«Lo Stato che punisce le madri»: l'editoriale di Silvia Grilli
Accompagnato da polizia e assistenti sociali, un padre entra in una scuola di Roma e preleva la figlia di sei anni davanti ai compagni di classe. QUELL’UOMO È STATO RINVIATO A GIUDIZIO PER LESIONI CONTRO LA MADRE, AVVENUTE DAVANTI ALLA BAMBINA. EPPURE, PUÒ FARSI CONSEGNARE LA PICCOLA GRAZIE A UN PROVVEDIMENTO D’URGENZA DEL TRIBUNALE PER I MINORI. E RICHIEDERNE IL COLLOCAMENTO IN UNA CASA-FAMIGLIA.
Ciò che è successo a Roma era accaduto qualche giorno prima a Padova. Revocato l’affidamento alla madre, una bambina di cinque anni è stata ritirata dalla scuola materna e affidata al padre nonostante piangesse, si ribellasse e da tempo rifiutasse di vederlo.
È il prelievo forzoso di minore. La legge lo consente per situazioni gravissime. La bambina di Roma ha la malattia di Fabry, un disturbo genetico che causa accumulo di grassi nei vasi sanguigni e negli organi. Una perizia medico-legale aveva accertato che l’allontanamento dalla madre sarebbe stato rischioso per la sua salute. Il tribunale ordinario aveva confermato l’affidamento alla mamma. Poi è arrivato un altro tribunale e la piccola è stata portata via. Per il nuovo giudice la colpa ricade sulla madre che non vuole collocare la figlia in una struttura.
TESTIMONI RACCONTANO CHE LA BAMBINA VOMITAVA E PIANGEVA OGNI VOLTA CHE ERA COSTRETTA A INCONTRARE IL PADRE. AVEVA PAURA DI LUI. Diceva: «Mi lega le mani». Quando usciva da scuola, e lo trovava lì, era terrorizzata. Già più di un anno fa avevano cercato di trasferirla in una casa-famiglia, ma si era attaccata con lo scotch alla sedia del tavolo di casa. Non voleva lasciare la mamma.
Secondo la legge italiana, un figlio ha diritto a una crescita serena garantita dalla presenza di padre e madre. DIETRO LE BRUTTE STORIE CHE VI HO RACCONTATO C’È LA TEORIA DELL’ALIENAZIONE PARENTALE. SI SOSTIENE CHE QUANDO UN FIGLIO RIFIUTA D’INCONTRARE UN GENITORE, LA COLPA È DELL’ALTRO GENITORE. DI FATTO QUASI SEMPRE LA MADRE, CHE MANIPOLEREBBE E CONVINCEREBBE I MINORI A RESPINGERE IL PADRE. La comunità scientifica internazionale non riconosce l’alienazione parentale come patologia che danneggia la salute mentale dei ragazzi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che viene impropriamente invocata per screditare le denunce di violenza domestica. La Corte di Cassazione l’ha respinta più volte. Eppure, continua a circolare nei tribunali italiani e continua a essere usata contro le madri che denunciano violenza.
LE VICINE DI CASA, CHE PER DUE VOLTE AVEVANO FATTO DA SCUDI UMANI PER IMPEDIRE CHE LA BAMBINA DI ROMA VENISSE PRELEVATA CON LA FORZA, RICORDANO LE BOTTE DELL’UOMO, LE URLA E LA PAURA DELLA MAMMA. MA IL TRIBUNALE HA RITENUTO CHE IL PROBLEMA FOSSE LA MADRE. C’è una piccola che dice di avere paura, che si lega con il nastro adesivo pur di non essere portata via, e il sistema interpreta tutto questo come prova che la mamma l’ha manipolata. La resistenza della bambina diventa colpa della madre. Il padre è sotto inchiesta per stalking, rinviato a giudizio per lesioni nei confronti della compagna davanti alla figlia. Eppure, ora è la mamma che non può avvicinarsi alla figlia. Lo Stato è entrato in una scuola, ha autorizzato la forza pubblica a prelevare una bambina di sei anni affetta da una malattia genetica, l’ha tolta alla cura materna e l’ha affidata a un padre violento di cui lei ha paura.
Le case-rifugio danno da tempo l’allarme: L’ALIENAZIONE PARENTALE VIENE SPESSO USATA IN MODO STRUMENTALE DAGLI AUTORI DELLE VIOLENZE, CHE FANNO LEVA SULLA MINACCIA DI SOTTRARRE I FIGLI PER TENERE LE DONNE SOTTO IL LORO CONTROLLO. Una bambina rifiuta con lo scotch, i pianti, il vomito l’uomo che la fa stare male. Ma lo Stato la porta via lo stesso.
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