Parliamo di soldi: il valore di essere indipendenti
Margherita ha 26 anni ed è originaria di Cutrofiano, un piccolo paese nel cuore della Puglia. In famiglia il denaro non era un argomento proibito, ma nemmeno trasparente. «Non ci hanno mai fatto mancare nulla, però c’era questo piccolo tabù: non sapere mai quanto potessimo permetterci di spendere».
Il padre, ingegnere informatico emancipatosi da radici contadine, le trasmette il valore della misura. La madre, ex insegnante di nuoto costretta a fermarsi per una malattia, le insegna l’importanza dell’indipendenza economica. Forte di quegli esempi, Margherita inizia a lavorare fin da giovanissima con piccoli impieghi estivi: non per necessità, ma per non dover chiedere.
Dopo il liceo linguistico sceglie Economia a Ferrara. Con la sorella gemella gestisce 200 euro al mese a testa con rigore assoluto: «Riuscivamo a fare la spesa con 25 euro a settimana». Si laurea con il massimo dei voti, poi completa la magistrale in Marketing a Torino. Le aspettative sono altissime, ma l’ingresso nel mondo del lavoro è una doccia fredda: centinaia di candidature e risposte che si contano sulle dita di una mano. Trova un impiego in un’azienda pugliese, prima in stage a 700 euro, poi in apprendistato a 1.200. Ma il ruolo non corrisponde alle sue competenze.
«Mi sembrava di andare indietro. Ero tornata a casa e, in un certo senso dipendevo ancora dai miei genitori». È il padre a sbloccare la situazione proponendole un master. Margherita ne sceglie uno in Marketing e Comunicazione: costo ridotto a 11.000 euro grazie a una borsa di studio, il resto coperto con un prestito di merito al 2 per cento. I risparmi di due anni di stipendio vanno interamente nell’affitto a Roma. «Mi sento in colpa, nonostante stia investendo nella mia formazione. Però il fatto di farlo da sola mi alleggerisce: so che i miei non stanno sacrificando nulla».
Programmare il futuro: risponde la consulente Arianna Delugan dell’agenzia Alleanza Assicurazioni di Bolzano
1. COME SAPERE COME RISPARMIARE E QUANTO INVESTIRE?
«Pensare al proprio futuro è una scelta finanziaria che necessita di consapevolezza: prima di partire è infatti utile avere un quadro quanto più preciso dei propri flussi finanziari e del proprio patrimonio. Quando facciamo un investimento - che sia un master pagato a rate o un piano di risparmio attraverso uno strumento finanziario - andiamo a togliere una somma fissa dalle nostre entrate, ragione per cui è consigliabile avere una panoramica chiara di quanto entra e quanto esce ogni mese».
2. QUALI STRUMENTI DI BUDGETING USARE?
«Per ottenere la fotografia dei nostri flussi di cassa bastano gli estratti conto degli ultimi 6 mesi e un file excel o una App per il bilancio familiare, dove trascriveremo con un po’ di pazienza ogni voce delle entrate e delle uscite passate, sotto le diverse categorie: alimenti, svaghi, viaggi, bollette, ecc. La differenza tra entrate e spese medie mensili serve a individuare una cifra orientativa che potremo destinare al risparmio o all’investimento con serenità. Nel caso non la ritenessimo adeguata per i nostri obiettivi, potremo analizzare ogni uscita, limando laddove c’è margine di miglioramento».
3. QUANTO CONTA IL PATRIMONIO?
«Se non abbiamo un fondo di emergenza, destinare tutte le nostre entrate a spese e investimenti è rischioso: potrebbe bastare un’auto rotta per andare in crisi. Spesso viene suggerito di accantonare tra le tre e le sei mensilità di stipendio come salvagente, ma la soglia può variare in base alla situazione personale. Se non abbiamo l’importo necessario, agiamo per gradi: stabiliamo quanto accantonare mensilmente, poi dividiamo l’importo in due quote: sicurezza (la somma che andrà al fondo) e futuro (il denaro per gli investimenti). Una volta raggiunta la cifra per il salvagente, dirotteremo tutte le risorse alla realizzazione degli obiettivi».
Nella foto, Margherita Schinzari
Testi di Annalisa Monfreda, co-fondatrice di Rame
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