Lady Gaga: «Anche le vampire piangono»

Era una regina della trasgressione e un simbolo dell’eccesso. ma non le bastava più. Così Lady Gaga u2028ha cambiato tutto. E si è reinventata, diventando per la prima volta attrice. A Grazia la popstar racconta il suo ruolo u2028di protagonista in una serie tv di culto. Dove u2028uccide gli amanti, beve il loro sangue e ritrova se stessa

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«Questo è di Tom Ford», dice Lady Gaga mentre mi viene incontro indossando uno stupendo abito nero. Siamo negli studi televisivi dove la star ha girato American Horror Story: Hotel, la serie tv giunta alla quinta stagione (su Fox dal 21 dicembre alle 22.45). Per la prima volta Stefani Germanotta, questo il suo vero nome, è attrice e protagonista sullo schermo. E penso che per lei il 2015 sia stato l’anno in cui si è reinventata: alla soglia dei 30 anni, che compirà in marzo, l’icona della musica pop ha scoperto una nuova dimensione. Prima ha interpretato un album jazz insieme con Tony Bennett, poi si è buttata con tutta se stessa nella recitazione, con una serie horror con ascolti da record negli Stati Uniti. «Ho realizzato il mio grande sogno», ammette lei. «Desideravo diventare un’attrice e ora lo posso fare con i migliori sceneggiatori e con un uomo che stimo». Si sta riferendo al talentuoso regista Ryan Murphy, autore, tra l’altro, di Nip/Tuck, Glee e ora di American Horror Story. «Lady Gaga è una superstar e io l’ho scritturata senza fare provini: mi è bastato che dicesse di sì», riconosce il regista. E i fatti gli hanno dato ragione: Gaga ha ottenuto una nomination ai Golden Globe 2016 come miglior attrice di una serie tv.

Il tema e l’ambientazione del telefilm cambiano ogni anno. Ora siamo in un albergo di stile Art Déco degli Anni 30 che ospita personaggi misteriosi agli ordini della Contessa, interpretata da Lady Gaga. Una vampira spietata e glam. E adesso che ci penso, la nostra intervista si svolge nella stanza 64, dove la Contessa e i suoi amanti vivono, muoiono e rinascono come giovani vampiri. Ho un brivido.

Il suo primo personaggio come attrice è un concentrato di erotismo e femminilità.
«Per me lei non è né una donna né un uomo: la Contessa è un mostro. Ma straordinario, sublime, risplendente di glamour. Sprigiona tanto fascino perché ha la particolarità di avere vissuto per oltre un secolo e di avere conservato, però, il corpo seducente di quando aveva 25 anni. Appare giovane, invece è matura. Fuori è sexy, dentro intelligente. E questo rende la Contessa estremamente attraente. Anche la sua vulnerabilità, che la spinge a piangere e disperarsi, è sublime, perché, grazie all’esperienza accumulata, non teme il giudizio degli altri. Spero che al pubblico serva da ispirazione un personaggio che sa muoversi con abilità nel caos della propria identità».

Anche lei, Gaga, è una donna potente.
«Ne sono consapevole. Quando diventi famoso, ti chiedi come vuoi usare la tua capacità di influenzare gli altri. E da subito io ho deciso due cose. La prima è che volevo essere onesta fino in fondo, sia come donna sia come persona. E siccome nella mia vita mi sono sentita molto sola, il mio desiderio è sempre stato quello di aiutare i ragazzi che si sentono senza nessuno. In più, so di avere un lato oscuro che amo esplorare, perché lo trovo piacevole. E il personaggio della Contessa mi ha aiutata nell’opera. Lei è perfida, uccide e beve sangue. Non lo fa per cattiveria, ma per poter sopravvivere. Non insegna a essere malvagi, ma a superare il dolore».

C’è una scena in cui lei incontra l’attore John Travolta senza niente addosso e ricoperta di sangue.
«Avrò girato almeno una dozzina di scene di nudo negli episodi. Con John Travolta si è creata una situazione strana ed eccitante. Mi dispiace per lui: so che è famoso, ma la Contessa non può andare per il sottile quando si tratta di uccidere qualcuno. Anche se io sono una sua grande fan».

Lei è al suo debutto da attrice: com’è stato il primo giorno sul set?
«Indimenticabile. Sono arrivata in auto, dopo un viaggio di un’ora e mezza nel traffico di Los Angeles, ed ero emozionatissima. Prima non avevo mai girato un film, solo spot e video musicali, e recitare in una serie tv è un’esperienza tutta da scoprire. Quel giorno, appena ho visto il regista, gli ho detto: “Ryan, sto per vomitare”. E l’ho fatto. Mi ero sentita così in tensione solo quando ho cantato alla notte degli Oscar».

Il suo personaggio ha 100 anni. Lei quanti se ne sente?
«Mi sento terribilmente vecchia, sebbene abbia solo 29 anni e sia nello show business da quando ne avevo 15 e famosa da appena sette. A volte la mia assistente mi sgrida perché trova incredibile che una persona come me possa piangere da un momento all’altro: con tutto quello che ho ricevuto dalla vita. C’è gente che se lo può soltanto sognare. Ma mi succede spesso, è il mio karma, il destino. Però, da quando interpreto la Contessa, mi sento di nuovo giovane».

In scena lei indossa costumi straordinari. Come si veste nella vita di tutti i giorni?
«Gli abiti per me sono un modo per esprimere la mia libertà e rivelano sempre il mio stato d’animo. Se sono vestita come una pazza è perché, forse, sono fuori di testa, in quel momento. Se invece scelgo capi classici, significa che mi sento equilibrata e lo dico con un look tradizionale. Quando qualcuno pensa che stia esagerando è perché io ho scelto di farlo. Non mi lascio condizionare da niente e nessuno».

Però, a un certo punto della sua carriera, lei ha dichiarato di sentirsi rinchiusa in una gabbia.
«Sì, quando una parte del pubblico ha smesso di capirmi. Certe mie scelte di immagine venivano interpretate come una posa, una finzione. Ci sono tanti personaggi dello spettacolo, attori, cantanti, che si mettono in posa, che si danno delle arie. Non era il mio caso. Ma a un certo punto qualcuno non riusciva più a vedere quello che c’era dietro il mio look, la mia autenticità. Sono sopravvissuta e me ne sono fatta una ragione».  

E come si sente in questo momento?
«Molto bene. Sul set televisivo mi sono aperta completamente e con il regista mi sento a mio agio come con nessun altro. Ryan mi ha permesso di scoprire una dimensione di me che non conoscevo. Mi ha fatto capire che se sono molto emotiva, e spesso mi sento confusa, non è perché sono diversa dagli altri, rovinata dalla fama o totalmente irrecuperabile. Sono solo una donna ipersensibile. E Ryan aggiunge un’altra cosa: che come attrice sono una star. Non sono mai stata così felice. E pensare che altri registi mi hanno scartata per mille ragioni: perché ero troppo giovane o troppo originale, per il naso grosso o perché sono bruna e non vado bene per la parte della bionda sciocca. Tutte scuse».

Come si rilassa quando ha del tempo libero?
«Che ci creda o no, rimango nella Room 64 della serie tv. Non sto scherzando. Per me è difficile tornare a casa, continuo a pensare al lavoro, ed è come se non lasciassi mai il set. Per il resto, la mattina cerco di fare una doccia calda, perché aiuta a liberare la mente».

Che cosa la fa più soffrire nella vita reale?
«Mi sento vicina alle persone fragili e vulnerabili. Non so perché, ma sono cresciuta sentendomi incredibilmente depressa e sola. Non dipende dalla mia famiglia, anzi, i miei genitori mi sono stati vicini. Soffro di un disturbo genetico, dunque ereditario. E a salvarmi non sono stati i medici e i farmaci, ma la musica. Fare la cantante e scrivere testi mi ha reso libera. E ora voglio contribuire a rendere più felici le persone sole e tristi attraverso la creatività: con la fantasia una persona può diventare qualsiasi cosa. Purtroppo al mondo ci sono molti uomini malvagi».

Mi fa un esempio di personaggio crudele?
«Uno a cui penso spesso è Vladimir Putin, il presidente russo (in passato Gaga ha criticato Putin per le leggi che in Russia impediscono di parlare in pubblico di omosessualità, ndr). Non capisco come si possa ricevere un potere e usarlo per fare del male agli altri. Detesto anche le persone che su internet prendono di mira gli altri, li insultano e denigrano. Con American Horror Story parliamo anche del problema dell’incomunicabilità, di come molti siano assorbiti da se stessi, schiavi del narcisismo e poco attenti agli altri. La tv può diffondere messaggi positivi».

Lei ha annunciato il suo fidanzamento con l’attore e modello Taylor Kinney, dopo quattro anni insieme: è amore?
«Sì, definirei spirituale il nostro rapporto. Prima di conoscerlo ero come una leonessa alla ricerca di un leone coraggioso. Solo un uomo forte può accettare di stare con una donna tanto esigente. Ma Taylor sembra fatto apposta per prendersi cura di me. E questo lo chiamo amore. Pensavo che nessun uomo, a parte mio padre, potesse essere abbastanza solido per sostenermi. Ora l’ho trovato».

Con il suo fidanzato parla anche di lavoro?
«Certo, mi capita di tornare a casa la sera e di essere ancora con la testa sul set: sono emotiva, mi lascio coinvolgere dai problemi. Ho bisogno di tempo per concentrarmi su altro. Ma lui mi capisce e sopporta tutto. Questo per me è un uomo forte».

E la sua famiglia come l’ha influenzata?
«La sorella di mio papà è morta giovanissima, quando lui aveva 15 anni. Questo ha sconvolto la vita di mio padre e quella dei suoi genitori, arrivati in nave dalla Sicilia: il nonno era calzolaio, la nonna casalinga. E così sono cresciuta cercando di andare avanti, fare sempre meglio e superare le difficoltà. Ci vogliamo bene e siamo molto uniti. Ma i miei hanno perso il lavoro dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, siamo dovuti ripartire da zero e sento che attraverso il mio successo loro devono ritrovare quello che hanno perso. Mi scusi, ma oggi mi sento vulnerabile, è tutto il giorno che giro scene molto coinvolgenti».

La tv le sta cambiando la vita?
«Mi sento apprezzata come mai prima. Sono cresciuta con un forte senso di inadeguatezza. Poi, a 19 anni, ho subìto un abuso sessuale (Gaga ha raccontato di essere stata violentata da un uomo di 20 anni più grande di lei, ndr). E nel tempo mi sono sentita tradita da persone che credevo amiche. Ora recitare in tv è come un sogno che diventa realtà. Sono qui per parlare del mio nuovo ruolo di attrice: solo due anni fa, chi l’avrebbe potuto immaginare?».

La sua esistenza sta cambiando alla velocità della luce: come le piace essere chiamata, adesso?
«È strano, sono abituata a tanti nomi diversi. Molti dicono Gaga, e io rispondo come se fosse il mio vero nome, anzi, mi piace considerarlo tale. Ma va bene anche con Stephanie, Steph e Steffie. Mio padre mi chiama Loopy. Il mio uomo Babe».

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

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Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

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Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

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Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.

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Grazia presenta il numero speciale "Fresh Air"

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"Grazia" cambia ritmo e rafforza il suo ecosistema. Diventa quindicinale e accelera su digital, social e progetti speciali

Grazia, primo fashion brand 100% italiano diffuso in tutto il mondo e punto di riferimento nel panorama editoriale femminile, inaugura una nuova fase della sua storia. A partire da questo numero, il magazine edito da Reworld Media Italia e diretto da Silvia Grilli evolve e passa da settimanale a quindicinale, scegliendo un ritmo più consapevole e un posizionamento ancora più premium, mentre rafforza in modo significativo la propria presenza digitale e social, oggi centrali nello sviluppo della comunicazione.

Una trasformazione che risponde a un’esigenza chiara: restituire valore al tempo, alla lettura, alla qualità dei contenuti, costruendo un’esperienza editoriale capace di integrare e convivere con l’immediatezza del digitale. Un’evoluzione coerente con la storia di un brand che da sempre interpreta e anticipa i cambiamenti della società, della moda e del ruolo delle donne.

"La nuova fase di Grazia riflette una strategia chiara: rendere ancora più distintivo il giornale di carta, un prodotto di alto profilo e di valore, e allo stesso tempo rafforzare la presenza digitale e sui social con un linguaggio contemporaneo e inclusivo. Un equilibrio che consolida l’identità del brand e ne amplia la forza sul mercato", dichiara Daniela Sola, Amministratrice Delegata Reworld Media Italia.

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Il nuovo “Grazia”: più tempo, più valore, più qualità

Con 26 uscite annue e un prezzo di 2 euro sul territorio nazionale, Grazia diventa un vero e proprio prodotto da collezionare, da sfogliare con calma, da vivere come un momento personale e privilegiato.

"Più qualità e più identità. Questo è il nuovo Grazia che rafforza il suo punto di vista con una parte iniziale di notizie veloci presentate come mini-editoriali, una parte centrale di lettura e approfondimento, grande moda e bellezza, una parte finale di lifestyle", spiega Silvia Grilli, direttrice di Grazia. "Nell'epoca della velocità dei social media, Grazia evolve in autorevolezza e ricercatezza, privilegiando l'eleganza, l'affidabilità e la competenza".

Ogni numero sarà curato nel dettaglio, con contenuti esclusivi, approfondimenti, focus su moda, bellezza, attualità, cultura, e darà ancora più spazio alle emozioni, alle passioni e allo stile come libertà di espressione, raccontando le donne che cambiano il mondo con le loro idee, ma anche quelle che scelgono di condividere fragilità, dubbi e sfide offrendo un quadro autentico sul presente.

Confermate anche nel 2026 le edizioni straordinarie della rivista con direzione ospite, affidate a voci autorevoli e personalità provenienti da mondi diversi – dalla cultura alla moda, dall’arte al cinema, dal lifestyle alla musica, fino al design – per offrire punti di vista inediti e contaminazioni creative, nel segno dell’innovazione editoriale.

Non mancheranno collaborazioni esclusive, progetti speciali e iniziative ad alto valore, che consolideranno il ruolo di Grazia come brand di riferimento per la moda, il Made in Italy e i temi dell’attualità.

La struttura del magazine

Grazia accompagnerà le lettrici e i lettori in un racconto che intreccia attualità, moda, bellezza e lifestyle, con uno sguardo autorevole e contemporaneo.

Ad aprire il magazine sarà una sezione dedicata ai temi del momento, ispirata alle Hot News delle edizioni internazionali di Grazia: uno spazio dinamico in cui si alterneranno tendenze, idee beauty, cultura ed eventi.

L’attualità del nuovo numero, in edicola e su app da domani, si aprirà con Romana Maggiora Vergano, rivelazione del film C’è ancora domani, che interpreterà il ruolo di Francesca Scopelliti, moglie di Enzo Tortora, nella miniserie Portobello. Tra le voci creative, Sarah Toscano, talento emergente della musica italiana, e Havana Rose Liu, attrice e modella americana, protagonista di un servizio moda e di un’intervista.

Accanto alle storie personali, Grazia proporrà un’inchiesta dedicata all’adolescenza e alla cosiddetta "generazione ansiosa", analizzando l’impatto delle pressioni sociali e dei social media sulla salute mentale dei più giovani.

La moda inaugurerà il primo speciale della stagione con servizi sulle tendenze primavera-estate, rubriche tematiche e backstage inediti dalle sfilate di Alta Moda di Parigi. La bellezza avrà invece come focus la dermocosmesi e le novità skincare della primavera, tra ricerca e innovazione.

Completamente rinnovate le pagine lifestyle, con una selezione di proposte su viaggi, design, letture, gusto ed esperienze, arricchite da un’agenda con gli appuntamenti da non perdere.

Un ecosistema digitale in forte accelerazione, al centro della crescita del brand

In un contesto di mercato in cui digitale e social media assumono un ruolo sempre più rilevante, Grazia accelera sullo sviluppo del proprio ecosistema digitale, uno dei principali driver di crescita del brand.

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"Il rafforzamento dell'ecosistema digital e social rappresenta un’evoluzione naturale per Grazia, oggi una community dinamica basata sul dialogo e sulla condivisione. L’obiettivo è offrire a lettrici e lettori una guida autorevole e consigli mirati all'interno del flusso costante di contenuti quotidiani", afferma Sara MoschiniHead of Fashion di Grazia.it. "Attraverso lo sviluppo di nuovi format e linguaggi pertinenti ai diversi momenti della giornata, il brand evolve mantenendo intatta la propria identità. Da sempre pioniera nel sostenere i talenti emergenti, Grazia amplia oggi lo spazio dedicato ai protagonisti della cultura digitale, con l’ambizione non di inseguire le tendenze, ma di anticiparle".

canali social, supervisionati da Sara Moschini e gestiti da Giulia Biava, nuovo ingresso nel team Grazia, assumono un ruolo fondamentale nel piano editoriale, con nuovi format nativi, un uso sempre più evoluto del video e un linguaggio pensato per le piattaforme.

Parallelamente, Grazia.it si consolida come hub editoriale e progettuale, capace di integrare informazione, intrattenimento, approfondimento e servizi, diventando il punto di raccordo tra il racconto del brand e l’esperienza quotidiana delle community digitali.

Il digitale di Grazia diventa così uno spazio di relazione e sperimentazione, in cui il brand estende la propria identità, amplifica la voce delle donne e intercetta nuovi pubblici, in coerenza con i valori e l’autorevolezza che lo contraddistinguono

Il nuovo Grazia sarà in edicola e su app a partire da oggi, giovedì 12 febbraio.

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«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?

Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.

Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.

Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.

Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?

Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.

Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.

In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.

Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.

L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.