschi ad avere creato tutto. Fosse per le femmine, la specie umana vivrebbe ancora nelle caverne».
Un sondaggio condotto da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra in 29 Paesi compresa l’Italia, rivela che la maggioranza degli uomini ritiene di stare già facendo troppo per l’uguaglianza. Un terzo dei maschi della Generazione Z, cioè nativi digitali venuti al mondo tra il 1997 e il 2012, pensa che le mogli debbano obbedire ai mariti e ai maschi spetti l’ultima parola nelle decisioni rilevanti.
Il 21 per cento ritiene che una “vera donna” non debba mai prendere l’iniziativa in un rapporto sessuale e che un uomo perda virilità se partecipa alla cura dei figli. Il 24 per cento crede che le femmine non debbano apparire troppo indipendenti e il 31 per cento che un matrimonio potrebbe risentirne se l’uomo sta a casa a occuparsi dei bambini mentre la moglie lavora fuori.
Il fatto deprimente è che spesso le percentuali di antifemminismo sono più alte rispetto a quelle delle generazioni precedenti, inclusi i Baby Boomer, cioè chi ha oggi tra i 62 e gli 80 anni.
PENSAVAMO CHE I GIOVANI FOSSERO PIÙ PROGRESSISTI DEI LORO GENITORI, MA NON È COSÌ. In che secolo stiamo vivendo? È sconvolgente che tanti ragazzi siano tornati all’ideale di moglie devota del fascismo, relegando le donne al ruolo di custode del focolare. Il rapper Baby Gang, tre milioni di follower su Instagram, aveva chiesto alla fidanzata di lasciare il lavoro per occuparsi della casa. Se lei non gli preparava la colazione, la riempiva di botte.
Senza arrivare a questo, uomini di ogni età credono che il femminismo ci sia sfuggito di mano. Si è visto anche al festival di Sanremo, quando un giornalista ha rintuzzato il gruppo delle Bambole di Pezza per il loro attivismo. Dando per scontato che, in quanto donne, non capissero mentre lui, in quanto uomo, la sapesse lunga, ha spiegato che il femminismo è vecchio. «Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna», ha detto. «A casa mia comanda mia moglie». Mi veniva da piangere. Per la moglie.
GIUSTAMENTE LE CANTANTI HANNO RISPOSTO: «IL FEMMINISMO È PARITÀ. NON VOGLIAMO POTERE IN CASA, MA OVUNQUE». NON VOGLIAMO STARE DIETRO, MA ACCANTO. È MOLTO DIFFICILE DA ACCETTARE PER CHI TEME DI PERDERE I PRIVILEGI CONGENITI.
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