Quelli tra palco e realtà... e non è la canzone di Luciano Ligabue

Quelli tra palco e realtà...e non è la canzone di Luciano LigabueQuelli tra palco e realtà...e non è la canzone di Luciano Ligabue
Ho sempre pensato di essere troppo piccola per andare ai concerti. Piccola di statura, piccola di costituzione, la gente spinge, mi travolge e rimango sempre incastrata tra la schiena di chi ho davanti e la pancia di chi mi sta dietro. 
Una volta, durante uno dei Pavarotti International, ho addirittura chiesto alle persone vicino a me, sul parterre, di mettersi a sedere: ho rischiato il linciaggio. Ma quando le tue figlie ti implorano di accompagnarle al concerto di Justin Bieber, mica puoi rispondere: Sorry. 
Ora, devo fare una premessa. 
Giaco, Gughi e Morra, mio marito e i suoi migliori amici, decidono che per mantenersi giovani, devono trovarsi un passatempo: uno diverso dagli altri, non uno qualunque. 
Fino a quel momento, si sono accontentati di un doppio a tennis, del torneo di calcetto con la maglia del Bar Luana, di qualche weekend tutti insieme, ma ora, ormai quarantenni, nel mezzo del cammin di una crisi, che precede quella di mezza età, decidono di aprire una discoteca: lo Yago.

Grazie ai ragazzi della sicurezza, riusciamo a rimediare i biglietti per il concerto di Justin Bieber. 
Le bimbe sono entusiaste, immaginano posti privilegiati, a quattro centimetri da lui e invece, tocca a me dire loro la verità.
“Calmatevi.” ordino. “I posti sono in piedi, lontani dal palco, ci saranno ragazzini scatenati, disposti a calpestarvi pur di raggiungere Justin e voi dovrete sopravvivere.”
Le bimbe hanno gli occhi sbarrati e la bocca spalancata. 
Forse ho esagerato, le mie parole devono aver trasmesso un leggero stato d’ansia, ma non voglio creare false aspettative. 
“Mi avete capito? Dovremo stare unite e...”
“Mamma, stiamo solo andando a un concerto.” mi interrompe Emma. 
Vorrei ribattere dicendo: ‘e tu che ne sai?’ ma preferisco abbandonare l’argomento e preparare la cena. 

Giaco rientra dal lavoro una mezz’ora più tardi, mi raggiunge in cucina, mi dà un bacio, ma ha la faccia di chi ha qualcosa da farsi perdonare. 
“Cosa mi devi dire?” chiedo levandomi il grembiule. 
“Mi dispiace, ma sabato non posso venire con voi.”
“Mi ci mandi da sola?” chiedo disperata, mentre il grembiule mi scivola dalle mani. 
“No, ci sono sempre Gughi e la Michi.”
In effetti, mi consola sapere di non essere l’unica adulta ad accompagnare una squadra di bambini urlanti, ma deve avere una buona ragione per piantarmi in asso.
“E perché non vieni?” 
“Sabato c’è Gigi D’Agostino, io e Morra dobbiamo restare allo Yago.”
Suggerisco alle bimbe uno switch Justin Bieber-Gigi Dag, ma non viene accettato: mi rassegno al mio destino. 
Decido di abbandonare i miei pregiudizi sui concerti, imponendomi di dare un’altra chance a quel luogo affollato e pericoloso, 
e se devo scegliere una mise, deve essere assolutamente adeguata. 
Raggiungo la sezione ‘young’ del mio guardaroba, quella che racchiude alcuni pezzi anni ‘90 che potrebbero prestarsi per l’occasione, ed esco un secondo più tardi: è troppo anche per me. 
Alla fine, dopo mille prove, entrano a far parte del ‘look concerto’: camicia di jeans, leggings neri, varsity jacket lunga, anfibi e zainetto di pelle. Yeah. 
Le bimbe mi fanno un applauso. 
“Mamma, sembri giovane!” esclamano all’unisono. 
Il mio sorriso si sfracella al suolo, nello stesso istante in cui suonano alla porta. 
Mi ricompongo e usciamo: gli altri ci aspettano in macchina. 
Gughi è vicino all’autista; dietro, sui sedili posteriori, la Michi e i loro figli: Filippo e Sara, noi saliamo in coda. 
Abbiamo deciso di farci accompagnare per evitare il problema del parcheggio, per scendere nel punto più vicino, per avere una macchina pronta a partire, una volta usciti, e anche se sono io ad averlo suggerito, è stato Gughi a organizzare il trasporto: meriterebbe un applauso. 
Guardo fuori dal finestrino, le previsioni meteo erano esatte: piove, fa freddo e una nebbia leggera completa il quadretto di una tipica giornata di novembre. 
Durante il tragitto, le bimbe mettono a confronto i loro striscioni di cartoncino bristol: il risultato di giorni spesi a ritagliare le sagome del loro idolo, per poi incollarle, aggiungendo scritte, cuori e stelline negli spazi vuoti. Filippo, invece, mi chiede consigli su un paio di scarpe da comprare. 
Lui sì che mi fa sentire giovane: a quattro anni, ha chiesto a suo padre se ero una delle Winx. Lo amo da allora. 
Dopo quaranta minuti, arriviamo davanti al palazzetto: è il caos più totale. 
Vedo un gruppo di ragazze che si abbracciano, cantando ‘What do you mean?’, una bambina che implora il
padre di farsi comprare la fascia di Justin e in lontananza, il signore della piadina che grida che la ‘salsiccia e cipolla’ è pronta: tira già una brutta aria. 
Dopo aver fatto un po’ di fila, entriamo, cercando di avvicinarci il più possibile al palco, ma ci sono persone che hanno dormito qui per accaparrarsi i posti migliori e li difenderanno a costo della vita. I ragazzi si rassegnano, noi pure, acquietandoci nella zona vicino al bar, consolati dal maxi schermo: il solo strumento che ci consentirà di vedere Justin esibirsi. 
Il concerto inizia, il palco si illumina, il pubblico si accende, le bimbe urlano a squarciagola: ‘sei bellissimo’, ‘ti amo’, ‘voglio sposarti’. Io, invece, frenata da un senso di decoro, mi limito ad apprezzamenti che si addicono più alla mia età — visto che potrei essere sua madre — una cosa tipo: “Bella la sua felpa di Champion, vero Fillo?” 
E mentre ci mettiamo a cercarla sul sito, sperando di vederla finire nel nostro carrello virtuale, mi accorgo che Carola ha un’espressione triste. 
“Cosa c’è amore?” le chiedo abbassandomi verso di lei.
“Vedi Gughi cosa sta facendo?”
Sollevo lo sguardo e mi accorgo che Sara sta proprio sulle spalle del suo papà. 
Ecco, lo sapevo: quando c’è bisogno di Giaco, lui non c’è mai. E adesso? 
I miei occhi tornano su Carola, cerco di fare una valutazione di proporzioni, di peso, di capacità: quante probabilità ci sono di vederla seduta sulle mie spalle? 
Fino a che non ci provo, non lo saprò mai. 
E così, mossa dal desidero di accontentarla, dalla voglia di compiere un’impresa quasi impossibile e da un pizzico di orgoglio femminile che mi fa dire: ‘se ci riesce Gughi, ci riesco anch’io, decido di tentare. 
Mi chino e chiedo a Carola di divaricare le gambe. 
“Mamma, sei sicura?” 
“Certo che sono sicura...” dico sorridendo, consapevole di mentire. 
Devo solo concentrarmi su alcune e semplici regole del crossfit. 
Faccio passare la testa tra le gambe di Carola, afferro i polpacci e la carico sulle spalle — mimando uno stacco da terra in posizione sumo — poi, piano piano, salgo — con un back squat — fingendo che mia figlia sia un bilanciere da trenta chili. 
Carola è in alto, alza le braccia ed esulta: “Mamma, lo vedo! Mamma è bellissimo!”
Sento la sua emozione, la sua felicità e un dolore lancinante nella zona dell’inguine, ma a quello penserò più tardi, ora voglio godermi il momento. 

Alla fine del concerto, accompagnata dall’ernia, uscita a causa del mio gesto eroico, mi consolo pregustando la scena in cui la macchina arriverà per riportarci a casa, quella in cui sarò seduta al calduccio, abbracciando le mie figlie felici e contente, e anche quella di domani, in cui mi farò visitare da uno specialista, ma dopo quaranta minuti di attesa, la macchina deve ancora arrivare. 
“Gughi: che fine ha fatto Mario?” chiedo, mentre cerco di tamponare con nonchalance il poderoso strato di umidità che si è depositato sui capelli, trasformandoli in un cespuglio. 
“Dovrebbe essere qui a minuti.” 
“Lo hai detto anche mezz’ora fa.” puntualizza la Michi infastidita. 
Anche i ragazzi cominciano a dare segni di cedimento: “Mamma ho freddo. Ho fame. Ho la pipì. Ho sonno. Sto gelando. Dove diavolo è Mario?”
Gughi lo richiama e lui non risponde.
I nostri volti sgomenti lo fanno sentire in colpa: prenotare un altro taxi sembra l’unica opzione possibile. Ma dopo altri dieci minuti, non solo un altro taxi non si trova, Mario ha bellamente confessato di essere fuori a cena a mangiare le tigelle e non tornerà a prenderci. 
Era meglio chiamare Topo Gigio: sarebbe stato più affidabile. 
Siamo arrabbiati, infreddoliti e abbandonati a noi stessi. 
E mentre immagino di far esplodere la sua macchina, alla prima occasione che mi si presenterà, mi maledico per aver pensato di complimentarmi con Gughi per aver organizzato il trasporto. 
Domani penserò alla mia vendetta, ora, suggerisco di spostarci in una zona meno trafficata per offrire una posizione migliore, confidando sul fatto che qualcuno, prima o poi, risponderà. 
È quasi l’una e nessuno di noi si capacita della situazione in cui ci siamo cacciati, ma dopo aver attraversato la città, riusciamo a trovare rifugio in una lavanderia a gettoni, ancora aperta. 
A quell’ora di notte, assume le sembianze di una suite del Mandarin Oriental: piacevole, calda, accogliente. 
Le poltrone sono rigide, eppure, sembrano la cosa più comoda di sempre. 
I bimbi sono seduti sulla stessa fila di sedie appesa alla parete, stanno morendo di sonno e usano la spalla del vicino come cuscino su cui appoggiarsi, stanno per crollare, quando Gughi, che uscito per telefonare, rientra concitato per dirci che Cucciolo74 ha risposto alla chiamata. 
Lo guardiamo increduli. 
“Dimmi che è vero... dimmi solo questo.” chiede la Michi esausta. 
“Davvero: dice che sarà qui tra ventotto minuti.” 
“Giuralo Gughi.” mormora Filippo. 
“Lo giuro su Justin!”
Nessuno gli crede.
E invece, con tre minuti di anticipo, Cucciolo 74 si ferma davanti alla lavanderia: ai nostri occhi è l’equivalente di Padre Pio. 
Ci fiondiamo in macchina, già immaginando i letti che ci aspettano. 

Sulla strada di casa, mentre tutti dormono, mi ritrovo di fronte al solito finestrino: un piccolo esercito di stelle sembra concedermi il privilegio di farmi compagnia, offrendosi di illuminare questo cielo scuro per creare atmosfera. 
E contro ogni aspettativa, ci riesce: se ripenso a stasera, mi viene da ridere. 
Ciò che fino a poco fa avrei definito tragico, ora mi sembra magico. 
Anche io mi sento tra palco e realtà: 
Immagino la vita di tutti giorni come un film, per il puro piacere di raccontarla, ma d’altronde, vivo di storie.

Quelli tra palco e realtà…e non è la canzone di Luciano Ligabue
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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

apertura
In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

Krug e Max Richter (3)

Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

Krug e Max Richter (4)

Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.