«Sciocche, brutte e cattive. Come Meloni, Murgia e anche la madre di Sempio»: l'editoriale di Silvia Grilli
La nostra prima presidente del Consiglio donna liquidata con disprezzo da Trump come una poveraccia in cerca di selfie. Una grande attivista come Michela Murgia ritenuta arrabbiata solo perché brutta dallo scrittore favorito al premio Strega. La mamma di Lorenzo Benin, morto a 17 anni in un canale, massacrata sui social perché accusata di non averlo educato bene. La madre di Andrea Sempio travolta dall’odio mediatico come se avesse ucciso lei Chiara Poggi.
METTO INSIEME TUTTI QUESTI FATTI CHE, APPARENTEMENTE, NON C’ENTRANO NIENTE TRA LORO PER DIRE CHE INVECE C’ENTRANO, ECCOME. FANNO PARTE DELLO STESSO CARICO DI PREGIUDIZI CHE CI PORTIAMO SULLE SPALLE DAI TEMPI DELL’INVENZIONE DI EVA, CREATI DAI MASCHI PER TENERCI A BADA E ANCHE DIVIDERCI: la sciocchina che pensa solo ai selfie, la bruttona cattiva perché non fa sesso, la madre incolpata per le azioni dei figli, la mamma negligente non abbastanza mamma.
Pregiudizi che incidono sulla vita di tutte, nessuna esclusa, innescati dagli uomini trasversalmente: da quello che si fa una birretta al bar al grande autore candidato a vincere lo Strega. Una misoginia così radicata da inculcarsi anche nella testa delle donne che si riducono a farsi la guerra tra loro per diventare la più desiderata del reame e rimanere così tutte subalterne ai maschi.
UNA VOLTA UNA GRANDE CRITICA LETTERARIA MI DISSE: «MA COME SEI INGENUA, NON CONOSCI LE TUE SORELLE!», PARLANDO DI UNA SCRITTRICE CHE, A SUO DIRE, ERA ANDATA A LETTO CON UN EDITORE PER FARE CARRIERA. ORA, A PARTE IL FATTO CHE UNA PUÒ UTILIZZARE IL PROPRIO CORPO COME LE PARE, QUELLA FRASE MI È RIMASTA IMPRESSA NON SOLO PER LA SUA CARICA DI MISOGINIA, MA SOPRATTUTTO PERCHÉ ERA DETTA DA UNA DONNA CONTRO TUTTE LE ALTRE. Con tutta la sua cultura e i suoi libri, quella esimia letterata era un perfetto prodotto di quel sessismo talmente presente in ogni angolo della società, in ogni momento della nostra vita, che neppure sembriamo rendercene conto abbastanza. Tanto che noi stesse ci riempiamo automaticamente la bocca di tutte le nefandezze contro le donne come se niente fosse: «È brutta, è grassa, è anoressica, fa carriera perché la dà via, non può essere farina del suo sacco, l’avrà aiutata il marito...».
QUANDO LEGGO UN ACCLAMATO PSICANALISTA E SAGGISTA SCRIVERE CHE È IPOCRITA CONDANNARE MICHELE MARI (LO SCRITTORE CHE HA ATTACCATO MURGIA) PERCHÉ TUTTI CI ESPRIMIAMO COSÌ IN PRIVATO, MI CASCANO LE BRACCIA, PERCHÉ SIGNIFICA NON RENDERSI CONTO DELLA MISOGINIA CHE ABBATTE LE DONNE DA SEMPRE. Vuol dire non capire che proprio quelle equazioni così orrende che si fanno in confidenza («è brutta perciò stronza, è uno zero come madre, è donna perciò incapace di tenere a bada i suoi umori») e tutte le ordinarie, quotidiane dosi di maschilismo che subiamo da tempo immemore sono all’origine della più grande disparità della storia: quella tra uomo e donna. E siamo stufe.
Nello scontro alla Camera tra la presidente di turno Anna Ascani e il deputato Emanuele Pozzolo c’è tutta la furia sessista. Lui che continua a chiamarla «signor presidente», cancellando il genere femminile dal dibattito pubblico. Lei che gli chiede cortesemente di definirla «presidente» o «signora presidente». Lui che imperterrito insiste, con intento provocatorio. Allora lei ribalta la questione, lo chiama «deputata Pozzolo» e in quel momento lui perde le staffe, punta il dito, urla «non si permetta», il viso diventa una maschera violenta. Succede così anche in molte famiglie, quando la moglie rivendica di esistere.
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